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Avere Paolo come patrono del nostro Istituto per il 2008, offre a tutti noi l’occasione di incontrarlo per conoscerlo meglio, approfondendo alcuni aspetti della sua personalità carismatica. Egli rimarrà per sempre il modello per eccellenza dei missionari e l’ispiratore di chiunque decida di dedicare la sua vita all’annuncio del Vangelo alle genti. Siamo invitati a pregarlo, a invocarlo ogni giorno, chiedendo la sua protezione sulla nostra vita e sul nostro lavoro missionario. E’ sempre una consolazione poter ricorrere a un santo che è amico: condividiamo infatti con lui la stessa vocazione, gli stessi ideali e lo stesso lavoro. Avere tra le mani, quotidianamente, le sue lettere, sarà nutrirsi di dottrina solida, trasformandola in preghiera durante la lectio divina. Come nella vita di Paolo, deve compiersi anche nella nostra vita quell’unità fondamentale tra lex credendi, orandi et vivendi, capace di unificare tutti gli aspetti dell’esistenza attorno a Cristo risorto. La vita di Paolo, abbastanza lunga nel tempo, è stata ricca di avvenimenti, viaggi, incontri, intuizioni e scritti. Ebreo della diaspora a Tarso, fariseo zelante a Gerusalemme e cittadino romano per privilegio concesso prima dal triumviro Marco Antonio e poi dall’imperatore Augusto, egli visse portando in sé il bagaglio di tre culture, e parlando tre lingue. Secondo le indicazioni degli apocrifi Atti di Paolo e Tecla, era piccolo di statura, con naso adunco ed occhi cisposi, barba, baffi e capelli a corona intorno ad un’ampia fronte calva, impetuoso, ligio alle regole e alle leggi, ma non rinunciatario dei suoi diritti. Aveva due nomi, come molti ebrei di quel tempo: Saulo, nome ebraico che significava “implorato a Dio”, e Paulus, nome latino che alludeva probabilmente alla sua piccola statura. Sulla strada di Damasco incontrò il Cristo risorto, che gli cambiò la vita (cf Atti 9, 1-19) e lo fece apostolo dei gentili, inviandolo a predicare la parola della croce (cf 1 Cor 1, 17-18). Trarrà dalla sua esperienza questa consolante conclusione: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua longanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen” (1 Tm 1,15-17). Costituito apostolo, si fece paladino del Vangelo, trasmettendo ciò che aveva ricevuto (cf 1 Cor 15, 3-5) e combattendo con forza ogni falsa presentazione di Cristo, diversa da quella che aveva ricevuto. Offrì in questo modo un esempio di fedeltà assoluta alla verità, virtù essenziale per l’annunciatore del Vangelo nella società contemporanea, piena di dubbi e di tranelli. L’inculturazione del Vangelo, la globalizzazione del mondo e le discussioni etiche che incontriamo tra la gente, vengono illuminate dalla sapienza raccolta nelle 13 lettere a lui attribuite, parte integrante del Nuovo Testamento. Nel suo apostolato entrò in dialogo con la saggezza greca e le istanze della fede ebraica, per le quali la croce di Cristo era follia o scandalo (cf 1 Cor 1, 23), annunciando il mistero che il Padre ha svelato in Cristo, e cioè la sua volontà di unire in un solo popolo, la Chiesa, i figli di Israele e i pagani (cf Ef 3). Proporrà a questo popolo di salvati, di assumere una mentalità nuova, un’etica della libertà capace di produrre comportamenti seri, anche se contrastanti con la mentalità corrente. Chi si converte a Cristo riveste l’uomo nuovo, è inondato dal suo Spirito e vive sempre di più conformandosi a lui. Ci si accorge, approfondendo la metodologia di evangelizzazione di Paolo, dell’importanza fondamentale che ha la conversione nella sua predicazione. Essa rivoluziona tutta la vita, spostando i centri di interesse del passato verso prospettive più liberanti. Paolo fu soprattutto un amante del Cristo risorto. Voleva “conoscere lui, Cristo, e la potenza della sua risurrezione” (Fil 3, 10), cosa impossibile senza rendersi prima conformi a lui nella morte. La risurrezione era semplicemente la verità della croce. Il mistero pasquale