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Roraima: i diritti dei popoli indigeni, a che punto è la notte? Stampa E-mail
Scritto da Carlo Miglietta   
Foto: Egon Heck/Cimi Sabato prossimo, 5 aprile, alle ore 16, presso l’Istituto Missioni Consolata, in V. Cialdini 4 a Torino, si svolgerà il convegno «Roraima: i diritti dei popoli indigeni, a che punto è la notte?». Interverranno, tra gli altri, Carlo Zacquini, Missionario della Consolata, Responsabile della Pastorale Indigenista della Diocesi di Roraima e Hudson, leader indigeno Macuxi, membro del comitato giuridico del “CIR” (“Consiglio Indigeno di Roraima”).

Dal diritto all’esistenza ad un progetto di libertà


CONTESTO

Quando, nel 1500, il portoghese Pedro Alvares Cabral arrivò sulle coste del Brasile, gli abitanti indigeni erano, secondo gli storici, almeno cinque milioni. Oggi in Brasile sopravvivono allo sterminio dei conquistatori, secondo dati del CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), circa 360.000 Indios, appartenenti a 215 popoli, con 180 lingue diverse.

Roraima è uno degli Stati della Confederazione Brasiliana più popolati da Indios: ha una popolazione di 346.871 abitanti - IBGE (Istituto Brasiliano di geografia statistica), 2000 - distribuiti in 15 province. Lo Stato è localizzato geograficamente nell’estremo Nord, nella regione conosciuta come Amazzonia Settentrionale che comprende la foresta amazzonica e la savana, al confine con il Venezuela e la Guyana.

Lo Stato fu creato con la promulgazione della Costituzione Federale, nel 1990, dopo due decenni di intensa immigrazione, incentivata da due politici che hanno ricoperto in successione la carica di governatore: Ottomar Pinto che portò migliaia di agricoltori dal Nordest del Paese e Romero Juca che favorì l’immigrazione di circa 70 mila garimpeiros (cercatori d’oro) nel territorio indigeno Yanomami, nella seconda metà degli anni 80. Questi brasiliani furono ingannati con la promessa di un “El Dorado” e, abbandonati al loro destino, servirono per l'affermazione di politici venuti dall'esterno e per la formazione del nuovo stato di Roraima, che abbisognava di 200 mila individui per essere costituito: questo in accordo alla nuova Costituzione Federale del 1988.

Secondo l’IBGE, nel 1960 la popolazione di Roraima era di 28.304 abitanti, nel 1991 di 217.583 abitanti e attualmente di 346.000 abitanti.

POPOLI INDIGENI

In Roraima vivono più di 40 mila indigeni appartenenti a nove popoli: Yanomani, Macuxi, Wapichana, Ingarikó, Taurepang, Patamona, Wai Wai, Yekuana e Waimiri Atroari. Il 44% dello Stato è terra indigena, con quattro aree continue: Yanomani, São Marcos, Waimiri-Atroari e Raposa Serra do Sol. Tra le varie tribù, sono compresi anche gruppi che, nell'isolamento della foresta amazzonica, non hanno mai visto i bianchi.

Da decenni questi popoli lottano per la loro sopravvivenza, minacciata dai fazendeiros (gli agricoltori latifondisti), dai garimpeiros (i cercatori di minerali preziosi), e dai madereiros (i commercianti di legnami), che hanno perpetrato contro di loro un vero etnocidio per impossessarsi delle loro terre, con ogni sorta di violenza fisica e culturale. La drammatica lotta di questi popoli ha trovato appoggio in primo luogo nella Chiesa Cattolica, e poi in vari Organismi Internazionali a difesa dei diritti umani.

Il sogno del denaro facile, delle ricchezze minerarie, della terra fertile, alimentato dall’ideologia nazionalista del governo militare dell’Amazzonia, il cui motto è: “integrar para não entregar” (utilizzare la foresta per non perderla) fece dell’immigrazione una strategia ufficiale di occupazione del territorio. L’impatto con le popolazioni indigene fu disastroso e negli ultimi trent’anni esplosero diversi conflitti.

