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Italia: Quand’è che comincia la missione? Stampa E-mail
Scritto da Nicholas Muthoka, imc   

Interseminario a Roma, secondo giorno

Il secondo giorno dell'interseminario al centro Nazareth di Roma è stato molto intenso e significativo. Al mattino, dopo la preghiera e la meditazione, abbiamo ascoltato le esperienze missionarie di alcuni dei nostri confratelli e consorelle: Sr Sandra da Brasile, Marco Turra che è stato in Tanzania, Piero Demarie e Sergio che ci hanno raccontato gioie e difficoltà vissute in diverse parti del mondo. È stato molto importante per noi sentire dai nostri compagni la loro esperienza e il loro sogno di missione.


In seguito ci siamo divisi in gruppi e ognuno condivideva il suo sogno missionario: che cos’è la missione per me? Quali relazioni dovresti avere per essere un buon missionario? Che cosa mi aspetto dalla missione?


Poi al pomeriggio, abbiamo presentato tutto questo in diverse rappresentazioni molto creative e provocatorie. Ma il culmine di quest’incontro che ha messo a fuoco tutta l’assemblea è stato quando Sergio, che viene da Alpignano, ha posto una domanda che all’apparenza poteva sembrare molto facile ma che poi ha provocato una accesa discussione. La domanda è stata: quand’è che comincia la missione? È stata tirata fuori tutta la teologia e l’esperienza personale per rispondere a questa domanda, cominciando dalla Trinità, passando poi al battesimo e poi, dopo aver precisato che la domanda riguardava solo noi come missionari della Consolata, si sono avute risposte più personalizzate. Alla fine padre Gioda ha detto che è tutta una ricerca ma su un punto bisogna essere fermi: siamo adesso in uno stato di missione! Nel suo intervento, padre James ha posto un’altra domanda più difficile alla quale non è stato risposto: quale tipo di formazione vogliamo per assicurarci che i nostri sogni di missione siano realizzati?

Nella celebrazione eucaristica presieduta da p. Discepoli abbiamo offerto tutti i nostri sogni al Signore. Nella sua omelia nella quale ha commentato il vangelo del giorno che riguardava i discepoli di Emmaus, il padre ha collegato i sogni con la delusione, come la delusione grande ma apparente dei due discepoli di Emmaus. Il padre ha detto che la vita missionaria è fatta anche da delusioni e guai se non ci fossero perché metterebbe in discussione l’autenticità del discepolato, ma queste ci rafforzano e ci fanno mettere al centro Dio e non noi stessi.

Per concludere la giornata, abbiamo avuto una serata culturale nella quale abbiamo goduto dei balli tipici dell’America latina, dell’Africa, dell’Europa e dell’Asia. È stato un momento molto divertente e arricchente che ha coinvolto tutti.

Abbiamo terminato la giornata alle 23 con un’invocazione mariana e ci siamo dati appuntamento al giorno seguente.
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