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Il seminario teologico di Bogotà fu fondato nel 1972. Ebbe come prima sede l'edificio del seminario che sorgeva nel popolare e popoloso quartiere di San Gabriel, a sud-ovest della città, meglio conosciuto come ' Trinidad-Galàn '. La casa, un grosso edificio a tre piani di stile tradizionale, disponeva di un campo di pallone, quasi regolare, di campi di pallavolo, pallacanestro, tennis e un orto. I teologi, all'inizio, condivisero la casa e il cammino formativo con i filosofi e alcuni giovani del seminario minore.
Fino ad allora, i filosofi erano stati destinati, per proseguire gli studi di teologia, agli altri seminari teologici internazionali (Madrid, Londra, Roma, Washington e Canada).
All'epoca, era Superiore Regionale il P. Francesco Mellino e al servizio di formatore fu chiamato il P. Giuseppe Dalla Torre (1972-73).
L'iter accademico, i primi anni, fu un po' accidentato. Nel 1972 iniziarono gli studi presso l'Università San Buenaventura dei Francescani. Nel 1975 alcuni seminaristi lasciarono la San Buenaventura e si iscrissero allo Studio Teologico del Seminario Maggiore della diocesi; nel '78 altri iniziarono i loro studi teologici presso la Pontificia Università Javeriana dei Gesuiti. Nel '79 si lasciò definitivamente l'Univer- sità San Buenaventura e il Seminario Maggiore. Dal 1980 tutti frequentano l'Università Javeriana.
Alla guida del Seminario si succedettero, in quegli anni, i Padri Ferruccio Pizzolato (1974), Luis Augusto Castro Q. (197.5-78), Luigi Duravia (1978-82).
All'inizio dell'anno accademico 1979 il Seminario Teologico cambiò residenza e si trasferì nei locali della ex casa regionale, nel quartiere di ' El Vergel ', al sud della città e accanto agli edifici della chiesa parrocchiale della Consolata, la prima sede propria dell'Istituto in Colombia e dove fu consacrato vescovo, nel 1952, l'indimenticabile Mons. Antonio Torasso.
Questo cambio di sede prendeva i due famosi piccioni 'con una fava'. Il seminario, formatori e seminaristi, assunsero la cura pastorale della parrocchia e, allo stesso tempo, si fece reale la necessaria separazione dai filosofi e dal Cepaf (Centro di filosofia e pastorale), sorto e funzionante per la scuola nei locali del seminario. In questa nuova sede, dopo il P. Luigi Duravia, troviamo come formatori i Padri Antonio Bonanomi (1983-87) e Claudio Brualdi (1988...). Con i filosofi rimase il P. Jaime Diaz Cadavid.
Quello di Bogotà nacque come seminario nazionale e tale rimase fino al 1980 quando, dopo una prima esperienza con dei diaconi, sbarcarono i primi seminaristi professi europei. Nel 1981 arrivarono altri latinoamericani e si dovette aspettare fino al 1986 per vedere l'internazionalità al completo con la destinazione dei primi teologi africani. Al termine dell'anno accademico 1989 i seminaristi erano di tre continenti e di otto nazionalità.
In tutti questi anni il seminario, stimolato da formatori e centri di studio, è andato approfondendo l'inculturazione, la scelta pastorale e l'opzione per gli ultimi. L'internazionalità e la presenza dei fratelli in formazione sono accettate e vissute come degli elementi di equilibrio e di apertura a orizzonti più universali.
2. Situazione socio-culturale e religiosa
Il seminario teologico sorge nella città di Bogotà, capitale della Colombia, nel settore sud e non molto lontano dal centro storico che conserva ancora certo "colore" e stile coloniale.
