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| Colombia: Incontro del gruppo Europa |
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| Scritto da p. Angelo Casadei imc | |
Il 12 dicembre 2007 l' Istituto Missioni Consolata ha compiuto 60 anni di presenza in Colombia.I primi missionari imc sono stati degli Italiani e la presenza di missionari Europei in Colombia è ancora notevole 32 su 88, e l’età media è molto alta. Il 25 e 26 marzo 2008 ci siamo trovati come gruppo Europa. Tra noi abbiamo p. Manuel Henriques Dias del Portogallo; già si è incontrato il “gruppo dei padri Colombiani” a gennaio, mentre per il gruppo dei “padri Africani” l’incontro sarà per maggio. Lo spunto per questo incontro ci viene dal Consiglio Regionale ed in particolar modo dal nostro Provinciale, padre Salvador Medina, presente solo nella mattinata del 25 marzo dove puntualizza che la motivazione di fondo di questa riunione non é per creare divisioni o competenze, ma per: 1. Riflettere sulla convivenza internazionale e interculturale.
2. Ogni gruppo umano è chiamato a partecipare alla costruzione del Regno di Dio. Le domande sono: Quale relazione con il continente Latinoamericano? Quale è la nostra presenza e compito? 3. Padre Salvador, ci lancia tre domande: - Come sta il Continente europeo?
- Come ci sentiamo noi? - Com’è la relazione con la Regione Colombia-Ecuador imc? P. Salvador Medina ci dà un' indicazione con il Cap.21 del libro dell’Apocalisse dove si parla della Nuova Gerusalemme, per una nuova comprensione, nuova visione e nuovo progetto dell’Istituto. L'incontro è stato moderato dal p. Claudio Brualdi, del Consiglio Regionale e padre Antonio Bonanomi ricopre il ruolo di segretario. Il clima che si crea tra noi è molto buono, di convivenza, ed anche di…ricordi!!! Infatti per questo incontro ci troviamo a Tocaima, dove per moltissimi anni hanno lavorato molti nostri padri lasciando un’impronta indelebile non solo per la costruzione dell’immensa chiesa nella piazza centrale del paese ma per aver lasciato una comunità cristiana matura con catechisti ed animatori ben formati. Nell'incontro si parla di un’ Italia..di un’Europa sterile nel “dare” vocazioni all’Istituto ed alla vita religiosa in genere, ma d’altra parte con forze missionarie diverse come quelle laicali, e con gruppi, associazioni, organizzazioni non governative impegnati nel sociale e nella difesa dei diritti umani. Si parla di un Istituto sempre più internazionale e di un futuro che parla sempre più di Africa la sorgente più prospera di vocazioni in questo momento. In Colombia la presenza del continente Africa è ben rappresentata da 9 padri e 17 studenti nel teologico. La presenza europea è di 32 missionari ed uno studente nel teologico e da qui a 15 - 20 anni diminuirà in modo drastico, la maggioranza dei missionari ha attualmente intorno ai 65 anni. La presenza di Colombiani è praticamente uguale a quella europea però con un’età media decisamente più bassa. Sicuramente in Colombia ci sarà un cambio nel modo di “fare missione”. Per 60 anni i padri italiani hanno portato avanti una pastorale tipica del proprio continente. Oggi con la presenza di un buon gruppo di africani ed una notevole presenza di latino-americani porterà naturalmente ad un diverso stile di pastorale nelle nostre missioni. Scomparirà uno stile ma il modo d’essere dei missionari della Consolata non sparirà. Abbiamo un esempio molto chiaro nella regione del Caquetà. Quando se ne è andato Monsignor Cuniberti e i padri da Florencia si sono spostati verso il nuovo Vicariato, la vita nella nuova diocesi è continuata anche se in forma molto diversa. In Colombia, da anni è arrivato il momento di lasciare la direzione dell’ Istituto agli stessi colombiani a dimostrazione di un cammino di crescita e maturità che si è fatto in questo Paese. Lo stesso Consiglio Regionale è composto da una presenza forte di padri di origine colombiana: il regionale, il vice-regionale ed un consigliere quindi un rappresentante del continente Europa ed uno dell’Africa. A livello economico la Regione dipende ancora molto dalla Direzione Generale anche se sta cercando un’autonomia economica. Il valore della cassa comune non si vive in modo radicale per vari motivi di conflitto e mentalità che si sono creati nel corso degli anni, ed in questo dobbiamo crescere un po’ tutti. La riflessione è stata molto ricca anche perchè parecchi dei missionari presenti hanno una lunga esperienza di missione qui in Colombia. Si è anche toccato il tema dell'incontro delle culture molte volte piena di filosofia che snatura l’originalità del Vangelo, la dimensione della solidarietà, dell’etica. Questi alcuni dei punti di cui abbiamo trattato. Inoltre è stato fatto anche un elogio agli 82 missionari della Consolata colombiani di cui 50 si trovano in missione. Abbiamo figure importanti nella nostra realtà, lo stesso Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana, Mons.Luis Castro Quiroga, è un missionario della Consolata, e poi missionari che lavorano in Africa ed in America Latina in modo esemplare… missionari che hanno dato la vita…martiri per la missione! Concludo questa breve riflessione, con alcuni temi che sono stati proposti dal nostro gruppo per la riflessione alla prossima Assemblea Regionale che si terrà in Giugno in vista delle elezioni del nuovo Superiore Regionale e Consiglio. Sono stati proposti questi tre temi: 1. Riprendere il tema delle “opzioni ”: indigeni, afro-americani, periferie urbane… 2. Riflettere sulla cassa comune 3. Rafforzare la riflessione sulla “giustizia”, che ci sia una lettura comune della realtà. Non possiamo essere indifferenti sul diritto della terra spesso violato nel continente latino-americano. La gente si sente abbandonata, ha bisogno della nostra voce, vuole sentire il nostro appoggio, stiamo vivendo uno sfascio sociale ed educativo. Da molti è stato valutato questo incontro molto positivo, la presenza è stata di 18 missionari su 32. Il rientro a Bogotà è stato per vari tragitti: - chi ha voluto visitare la prima missione dei Missionari della Consolata in questo territorio, alla parrocchia di “Jerusalem”, - chi ha approfittato per una “seduta di fanghi”nella stessa città. - chi a metà strada si è fermato a visitare la Fondazione “ Formemos” che appoggia la formazione di ragazzi a rischio, figli di contadini. Ci siamo ritrovati alla Casa Provinciale alla sera per cena, contenti per aver trascorso assieme due giornate di riflessione e convivenza. ![]() |
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