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| P. Olindo Pasqualetti |
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| Scritto da p. Mario Carparelli, imc | |
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Penso che, in passato, alcuni confratelli hanno scritto giustamente bene in lode dell’illustre Professore P. Olindo Pasqualetti, in occasione del suo transito del 21/11/1996. Tuttavia sentivo nel cuore un rimprovero: “Perché non scrivi pure tu qualcosa su fatti peculiari non raccontati, della sua vita”? E così mi sono deciso di scrivere qualche “fioretto” di lui, come debito di riconoscenza del bene che ha fatto pure a me. * Ciò che più ho stimato e ammirato in P. Olindo, non è tanto la sua vasta ed enciclopedica cultura classica, quanto la sua umiltà e senso di amicizia. Fu mio professore di latino e greco, come lo fu per tantissimi altri studenti, negli anni della mia formazione ginnasiale e liceale a Varallo Sesia, negli anni 1954-59. Il mio primo timido approccio con lui fu scioccante: mi sembrava un tipo severo e burbero, un po’ trasandato e non tanto ordinato nella persona, nel modo di vestire e nel parlare con accento spiccatamente marchigiano!.. Spesso arrivava in classe col cappotto addosso (aveva sempre freddo!) e con scarpe a volte piene di fango!.. Io non ero, e non sono mai stato una “cima tra coloro che sanno”, e a scuola facevo fatica a seguirlo nelle lezioni. Non mi osavo neanche di chiedere spiegazioni o di avvicinarmi, tanto mi sentivo ignorante e lento a capire. Però poco alla volta le distanze si accorciarono e mi infuse confidenza, specie quando lo vedevo circondato dagli allievi miei compagni, in cortile, nei momenti di ricreazione, nelle quali godeva trovarsi in mezzo ai suoi studenti per scherzare, comunicare e commentare avventure e fatti del giorno. Non dava mai l’impressione di superiorità e non creava distanze con nessuno, fosse pure l’ultimo della classe!. Ma il periodo in cui lo conobbi meglio e diventammo “amici” fu quando, studente di liceo, fui assegnato alla pulizia delle camere dei Padri Professori. Per quasi due anni ebbi questo incarico e lo assolsi con piacere. Ogni mattina mettevo a posto le stanze dei Padri e quella di P. Olindo aveva bisogno di più attenzione perché ne aveva bisogno!.. Facevo il letto, pulivo e mettevo un po’ di ordine sulla sua scrivania – un porto di mare! L’ordine non era il suo forte, anche se ci ricordava a scuola il detto: “serva ordinem et ordo servabit te”. Trovavo difficoltà a mettere a posto i suoi libri e le sue cose. Ohimè quante cose sparse su quella piccola scrivania! Libri di greco e di latino aperti, fogli sparsi, lettere aperte, cicche di sigarette, ceneri sparse sui libri, bucce di banana, ecc. Cercavo di mettere l’ordine come lo concepivo io, anche se qualche volta mi rimproverava dolcemente di non trovare quel che voleva, nel suo “ordine sparso”. Però mi dava fiducia ed era comprensivo e mi lasciava fare, secondo il mio metodo. Anche quando lo assistetti ammalato di influenza, si mostrava molto riconoscente per i servizi prestatigli. Insomma fu quello il periodo in cui conoscendoci meglio, diventammo veri amici. Tra le altre tante doti che possedeva, mi piace ricordare quella di essere un amante di musica classica. In alcune occasioni di feste e di accademie, in seminario, si prestava “suonando” in pubblico la sua “fisarmonica a bocca”, che non era altro che una comune “matita” che faceva vibrare tra i denti, emettendo suoni di motivi classici di musica sinfonica!.. Per noi studenti era sempre uno spasso sentirlo. Anche le sue rare omelie erano piene di reminiscenze di autori classici, sacri e profani, e predicava con semplicità, inserendo a volte, qualche parola nuova-moderna, che suscitava in noi un po’ di larità. Scherzava spesso con noi, chiamandoci “imberbi e poltroni”, e diceva che nella vita, per riuscire, occorre “olio di gomito” come ha sempre fatto lui..”meminisse iuvabit”. Cercava di non perdere mai le lezioni, anche quando era raffreddato o occupato per tantissime cose. Una volta ci confidò del suo desiderio di andare in missione per sentirsi “missionario ad gentes”; ma per la sua malferma salute, il Signore gli aveva dato il compito di preparare accademicamente altri missionari, affinché potessero svolgere bene il loro ministero in missione. Diceva: “meglio un asino istruito che un cavallo di corsa ignorante”! Non era molto portato per le materie di matematica e di algebra, per questo era noto l’episodio quando da studente, la sua maestra di liceo, lo bocciò in matematica, e lui si vendicò nel comporre in latino una satira in versi oraziani nei di lei riguardi!.. Per ogni partenza di gruppi di studenti per altre case di formazione, si “commuoveva”. Per chi non lo conosceva, sembrava un tipo rustico e asciutto, alieno dalla commozione e sentimento, invece aveva un cuore tenero e si affezionava ai suoi studenti. Alla fine del 1959 lasciai Varallo Sesia per il Noviziato alla Certosa di Pesio, e in seguito, non ebbi più contatti diretti con lui, eccetto che per qualche lettera di congratulazioni e auguri per i suoi anniversari religiosi o per onorificenze e premiazione al “Certamen Vaticanum”. Durante i miei lunghi anni di missione in Kenya, godevo nel leggere circa i suoi successi accademici e premiazioni varie per le sue opere in latino e greco, a livello internazionale. L’8 settembre 1996 fu l’ultima volta che rividi il mio vecchio confratello e Professore. Di ritorno dalle missioni del Kenya per un breve periodo di riposo, mentre mi trovavo a Torino per visite mediche, trovai nel reparto infermeria di Casa Madre, P. Olindo. Oh! che sorpresa! Lo trovai molto invecchiato e magro, in una cameretta, intento a scrivere a macchina, con mano tremolante, una lettera. Ebbe piacere nel rivedermi dopo tanti anni, e si ricordava ancora di me e del mio nome, e degli anni passati a Varallo. Conversammo un po’, ma non volli stancarlo. Volle regalarmi un volume delle sue opere:”Gemina Musa”. Prima di lasciaci, gli chiesi in confidenza, quale fosse, secondo lui, la migliore traduzione letterale della Bibbia, in italiano, dagli originali greci, e mi consigliò come migliore traduzione la “Bibbia del Garofano” in 3 volumi, che usavamo già in teologia. Motivo? Era la “sua traduzione” dal greco originale. E chi più di lui conosceva il greco? Purtroppo questo particolare della traduzione di P. Olindo – traduttore biblico- non l’avevo saputo prima. Difatti in quella edizione biblica, tra i traduttori, non so perché, ancora oggi, non appare il suo nome! Anche questo è un esempio di vita umile, povera e nascosta. Due mesi circa dopo il nostro incontro, P. Olindo rendeva a Dio la sua anima. * Per Gesù la morte è un “sonno” profondo. P. Olindo, è stato detto, è passato a Dio “nel sonno”. Per i giusti, la morte è un sonno che prelude la Vita che non tramonta. Pertanto credo che questo sia il sonno – la vita eterna – che ora P. Olindo gode in compagnia di “cotanto senno”(Dante), nella pace dei Santi. P. Olindo, grazie per il tuo esempio di vita umile; prega per noi che possiamo raggiungere quella santità per la quale tu hai creduto e praticato. |
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