Bogotà è una città che conta quasi 5 milioni di abitanti ed è in piena espansione. Si trova a un'altezza di 2.700 metri sul livello del mare, in una vasta e bellissima "savana": un vero altopiano tutto circondato da montagne. Il clima meteorologico è, normalmente, freddo con grande variabilità di giorno e cadute termiche repentine di notte. Sono famose e temute le "gelate della savana": gli ortaggi e l'agricoltura ne soffrono. Nonostante l'altezza non si ricorda sia mai nevicato. Trovandosi in zona equatoriale, non esistono le tradizionali quattro stagioni. Si alternano con regolarità le dodici ore di luce e di oscurità, e i mesi delle piogge (aprile-giugno e settembre-novembre) al periodo secco (gli altri mesi dell'anno).La popolazione ha una "temperatura termica" diversa dalla meteorologia. In maggioranza meticcia, è molto semplice, allegra, accogliente e ospitale, anche se i problemi di ordine sociale, economico, culturale e religioso, a cui deve far fronte, sono molti ed enormi.
2.1. Situazione economica
Si tratta, generalmente, di una economia di sussistenza; cercano ogni mezzo per sopravvivere. Lo stipendio mensile minimo ha poca capacità di acquisto e viene divorato dalle necessità basiche. Il problema più grave è quello del lavoro: instabilità e disoccupazione. E' molto difficile trovare un lavoro e chi lo trova può perderlo da un momento all'altro. La media della disoccupazione viaggia dal 13% in su. Nel settore dove sorge il seminario arriva anche al 18%. Queste difficoltà sono più forti e traumatizzanti nei giovani.
2.2. Situazione sociale
A Bogotà la povertà è di casa, soprattutto al sud della città: abitazioni inadeguate, scarsi ingressi familiari, alimentazione carente, poca possibilità di igiene per le condizioni ambientali. Tutto questo si ripercuote sulla salute fisica, soprattutto dei bambini e dei più deboli fisicamente, nonostante gli sforzi ufficiali. C'è poca sensibilità per gli anziani.
La vita familiare diventa sempre più problematica: unioni libere, separazioni, divorzi, abbandoni della casa, figli extra-matrimoniali, aborti, controllo della natalità spinto all'eccesso dalla televisione stessa, ecc. Grave la situazione della gioventù: ragazzini che, per le impellenti necessità della famiglia, non possono andare a scuola, giovani senza lavoro. La strada è il facile ricettacolo per molti di loro (i 'gamines'). Per altri la via d'uscita è la droga, la prostituzione o la violenza.
In contrasto stridente con questa situazione esiste una altra Bogotà: quella del nord; di coloro che stanno bene, dei ricchi. Vivere al nord è segno di ' status ' sociale: edifici moderni, strade ordinate, cliniche e ospedali privati ad alto livello, quartieri residenziali 'a prova di bomba', scuole e collegi lussuosi, anche di religiosi, e, perfino, chiese belle, accoglienti e parrocchie ben servite. Chi migliora i propri ingressi guarda a nord e prima o poi casca nella tentazione di trasferirvisi. Esiste la fuga verso il nord.
2.3. Situazione culturale
Bogotà è una città d'immigrazione; fenomeno che non accenna a diminuire. Ogni gruppo umano ha portato con sé le proprie tradizioni culturali e folcloriche. Molti conservano ancora gli elementi propri della cultura ' campesina ' : religiosità, feste, divertimenti, tempo libero, 'venerdì culturale', ecc. L'impatto con la città inizia un profondo processo di cambio e provoca delle crisi molto gravi a livello di persone, famiglia e società.
Molti giovani vorrebbero prepararsi meglio, ma l'accesso ai centri di studio è proibitivo per la loro situazione economica. Non è facile, per coloro che terminano le superiori, trovare un lavoro o accedere all'Università. Il tempo libero lo impiegano in divertimenti, feste, flirts, sport, specialmente il ciclismo, discoteche, televisione, ecc.
Dal punto di vista accademico Bogotà è una città privilegiata. I centri universitari, dello stato e privati, sono più di venti. A questi vanno aggiunti gli istituti di cultura, aggregati alle ambasciate dei vari paesi accreditati in Colombia. Una vera ricchezza per i contatti e le possibilità di stare al corrente sul cammino del mondo e della storia.
2.4. Situazione religiosa
La quasi totalità della popolazione è cattolica, ma più per tradizione che per scelta e convinzione personale. Si avvicinano alla Chiesa per ' chiedere ' i sacramenti. Non esiste una vera e profonda vita cristiana. La frequenza all'Eucaristia domenicale oscilla sul 10-12%.
