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| Un viaggio santo |
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| Scritto da p. Giovanni Marconcini, imc | |
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Forse mai come oggi abbiamo la possibilità di viaggiare e di spostarci con estrema facilità e rapidità verso ogni luogo della terra, anche il più lontano. Ma l’uomo, da sempre, si è messo in cammino e di volta in volta si è fatto viandante, pellegrino, mercante, soldato, navigatore, esploratore, emigrante, turista. Da sempre è partito in cerca di pascoli, di terre, di tesori, di avventure. Questo suo continuo camminare porta in sè il segno di una inquietudine interiore, di un anelito verso un qualcosa che lo appaghi nel profondo del suo essere. È homo viator. È la spinta, presente in ogni tempo e in ogni cultura, verso una novità di vita, sognata, intravista ma mai pienamente raggiunta.
La vita è un viaggio Da sempre anche la vita è stata paragonata a un viaggio, un cammino. Questa immagine ci fa vedere la vita globalmente e riassume, unisce tutto quello che noi facciamo nell’arco della parabola della nostra esistenza, più o meno lunga. Una esistenza che si apre sempre alla speranza di qualcosa che la renda piena, soddisfatta. Su questo anelito umano si innesta la voce di Dio che chiama. Dio si pone davanti all’uomo come l’orizzonte infinto verso cui andare. Un grande teologo (Ranher) spiegava che è proprio in questo che ogni essere umano inizia a intravedere l’esistenza di Dio: quello orizzonte mai raggiunto, quel desiderio mai soddisfatto, quella felicità mai piena, che, nonostante tutti i tuoi sforzi di arrivarvi, è sempre là, lontana. Un orizzonte che con il passare dei secoli, con il procedere del cammino, acquista un volto sempre più riconoscibile: è una persona, non un qualcosa di astratto, impersonale, è il volto di Gesù di Nazareth. Il cristiano, da allora, non segue più qualcosa, ma qualcuno, che dice Seguimi. Lui è la via, la verità e la vita. Il cristianesimo diventa allora la “via”, la via per eccellenza. La Chiesa intera, dal giorno di Pentecoste si incammina su questa via, diventa un popolo in cammino. Il Vaticano II dice: “Mentre la Chiesa compie su questa terra il suo pellegrinaggio lontana dal Signore, è come un esule, che cerca e pensa alle cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio, dove la vita della Chiesa è nascosta con Cristo in Dio. Finché con il suo sposo comparirà rivestita di gloria (LG 6)”. L’attesa mette la chiesa in movimento. Il cammino spirituale (la nostra patria è nei cieli – S. Paolo) nasce da questa tensione verso la pienezza della vita. Però, a differenza di tanti, che pongono l’uomo alla ricerca di ciò che ancora non è, il cristiano lo pone alla ricerca di ciò che egli già è. Il cammino spirituale conduce verso la pienezza di una vita che già ci è stata comunicata. Dobbiamo diventare ciò che siamo. Possediamo infatti la vita in Cristo anche se questa realtà non è pienamente manifestata. La vita divina è stata seminata in noi come un germe che dovrà svilupparsi, giungere a maturazione e portare frutto nel Regno dei Cieli. Il cammino cristiano quindi è la tensione verso una maturazione di una vita già posseduta. Noi cerchiamo non una meta sconosciuta, ma cresciamo sempre più, approfondiamo sempre più l’unione con Dio, che si è fatto visibile in Gesù. Il santo viaggio Allora, se la vita è un viaggio, e un viaggio verso la pienezza di vita che è Dio, esso diventa un viaggio santo, tutto proteso alle cose di lassù. Qualcuno potrebbe obbiettare che impostare la vita con questa prospettiva non sia giusto, avvalendo la ragione che puntando al raggiungimento delle “cose di lassù”, la vita di “quaggiù” diventi meno interessante. Si teme che il desiderio di arrivare tolga il piacere di viaggiare. Ma questo ragionamento è smentito