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Tracce di santità nelle altre chiese e comunità ecclesiali PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Mario Barbero, imc   
Il 23 novembre 2007, la vigilia della creazione dei nuovi 23 Cardinali, Benedetto XVI riunì tutto il Collegio cardinalizio per chiedere le loro opinioni e valutazioni sul dialogo ecumenico. Questo è un segno che, come aveva annunciato nel discorso d’inizio del suo ministero di Vescovo di Roma, l’ecumenismo è una delle priorità del Pontificato di Papa Ratzinger.

Ogni volta che professiamo la fede con il Credo diciamo “Credo la Chiesa una, SANTA, cattolica e apostolica”. La Santità è una delle note della Chiesa. « La Chiesa già sulla terra è adornata di una santità vera, anche se imperfetta. Nei suoi membri la santità perfetta deve ancor essere raggiunta. La carità è l’anima della santità alla quale tutti sono chiamati » (Catechismo della chiesa Cattolica nn. 825-26).

Se uno dei fini della settimana di preghiera per l’unita’ dei cristiani è di crescere nella conoscenza e apprezzamento reciproco, quest’anno essa può essere l’occasione per apprezzare la realtà della santità nelle altre Chiese e comunità cristiane sorelle. Già il decreto conciliare « Unitatis reintegratio » affermava «E’ necessario che i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani, dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati » (n. 4) Giovanni Paolo II nella « Ut unum sint » soggiunge « Le relazioni che i membri della Chiesa cattolica hanno stabilito con gli altri Cristiani dal Concilio in poi, hanno fatto scoprire ciò che Dio opera in coloro che appartengono alle altre Chiese e comunità ecclesiali » (n. 42). Questa enciclica è, infatti, una riaffermazione dei principi del dialogo ecumenico stabiliti dal Vaticano II e un bilancio del cammino fatto dal Concilio in poi con le sfide che ancora si propongono perché si realizzi il sogno di Gesù’ « Ut unum sint ».

Un esercizio pratico e fruttuoso per crescere nella conoscenza e stima delle Chiese d’Oriente sarebbe, durante questa settimana, la meditazione della breve enciclica di Giovanni Paolo II « Orientale Lumen » scritta nel centenario della « Orientalium dignitas » di Papa Leone XIII e che voleva essere una succinta presentazione alla Chiesa cattolica delle ricchezze della tradizione orientale.

La santità delle Chiese d’oriente si manifesta anzitutto nella ricchezza della teologia, della liturgia e della spiritualità oltre che nelle meraviglie della sua arte in modo particolare nelle icone. Una teologia che mette in risalto l’azione dello Spirito, la maternità di Maria e la divinizzazione dell’uomo. Una spiritualità contemplativa (si pensi alla tradizione della « preghiera di Gesù’ » così ben raccontata nel « pellegrino russo ») che traspare anche dalla liturgia e soprattutto nel monachesimo vera « epiclesi sul mondo » (n.14) , padre spirituale n.13]

Nelle comunità cristiane uscite dalla Riforma protestante, mentre da una parte si può lamentare un impoverimento della Liturgia, si potrà riscoprire la centralità della fede in Cristo Salvatore, l’impegno per lo studio e l’assimilazione della Parola di Dio, e la testimonianza missionaria portata nel mondo intero.