Ultimamente si stanno moltiplicando le sette. Creano molta confusione e divisione nella gente, e svolgono un proselitismo violento. Si stanno trasformando in un vero problema pastorale.
L'archidiocesi di Bogotà è retta dal Cardinale Mario Revollo Bravo, coadiuvato da alcuni vescovi ausiliari preposti alle varie vicarie in cui la circoscrizione è divisa. Comprende poco più del territorio della città, essendo state create, nella ' savana ', altre due diocesi suffraganee. La pastorale è piuttosto tradizionale nei contenuti e nelle forme. Le relazioni con la diocesi e il presbiterio locale sono globalmente buone. Non mancano tensioni, causate dal metodo e prassi pastorale svolti nella parrocchia della Consolata e in quelle del sud dove i seminaristi svolgono le loro esperienze pastorali.
3. La nostra sede
La sede attuale del seminario è nuova, inaugurata il 15 agosto 1986 alla presenza del P. Giuseppe Inverardi, Superiore Generale, e del P. Ramón Cazallas S., consigliere generale, in visita canonica in Colombia. Il quartiere di ' El Vergel ' è composto da gente semplice e modesta. Le case manifestano tutti i segni della difficoltà di trovare migliori condizioni di vita. La presenza dei Missionari della Consolata tra la gente di ' El Vergel ' risale ai primi mesi dal loro arrivo in Colombia.
Il seminario sorge sul terreno del collegio parrocchiale ' La Consolata ' e della ex sede regionale, edifìci demoliti per l'occasione. L'architettura, agile, è a forma quadrangolare con un giardino interno, abbellito da una semplice fontana, sormontata da una piccola statua bianca della Consolata. Il tutto ha un certo ' aire ' a chiostro. 
L'edificio è a due piani; al primo trovano posto i locali comuni: cappella, portineria, centralino telefonico, due parlatori, sala da pranzo, cucina, dispensa, lavanderia, camere della persona di servizio, ufficio del formatore, salone multiple e di animazione missionaria. Questi ultimi sono anche a disposizione della comunità parrocchiale e dei gruppi che frequentano il seminario. Al secondo piano si trovano le 27 stanze con bagno, la sala della comunità e televisione, la biblioteca. Dispone di un campetto di pallavolo-pallacanestro. Due scale esterne comunicano i due piani.
L'insieme produce un effetto di austera bellezza anche se è inevitabile il senso della mancanza di spazio, stretto com'è, da ogni parte, dalla Chiesa parrocchiale e casa canonica, dal collegio delle Missionarie della Consolata e da due vie cittadine. La facciata, ad angolo sulle vie, appare un po' solenne per le decorazioni architettoniche sovrapposte. Il seminario non soffre problemi di isolamento ed è servito da un'efficace rete di ' bus ' urbani.
4. Progetto formativo
Il processo formativo del seminario teologico di Bogotà vuol essere creativo e, allo stesso tempo, fedele al cammino della Chiesa Latinoamericana, che in Medellin e Puebia si è identificata con delle scelte pastorali chiare e specifiche;
al cammino proposto a tutto l'Istituto dalle Costituzioni, Programmazione Capitolare e Ratto Formationis; alla missione e sue sfide come si presentano oggi; alla situazione in cui vive e lavora il popolo, le comunità parrocchiali.
4.1. Lingua locale
Generalmente si crede che il castigliano sia una lingua facile da imparare e da parlare. Per cui non si concede molta importanza alla sua conoscenza seria e profonda. Ciò è chiaramente un errore. Lo ' spagnolo ' è una lingua complessa e più difficile di quello che sembra a prima vista.
Per cui è bene arrivare a Bogotà conoscendo almeno gli elementi essenziali per difendersi i primi mesi e per la scuola all'Università. Il seminario si incarica di organizzare un corso intensivo interno con professori che vi collaborano.
Chi chiede di essere destinato a Bogotà deve sapere che si assume l'obbligo di studiare con serietà la lingua castigliana ancor prima di arrivarvi. Non è serio andare a scuola e lanciarsi all'esperienza pastorale senza poter comunicare nella lingua locale.
