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Kenya: Ancora acefali Stampa E-mail
Scritto da P. Antonio Bellagamba, imc   
Kenyan President Mwai Kibaki (L) and opposition leader Raila Odinga Lo scorso 27 Dicembre ci sono state le elezioni generali in Kenya. Il partito più forte dell’opposizione (ODM, Orange Democratic Movement) il cui Presidente è Raila Odinga, accusò il Presidente Moi Kibaki ed il suo Partito (PNU Party of National Union) di avere alterato il numero dei votanti in loro favore. Per settimane il paese è stato messo in stato d’assedio, paragonabile ad un principio di rivoluzione. I morti non si potevano contare, i feriti riempivano i centri di salute, gli sfollati furono ammassati ovunque si sentivano più sicuri, il caos regnava ovunque.

Con l’aiuto di persone locali benpensanti, del personale delle ambasciate europee e di altri continenti, alcuni rappresentanti dei due gruppi accettarono di riunirsi a Nairobi, per risolvere amichevolmente e con giustizia tutti i punti controversi, così da arrivare ad una risoluzione pacifica della vertenza. Il Sig. Kofi Annan, ex segretario generale dell’ONU, fu chiamato come moderatore e coordinatore degli incontri. Verso la fine di Febbraio si arrivò ad un accordo per la formazione di un governo con membri della maggioranza e delle minoranze, e per un lavoro per la promozione e crescita del paese, frutto di una comune pianificazione ed esecuzione.


Alla fine di Marzo e durante i primi giorni di Aprile, i due gruppi si sono riuniti per tentare di fotmare un governo composto da ministri delle due parti e non troppo massiccio. All’inizio di Aprile, l’ufficio del Presidente ha annunciato che il governo era fatto, con 40 ministri, i cui nomi sarebbero stati diffusi ufficialmente il 5 di aprile, e la domenica 13 Aprile avrebbero fatto il giuramento nello stadio nazionale, alla presenza di migliaia di persone, dei capi di stato dei paesi vicini, e dei rappresentanti delle ambasciate. Il 4 di Aprile i quotidiani hanno avanzato il dubbio sulla possibilità di posticipare l’annuncio a causa di difficoltà non ancora risolte. Quando Domenica 5 Aprile, alle 15.00 eravamo tutti incollati alla televisione, nella speranza di ricevere il messaggio del Presidente che annunciava i nomi dei ministri, appare un messaggio sullo schermo: “NATIONAL GOVERNMENT: CRISIS”; e a tutt’oggi nessun cenno di risoluzione delle difficoltà.

Le reazioni sono tante e tutte poco positive. Innanzitutto la meraviglia generale per un governo che ha il numero più alto di ministri dei paesi vicini: Il governo Ugandese è composto di 28 ministri, quello Tanzaniano di 26 e quello del Sud Africa di 28. Poi ci si chiede da dove verrà il denaro per pagare tutti questi ministri, i loro vice e i segretari ministeriali? Ma la preoccupazione più diffusa è che i ministeri sono stati fragmentati troppo, e nella compagine governativa si potrebbero creare dei centri di autorità difficilmente controllabili, e i lavori governativi, dipendendo da più Ministeri, richiederebbero più tempo per la realizzazione, e la percentuale di lavori pubblici effettuati calerebbe di molto.

L’8 di Aprile, il Presidente Kibaki e il Sig. Odinga si sono scambiate lettere in cui cercano di scusare il proprio partito per la presente crisi. Il Presidente a nome del PNU afferma che:

l’accordo di fine Febbraio non ha per nulla diminuito il potere esecutivo del Presidente

solo lui può nominare i membri del Governo, i segretari permanenti e gli ambasciatori

il lavoro del Primo Ministro consiste nel coordinare e fare la supervisione sulle funzioni e gli affari governativi

l’ODM vuole essere parte di attività governative ben oltre quelle approvate dall’accordo di Febbraio.


Il Sig. Odinga invece, a nome del ODM riferisce che:

Lui ha la sua responsabilità nella scelta dei membri del Gabinetto;

I ministeri importanti debbono essere divisi in parti uguali;

Il suo partito non farà più concessioni sulla scelta dei ministri;

Il presente Gabinetto deve essere sciolto;

L’ODM chiede posti per inserire i suoi membri fra i segretari permanenti, gli ambasciatori e i capi parastatali;

Il PNU non si dimostra veramente interessato nell’accordo di Febbraio e non possiamo avere confidenza nella sua leadership.

Gli analisti prevedono che se le cose vanno avanti così, ed ogni punto dell’accordo di Febbraio deve essere rivisto, riconsiderato, re-interpretato, il paese avrà un governo inefficiente, e tutto ciò che i politicanti promisero nella campagna elettorale potrebbe andare in fumo. Ed altri, ancora più scettici, prevedono che il tempo di pace e di sviluppo dei prossimi cinque anni, potrebbe essere minimizzato, mentre il tempo per possibili lotte fratricide potrebbero affacciarsi nuovamente all’orizzonte, e creare distruzione e caos in questo magnifico paese dell’Africa.
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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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