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Attorno alla Parola - Domenica di Pasqua Stampa E-mail
Scritto da Comunità Beato G. Allamano - Alpignano   
Image“Donna, perché piangi?”

Tre le donne protagoniste che nel solitario e buio mattino del primo giorno della settimana, quello che sarà la domenica, il giorno del sole, si recano angosciate al sepolcro del Signore con gli aromi. Sono Maria di Magdala, la cosiddetta Maddalena, Giovanna, la moglie del funzionario di erode e Maria di Giacomo (il minore). In loro vi è un lutto pesante, la morte del maestro, un lutto più pesante della grossa pietra che non sanno ancora come far rotolare. Chi le aiuterà?

Tre i momenti significativi del vangelo di oggi: il trauma della tomba vuota; lo shock della risurrezione; la gioia dell’annuncio: Gesù è vivo!

Il trauma della tomba vuota. “Donna, perché piangi?”, timore, paura, sbigottimento: hanno portato via il Signore! La profanazione della tomba; l’odio che si è accanito oltre la morte. La tomba aperta, la mancanza del corpo di Gesù, non dicono ancora nulla alle donne spaurite e di loro Marco evidenzia il fuggire silenzioso.

Lo shock della risurrezione: perché cercate il vivente tra i morti? Non è qui, è risorto come aveva detto. La sconcertante rivelazione della nuova realtà di Gesù testimoniata da due uomini qualificati secondo lo stile biblico come esseri celesti: vesti splendenti.

Gesù è vivo, il vivente, cioè il Dio che è. La risurrezione è il sigillo di garanzia preannunciato ed avverato: dopo tre giorni risorgerò.

La gioia del’annuncio: Gesù è vivo ed è apparso. Ritornate dal sepolcro, le donne riferirono tutto. Ma le parole delle donne parvero delirio di gente che aveva perso la testa. Debolezza di un vuoto attestato da donne giuridicamente inabili a deporre e testimoniare; debolezza di donne non credibili ma credenti.

L’annuncio della risurrezione e la consegna del gioioso messaggio, osserva Margherita del Lago, non è stato affidato alle donne perché sono chiacchierone, intriganti, pettegole, ma perché le donne sono capaci di credere alla vita, a quello che non è ancora dimostrato del tutto, a quello che si intuisce per amore.

Le donne del sepolcro non sono né ingenue, né credulone. Sono semplicemente donne credenti che hanno accolto la sfida perenne della fede. Il superamento del dubbio e del ridicolo nel dare testimonianza della propria fede è possibile solo se c’è un po’ di amore.

La fede nel Cristo risorto nasce dall’amore e genera amore. Il racconto è fatto dal discepolo che Gesù amava. La priorità data alle donne nell’apparizione è il riconoscimento del primato dell’amore. È assai importante che la prima esperienza del Cristo risorto la facciano quelle donne che sono rimaste ai piedi della croce. E testimoni addolorate della morte, diventano prime annunciatrici gioiose della risurrezione: le apostole degli apostoli.

Fratelli, dice San Paolo, vi ho trasmesso quello che io stesso ho ascoltato: Cristo è morto per i  nostri peccati, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno, come hanno predetto i profeti secoli prima dei fatti. In queste parole sta tutto il messaggio della Pasqua, l’annuncio degli apostoli, la forza spirituale che capovolto il corso della storia e impresso un nuovo stile di vita.

Capire questo messaggio, capire la Pasqua è capire il cristianesimo, è rendersi consapevoli e responsabili di ciò che vuol dire essere cristiano destinato ad una nuova vita su questa terra ed a risorgere per l’eternità.

Celebrare la Pasqua è sempre una cosa di tale portata che non possiamo permetterci di compiere con animo fiacco e distratto, protesi verso un ponte godereccio e chiassoso.

“Papà, perché è Pasqua, cosa significa Pasqua?”, domandava il figlioletto a Barbiellini, giornalista del Corriere della sera, autore di una inchiesta sulla religiosità dei giovani. Già, perché è Pasqua? Non è facile spiegarlo ai giovani di oggi ed anche a tutti. C’è la festa, sì, anzi la festività e il ponte. Si apre per lo più con un rito più o meno solenne, forse con l’annuale precetto pasquale. Ma un atto religioso, a maggior ragione solenne, pasquale, che non sia sincero, cosciente e consapevole, oggi non è concepibile. In un’epoca di educazione alla libertà, alla ragionevolezza, alla personalità, non possiamo permetterci di compiere con leggerezza un atto religioso com’è il precetto pasquale. È un atto sommamente impegnativo e personale. Nessuno può sbattervi contro per caso, né per convenienze sociali o tradizioni religiose, né per pressioni familiari.

Pasqua che vuol dire in ebraico passaggio e non passeggio, è una parola che annualmente agli ebrei ricorda la salvezza dallo sterminio ed il faticoso esodo biblico verso la terra promessa. Distruzione ed esodo che anche oggigiorno pesano su tanti nostri fratelli e ci coinvolgono e angosciano.

Pasqua cristiana che vuol dire passaggio di Cristo dalla morte alla vita; che ricorda ad ogni cristiano il passaggio dal peccato alla vita di grazia operato nel battesimo.

Pasqua vuol dire per ciascuno di noi passaggio da una vita egoistica ad una vita di aiuto verso chi soffre, da una vita di cattiverie ad una vita improntata alla pace in famiglia e nella società, da un mondo dominato dalle armi ad un mondo fatto di giustizia e solidarietà.

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