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III domenica del tempo ordinario - B Stampa E-mail
Scritto da P. Gottardo Pasqualetti, imc   

«Seguitemi, vi farà diventare pescatori di uomini!»

   Dio chiama sempre a collaborazione con lui. Fin dall’inizio ha affidato all’uomo il creato uscito dalle sue mani, chiamandolo «a cooperare con il lavoro quotidiano al progetto della creazione» e a essere «in Cristo, uomo nuovo, artefice di giustizia e di pace» (pref. com. IX).

 

Si serve poi di mediatori per far sentire la sua voce, guidare il suo popolo, esortare a ritornare a lui quando ci si è allontanati, a rinnovare la propria vita. Invita anche persone inizialmente riluttanti o paurose del compito affidato loro, come Giona, Geremia, lo stesso Mosè che si ritiene balbuziente e incapace di parlare al grande Faraone. Ma Dio non ha bisogno di sapienti o persone altolocate, domanda solamente la disponibilità.

   Anche Gesù inizia la sua opera chiamando a stare con lui. «Seguitemi» dice a coloro che incontra per primi e vuole trasformare in «pescatori di uomini». Non si richiama unicamente a una somiglianza con il loro lavoro; è una precisa indicazione della ragione per la quale li chiama a seguirlo più da vicino. I pesci tratti fuori dell’acqua muoiono. L’uomo, lasciato ad affondare nell’acqua soffoca e annega. Diventare pescatori di uomini significa tirarli fuori dai pericoli di morte, offrire loro la possibilità di salvezza, opportunità di vita piena, di gioia non soffocata dalle angustie della vita. Sempre in relazione a questa immagine della pesca, Gesù inviterà Pietro e gli altri che erano con lui, a gettare le reti, che raccolgano ogni genere di pesci. Tutti sono chiamati a entrare nella rete di Dio, nel suo abbraccio universale, persone di ogni età, continente, razza, popolo, lingua... E Pietro obbedisce, fiducioso nel parola del Signore e fidandosi di lui più che della sua esperienza lavorativa.

   Così sempre. A volte l’annuncio sembra infruttuoso, gli ascoltatori distratti, rivolti a altri interessi, preoccupati più delle cose terrene che di quelle eterne. Oggi, soprattutto, per la mentalità corrente della ricerca dell’immediato, del frammento, del successo facile. Anche a coloro che accettano di seguire Gesù per essere “pescatori di uomini”, è rivolta l’esortazione di Paolo a Timoteo: «annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina… Sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero» (1Tm 4, 2-3.5).

   E non soltanto a loro, perché il  Signore rivolge a tutti l’invito a seguirlo. Lo dice a Pietro al primo incontro, glielo ripete per la continuità dell’impegno e per la testimonianza che gli sarà chiesta alla fine con il sacrificio della vita. A tutti dice: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Lc 9, 23).

    Il vangelo di oggi mostra l’atteggiamento dei primi chiamati, che «subito, lasciato tutto», lavoro, famigliari, piccoli o grandi possedimenti, barche, reti, «lo seguirono». Prontezza e disponibilità assoluta, che significa radicalità, ponendo ogni fiducia in Dio, come esorta il salmo responsoriale: «Insegnami, Signore i tuoi sentieri, in te ho sempre sperato». Altrimenti si può decidere di seguire il Maestro, stare con lui, ma voltandosi sempre nostalgicamente indietro, rimpiangendo, come gli Ebrei nel deserto, quello che hanno lasciato.  Il giovane ricco, ha rifiutato la proposta di Gesù: «vieni e seguimi», dopo aver venduto e dato i suoi beni ai poveri» e se ne andò via triste per aver perso un’occasione buona, perché «chi vorrà salvare la propria vita la perderà, e chi la perderà per me la salverà» (Lc 9, 24). Altri ancora hanno addotto scuse più o meno valide, tramandato l’accettazione per la paura di lasciare il certo per l’incerto, per attaccamento alla famiglia, all’eredità, alle amicizie e conoscenze, alle proprie tradizioni, insomma al proprio mondo.

   La disponibilità ad abbandonare il proprio bagaglio umano, affettivo, culturale, è richiesto anzitutto per chi fa la scelta della Missione, che comporta  il «distacco da persone e beni del proprio ambiente per farsi fratello di coloro ai quali è mandato, onde portare a essi il Cristo salvatore. A questo è finalizzata la spiritualità del missionaria: “Mi sono fatto debole con i deboli…; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo (1Cor 9, 22-23)» (RM 88).

Gio 3, 1-5.10
Sal 24
1Cor 7, 29-31
Mc 1,14-20

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