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Italia: La missione è accettare e amare il cambiamento delle cose! PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicholas Muthoka, imc   

Interseminario- terzo giorno e conclusione

Il terzo giorno del nostro interseminario è stato dedicato alla riflessione da parte di Padre Alberto Trevisiol. Abbiamo goduto ogni momento del suo intervento, perché parlava proprio con il cuore e da esperto. Ci ha portato lontano partendo dalla fondazione dei due istituti nella quale la figura del fondatore è stata centrale.

Il beato Giuseppe Allamano, ci è stato presentato come “discepolo della missione” anziché maestro della missione. Infatti, diventa maestro in quanto discepolo. E come è discepolo della missione? P . Trevisiol è stato chiarissimo: l’Allamano ha imparato la missione dai missionari, attraverso i diari. Sono state le circostanze della vita che hanno portato alla fondazione e alla definizione di quello che sono i due istituti oggi. Ha fondato l’istituto per ben 23 anni in quanto è nel 1923 che le costituzioni sono state approvate e in tutti quegli anni, lui continuava a imparare e cambiare l’idea della missione, dei missionari e delle missionarie.


La missione ha destrutturato l’Allamano: tutto quello che lui immaginava, pensava, sognava veniva trasformato. Ha creato l’istituto secondo la missione.

La missione dunque che si impara dall’Allamano è quello che si crea nella costante ricerca della volontà di Dio.

Nel pomeriggio, p. Trevisiol ha continuato la sua riflessione, partendo dalle domande che erano uscite fuori dalla discussione nei gruppi. Ha sottolineato che due atteggiamenti o valori sono di capitale importanza per la missione: l’unità e l’apertura alla realtà della missione di ogni tempo.

Alla sera, abbiamo fatto un gioco bellissimo preparato da Sr Maria Teresa e Joseph Mwaniki, che ha messo in palio la coppa della Consolata. È stato molto divertente e allo stesso tempo impegnativo, con momenti molto animati ogni volta che un gruppo cominciava a perdere. Alla fine ci siamo cimentati in balli diversi e poi abbiamo concluso con la preghiera finale.

L’incontro si è concluso venerdì, 28 marzo, con una valutazione finale, dalla quale è emerso un giudizio totalmente positivo dell’esperienza fatta: siamo stati insieme, ci siamo conosciuti, abbiamo condiviso, siamo stati rinforzatati nella vocazione e missione e ognuno è tornato rinvigorito per il cammino che continua. Ringraziamo Dio per questo momento di grazia molto importante.

Per concludere l’incontro, è venuto a trovarci il padre generale dei missionari e il suo consiglio, che ci hanno portato anche i saluti della direzione generale delle suore missionarie della Consolata impossibilitate ad intervenire. È stato un grande segno di solidarietà, sollecitudine da parte loro e gioia da parte nostra. Il padre regionale, Gioda, dando il benvenuto al generale e ai consiglieri gli ha rivolto un bellissimo invito: “state attenti ai nostri sogni” poi ci ha esortato ad avere il cuore dei catecumeni, il volto del risorto e le gambe degli apostoli. E il generale, rispondendo al regionale ha assicurato che anche loro vogliono sognare con noi.

P. Paco, incaricato della formazione, nell’omelia ci ha invitato a stare attenti a non sognare solo una missione lontana, dimenticando quelli che ci stanno attorno. Il Signore ci chiama ad uscire da noi stessi e dal buio dei nostri progetti personali per abbracciare la missione e non perdere di vista colui che seguiamo.

L’ultima parola è stata del generale: “andate avanti come discepoli di Cristo, imparando anche dall’Allamano, con gioia e godendo la nostra vocazione”.
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La Parola di Dio per eccellenza è Gesù Cristo, uomo e Dio. Il Figlio eterno è la Parola che da sempre esiste in Dio, perché essa stessa è Dio: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). La Parola rivela il mistero di Dio Uno e Trino. Da sempre pronunciata da Dio Padre nell’amore dello Spirito Santo, la Parola significa il dialogo, descrive la comunione, introduce nella profondità della vita beata della Santissima Trinità.
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