4.2. Linee formative
La comunità formativa di Bogotà non dimentica che la teologia è l'ultima tappa della formazione di base. Seminaristi e formatori sono coscienti di formare una comunità apostolica, religiosa e missionaria; impegnata nell'inculturazione, nell'attenzione alla realtà socio-culturale e religiosa della nazione, e nel processo formativo in spirito di famiglia e fedeli alle caratteristiche mariana ed eucaristica dell'IMC.
Ciò esige un continuo sforzo di crescita e sintesi, serena ed equilibrata, di tutti gli aspetti della formazione.
In sintonia con la Ratio Formationis, in comunione con l'Ufficio Regionale di Formazione Studi, accompagnati dai formatori, dai compagni di semestre o di équipe pastorale, si vuoi formare un missionario:
- cosciente dei suoi valori, dell'equilibrio psico-fisico che deve raggiungere nelle cosiddette "virtù umane", nella creatività e responsabilità, nella capacità di intimità e donazione agli altri; nell'autonomia affettiva e di giudizio critico;
- capace di stabilità e consistenza nella sua personalità per assumere e vivere la sua consacrazione nel ministero sacerdotale, superando tutte le fragilità e chiusure possibili;
- capace di vivere il suo progetto personale di vita e quello comunitario gestendo, con autonomia e in base al discernimento comunitario, i suoi impegni di vita e il tempo libero;
- evangelicamente impegnato, e con passione, nella costruzione del Regno; identificato e fedele nella sequela di Gesù; radicale nella dedizione ai poveri e ultimi; testimone credibile del Vangelo per mezzo della sua vita religiosa;
- allegro, maturo nella sua fede, uomo capace di speranza e di relazioni interpersonali profonde, capace di relativiz-zare tutti i suoi progetti personali, idee e persone per l'integrazione comunitaria;
- dotato di una buona sintesi teologica contestualizzata, a dimensione missionaria, fatta di esperienze pastorali, riflessione e studio, celebrazioni liturgiche e di vita;
- identificato con la figura e il messaggio del Ven. Padre Fondatore, con il progetto di vita e pastorale ' ad gentes ' dell'Istituto, pronto a vivere e lavorare in équipe e a utilizzare tutti i mezzi utili al suo impegno missionario;
- preparato per andare, come animatore, formatore ed evangelizzatore, in qualsiasi parte del mondo dove l'Istituto
10 mandi, e per impegnarsi nelle situazioni più sfidanti perché in possesso di una profonda spiritualità missionaria;
- sensibile verso i problemi sociali e culturali locali per fare sue le scelte della Chiesa Latinoamericana e per crescere nella coscienza della necessità dell'incarnazione e dell'arricchimento che gli deriva dall'internazionalità.
Per disegnare questa ' fisionomia ' il seminario dispone di alcuni mezzi pedagogici:
- svolgere con responsabilità le incombenze di ogni giorno: pulizie e manutenzione della casa; fare la spesa settimanale; tenere aggiornata l'amministrazione e la contabilità della comunità; attendere al telefono e alla portineria; ricevere gli ospiti e coloro che chiamano alla porta. Il lavoro manuale è piuttosto difficile per non dire impossibile. Le esigenze dello studio, della pastorale e della vita comunitaria ci obbligano a limitarci alla normale manutenzione della casa. I seminaristi svolgono le funzioni di ' sacrestani ' della limitrofe parrocchia della Consolata;
- approfondire il dialogo personale con il formatore,
11 discernimento comunitario e la fedeltà alle decisioni prese, la correzione fraterna e le relazioni interpersonali, la capacità
di vivere e lavorare in équipe, il clima di famiglia, la corresponsabilità, il servizio, la capacità di ascolto e accoglienza delle sfide che provengono dalla realtà circondante;
- darsi un progetto personale di vita; confrontarsi continuamente e con sincerità con quello comunitario; mantenere puntualità e partecipazione attiva negli incontri settimanali comunitari e in quelli di semestre o di équipe pastorale;
realizzare la comunione dei beni e la cassa comune; celebrare le feste dell'Istituto, della circoscrizione e dei mèmbri del seminario (compleanno, ecc.); stimolare le destrezze e ' hobbies ' di ognuno; approfondire l'inserimento nella vita e attività della comunità regionale;
- essere fedeli agli incontri giornalieri di preghiera:
Lodi, il mattino, Vespro ed Eucaristia, la sera; crescere nella capacità di silenzio, riflessione e preghiera personale; educarsi al valore della liturgia, della vita sacramentale e dei ministeri della Chiesa; sviluppare una preghiera attenta alla situazione della gente, alle necessità delle comunità che si servono nella pastorale e agli avvenimenti dell'Istituto; condividere le proprie esperienze religiose e missionarie; celebrare, con profondità, i ritiri mensili e gli esercizi spirituali; far memoria, ogni giorno, di Maria, la prima discepola di Gesù, dei martiri della Chiesa Latinoamericana e dei missionari IMC defunti; dare contenuto all'adorazione eucaristica mensile che si fa in parrocchia; trattare negli incontri comunitari il tema della preghiera liturgica e personale; lasciarsi illuminare dalla Parola di Dio per assumerne i valori e riprodurre in sé stessi la persona di Cristo.