Le élite politiche locali usano il falso argomento secondo il quale le terre indigene perpetuano “l’immobilità dello Stato” e sono il principale ostacolo al progresso economico. Le motivazioni dell’occupazione delle terre indigene sono sempre le stesse: “Troppa terra per pochi Indios”: dimenticando che questi, perfetti custodi dell'ambiente, hanno bisogno di foresta e di savana per le attività di caccia e pesca con cui si sostengono, e che la mancanza di terre per tanti poveri contadini è dovuta invece al rifiuto da parte del Governo di ogni seria riforma agraria, in un Paese dove il 4% della popolazione possiede il 92% delle ricchezze. “Gli Indios vanno integrati nella restante popolazione brasiliana”: facendo finta di ignorare che civiltà che gli antropologi datano a circa 12.000 anni prima di Cristo, all'età del legno, come quella degli Yanomani, subiscono un impatto devastante nell'incontro non mediato con la nostra cultura supertecnologica. “Gli Indios non sono difensori affidabili delle frontiere”: ma chi mai potrebbe tentare un'invasione attraverso l'impenetrabile foresta amazzonica? Eppure, ecco il rispolvero del vecchio progetto “Calha Norte” da parte dei Generali dell'Esercito, con la costruzione di caserme in pieno territorio indigeno, come quella di Uiramutà, contro cui a nulla è valsa la mobilitazione locale e internazionale; e militarizzare le aree degli Indios significa non solo distruggere la cultura indigena, ma introdurre tra quelle popolazioni alcolismo e prostituzione, decimarle con malattie per loro nuove; e soprattutto perpetuare quella vergognosa vera e propria politica di “stupri etnici” da parte di militari su donne indie più volte denunciata con tanta forza anche dal defunto Vescovo di Boavista, Mons. Apparecido Josè Diaz.
Decine di Indigeni sono stati assassinati nella lotta per la terra, e infinita è la storia delle violenze, delle minacce, dei soprusi, delle umiliazioni subite.

La Costituzione brasiliana del 1988, all’articolo 231, aveva ribadito il diritto degli Indios all'uso esclusivo almeno del territorio dove essi ora sono ridotti ad abitare, e posto un limite di tempo, il 1993, per realizzare questo progetto. Il 15 aprile 2005 il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha finalmente riconosciuto di proprietà indigena la Raposa – Serra do Sol, nello Stato di Roraima, al confine con la Guyana e il Venezuela. In quest’area, di circa 17000 chilometri quadrati, pari a circa i due terzi del Piemonte, vivono in centoquarantotto villaggi quasi diciassettemila Indios Makuxi, Ingarikò, Taurepang e Wapixana.

Purtroppo però la situazione a Roraima non è per nulla mutata. I bianchi non se ne sono andati, anzi hanno inasprito la violenza contro gli indigeni: il 17 settembre 2005 hanno incendiato la Missione di Surumù, con il Centro Indigeno di Formazione e Cultura e l’Ospedale S. Camillo, unici nella regione; hanno distrutto le comunità Jawari, Homologaçao, Brilho do Sol, hanno bruciato case in Nova Vittoria, i recinti per gli animali della comunità Tai Tai e Insikiran.

Continua l’invasione dei garimpeiros, i cercatori d’oro e di altri minerali, nell’Area Yanomami e presso il rio Maú nell’Area Raposa Serra do Sol, invasione che provoca innumerevoli problemi sociali, ambientali e soprattutto sanitari, con una ripresa pesante della mortalità per malattie infettive: i casi di malaria sono aumentati del 470% solo nel Distretto Yanomami. Permangono impuniti i responsabili delle violenze anti-indigene, mentre a livello legale sono state accolte diverse istanze per cacciare gli Indios dai loro territori.

Scrive il Missionario della Consolata fratel Carlo Zacquini: “Gli stessi Missionari che lavorano in quella regione soffrono continue minacce e sono costretti ad agire nel modo più prudente possibile per non lasciarci anche la pelle. Gli abusi e i crimini di ogni genere perpetrati contro gli indios, i loro difensori e i loro interessi, non sono puniti, e trovano un pulpito straordinario nei mezzi di comunicazione locali, con l'aiuto di quasi tutti i politici di Roraima. Chi non é contro gli interessi indigeni, per lo più sta zitto per non essere preso pure lui di mira. É naturale che in un ambiente come questo ci si senta a disagio, indifesi, sospettosi un po’ di tutto e di tutti”.

L’EMERGENZA AMBIENTALE

La persecuzione anti-indigena si accompagna a un brutale degrado dell’ambiente. Dati forniti dall’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali (INPE), rivelano che, a Roraima, per esempio, 22000 ettari furono disboscati nel 1999. Ma di quest’area solo il 5,6% fu autorizzato dall'Istituto brasiliano dell'ambiente. Pertanto il disboscamento è avvenuto e avviene, in massima parte, in modo illegale.

I risicoltori hanno invaso le terre indigene Raposa Serra do Sol per la monocoltura del riso. Le nuove invasioni, accadute pur dopo la delimitazione dell’Area, stanno causando danni alla salute degli indios e all’ambiente delle comunità di Xiriri, Pedra do Sol e Sao Jorge, con l’utilizzo indiscriminato di agrotossici, lanciati dagli aerei, e con conseguente aumento delle morti per intossicazioni, di malattie gastroenteriche e cutanee e di aborti spontanei.