dalla vita dei santi. Come Paolo, si sono lanciati nella corsa per raggiungere Cristo, con lo sguardo fisso su di lui. Eppure per poche altre persone come per loro, la vita ha perso il suo ritmo usuale piatto e noioso per diventare una intensa appassionante avventura, ricca di profondi rapporti umani, di opere creative. Hanno vissuto la vita con una intensità unica, portando al massimo le potenzialità della loro umanità. “È volontà di Dio la vostra santificazione” La quaresima è una occasione unica, ogni anno, per rilanciarci in questa avventura: per fissare le nostre menti sulle cose di lassù, per fissare il nostro sguardo su Cristo, per rivedere il nostro cammino e rinfrancare le mani cadenti e le ginocchia infiacchite e camminare speditamente verso la meta (Ebrei 12, 12.13). Il motivo è chiaro: per il cristiano e - quindi per un sacerdote e per un religioso ancora di più – è un obbligo che il viaggio sia santo, perché è per lui chiara volontà di Dio: è volontà di Dio la vostra santificazione (Paolo ai Tessalonicesi). Non è qualcosa al di fuori della normalità, fatto solo per i più forti, per alcune categorie di persone, o alcuni predestinati. No, tutti siamo chiamati alla santità, a percorrere un cammino verso il Santo. Mi ha sempre impressionato come il Beato Giuseppe Allamano abbia tanto insistito su questo. Il Papa Giovanni Paolo II, nella Novo Millennio Ineunte diceva: “Occorre riscoprire, in tutto il suo valore programmatico, il capitolo V della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium dedicato alla “vocazione universale alla santità”. Se i Padri conciliari dettero a questa tematica tanto rilievo, non fu per conferire una sorta di tocco spirituale all’ecclesiologia, ma piuttosto per farne emergere una dinamica intrinseca e qualificante. La riscoperta della Chiesa come mistero, ossia come un popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, non poteva non comportare anche la riscoperta della sua santità, intesa nel senso fondamentale dell’appartenenza a colui che è per antonomasia il Santo, il “tre volte santo”. Questo dono di santità è offerto a ciascun battezzato, ma è anche un impegno che non riguarda solo alcuni cristiani: “Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità” . (LG 30) Una strada buona per tutti Ma se tutti siamo chiamati alla santità, come si fa a diventarlo? Come imitare i grandi santi? Come arrivare alla santità di Teresa di Calcutta o Padre Pio o tanti altri?. Qual è la misura, il sistema, le pratiche, la via per diventare santi? Se io sapessi che basta la penitenza, ne farei tanta da mattina a sera. Se conoscessi che occorre la preghiera, pregherei notte e giorno. Se fosse sufficiente la predicazione, vorrei percorrere città e paesi, senza darmi tregua per annunciare a tutti la parola di Dio. … Ma non so, non conosco la strada. Se inizio a leggere la vita dei santi, intravedo molte strade, tutte belle, ma qual è quella che fa per me? Ogni santo ha una sua fisionomia, ed essi si distinguono l’uno dall’altro come vari fiori di un giardino. Imitare tutti? E come? Ma forse, oggi, una via chiara, lineare c’è: buona per tutti. Forse non occorre cercare la propria strada, non sognare un programma, ma inabissarsi nel momento che passa ad adempiere in quell’attimo la volontà di Colui che ha detto “io sono la via”. Il momento passato non è più, quello futuro forse non sarà mai in nostro possesso. Certo è che Dio lo possiamo amare nel presente che ci è dato. La santità si costruisce nel tempo. A noi non resta che costruirla attimo per attimo, corrispondendo con tutto il cuore, l’anima, le forze, all’amore di Dio: Ricordiamoci di quelle sei esse: sarò santo se sono santo subito. Un viaggiatore, salito su un treno, non passeggia su e giù per arrivare prima alla meta. Sarebbe ridicolo. Il tempo è come un treno. Perché affannarsi per arrivare