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Chi è San Paolo per me PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Giuseppe Inverardi, imc   
Il titolo che mi è stato affidato pone dei confini. Fortunatamente. Non sarei capace e non oserei parlare di S. Paolo. Ma in relazione a me...posso soffermarmi su alcuni dei tratti della sua personalità e insegnamento che mi toccano e destano stupore.

1. Il primo è la sua profonda convinzione di essere chiamato e di essere apostolo. Quasi sempre all’inizio delle lettere dichiara la sua identità. Basti una citazione per le tutte possibili: “Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio... (Rm 1:1). A livello psicologico ed operativo l’identità è di somma importanza: è un percepirsi nella verità e permette un esercizio chiaro della propria vocazione e missione. Per Paolo - e per tutti - è motivo di forza e coraggio nel cimentarsi con le innumerevoli difficoltà e sfide che lui stessa enumera: lapidazione e percosse, fame e sete, freddo e nudità, pericoli dai pagani e dai fratelli, pericoli nelle città, sul mare e nel deserto. (Cfr 2 Cor 11:23-29). La sua è una identità nata dal travolgente incontro con Cristo, amato intensamente e poi imitato in modo mistico. Diventa una cosa sola con il suo Signore: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.” (Gal 2:20) “ Per me il vivere è Cristo” (Fil 1.21).

2. E’ tale convinzione, identità e amore che lo spingono sulle vie del mondo come apostolo prescelto per le genti. Ulteriore identità, questa, che lo qualifica rispetto a Pietro e agli altri apostoli e che determina la sua prassi missionaria. Dimostra di essere appassionato, fervido, intrepido, sicuro. Tuttavia queste caratteristiche da uomo forte e impavido sono accompagnate da grande umanità:

• L’amicizia che lo lega a molti, che spesso nomina singolarmente
• Si sente amorevole nutrice delle comunità che ha generato alla fede
• Sofffre la forzata separazione da persone e chiese
• Ama come padre Tito e Timoteo

Fa parte di questa umanità il drammatico strappo con Barnaba a motivo di Marco. Uno strappo vissuto con intensità di sentimenti, come esprime il verbo usato da Luca. Una rottura di comunione di giganti e di artisti dell’evangelizzazione, che spesso si ripeterà nella storia. Ma è bello notare la conversione di Paolo. Scrive a Timoteo: “Prendi Marco e portalo con te, perchè mi sarà utile per il ministero.” (2 Tim 4:11). Paolo si ricrede e si riconcilia.

E’ un grido della sua umanità la supplica di essere liberato dalla spina che lo trafigge e lo fa soffrire immensamente. Molti esegeti hanno cercato di indentificarla, ma senza nessuna certezza. Io ringrazio Paolo per non averle dato un nome. Vi trovo ogni debolezza e sofferenza che va di pari passo con la vita e con la missione, toccandole profondamente. Basta la grazia del Signore! Inoltre, la debolezza rende umani e comprensivi, umili e supplichevoli.

Trovo il vertice della sua umanità nella delusione espressa a Timoteo perchè Dema lo ha abbandonato, perchè Alessandro il ramaio gli ha causato molti mali, e perchè nella sua difesa in tribunale nessuno l’ha assistito e tutti lo hanno abbandonato (Cfr. “ Tim 4:9-18). Il suo sconforto...è di consolazione al missionario che al tramonto della vita, dopo aver dato tutto, si sente solo. Ma, afferma Paolo, il Signore stesso gli è stato vicino e gli ha dato forza. Solo Lui è la ragione e il coraggio per la missione vissuta spesso nell’aridità, delusione e situazioni martiriali. Cadono le ideologie e teologie, e spesso gli uomini si allontanano. Rimane Lui e la fede in Lui. Paolo sa in Chi ha creduto! Così il missionario.