L’invasione dei risicoltori, con l’avvelenamento dei corsi d’acqua, ha già provocato altresì moria di pesci e di uccelli.

Continuano gli stanziamenti illegali di bianchi in aree indigene, riducendo così le terre per i nativi: la creazione del Municipio di Pacaraima, nella Terra Indigena São Marcos, ha determinato una presenza massiccia di invasori che hanno preso possesso del Morro do Quiabo, devastando la foresta.

Le terre indigene, poi, vengono trasformate in grandi discariche di rifiuti: il Municipio di Cantà sta depositando i rifiuti vicino al villaggio di Tabalascada, nella Regione Serra da Lua, i rifiuti di Pacaraima inquinano le sorgenti del rio Miang che bagna diversi villaggi di São Marcos e Raposa, il Municipio di Uiramutã con le sue discariche inquina il rio Maú.

Le monoculture di acacia mangium, importate dai commercianti di cellulosa, sono devastanti per l’ambiente: l’acacia assorbe molta acqua depauperando le riserve idriche, e le terre indigene Malacacheta, Tabalascada e Canauani sono state compromesse al punto che i pochi corsi d’acqua ancora esistenti si stanno seccando; le api attratte in grande quantità dalla fioritura nelle piantagioni di acacia attaccano gli indios nei loro lavori quotidiani.

Progetti statali come quello della Centrale idroelettrica presso il rio Cotingo e della creazione del Parco del Monte Roraima hanno pure un grave impatto ecologico, con distruzione dell’habitat.

NOS EXISTIMOS

Il Movimento “Nós existimos” è un’iniziativa promossa da alcune organizzazioni religiose e sociali che operano nello stato brasiliano di Roraima, con lo scopo di far conoscere al mondo la locale situazione di corruzione, di impunità e di illegalità, facendosi voce degli indigeni, contadini e degli emarginati urbani. Il Movimento “Nós existimos” è stata lanciato nel gennaio 2003 al terzo forum sociale di Porto Alegre. E’ la prima volta che indigeni, agricoltori ed esclusi della città, che prima il Potere aveva sempre contrapposto, si uniscono insieme nella solidarietà, per cercare la soluzione ai problemi che devono affrontare.

In Italia, la Campagna ha trovato risposta anche nelle forze politiche, che hanno aderito o finanziato singoli progetti, come il sindaco di Torino Chiamparino, il vicesindaco Marco Calgaro e tutto il Consiglio Comunale, la regione Piemonte con l’allora Assessore agli Affari Internazionali Mariangela Cotto e l’allora assessore alla cultura Giampiero Leo, il sindaco e il vicesindaco di Roma (Walter Veltroni e Mariapia Garavaglia), il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e il Presidente della regione Toscana Claudio Martini, fino a livello del Parlamento Europeo con Patrizia Toia (Uniti per l’Ulivo) e Vittorio Agnoletto (Rifondazione).

Martedì 26 luglio 2005 una rappresentanza della Delegazione della Campagna Internazionale “Nos existimos” degli Indigeni e degli emarginati urbani e rurali di Roraima (Brasile), ha presentato le 44.000 firme raccolte in Italia nelle mani del Presidente del Senato Italiano Marcello Pera, alla presenza del Presidente della Commissione dei Diritti Umani del Senato Enrico Pianetta e della Senatrice Emanuela Baio Dossi.

Il Presidente del Senato Marcello Pera si è detto compiaciuto della Campagna, sottolineando il suo particolare valore perché non sorta in Italia a sostegno di problematiche lontane, ma perché nata in Brasile da coloro che sulla propria pelle vivono quotidianamente questa tragedia. Ha assicurato l’intenzione del Senato Italiano di fare propria questa iniziativa. Ha altresì dichiarato l’intenzione di appoggiare ufficialmente la candidatura di Joenia Carvalho, coraggiosa avvocato della tribù Wapichana, attualmente una delle mille donne proposte al Nobel per la pace, per il conseguimento dell’ambito riconoscimento, che tanta visibilità darebbe alla situazione di Roraima.

L’incontro è quindi proseguito, a base allargata, nella sede della Commissione Diritti Umani del Senato. La senatrice Baio Dossi ha sottolineato il forte simbolismo di 44.000 firme per 44.000 Indios: a fianco di ogni indigeno oppresso si è idealmente schierato un italiano. Ha proposto la costituzione di un Gruppo di Senatori che vigilino sull’attuazione in Brasile delle istanze della Campagna, gruppo che continui la sua operatività anche nelle successive Legislature. Le istanze della nostra petizione sono state portate dal Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, a nome di tutte le Forze Politiche, alle massime Autorità Brasiliane.