Gli incontri di preghiera sono comunitari i martedì, venerdì e sabato; per semestre, i mercoledì; per équipes pastorali, i lunedì e le domeniche. Il sabato mattina l'incontro di preghiera si trasforma in una profonda e sincera condivisione sulla Parola di Dio della domenica. Per la celebrazione della Eucaristia i teologi e i fratelli si recano al tempio parrocchiale; ogni quindici giorni si celebra in comunità.
Ogni mese una commissione di coordinamento anima la vita comunitaria e le varie attività che vi si svolgono.
Le relazioni con il mondo esterno sono molto buone. Il seminario è una casa dalle porte aperte e la comunità gode la stima della gente del quartiere: è diventato un centro di riferimento per tutti. In questo si è facilitati dalla parrocchia che promuove la partecipazione degli agenti di pastorale laici.
La dimensione missionaria è molto forte, anche se gli studi e la facoltà di teologia non la stimolano. Si alimenta per mezzo delle visite dei missionari, specialmente di quelli che vivono in situazioni difficili e significative, delle esperienze pastorali in città e della missione nei tempi forti dell'anno (Natale e Settimana Santa) o durante le vacanze di metà anno. E' costante la riflessione su questa realtà missionaria della nostra identità e carisma. Effetto di questo cammino formativo è la forte identificazione dei seminaristi e fratelli con la sfida pastorale che emerge dalla situazione degli indigeni, degli afroamericani e degli altri gruppi umani emarginati e in difficoltà.
Si vive l'internazionalità con molta serietà: come una opportunità di vivere e lavorare insieme, come fratelli di razze e culture diverse, come segno della fraternità evangelica che si vuoi annunciare al mondo. Molte congregazioni la invidiano: è un segno profetico e come tale non è per nulla facile. L'inculturazione e l'identificazione con le scelte pastorali della Chiesa locale tendono a sacrificare l'internazionalità. Non è facile capire che inculturazione e internazionalità chiedono a tutti i mèmbri della comunità gli stessi atteggiamenti di rela-tivizzazione dei valori propri e accoglienza di quelli degli altri.
In generale non esistono tensioni gravi o difficoltà particolari; solo le normali frizioni feriali, proprie di ogni convivenza comunitaria.
5. Formazione intellettuale
La Pontificia Università Javeriana è l'attuale sede accademica a cui si rivolge il seminario teologico di Bogotà. Non è l'unico centro di studi teologici; ma il migliore attualmente in Colombia. E' approvata dalla Santa Sede e dallo Stato.
Retta dai Gesuiti, si preoccupa di dare ai suoi studenti laici ed ecclesiastici, una comprensione profonda e una chiave di lettura ermeneutica della Rivelazione e dell'Uomo per maturare in loro un'esperienza di fede che li renda degli evangelizzatori efficaci.
Altre alla facoltà di teologia, la Javeriana ha tante altre facoltà, civili ed ecclesiastiche. E' una realtà molto grande e complessa, a livello cittadino e nazionale.
