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Darfur, continua la strage Stampa E-mail
Scritto da Nigrizia   
Reuters PicturesOltre 300 mila morti in Darfur: è la nuova stima delle Nazioni Unite sugli effetti del conflitto nella regione sudanese. Agenzie dell’Onu denunciano nuove violenze dei guerriglieri sulla popolazione indifesa, ma la missione internazionale che dovrebbe essere già attiva nel paese non sarà operativa prima del 2009.
 

Potrebbero essere ormai oltre 300 mila le vittime causate dagli scontri nella regione sudanese del Darfur. È la nuova stima diffusa dal sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, John Holmes, in occasione di un incontro del Consiglio di sicurezza al palazzo di vetro di New York.

Holmes ha rivisto i dati di uno studio del 2006, che suggerivano che fossero 200 mila i morti a causa del conflitto e dei suoi devastanti effetti, cioè malattie e denutrizione.


“Quel bilancio deve essere molto più alto, forse superiore del 50 per cento" ha affermato Holmes.

Dati non credibili per l'ambasciatore del Sudan, Abdalmahmood Adbalhaleem, anche perché si tratta solo di stime: secondo Khartoum le vittime non sarebbero più di 10.000.

A destare preoccupazione non è solo il numero reale o presunto di morti, ma anche la violenza con cui viene colpita la popolazione: nei villaggi del Darfur continuerebbero devastazioni, razzie e stupri ad opera delle milizie janjaweed. La popolazione del Darfur deve anche fare i conti con i bombardamenti dell’aviazione sudanese, che nel tentativo di stanare i ribelli colpisce indiscriminatamente i villaggi, costringendo gli abitanti a scappare verso il confine con il Ciad.

Nuovi posticipi per l’Unamid

Il rappresentante speciale per il Darfur dell'Onu e dell'Unione africana (Ua), Rodolphe Adada, ha sottolineato come l’Unamid, la forza di interposizione di pace ibrida Onu-Ua, si stia rivelando veramente debole e incapace di garantire la sicurezza dei profughi del Darfur. L’Unamid conta al momento di 9.555 uomini, cioè nemmeno il 40 per cento delle forze totali previste: la missione al completo dovrebbe contare 26 mila unità. Adada ha quindi rinnovato il suo appello al Consiglio di Sicurezza perché si impegni a mantenere le promesse, a partire da un maggior dispiegamento di uomini. Adada ha anche affermato che la missione non sarà completamente operative prima del 2009, anche se ha suggerito di far arrivare almeno l’80% dei militari previsti entro la fine del 2008.

L’Unmil torna a casa

E mentre in Sudan si attende l’Unamid, la Liberia si prepara a salutare i caschi blu dell’Unmil, la missione delle Nazioni Unite di stanza nel paese dalla fine della guerra, nel 2003.

Pochi giorni fa, infatti, proprio il consiglio di Sicurezza ha deciso di iniziare il graduale ritiro dei militari, 15 mila in tutto, entro il 2009. Il rientro di un primo contingente di 2450 soldati è già iniziato e terminerà il 30 settembre di quest’anno.

Proprio ieri il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, in visita a Monrovia, una delle tappe del suo tour africano, ha confermato il sostengo delle Nazioni Unite alla Liberia. Moon si è complimentato con la presidente del paese, Ellen Johnson-Sirleaf, per i passi in avanti compiuti dalla Liberia nella ricostruzione del paese, uscito nel 2003 da una lunga e sanguinosa guerra civile, durata 14 anni e che è costata la vita ad almeno 270 mila persone.
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Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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