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Kenya: Il Governo c’è, ma la pace è ancora lontana Stampa E-mail
Scritto da P. Antonio Bellagamba, imc   
AP Photo by KHALIL SENOSIDopo circa tre mesi dalle elezioni, finalmente i politicanti si sono accordati su un Governo di Coalizione. Hanno usato molti nomi per battezzarlo: Il Governo della Pace, Il Governo della Grande Coalizione, Il Governo del Futuro, Il Governo Gonfiato (per il numero di ministri), creando molte speranze nel popolo. Solo il futuro ci saprà dire se avrà una consistenza interna per superare tante difficoltà, o sono solo gruppi uniti dalla convenienza, dal gioco politico, e tutto continuerà come prima!

Quando il Presidente Kibaki e il Primo Ministro nominato, Raila Odinga, si accorsero che lavorare con i rappresentanti dei due gruppi politici, l’ODM e il PNU non portava soluzione alcuna, perché ognuno aveva la propria agenda, si sono incontrati da soli il 14 Aprile nella Loggia Presidenziale di Sagana, e per tutto il giorno hanno lavorato per finalizzare il Gabinetto Governativo. Alle 18.00, quando sono usciti dalla Loggia, avevano terminato il lavoro e il Gabinetto era pronto per essere annunciato al pubblico. La gente si è sentita sollevata e felice per questo successo, e tutti attendevano l’annuncio ufficiale, che avrebbe non solo riferito i nomi dei ministri, ma anche il giorno del giuramento. Il giuramento è stato emesso nel pomeriggio di Mercoledì 16 Aprile, con la partecipazione di Kofi Annan, del Presidente dell’Uganda, di altri rappresentanti dei governi limitrofi e parenti dei ministri e Vice ministri chiamati ad un servizio per lo stato e per il bene della gente.

Il nuovo governo di coalizione è composto da 42 ministri e 42 vice ministri. I sottosegretari non sono ancora stati nominati perché non c’è un’intesa fra i due leaders e i loro partiti sul metodo di scelta. Quando anche questo dettaglio verrà risolto, il nuovo governo avrà più di cento membri che dovranno eseguire i programmi promessi agli elettori, affrontare le difficoltà che periodicamente nasceranno e risolvere le inevitabili differenze di vedute fra i membri della coalizione. I seggi del gabinetto sono stati divisi in due parti uguali, e sia il DMO che il PNU avranno il 50% dei ministeri. Se il ministro appartiene ad ODM, il suo vice deve appartenere all’altro partito e viceversa. Le donne, che prima delle elezioni avevano chiesto 35 membri del Gabinetto al completo, sono riuscite ad averne solo sette. Questo ha provocato una disillusione che ha scoraggiato molte donne attive in affari governativi e del paese, ed ha dimostrato ancora una volta il poco valore e la stima che hanno le donne nella società.

Non è il caso di imitare i giornali quotidiani che hanno già iniziato a farsi domande sulla validità della soluzione, sulla possibilità di lavorare assieme più che un gruppo contro l’altro, ed altre simili domande: per il momento tutti sono invitati a ringraziare il Signore per questo successo, e pregare perché il successo duri, in modo che porti i cambiamenti necessari per una vita più giusta ed equa del popolo Keniano.

Un gruppo che sembra non abbia accettato l’invito sono i Mungiki, quella setta ribelle di cui abbiamo già parlato su questo sito. Proprio nei giorni in cui questi avvenimenti riempivano il cuore della gente di speranza e facevano prevedere giorni di giustizia per il futuro, i Mungiki hanno invaso certe aree, preso di mira certe cittadine, ed hanno letteralmente massacrato persone, distrutte proprietà, intimiditi i cittadini.

La prima vittima è stata Mrs. Virginia Nyakio Maina, la moglie del leader del gruppo più consistente e giovane della setta. Il suo marito, Maina Njenga, è in prigione per una condanna a cinque anni, per possesso di armi da fuoco senza permesso, e vive nella Prigione di Massima Sicurezza a Naivasha. Questa coppia agiva come direttori spirituali del gruppo, e uno dei loro impegni era di gestire il denaro che i membri rubavano, oppure prendevano come tasse da piccoli imprenditori e soprattutto dai mezzi di trasporto (matatu) per distribuirlo ai bisognosi, specialmente a coloro che dovevano pagare la cauzione alla polizia per uscire dal carcere in attesa della sentenza. Apparentemente la donna era molto severa e non distribuiva i soldi secondo i criteri della setta. Una sera è stata fermata vicino ad un bosco, violentata da tutti i membri presenti, uccisa e decapitata con una sega.

Per quattro giorni i Mungiki non hanno fatto altro che uccidere, bruciare, distruggere, terrorizzare la gente. Nella zona di Marsabit 13 persone sono state massacrate; due giorni dopo, nella zona centrale, 11 persone sono morte allo stesso modo e decine di macchine, mezzi di trasporto e moto sono state bruciate, case distrutte, e botteghe derubate e ridotte in cenere.

Il giorno del giuramento dei ministri, il Primo Ministro Raila ha chiesto ai Mungiki di fermarsi in quella folle corsa verso la morte, e di parlare con il nuovo governo per vedere di solvere i problemi di ingiustizia da ambo le parti. Quelle parole hanno colpito il capo dei Mungiki, Mayna Njenga, il quale ha dato ordine dalla sua cella di fermare ogni attività distruttiva, e di prendere sul serio le parole del Primo Ministro per risolvere i problemi attraverso il dialogo, e non nelle strade. Già da alcuni giorni non si sente più sparare, non si parla eccessivamente di morte, di vendette, e la gente si sente più sicura.

Kenya's President Mwai Kibaki, left, and prime minister Raila Odinga at State House Nairobi, Kenya, Thursday April 17, 2008. Odinga was sworn-in as prime minister, fulfilling a key step in a power-sharing deal aimed at ending a violent political crisis in the East African nation.
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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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