prima. Siediti tranquillamente e sfrutta bene quel tempo che ti è dato. Non occorrerà, quindi, affannarsi ad imitare quel santo o quella santa, ma capire che fondamentalmente ognuno di loro si è abbandonato a quella avventura, alla volontà che Dio aveva su di lui o lei. Ecco allora una strada buona per tutti: fare la volontà di Dio su di noi. È una strada per la massa. Non è la penitenza quella che ci fa santi, non la preghiera, non fare cose grandiose, ma quello di fare semplicemente ciò che Dio vuole da noi ogni giorno, ogni attimo. Se la Quaresima lasciasse in noi questa convinzione, basterebbe. Fare la volontà di Dio è il biglietto di acceso sicuro per il Paradiso. Ecco la nostra vera vocazione, a cui tutti siamo chiamati. Dovremmo quasi gridarlo nelle piazze, diventare apostoli della volontà di Dio, perché è un concetto semplice e liberante. Non si diventa santi, entrando in uno stato speciale (sacerdote, suore, ecc.). Le vie sono tante, ma la volontà di Dio è una via personalizzata per ciascuno di noi. Solo camminando in quella, raggiungeremo la meta. Il santo viaggio e i santi Esaminiamo ora cosa hanno detto i santi, riguardo al santo viaggio, che ci conduce verso Dio. Tutti ci spronano a non fermarci lungo il cammino. Chi si ferma, indietreggia, come quando uno, che risale la corrente del fiume, deve sempre remare, non si può abbandonare alla corrente, perché lo riporterebbe a valle inesorabilmente. Il mondo, le sue attrattive sono spesso in contrapposizione alla volontà di Dio. Per salire verso l’alto, occorre andare contro corrente, e non fermarsi mai. Lo conferma Giovanni Cassiano: “Il nostro spirito non può affatto durare nella stessa e identica situazione, proprio come qualcuno che volesse spingere una barca, a forza di remi, contro la corrente di un fiume: necessariamente o avanza, tagliando a forza di braccia l’impeto del fiume, oppure, se cessa dallo sforzo, viene trascinato dove vuole la corrente. Non dubitiamo: stiamo facendo certamente marcia indietro, quando ci accorgiamo di non essere progrediti in avanti”. Sant’Agostino: “Ti riesca sempre sgradito ciò che sei, se vuoi giungere a ciò che non sei ancora. Infatti là dove ti senti bene, ti fermi; e dici addirittura: basta così, e così sprofondi. Aggiungi continuamente, cammina sempre, procedi in avanti di continuo: non fermarti lungo il cammino, non voltarti, non deviare. Resta indietro chi non avanza. Torna indietro chi ritorna nel luogo donde si è già allontanato. Devia dal cammino chi devia dalla fede. Meglio uno storpio sul cammino, che un corridore fuori strada.” San Gregorio Magno: “Sciocco quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare”. San Bernardo di Chiaravalle: “Chi non vuole progredire, indietreggia. Sii sempre malcontento del tuo stato, se vuoi arrivare a uno stato più perfetto, perché quando ti compiaci in te stesso, cessi di progredire. Se tu dicessi: basta, sono giunto alla perfezione, avresti perduto tutto. San Francesco di Sales: “E’ impossibile rimanere lungamente in uno stato di immobilità: in questo commercio chi non guadagna, perde; per questa scala chi non sale, discende; chi non vince, rimane sconfitto… La virtù non conosce frontiere, essa va sempre avanti, soprattutto la santa carità, regina delle virtù. È un immenso favore per le anime nostre poter crescere ogni giorno, con l’aiuto della divina grazia, nell’amore di Dio, mentre sono in questa vita mortale, fino al raggiungimento della vita eterna. Una ragione per progredire continuamente è che se oggi non siamo migliori di ieri, certamente siamo peggiori, e possiamo dire:” se quest’anno non sono migliore dell’anno passato, retrocedo.” Se vogliamo piacere a Dio nelle grandi cose, bisogna abituarsi a piacergli nelle piccole. Avverrà che progrediremo di giorno in giorno nella virtù, come quel granellino di senape, il quale, pur