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Kenya: “Non abbiamo perso la speranza della pace e della riconciliazione” PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Eugenio Ferrari, imc - Agenzia Fides   
Members of a family sit around their belongings at a temporary shelter - Reuters Pictures“L’appello del Santo Padre per il ritorno della pace in Kenya è stato riportato con evidenza dalla stampa keniana: alcuni giornali lo hanno pure pubblicato in prima pagina” dice all’Agenzia Fides p. Eugenio Ferrari, missionario della Consolata e Direttore Nazionale della Pontificie Opere Missionarie del Kenya. Nell’Angelus di domenica 3 febbraio, Papa Benedetto XVI aveva invitato i fedeli a unirsi “ai fratelli e alle sorelle del Kenya nella preghiera per la riconciliazione, la giustizia e la pace nel loro Paese”.

“Assicurando a tutti la mia vicinanza, auspico - ha aggiunto - che gli sforzi di mediazione attualmente in atto possano avere successo e condurre, grazie alla buona volontà e alla collaborazione di tutti, ad una rapida soluzione del conflitto, che ha già provocato troppe vittime”.


“Le parole del Santo Padre giungono in un momento delicato: non abbiamo perso la speranza della pace e della riconciliazione. In effetti qui a Nairobi, la situazione si è calmata. In altre zone, specie nella Rift Valley però continuano gli scontri” dice p. Ferrari. Nel Kenya occidentale gli ultimi disordini, tra i Kisi ei Kalenjin nel distretto di Nyamira, hanno fatto salire a 70 il numero delle persone rimaste uccise negli ultimi tre giorni.

“Anche dove gli scontri si sono fermati o non vi sono stati, si avverte comunque la tensione tra le diverse comunità. A Nairobi, per esempio, i kikuyu si rifiutano di affittare le loro case a persone di altre etnie. Si stanno alzando muri invisibili tra le persone: la sfiducia impera. Basta che un deputato abbia un incidente di automobile, e venga interpretato come un attentato, perché scoppino nuovi incidenti. Dobbiamo lavorare per ristabilire la fiducia tra le persone e le comunità”.

Sul piano politico il governo e l’opposizione hanno ripreso lunedì 4 febbraio i colloqui per trovare una soluzione alla crisi, con la mediazione dell’ex Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan. “Annan sta facendo un ottimo lavoro. Il suo richiamo alla responsabilità del Presidente Mwai Kibaki e del leader dell’opposizione Raila Odinga, è stato determinante a convincere i due politici a tornare a sedersi al tavolo delle trattative” dice p. Ferrari.

I negoziati appaiano comunque molto difficili: Ciryl Ramaphosa, ex braccio destro del leader sudafricano Nelson Mandela, ha annunciato oggi, 4 febbraio, a subentrare nella mediazione a Kofi Annan. Ramaphosa è una personalità molto rispettata in tutta l’Africa perché ha dato un contributo decisivo nell’assicurare un passaggio pacifico dal regime dell’apartheid alla democrazia in Sudafrica.
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