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Autonomia e Collaborazione PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Tranquillo Lazzaro, imc   
ImageRisposte al questionario proposto dalle nostre Direzioni generali di: P. Tranquillo Lazzaro

A livello personale quale idea hai di COLLABORAZIONE?

Per collaborazione io intendo un lavoro concordato tra persone ugualmente libere e autonome, con diritti e doveri uguali, paritetici, ma che si impegnano liberamente a raggiungere lo stesso fine. Quando invece una della parti è ritenuta inferiore o dipendente, si dovrebbe chiamare servizio, servitù.

A livello personale quale idea hai di AUTONOMIA?

Per autonomia penso si debba intendere il diritto di fare le proprie scelte, senza dipendere giuridicamente da altri nei propri impegni, nella propria amministrazione e direzione. Una persona o una società autonoma deva avere tutto il necessario per agire liberamente, senza legarsi alla giurisdizione altrui.

Come vedi la collaborazione e l’autonomia tra i nostri due Istituti?

Le nostre due congregazioni missionarie sono pienamente autonome e potrebbero camminare nella propria strada senza intromissioni di una dall’altra e in diversi casi pare sia avvenuto così. Ma avendo avuto lo stesso Fondatore, lo stesso spirito e radice, è logico che debbano sostenersi a vicenda e trovare facilmente il bisogno di una stima, di un amore e rispetto vicendevole, e anche di possibile e fruttuosa collaborazione che tra due società così simili è certamente più facile. La cosiddetta separazione giuridica e finanziaria, tanto voluta dal comune Fondatore, non dovrebbe diminuire la stima e l’amore vicendevole e quindi il desiderio, per quanto è possibile, di una gioiosa vicendevole collaborazione. Separati e autonomi, sì, ma il cuore e la mente uniti nello stesso ideale missionario.

Quali sono le nostre forze e le nostre debolezze nella collaborazione e nella autonomia tra i due Istituti?

La nostra forza sta nel fatto che, essendo noi sacerdoti (la quasi totalità), ma uguali nello spirito, possiamo dare la nostra assistenza spirituale più consona al nostro comune carisma missionario che non altri sacerdoti: questo almeno in teoria! La nostra debolezza nella collaborazione mi sembra che consista nella possibile (!) convinzione che noi missionari siamo il ramo più importante e quindi più adatti a dare consigli, considerando le Suore a un gradino inferiore, pensando che esse hanno più bisogno della nostra collaborazione che noi della loro. Mi pare di aver capito che non ci sono tante cose che indispongono le nostre consorelle quanto quella certa aria di superiorità, purtroppo possibile!

A quale “conversione” e cambiamento ti chiama questo cammino di collaborazione e autonomia tra i due Istituti?

Dato che la cosa più facile, per tutti, è sbagliare, non pretendere da loro la perfezione che neanche noi siamo capaci di raggiungere. Dimostrare loro sincera stima e interessamento per la loro congregazione; non essere avari di apprezzamento e riconoscenza per quello che fanno e sapere ascoltare quando ci espongono i loro problemi e difficoltà; amarle sinceramente di amore religioso e cristiano, ecc. (qui il discorso si farebbe lungo).

Hai fatto esperienza di lavoro missionario in “collaborazione e autonomia” con le Missionarie della Consolata?

Partito per il Kenya nel lontano 1939, ho notato che il vecchio stile dei primi anni delle missioni era ancora seguito quasi dappertutto, nonostante che l’autonomia completa fosse in atto da alcuni anni. Ho notato poi alcune diversità di collaborazione: tutto dipendeva dal superiore della missione. Collaborazione gioiosa, generosa e interessata dove il superiore le trattava da sorelle e apprezzava il loro contributo. Collaborazione meno felice dove il superiore aveva pretese un po’ esagerate. Dopo, invece, piano piano, rendendosi conto della realtà della autonomia, le relazioni diventarono più complicate, ma senza traumi e dovendo sempre agire attraverso la superiora locale e delegata.

Racconta brevemente e danne una valutazione …

Io più tardi ho fatto esperienza di collaborazione in pieno clima di autonomia ho sempre avuto dalle Consolatine pieno appoggio ai vari piani della missione e mai problemi di contestazione. Qualche suora mi fece notare che ora si sentivano più libere ma non meno attaccate ai fratelli missionari.

Cosa vorresti dire, nello spirito di famiglia e di unità di intenti, alle Missionarie o ai Missionari della Consolata?

Autonomia o no, mi pare che tutto dipenda dal volersi bene; stimarsi a vicenda come fratelli e sorelle, dando più importanza al vero bene della missione che ai propri diritti. “Summum yus, summa iniura”. Ai missionari direi di non ragionare solo con la testa, ma anche col cuore che forse vede meglio della testa; di considerare le suore Consolatine come famiglia autonoma, sì, ma strettamente unite dal doppio vincolo dello stesso carisma e spirito allampanino. Alle suore direi di ascoltare il cuore senza dimenticare la testa; che camminando per la stessa strada, animati dallo stesso spirito, anche se giuridicamente autonomi, ci si stanca di meno e si trova più gioia e frutti; di pregare e volere per noi tutto il bene come noi vogliamo il loro.

Quali proposte vuoi fare per qualificare maggiormente questo impegno?

Che i contatti e le riunioni, tanto importanti, delle due Direzioni generali si possano avere in qualche modo anche tra Direzioni regionali locali.

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Se ha pedido una reflexión sobre cómo usar los bienes materiales durante el currículo formativo del Misionero de la Consolata. Tema actual en este momento histórico que estamos viviendo a nivel de sociedad y a nivel de Instituto. A nivel socio-económico nos encontramos en una sociedad post-moderna donde el consumismo arrasa no sólo las personas sino también las estructuras e vida de la Iglesia. A nivel de Instituto porque hoy nuestras comunidades son internacionales e interculturales con diferencias culturales en la apreciación de pobres y pobreza, de economía y hasta de estratos sociales bien diferenciados.
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