diventerà centrale nella sua vita e principio operativo per risolvere tutti i problemi. Aveva sperimentato nella sua vita che Cristo “è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rom 4, 25), cioè affinché il nostro debito di peccati verso Dio, potesse essere pagato e cancellato. Le persecuzioni che sopporterà, le sofferenze inflittegli dal potere dominante e dalle comunità da lui fondate, gli insuccessi e le umiliazioni, sempre presenti nel quotidiano dell’esistenza, e anche la morte, gli servirono a completare nel suo corpo quello che mancava alla passione del Signore, per il bene della Chiesa (cf Col 1,24). In lui vive l’Io di Cristo (cfr Gal 2,20). Questa unione vitale con Cristo, insieme alle preghiere, alle catene e alla predicazione, generò numerosi neofiti alla fede (cf Fm 1,10; 1 Cor 4, 15). E’ da sempre risaputo che le conversioni a vita nuova non sono il frutto di metodologie umane, pur precise e sofisticate che siano. Le conversioni sono sempre opera di Dio, suscitate là dove si manifesta e si visibilizza la santità di vita di chi, annunciando il Vangelo, prolunga nella storia la presenza del Cristo risorto. Predicando il Vangelo diede origine a numerose Chiese, riunendo attorno a Cristo risorto la comunità di coloro che erano rinati nella fede, a cui veniva proposto di vivere nell’amore, edificandosi nell’unità. Era infatti convinto che chi ama adempie totalmente la legge. Il comportamento esemplare della comunità equivaleva in tal modo ad una testimonianza del Risorto, tanto più efficace in quanto non basata sulle parole, ma sui fatti (cf 1 Tess 1, 6-8). Ricercando nel Concilio di Gerusalemme la comunione visibile con le colonne della Chiesa, per non rischiare di correre invano (cf Gal 2,2.9), Paolo stesso aveva dato l’esempio di come vivere in unità. Nell’organizzare la colletta per gli ebrei poveri della Chiesa madre di Gerusalemme, renderà visibile un modo autentico di come vivere la carità. Arrestato nel tempio di Gerusalemme e condotto a Roma, conobbe da vicino la paura della comunità di Roma terrorizzata dalla persecuzione, sperimentò la solitudine e l’abbandono e si rese conto che la fine era ormai prossima. Morì per decapitazione, forse nel 67, a Roma, presso le acque della palude Salvia sulla via Ostiense, risparmiato dalla crocifissione perché cittadino romano. E’ certo che il 29 giugno 258, sotto l’imperatore Valeriano, le salme di Pietro e di Paolo furono trasportate nelle catacombe di San Sebastiano, per metterle al riparo dei profanatori. Quasi un secolo dopo, papa Silvestro I fece riportare le reliquie dei due apostoli nei luoghi della prima sepoltura, dove Costantino costruì le rispettive basiliche. La sua vita, col passare degli anni, si è riempita sempre più di Cristo, e il suo modo di pensare e di scrivere si è tutto cristologizzato. Dio è visto come il Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo risorto, tutto è stato creato per mezzo di lui e per lui, la Chiesa stessa è il corpo di Cristo e gli apostoli “servi di Cristo”. Ogni battezzato, giudeo o greco, schiavo o libero, uomo o donna, diventa una cosa sola in Cristo. Egli è la nostra salvezza, la via della giustificazione (cf Gal 2,26), colui che vinta definitivamente la morte, consegnerà al Padre l’universo, rigenerato dai frutti del suo mistero pasquale. “E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, farà atto di sottomissione a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15, 28). “Affrontiamo perciò la nostra esistenza, con le sue gioie e i suoi dolori, sorretti da questi grandi sentimenti che Paolo ci offre. Facendone l’esperienza potremo capire quanto sia vero ciò che lo stesso Apostolo scrive: «So a chi ho creduto, e sono convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno», cioè fino al giorno definitivo (2 Tm 1,12) del nostro incontro con Cristo Giudice, Salvatore del mondo e nostro” (Benedetto XVI, 8 novembre 2006). |
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