I RECENTI PRONUNCIAMENTI INTERNAZIONALI

Il Comitato dell’ONU per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (Comitato CERD) si è riunito a Ginevra tra i 30 luglio e il 17 agosto 2007 per discutere delle pesanti e continue violazioni dei diritti umani nella Raposa Serra do Sol, e soprattutto per l’odio razziale che impregna le istituzioni dello Stato di Roraima, intimando al Governo di Brasilia di promuovere ogni azione per combattere e punire i responsabili della mobilitazione antiindigena, e al contempo promuovere la difesa e i diritti delle popolazioni indigene, e di riferirne al Comitato entro il 30 novembre 2007.

Il 13 settembre 2007 le Nazioni Unite hanno approvato la Dichiarazione Universale dei Diritti Indigeni, dopo 21 anni di discussione.

LA MOBILITAZIONE IN PIEMONTE

Il Piemonte ha sempre avuto legami strettissimi con Roraima, fin da quando il 14 giugno 1948 il primo gruppo di Missionari della Consolata mette piede a Boavista, iniziando una presenza di Piemontesi, religiosi e laici, che dura tutt’ora. Nel 1979 il Piemonte partecipa attivamente alla Campagna “Uma vaca por o indio”, che permette agli Indigeni il riconoscimento di parte delle loro terre tramite il possesso di mandrie bovine. Nel 1991 si ha la demarcazione del Parco Indigeno Yanomani, cui contribuì un pronunciamento ufficiale della Regione Piemonte. Enti pubblici come la Regione e il Comune di Torino ed associazioni private, come il Comitato Roraima Onlus, sono stati a fianco per sostenere progetti in Roraima.

Ora, di fronte all’emergenza umanitaria di Roraima, di nuovo vari Enti privati e pubblici del Piemonte (Comunità Montana Valsesia, Ente Parco Naturale Alta Valsesia, Comune di Torino, Politecnico di Torino e CO.RO., il Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile), si sono coalizzati per realizzare un Centro Culturale Indigeno a Roraima che accorpi ad una presenza museale la promozione della formazione dei leaders indigeni, corsi specifici orientati alla preservazione dell’ambiente amazzonico, corsi professionali e di introduzione all’economia solidale, e che sensibilizzi sui diritti degli Indigeni tramite una radio, un giornale, e una pagina web. Tali Enti collaborano a questo Progetto con fondi propri, e chiedono ora anche un contributo al Consiglio Regionale del Piemonte. Questo progetto avrà un forza dirompente nel panorama di Roraima: sarà un colo per la società razzista di Roriama, ricordando ai bianchi che gli Indigenni hanni una loro storia e una loro cultura. Sarà per gli Indigeni un’insperata affermazione della loro identità, dimsotrando che le la loro esistenza e le loro memorie sono un patrimonio prezioso per tutti.

Si ritiene importante segnalare che parallelamente a questa iniziativa in Brasile il Parco Naturale Alta Valsesia sta avviando nel comune di Varallo, qui in Piemonte, un Progetto di catalogazione di reperti etnografici del mondo indigeno di Roraima, regolarmente importati in Italia e attualmente conservati a Varallo, in vista di una loro esposizione permanente.

CONCLUSIONE

Abbiamo avuto la soddisfazione, in questi anni, di sostenere con i nostri sforzi la nascita di un vero Movimento di liberazione in un terra di violenza e oppressione. Abbiamo avuto la soddisfazione di contribuire a creare una pressione internazionale che ha portato al riconoscimento giuridico del Parco Yanomami e della Terra Indigena Raposa Serra do Sol. Abbiamo quindi anche dal punto di vista economico non solo fatto della beneficenza, ma aiutato a creare nuove situazioni politiche ed economiche in un terra dimenticata, aiutando scuole, progetti professionali e di formazione di leaders, realizzazioni nella sanità e nel microcredito.

Dobbiamo esserne orgogliosi, e riconoscenti verso chi con i suoi sacrifici piccoli e grandi di soldi, di dedizione, di impegno, ha permesso di ottenere grandi risultati.

Ma ora un nuovo grido di dolore si leva da Roraima. La violenza continua contro i più poveri, e contro coloro che coraggiosamente li affiancano. Non lasciamoli soli!

Solo con un cuore aperto anche alle situazioni di sofferenza e oppressione che ci appaiono lontane, costruiremo un mondo più giusto, più solidale, nel rispetto dell’ambiente ma soprattutto dell’uomo. E solo costruendo un mondo di giustizia, di pace e di vita anche le nostre singole esistenze saranno migliori e più felici!
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Domenica Missionaria

I dom Avvento - B
I Domenica Avvento B

Nell’attesa della sua venuta

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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