Ma al di là di queste ricchezze dottrinali, la santità di questi nostri fratelli e sorelle si è manifestata in secoli di testimonianza nella vita cristiana concreta. Voglio sottolineare gli innumerevoli martiri della fede che hanno dato la loro vita per essere fedeli a Gesu’ Cristo in tempo di persecuzione. Mi ha sempre impressionato la pagina gloriosa degli inizi della fede Cristiana in Uganda (la nostra parrocchia di Bweyoggerere è proprio nel territorio bagnato dal sangue di quei martiri). I primi cristiani di quel paese furono chiamati a versare il loro sangue per Gesù’ nei primi anni dell’esistenza della Chiesa, e i martiri d’Uganda, come ricordava Paolo VI nell’omelia della loro canonizzazione, non furono solo cattolici, « e non vogliamo dimenticare altresì gli altri che, appartenendo alla confessione anglicana, hanno affrontato la morte per il nome di Cristo ». Ciò significa che i primi missionari, sia cattolici che anglicani, hanno avuto la grazia di trasmettere una fede profonda, di rendere Gesù’ attraente più che la vita a quei giovani neofiti (alcuni non erano ancora battezzati, ma furono battezzati nel loro sangue). Anche nella terribile persecuzione cinese nel secolo scorso cattolici e protestanti furono affratellati nella testimonianza della loro fede a prezzo di indicibili sofferenze.

Come non ricordare i milioni di vittime (o meglio di martiri) del comunismo nell’Unione Sovietica nei cinque decenni di oppressione marxista? Lì ancora vi è stato un ecumenismo nella testimonianza dei cristiani, ortodossi, cattolici, protestanti. Non è ancora stata messa nel dovuto risalto questa persecuzione diabolica che fece molte più vittime del Nazismo e di ogni altra mostruosa dittatura della storia (ed anche in Italia si è ancora lenti ad ammettere le corresponsabilità del comunismo italiano nel calpestare tanti diritti umani in nome del partito unico). In tutti i paesi caduti sotto il dominio sovietico ai cristiani, cattolici, ortodossi, protestanti, furono negati i diritti più fondamentali. Per la prima volta nella storia non solo furono perseguitati i credenti ma fu propagato e catechizzato l’ateismo. Ebbene, è un miracolo che la fede cristiana non sia stata cancellata, ma sia stata testimoniata e rafforzata con la sofferenza di tante persone, con la « resistenza » quotidiana nella vita dei semplici (furono soprattutto le « nonne » che continuarono a trasmettere i rudimenti della fede e della preghiera e spesso a far battezzare segretamente i loro nipoti, il caso forse più noto è quello di Michael Gorbaciov). « Sarebbe poi un atto di grande significato il pervenire al riconoscimento comune della santità di quei cristiani che negli ultimi decenni, in particolare nei paesi dell’Est europeo, hanno versato il sangue per l’unica fede in Cristo (OL 25).

« Vorrei anche ricordare la fulgida testimonianza delle monache dell’Oriente cristiano. Essa ha indicato un modello di valorizzazione dello specifico femminile della Chiesa, anche forzando la mentalità del tempo. Durante recenti persecuzioni, soprattutto nei paesi dell’Est europeo, quando molti monasteri maschili furono chiusi con violenza, il monachesimo femminile ha conservato accesa la fiaccola della vita monastica femminile. Il carisma della monaca, con le caratteristiche che le sono specifiche, è un segno visibile di quella maternità di Dio alla quale sovente si richiama la Scrittura sacra » (OL 9).

La fedeltà alla fede e la testimonianza cruenta della propria appartenenza a Cristo non possono esistere senza la forza dello Spirito Santo che è spirito di santità.

Come impegno pratico, il riconoscimento dei valori nei nostri fratelli e sorelle di altre chiese e comunità ecclesiali potrebbe stimolarci a un amore più profondo per la Parola di Dio, a una cura più grande per la liturgia ed anche a valorizzare, alla luce dell’esperienza orientale, la figura del padre spirituale al quale ci si abbandona con fiducia filiale « nella certezza che in lui si manifesta la tenera ed esigente paternità di Dio. Non si tratta di rinunciare alla propria libertà, per farsi gestire da altri : si tratta di trarre profitto dalla conoscenza del cuore, che è un vero carisma, per essere aiutati con dolcezza e fermezza, a trovare la via della verità. Il nostro mondo ha un estremo bisogno di padri. (OL 13).

« Da Oriente ogni giorno torna a sorgere il sole della speranza, la luce che restituisce al genere umano la sua esistenza. Da Oriente, secondo una bella immagine, tornerà il nostro Salvatore » (OL 26).
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