La facoltà offre tre gradi accademici che hanno valore ecclesiastico e civile: baccalaureato (diploma civile) con sette semestri di studi e un esame finale di sintesi; licenza (magister) con altri tre semestri e una monografia di grado; dottorato con altri quattro semestri e la tesi dottorale.
Tutti gli studenti IMC raggiungono il primo grado. Per la licenza, normalmente, si rivolgono a università in altri paesi. Anche questa prassi entra nel progetto formativo all'internazionalità.
Il livello accademico è abbastanza alto ed esigente. La facoltà è sensibile alle problematiche teologiche e pastorali che si agitano in America Latina, anche se ciò le crea alcuni problemi nelle relazioni con altre forze di Chiesa.
Gli studenti sono, oltre ai laici, sacerdoti e seminaristi diocesani, mèmbri di diverse congregazioni religiose e missionarie, maschili e femminili, presenti in Colombia. I teologi dell'Istituto non hanno avuto difficoltà di inserimento. E' per la Javeriana motivo di prestigio avere, tra i suoi studenti, africani, europei e latinoamericani di altre nazionalità.
Pur essendo un centro accademico valido, purtroppo è carente nella dimensione missionaria. Accetta tutti gli apporti che gli studenti possono dare; offre alcune possibilità nelle materie opzionali e nei seminari. Le cose, però, stanno cambiando; aumenta la disponibilità della facoltà e la possibilità di un'efficace collaborazione dell'IMC. A questa lacuna, difficilmente sanabile, si cerca di dare risposta come si è detto nella presentazione delle linee formative.
L'anno accademico è diviso in due semestri: dalla fine gennaio alla fine giugno e dall'inizio agosto all'inizio dicembre. Le lezioni si protraggono per 23-25 ore settimanali, mattino e pomeriggio, da lunedì a venerdì.
II curricolo di base si divide in due parti distinte. La prima si denomina ' anno propedeutico ' e dura due semestri. Le materie sono uguali per tutti e obbligatorie: in genere si tratta di introduzioni alla Bibbia, alla Teologia, alla Liturgia, alla Pastorale e allo studio della realtà. Dal terzo semestre ogni studente, aiutato da un professore che diventa il ' tutore ', deve elaborare il proprio piano di studi secondo criteri fissati dalla facoltà (numero di crediti, materie obbligatorie, opzionali, seminari, pre-requisiti...). E' estremamente importante quest'elaborazione perché molti ' trattati ' importanti sono tra le materie opzionali e per la lacuna in missiologia.
La metodologia usata dai professori è quella tradizionale:
lezioni ' magistrali ' e seminari. Si da ampio spazio all'investigazione personale e si stimola alla sintesi personale.
Le esigenze giuridiche e accademiche sono le seguenti:
- titolo di studio che permette l'accesso all'Università. Se gli ' stranieri ' vogliono ottenere il ' titolo statale ' (ufficiale) devono prima validare il titolo di studio della scuola superiore, ottenuto nella nazione di origine (liceo, BUP-COU, ecc.);
- per i colombiani, certificato dell'esame del ICFES (entità statale) con 280 punti su 400 (non è poco!);
- curricolo completo degli studi di filosofia;
- superare l'esame di personalità e l'intervista psicologica che hanno luogo verso la metà di gennaio (la ' promozione ' non è scontata!);
- conoscenza dello spagnolo, francese e latino; la facoltà organizza corsi intensivi per coloro che ne sono digiuni, con relativi esami;
- iscrizione previa, da farsi verso la fine di ottobre del corso precedente. La distribuzione dei noviziati IMC crea tutti gli anni dei problemi, superati dalla disponibilità e buona volontà della facoltà.
La facoltà di teologia si trova al nord della città, a un'ora circa dal seminario e si raggiunge con mezzi pubblici di trasporto.
I Fratelli, invece, seguono studi di Catechesi presso la ' Fondazione della Mercede ', un'istituzione privata riconosciuta dal Governo e dalla Curia Arcivescovile della città.
In tutta questa organizzazione si nota chiaramente il peso delle esigenze poste dallo Stato per dare valore civile ai titoli della Javeriana.