piccolissimo, a poco a poco diventò un grande albero. Bisogna fare le cose a poco a poco. La grazia inizia da piccole cose, per poi crescere”. San Giacomo Alberione: “La vita è tutto un viaggio verso l’eternità; la giornata è un tratto del viaggio. Il saggio autista parte con la prudenza, virtù cardinale: pensa alla strada da percorrere e questo rappresenta l’esame preventivo. Si fornisce di carburante, olio, gomme buone e tutto il necessario e questo rappresenta l’aiuto di Dio mediante l’orazione. Protenderci avanti ogni giorno, mai fermarsi, né nel cammino della santità, né nel lavoro dell’apostolato. Avanti, protendersi sempre avanti…. Il Signore accende le lampadine, in avanti, man mano che si cammina ed occorre; non le accende tutte, subito all’inizio, quando ancora non occorrono; non spreca la luce, ma la da sempre al momento opportuno. Camminiamo sicuri. Domandate pure cose grandi. Al Signore non piacciono queste anime che: “fino lì posso sperare di avere, ma più in là.. proprio santità, eh!” No, il Signore vuole delle anime grandi. Chiedete cose grandi. Camminare, camminare. La vita nostra non può essere piatta, orizzontale. La nostra vita deve essere una crescita. Fu seminato il più piccolo granello, sì, nel terreno, ma quel piccolo granello si è sviluppato, si alza e diviene una pianta, un albero.” Santa Teresa di Lisieux ha avuto due intuizioni straordinarie, in questo viaggio verso la santità. Qui intravediamo come la Chiesa progredisce nella sua spiritualità. In quello che dice Teresa, si capisce come la Chiesa stia piano piano lasciando una spiritualità individuale, ormai acquisita, e si avvii verso una spiritualità di comunione. Ascoltiamo Teresa: Ho sempre desiderato essere una santa, ma ahimé, ho sempre visto, quando mi sono paragonata ai santi, che tra essi e me c’è la stessa differenza che c’è tra una montagna, la cui vetta si perde nei cieli, e il granello di sabbia oscura calpestata sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini. Nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio e ho letto queste parole pronunciate dalla Saggezza eterna: Se qualcuno è piccolissimo venga a me (Prov. 9,4) Allora sono venuta, pensando di aver trovato quanto cercavo, e per sapere, Mio Dio, quello che voi fareste al piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie ricerche ed ecco ciò che ho trovato: come una madre carezza il suo bimbo, così io vi consolerò, vi porterò sul mio cuore e vi terrò sulle mie ginocchia (Is. 66, 12-13) Ah, mai parole più tenere, più armoniose hanno allietato l’anima mia, l’ascensore che deve innalzarmi fino al cielo sono le vostre braccia Gesù. Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più. Alle anime semplici non occorrono mezzi complicati. Poiché io sono tra quelle, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per compiere la mia missione (di portare a lui tutti quelli che mi sono stati affidati: le novizie e i due missionari). Mi ha fatto capire questa parola dei Cantici: Attirami! Noi correremo all’odore dei tuoi profumi (Cant 1,3) Oh Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: Attirando me, attira le anime che amo. Questa semplice parola: “attirami!” basta. Signore lo capisco, quando un’anima si è lasciata captare dall’odore inebriante dei tuoi profumi, non saprebbe correre da sola, tutte le anime che ama, sono trascinate a seguirla; ciò avviene senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso te. A somiglianza di un torrente che si getta impetuoso nell’oceano e travolge dietro di sé tutto ciò che ha trovato sul suo passaggio, così, Gesù mio, l’anima che si sprofonda nell’oceano del tuo amore, attira con sé tutti i tesori che possiede…” Non solo quindi un santo viaggio da soli, ma assieme, in cordata. Proponiamocelo durante questa Santa Quaresima. |
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