I rappresentanti di sette governi africani, delle più importanti banche d’affari del pianeta e delle principali aziende di costruzioni del mondo sono riuniti a Londra per discutere i piani della più grande diga idroelettrica mai concepita sulla terra: quella di Inga, nell’ovest della Repubblica democratica del Congo, dove il gigantesco serpente d’acqua che da il nome al paese, il fiume Congo appunto, si getta nell’Oceano Atlantico.
I progetti sul tavolo, che intendono unificare i due bacini attualmente esistenti (Inga 1 e Inga 2, costruiti negli Anni ‘70) in un unico grande deposito d’acqua chiamato ‘Grand Inga’, ritengono che la nuova diga e la gigantesca centrale idroelettrica connessa potranno fornire il doppio della corrente elettrica attualmente prodotta dalla diga delle ‘Tre Gole’ in Cina. Nel corso dell’ultimo vertice, dedicato allo sviluppo del continente, l’Unione Africana (UA) ha indicato proprio nella diga di Inga il principale volano per alimentare la crescita e lo sviluppo dell’industria del continente, dal momento che una volta a regime (i progetti più ottimistici fanno riferimento al 2022) la potenza generata dal secondo fiume più grande del mondo nel suo tratto finale (nove miglia di rapide nella zona interessata con salti di 100 metri in pochi chilometri) potrà fornire energia all’intero continente e garantire anche ampie quote d’esportazione. A sentire gruppi ambientalisti e della società civile, però, proprio l’esportazione rischia di essere la principale minaccia all’uso africano di Inga. Governi e banche d’affari, infatti, sembrano essere interessate soprattutto ai mercati internazionali, in anni che vedono i costi dell’energia aumentare a dismisura. Il Sudafrica, tra i principali sponsor dell’intero progetto insieme ad alcuni paesi europei (Francia in testa), spera di poter saziare gli appetiti energetici della sua crescente industria proprio grazie al nuovo bacino idroelettrico. Mentre l’Europa ritiene di poter fare altrettanto con un gigantesco piano di collegamento, in grado di portare l’elettricità fino alle porte del vecchio continente. “Al momento, il progetto non raggiungerà neanche una frazione dei 500 milioni di abitanti del continente che non hanno accesso alla corrente elettrica. E costruire una rete di distribuzione aumenterebbe il costo del piano in maniera esponenziale” ha detto Terri Hathaway, attivista della sezione africana dell’associazione ‘International Rivers’ parlando al quotidiano inglese ‘The Guardian’ a margine dell’incontro. A conferma di questo timore i dati relativi all’attività di Inga 1 e Inga 2 negli anni passati. Nonostante l’esportazione e la creazione di una linea che ha portato la corrente alle miniere della provincia del Katanga (a 2000 chilometri di distanza) solo il 6% della popolazione congolese ha avuto finora accesso all’energia elettrica. “Il mio villaggio dista solo 3 chilometri dalla centrale di Inga, ma non abbiamo mai avuto la luce” ha detto allo stesso quotidiano Simon Malanda, rappresentante di una delle comunità di zona. Gerald Doucet , segretario generale del Consiglio energetico mondiale (World energetic council), il centro studi del settore che ha organizzato l’incontro di oggi a Londra, ha voluto far sapere che “la gigantesca questione sociale legata al progetto della Grand Inga è tra i principali punti nell’agenda dei partecipanti all’incontro. Il Congo dovrà beneficiarne, se venisse scavalcato l’intero progetto fallirebbe”. Rimasto nel cassetto degli esperti del settore per anni, il progetto della gigantesca diga nell’estremo ovest congolese è tornato d’attualità con lo ‘scoppio’ della pace in Repubblica democratica del Congo. Anzi, secondo alcune voci malevole, proprio l’accordo tra grandi aziende internazionali del settore energetico - che permise un’equa divisione dello sfruttamento dei giacimenti (ancora intatti) di idrocarbur i nell’est del Congo e dell’energia idroelettrica nell’ovest - avrebbe permesso al paese di trovare gli appoggi necessari in sede internazionale per mettere finalmente fine alla cosiddetta ‘Prima guerra mondiale africana’, il conflitto che dal 1998 al 2003 in Congo ha provocato, in maniera diretta e indiretta, la morte di quasi quattro milioni di persone e uno stato di conflitto permanente. |