E' bene che chi è destinato a Bogotà porti con sé tutta la documentazione accademica di cui dispone (certificati e titoli di liceo o scuola superiore, filosofia, teologia o altri studi) con le firme delle autorità debitamente vidimate presso gli uffici competenti: notai, nunziature, ambasciate, ministeri, congregazioni romane, ecc. Avrà meno problemi a Bogotà: non dovrà rispedire i documenti alla nazione di origine.
6. Formazione pastorale
Da alcuni anni a questa parte le esperienze pastorali sono diventate un elemento fondamentale nel processo formativo del seminario teologico di Bogotà. Dall'epoca del cambio di sede i formatori sono anche i responsabili della parrocchia della Consolata: parroci e viceparroci.
L'obiettivo della pastorale consiste nella formazione di veri animatori, evangelizzatori e formatori di comunità cristiane, identificati con il progetto dell'Istituto e le scelte pastorali della Chiesa Latinoamericana, radicati nella realtà e situazione locale, in modo che questo servizio diventi una scuola in cui condividere i valori del Regno e la preoccupazione per la missione.
Il metodo che si vuoi seguire è quello in cui si ritrovano il seminario, la comunità regionale e la facoltà teologica:
formazione di comunità cristiane mature e disponibili all'apertura missionaria (comunità di base); formazione di animatori locali e promozione dei laici (catechisti, ministeri...); opzione preferenziale per gruppi e luoghi emarginati e poveri; promozione umana e delle vocazioni locali; fedeltà al metodo della teologia della liberazione: vedere, giudicare, attuare, orare e celebrare nella vita e nella liturgia. Tutto questo è svolto in dialogo con i responsabili locali della pastorale; mai contro.
Come regola generale i seminaristi si dividono in équipes intersemestrali e internazionali per un migliore intercambio di valori culturali e di apertura e dialogo interpersonale. Queste équipes rispondono a tre fronti pastorali: la parrocchia di La Consolata a ridosso del seminario; alcune parrocchie del sud di Bogotà dove è cronica la carenza di agenti di pastorale; le attività di animazione missionaria e vocazionale.
Le attività sono quelle tradizionali: visite alle famiglie, assemblee familiari, formazione di animatori locali, catechesi, pastorale giovanile, liturgia, assistenza sociale.
Il seminario collabora nel seguimento di vari gruppi missionari, d'accordo con gli animatori di Bogotà: ' semilla para la misión', 'volami' (laicato missionario), 'juventud en marcha ', e nella diffusione della rivista della comunità ' Dimensión Misionera '.
I seminaristi riservano alla pastorale il fine-settimana:
sabato e domenica. Vi dedicano maggior spazio nei tempi forti del Natale, della Settimana Santa e durante le vacanze di metà anno. In queste occasioni i seminaristi si recano con piacere nelle parrocchie dell'Istituto e cresce il numero dei mis-sionari che sollecitano la loro presenza.
La preparazione remota viene impartita dai corsi teorici seguiti in filosofia e, più prossimamente, presso la facoltà di teologia. Gli incontri periodici per programmare e verificare le attività; per armonizzare i progetti pastorali dell'IMC, della Chiesa locale e della comunità regionale; per dotare ogni équipe di un proprio progetto pastorale che sia in armonia con quello comunitario; per dare una dimensione missionaria alla pastorale; per garantire stabilità e continuità si sono rivelati degli ottimi momenti formativi. Si canalizzano, così, la creatività e l'esuberante entusiasmo; si offre un ' momento ' per fare sintesi ed evitare le solite improvvisazioni, sempre in agguato; si stimolano abilità tecnico-pastorali. Altro elemento, non meno importante, sono la presenza e il seguimento dei formatori e dei professori.
Con il Diaconato si riceve la destinazione. Normalmente si è destinati secondo le necessità dell'Istituto. La Regione Colombia offre la possibilità di una specializzazione in pastorale tra Indigeni, Afroamericani e Coloni. Ha creato, per questo scopo, tre équipes in centri distinti che sono in grado di capacitare i neo-ordinati o coloro che arrivano in Colombia per la prima volta. Questo periodo formativo si denomina ' Tempo di introduzione alla missione '.
