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| A Dhaka nuova tappa del dialogo interreligioso |
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| Scritto da Roberto Sgaramella - L'Osservatore Romano | |
Si è tenuto a Dhaka, capitale del Bangladesh, l'annunciato convegno tra trentacinque rappresentanti cristiani e altrettanti musulmani per discutere sul messaggio inviato nel 2007 a Benedetto XVI, e ad altri leader cristiani, da 138 saggi musulmani e della risposta data a loro dalla Chiesa di Roma. Il convegno è stato moderato dal professore Kazi Nurul Islam, fondatore del Dipartimento della religioni mondiali all'Università di Dhaka, e da padre James Cruze, segretario della commissione episcopale per il dialogo interreligioso. Nel suo indirizzo di benvenuto ai partecipanti, il professor Kazi ha risposto a quattro domande che i rappresentanti delle due religioni avevano precedentemente formulato in due incontri propedeutici separati: quello del 7 marzo per i musulmani e il giorno successivo per i cristiani. La prima domanda riguardava il perché del dialogo tra le fedi. A questo interrogativo il professor Kazi ha risposto che non esiste una possibile alternativa al dialogo. La pace è sostenibile se raggiunta attraverso il dialogo. Il secondo quesito invece verteva sul perché del dialogo tra cristiani e musulmani. Il relatore nel rispondere ha sottolineato che oltre la metà della popolazione mondiale è composta da credenti di queste due grandi religioni. Questi credenti appartengono tutti alla grande famiglia di Abramo. Sfortunatamente non si è ancora stabilita una completa fiducia tra di loro. Questa mancanza di fiducia reciproca ha portato nel corso della storia a guerre e a ostilità reciproche. Tutto questo deve essere risolto; l'ostilità che deriva dal retaggio storico va superata per raggiungere il traguardo della vera pace. La terza domanda riguardava il perché fosse stato scelto il Bangladesh come sede di dialogo interreligioso. Il professor Kazi nella risposta ha posto in rilievo che nel Bangladesh musulmani e cristiani hanno sempre convissuto pacificamente. Questa armonia tra i credenti di varie religioni può divenire un esempio per altri Paesi dove invece prevale l'intolleranza. L'ultimo quesito a cui il relatore ha risposto nel suo intervento riguardava la possibilità di cambiare la storia della relazioni tra cristiani e musulmani. Il professore Kazi ha affermato che è possibile subito cambiare l'atteggiamento di ognuno verso gli eventi storici. Il metodo migliore per questo traguardo è quello di approfondire la conoscenza con incontri diretti. All'indirizzo di benvenuto pronunciato dal professore Kazi, è seguita la relazione svolta dalla signora Eva Sadia Saad, presidente del Dipartimento delle religioni mondiali. Nella sua relazione la rappresentante universitaria ha invitato i partecipanti ad approfondire le numerose affinità tra musulmani e cristiani. Eva Sadia Saad ha quindi brevemente ripercorso la storia del dipartimento da lei presieduto; il dipartimento per lo studio delle religioni mondiali è ancora un caso unico nelle università nel mondo islamico. Padre Franco Rapacioli, missionario del Pime, ha svolto una sintesi dello sviluppo del dialogo interreligioso tra musulmani e cristiani nel recente periodo. Il religioso ha ricordato il gruppo di cinquecento studiosi musulmani che nel 2004, coordinati dal principe di Giordania, Ghazi bin Muhammad bin Talal, stilarono un documento sui valori comuni condivisibili da sciiti, sunniti e da altre correnti islamiche. Esaminando invece la lettera dei 138 saggi musulmani inviata a Benedetto XVI nel 2007, padre Rapacioli ha sottolineato la parte denominata "sommario e compendio". In essa gli esperti musulmani affermano che "la base per la pace e la comprensione ormai esiste: amore per un unico Dio e amore per il prossimo. Questi due principi vengono evidenziati in tutti i testi sacri sia musulmani che cristiani. L'unità di Dio, la necessità di amarlo, la necessita di amore per il prossimo formano il terreno comune tra islamismo e cristianesimo". Padre Rapacioli ha quindi ricordato la risposta data al documento dei 138 saggi musulmani da parte della Chiesa di Roma. Nel documento, datato 19 novembre 2007 e firmato dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, si afferma che il terreno comune tra le due grandi religioni "ci permette di fondare il dialogo su un effettivo rispetto per la dignità di ogni persona umana, sulla conoscenza obbiettiva della religione dell'altro, nella condivisione dell'esperienza religiosa e, infine, sull'impegno comune alla promozione del rispetto e dell'accettazione reciproci tra i giovani". Sul dialogo sono seguiti gli interventi alternati di due esperti musulmani e due cristiani: il professore Abdul Mannan, il vescovo Theotenious Gomez, il professore Syed Anwar Hossai, il reverendo Birbal Halder. Dopo le presentazioni, i partecipanti al convegno si sono suddivisi in otto gruppi misti. Le relazioni di questi gruppi sono state successivamente illustrate nel corso della sessione plenaria. Nel documento di sintesi dei lavori del convegno, viene espressa tra l'altro preoccupazione per i tentativi di politicizzazione e di manipolazione delle religioni che si vanno moltiplicando in molti Paesi del mondo. Questo provoca frequenti scontri tra credenti di diverse fedi che possono essere evitati o risolti solo attraverso il dialogo che permetta una conoscenza reciproca. I partecipanti all'incontro interreligioso di Dhaka hanno espresso la volontà di intraprendere azioni concrete coinvolgendo le giovani generazioni. Vi è nel documento una proposta particolarmente interessante rivolta direttamente alle autorità scolastiche del Bangladesh: si chiede a loro di introdurre nei testi destinati alle scuole elementari e medie delle nozioni sulle maggiori religioni mondiali. "Questo passo - si legge nel documento - permetterà ai nostri figli di acquisire una conoscenza di base di tutte le maggiori religioni e non soltanto della propria". Nell'ultimo punto si annuncia la costituzione di un comitato interreligioso i cui componenti verranno scelti dal Dipartimento delle religioni mondiali dell'università di Dhaka e dalla Commissione episcopale per il dialogo interreligioso. Compito del comitato sarà quello di attuare le decisioni prese durante il convegno. |
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