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Morte dell’arcivescovo di Mossul, un appello per il popolo iracheno Stampa E-mail
Scritto da Misna   
Getty Images by AFP/Getty Images“Che il sangue di monsignor Rahho versato sulla nostra terra porti la pace e la serenità al popolo iracheno, un popolo innocente che ogni giorno viene ucciso per interessi personali. È ora che gli iracheni ritrovino il loro diritto a vivere una vita dignitosa, che si esca da questo circolo di violenza e di guerra”: ha un tono irritato, pensando alla situazione del suo paese, la voce di monsignor Philip Najim, procuratore dei Caldei presso la Santa Sede, poche ore dopo l’annuncio della morte dell’arcivescovo di Mossul dopo 13 giorni di sequestro.

Ancora scioccato dalla sorte del prelato, emblema di tutte le vittime civili dell’Iraq, monsignor Najim, parlando con la MISNA, chiede alla comunità internazionale un’azione urgente: “È ora che il mondo si svegli, che gli stessi Stati Uniti, che l’Europa, facciano qualcosa per cambiare la situazione. I potenti non leggono forse i giornali, non guardano la televisione, è possibile che non si accorgano di quello che sta succedendo?” s’interroga il rappresentante della Chiesa caldea. “È inutile voler portare la democrazia se democrazia significa tutto questo, l’insicurezza e le morti innocenti, se una persona non può vivere normalmente…Finora – continua monsignor Najim – che cosa ha portato la comunità internazionale in Iraq, 150.000 soldati americani? E per che cosa, che cosa ci sta facendo ancora in Iraq un intero esercito? No, non si può agire per interessi personali sulla pelle della gente”. Il prelato ricorda che la sua è una terra ricca, “ma milioni di iracheni sono dovuti fuggire all’estero, ridotti alla povertà, alla precarietà, alla mendicità. È inaccettabile”. Tornando al ricordo di monsignor Paulos Faraj Rahho, monsignor Najim lo descrive come una persona semplice, gioiosa, simpatica con tutti. "Aveva sempre la barzelletta pronta – dice – e il suo carattere lo faceva amare da tutti, musulmani, cristiani e altre confessioni. Per me era un amico personale, ma era anche l’amico di tutti, partecipava a tutti gli eventi di Mossul”, seconda città irachena dopo Baghdad. E probabile che i funerali siano celebrati domani nel villaggio di Karamles, nei pressi di Mossul.
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