Le difficoltà maggiori si sono incontrate soprattutto con la Chiesa locale per la differenza di progetti pastorali, di formazione e visione della chiesa. Queste situazioni hanno reso più urgente e reale il dialogo, la capacità di accoglienza e di lasciarsi questionare dalle scelte degli altri. E' migliorata molto l'intesa mutua.
7. Tempo libero e hobbies
Assorbiti da studio, pastorale ed esigenze della vita comunitaria i seminaristi non dispongono di molto tempo libero. Non c'è nulla di organizzato e sistematico. Il seminario dispone di un modesto campo di pallacanestro che serve per il ' micro-football ' e la pallavolo. Sono poche, però, le occasioni per giocarvi o soli o con l'aiuto di qualche giovane della parrocchia. E' più facile coltivare gli ' hobbies ' personali secondo interessi, capacità e tempo disponibile: fotografia, musica, ecc.
Comunque, qualcosa si fa: partecipazione alle attività sportive organizzate dalla facoltà; incontro sportivo in casa ogni settimana; una passeggiata comunitaria all'anno; qualche momento di ozio ' per semestre, ogni tanto; qualche ' hora de la alegria ' a carattere internazionale; la celebrazione mensile dei compleanni, ecc. E' francamente poco; è quello che si fa.
Le vacanze sono dedicate totalmente alle esperienze pastorali e a brevi visite in famiglia.
8. Ingresso al paese
Per entrare in Colombia è necessario il visto d'ingresso. Si potrebbe anche farlo come turisti; ma, dopo, diventa più difficile ottenere il permesso di residenza.
Appena ricevuta la destinazione è bene mettersi in contatto con il responsabile di gestire queste pratiche a Bogotà dove generalmente si svolge l'iter burocratico, I documenti, sempre richiesti, sono: fotocopia del passaporto, certificato di buona condotta, della polizia o entità analoghe del comune, certificato medico. Tutti questi documenti vanno vidimati presso il consolato colombiano della nazione di origine di chi viaggia. A questi documenti vanno aggiunte 4-5 fotografie formato tessera, firmate sul retro.
Si faccia attenzione al documento di buona condotta; deve essere chiaro di quanti mesi è la durata. Se non lo dice, il governo colombiano deduce che è di un mese; ciò crea problemi a Bogotà.
Se tutti i documenti sono in ordine e si mandano per tempo, in poco più di un mese si può avere il permesso di ingresso. Si tenga presente che i documenti, se non sono in spagnolo, vanno tradotti presso un ufficio speciale del Ministero degli Esteri a Bogotà.
9. Conclusione
La situazione del continente latinoamericano è nota a tutti. Così pure, è impossibile ignorare il cammino fatto e le scelte, teologiche e pastorali, operate dalla Chiesa latinoamericana dal Concilio Vaticano II in poi, a livello di Celam e di comunità locali.
I religiosi non si sono tirati indietro. Hanno scoperto il senso profetico della loro testimonianza e inserzione nel popolo.
Il processo formativo del seminario teologico di Bogotà non si comprende se non si tiene presente questo ' entroterra ' storico-culturale ed ecclesiale. Inculturazione, inserzione, scelta dei poveri, delle minoranze etniche, dei gruppi umani emarginati: sono tessere del mosaico formativo. I problemi maggiori emergono dalla reale difficoltà di fare una sintesi, serena ed equilibrata, di tutti questi elementi del mosaico. Non sempre la priorità o la scala di valore degli elementi della formazione (il ' processo educativo ' di cui parla la Patio Formationis) riesce a equilibrare il cammino. O saltano le priorità o un elemento del processo educativo sacrifica gli altri, con gli inevitabili rallentamenti e tensioni interne alla vita comunitaria. Si questiona, pure, il ruolo del formatore come parroco a tempo pieno per le interferenze che non si possono evitare.
Chi opta per il seminario teologico di Bogotà deve sapere che si inserisce in una comunità che ha vissuto una storia concreta, si è data una fisionomia caratteristica, vive delle scelte specifiche e partecipa con profonda sensibilità al cammino del popolo e della Chiesa locale.
10. Indirizzo
MISIONEROS DE LA CONSOLATA
Calle 1 C no. 24 A - 15 BOGOTÀ D.E. 1 Colombia
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