3. Una ulteriore dimensione che mi piace nell’Apostolo è la cooperazione esercitata con molti nell’annunciare il vangelo e nel fondare, animare e far crescere le comunità. I più famosi: Barnaba, Marco, Luca, Tito e Timoteo. Ma anche: Prisca e Aquila, Urbano, Trifena e Trifosa, Perside. Sono uomini e donne che Paolo esplicitamente denomina “miei collaboratori in Cristo Gesù...” Questi nomi si trovano alla fine della lettera ai Romani (Cfr Rom 16: 1.16), ma ve ne sono tanti altri sparsi negli Atti e nelle lettere.

Paolo è intelligente, mistico e teologo. Paolo insegna e scrive, è fondatore e animatore, maestro e guida. Ma non agisce da solo e non monopolizza. Sollecita cooperazione. Spesso nelle sue lettere alle chiese non si presenta solo ma con i suoi cooperatori: Paolo e Sostene nella prima ai Corinzi; Paolo e Timoteo nella seconda ai Corinzi, ai Filippesi e ai Colossesi; Paolo, Silvano e Timoteo nelle due lettere ai Tessalonicesi. Molte volte manda alcuni alle comunità come suoi ambasciatori: per inviare notizie e riceverne, e per esortarle, consolarle e confermarle nella fede. Li presenta lodando la loro fede e fedeltà, il loro zelo e attacamento. Con cuore vigile e sollecito, Paolo è sempre presente nelle chiese.

4. Questo spirito di cooperazione conduce a un’altra caratteristica dell’Apostolo: l’umiltà. Una caratteristicca che può sfuggire nella ricchezza e profondità dell’insegnamento di Paolo. Ma che non sfuggì all’Allamano e a S. Agostino. Per l’Allamano S. Paolo è l’icona della costanza ed energia, del coraggio e dello zelo, ma anche dell’umiltà. Dice: “Operò molto perchè fu molto umile.” E altre stupende espressioni sull’umiltà suggeritegli dalla vita ed esempio di Paolo (VS pag. 810).

Che l’Apostolo si sia autodefinito “l’infimo fra tutti i santi” (Ef 3:8) e “l’infimo degli apostoli” (1 Cor 15:9) induce spesso S. Agostino a parlare della sua umiltà. E’ innamorato dell’umiltà di Paolo, come lo è - ovviamente più ancora - di quella del Verbo fatto uomo. Molte volte commenta il nome stesso. “Che vuole dire ‘Paolo’? Paolo in latino equivale a ‘poco.’ Poco perchè ‘ultimo.’ L’ultimo degli Apostoli.” L’umiltà rende grandi e amabili. I lodatori di se stessi, delle proprie imprese e successi non sono graditi.

5. Un sentimento che non cessa mai di sorprendermi in Paolo è la gratitudine. “Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi.” (Rom 1:8) “Ringrazio continuamente il mio Dio per voi.” (1 Cor 1:4). Solo due citazioni. Ma con eccezione della lettera ai Galati e a Tito, la riconoscenza è sempre espressa da Paolo all’inizio delle sue lettere, o poco dopo. Gratitudine a Dio, alle chiese, alle persone. I motivi sono molteplici: la fede dei romani, nota in tutto il mondo; la grazia di Dio e tutti i doni della parola e della scienza nella prima ai Corinzi; la fede e l’amore verso tutti i santi in Efesini; la cooperazione alla diffusione del vangelo in Filippesi. E l’Apostolo non si limita ai doni spirituali. E’ uomo...per cui è grato anche per l’affetto che le chiese gli dimostrano e per l’aiuto finanziario che gli fanno pervenire (Cfr Fil 4: 10-20.) Non c’è missionario che sia così poco uomo da non aver bisogno del viatico dell’affetto e dell’amore!
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Missione Oggi

Globalization and the Gospel: The Challenge of Religious Life
Introduction

For the last couple of days we have been talking about the globalization, the Church, and mission. In this our final day of the conference we want to look at the role of religious life and spirituality in our current global climate. The issue of globalization, as is abundantly clear, is so complex and far reaching that we often do not even know where to begin. As leaders of Religious Communities, you know the great extent to which Religious life also has been affected, positively and negatively, by these changes. Discerning the presence of the Spirit and committing ourselves to the demands of the gospel is the foremost challenge we face, and it is the reason why we are here for these days.
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