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Denuncia dei vescovi dell'India sulla violenza anticristiana Stampa E-mail
Scritto da L'Osservatore Romano   
Indian Christians stage a silent rally in Calcutta - AP Photo by Bikas DasI vescovi indiani hanno espresso preoccupazione per i sempre più diffusi casi di violenza contro i cristiani in India, e chiedono al Governo e al popolo di combattere le "forze distruttive". La recente assemblea biennale della Conferenza dei vescovi cattolici dell'India (Cbci) ha tenuto due sessioni straordinarie - presso l'Istituto Xavier Labor Relations Institute, a Jamshedpur dal 13 al 20 febbbraio scorso - per discutere della difficile condizione dei cristiani nello stato orientale di Orissa. I radicali indù hanno attaccato i cristiani nel periodo di Natale. I vescovi hanno approvato la dichiarazione il 20 febbraio durante la sessione conclusiva e l'hanno distribuita alla stampa. Essa sottolinea che "gli organismi preposti si sono rivelati indifferenti agli attacchi dei radicali a persone indifese, costrette a lasciare le proprie case per salvarsi".

La dichiarazione dei presuli indiani fa riferimento anche a casi di violenza in altre parti dell'India e chiede ai governi federale e statale ed a tutti i cittadini di unirsi per isolare le forze distruttive e di divisione nel Paese. "Osserviamo con preoccupazione - si legge nel documento - che di recente si è verificato un allarmante aumento nella frequenza degli attacchi nelle zone in cui bande di criminali terrorizzano le persone e scatenano la violenza contro abitanti indifesi, in particolare donne e bambini appartenenti a comunità minoritarie".

Secondo i presuli indiani "gli organi preposti, invece di assumere una posizione ferma contro chi perpetra la violenza e la distruzione, hanno abbandonato le vittime non solo con la propria indifferenza e inazione, ma anche fingendo di non vedere. Ciò ha aggiunto un aspetto pericoloso e letale alla piaga delle minoranze, abbandonate alle azioni aleatorie delle violente bande". I presuli indiani elencano con accorata deplorazione "episodi senza precedenti" di violenza e di distruzione di abitazioni, luoghi di culto, residenze di religiose, ostelli per bambini e istituti di formazione a Kandhamal, distretto di Orissa, lo scorso dicembre, in occasione del Natale. Tali azioni hanno traumatizzato tutta la comunità cristiana in India. "Quanti hanno visitato il luogo e recato conforto alle persone colpite testimoniano - puntualizzano i presuli - che gli attacchi ai cristiani sono stati ben preparati e meticolosamente eseguiti per colpire la comunità. Gli uomini, le donne e i bambini traumatizzati hanno dovuto lasciare le proprie case e gli istituti per nascondersi nella foresta e sulle montagne per diversi giorni nell'inverno rigido dei mesi di dicembre e di gennaio senza alcuna protezione".

Nell'ultimo decennio lo Stato di Orissa è stato protagonista delle cronache di agitazioni "comunali". "Ciononostante, l'aministrazione civile e politica - stigmatizzano vescovi cattolici dell'India - non si è premurata di prevenire la violenza contro i cristiani anche dopo aver ricevuto le prime notizie sugli attacchi incombenti". Le persone colpite - si legge nel documento dei presuli - devono ancora ricevere assistenza per ricominciare una vita normale. D'altro canto, il Governo statale ha vietato alle organizzazioni non governative e alle istituzioni caritative di distribuire generi di conforto e di intraprendere opere di riabilitazione. Ed ancora ricordano i presuli il Governo sostiene che possa farlo solo la Croce Rossa, controllata dal governo stesso. Questa è un' evidente violazione dei diritti fondamentali delle minoranze previsti dalla Costituzione e dei diritti fondamentali di qualsiasi umanità sofferente".
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