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P. Adriano Severin PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Villa, Redazione Da Casa Madre, P. Lerma   

1915 - 2005

Figlio di Luigi e Severin Adelaide, nasce il 30.05.1915 a Paese (TV); entra nell’Istituto nel 1933, emette la professione religiosa il 02.10.1936 e viene ordinato sacerdote il 23.06.1940. Trascorre gli anni della guerra in Italia lavorando come aiuto economo alla Certosa di Pesio e a Varallo Sesia e poi come assistente a Torino. Nel 1946 parte per il Mozambico e per 40 anni lavora nella regione del Niassa.

La missione non è facile: all’inizio gli viene chiesto di sostituire questo o quel missionario ammalato o partito per le vacanze e p. Adriano lascia l’opera intrapresa in una missione per ricominciare da un’altra parte. Ma poi, col tempo si stabilizza e ritrova la sua serenità. Il 14.12.1953, scrivendo a p. Domenico Fiorina, superiore generale, dice: «Ora, a Maúa siamo solo in due… quindi il lavoro materiale è aumentato. Ma questo non ci spaventa perché, grazie a Dio, si ha buona volontà di lavorare. Non si ha tanta esperienza e praticità, tuttavia qualche cosa si fa lo stesso. Abbiamo già imparato a guidare la camionetta e fatto circa 2 mila km in visita alle scuole-cappelle ed altri viaggi necessari per fare le provviste… È un vero piacere quello che si prova all’arrivo in una scuola e vedere 80 e più ragazzi e ragazze ad accoglierci. Speriamo la duri. L’ambiente, in quasi tutte le scuole, è prettamente musulmano, quindi si lavora nella speranza d’un futuro. La mia salute, grazie a Dio, è buona, ma comincio già ad accorgermi che non è troppa per poter fare alle volte, quello che si dovrebbe fare. Pazienza: un po’ di sacrificio serve per il mio bene e per coloro per cui lavoro».

Lavora e si appassiona alla sua opera, p. Adriano. E con l’animo del seminatore sogna i frutti futuri che da essa scaturiranno. Lo fa, per esempio, portando avanti la costruzione della cappella di Curea, un villaggio della missione di Mitúcue; nel frattempo conta i cristiani e le scuole cappelle della regione intravedendo la possibilità della nascita di una nuova missione: «Rev.mo Padre Sup. le ho voluto dare questi dati di Curea perché qui se ne parla molto di una futuribile “Missione Curea”… Credo di non averle dato questo ragguaglio per fini secondari e troppo umani, ma l’ho fatto unicamente per rendere Vs. Paternità edotta ed essendo nell’ambiente e vedendo la sua necessità ne sentii quasi un dovere» (Lettera a p. Fiorina, 10.12.1954).

Nelle sue lettere al Padre Generale fa trasparire tutto un fermento di attività che riempie la sua vita richiedendogli il massimo di disponibilità e sacrificio, ma senza fargli mancare la gioia intima che nasce dal constatare i buoni risultati che da questo possono nascere: «Dopo il ritiro ricomincerà il lavoro più intenso: i ragazzi e le ragazze degli internati a riempire di nuovo la missione; riprendere e intensificare la visita alle scuole-cappelle; riorganizzare la matricolazione degli allievi… L’anno scorso l’aumento dei ragazzi nelle varie scuole-cappelle nei villaggi è stato di oltre 800; per il prossimo anno scolastico confido che superi e non di poco i mille» (Lettera a p. Fiorina, 5.9.1956).

Il lavoro non lo turba, anzi! La forzata assenza dei confratelli fa sì che «tutto il lavoro di missione e parte dei lavori manuali ricada sul sottoscritto. Tuttavia ringrazio molto il Signore sia per la buona salute che mi ha concesso finora, sia per la buona volontà e l’occasione di poter lavorare. Il lavoro non mi spaventa, anzi mi troverei a disagio se non ne avessi tanto da restar occupato tutto il santo giorno» (Lettera a p. Fiorina, 27.3.1957).

Padre Severin continuerà a lavorare ancora per molti anni, ma più che dalle fatiche apostoliche, la sua forte fibra verrà segnata indelebilmente dalla rivoluzione marxista-leninista del cui livore dovrà subire le peggiori conseguenze. Nel 1986, marcato nel corpo e nello spirito, rientra in Italia per malattia e viene destinato a Vittorio Veneto. Nel 1997 si ritira ad Alpignano dove la mattina del 26 gennaio 2005 viene trovato morto nella sua camera.

Il 27 gennaio si celebra la messa esequiale. Padre Franco Gioda, superiore regionale, nell’omelia presenta le tappe della sua vita africana: Mitúcue, Maúa, Correia e Mepanhira. Evidenzia tre dimensioni del suo impegno missionario: la sua grande povertà: la chiesa e due stanzucce; il suo apostolato: la formazione di piccole comunità cristiane, l’assidua visita ai villaggi con la formazione dei catechisti, la profonda conoscenza delle lingua e della cultura locale; infine, il suo martirio: durante la rivoluzione marxista ha sofferto nella propria carne la persecuzione con controlli, insulti e umiliazioni fisiche di ogni genere. Non solo non è fuggito, ma nei momenti più difficili delle critiche, degli insulti e dei castighi anche fisici, come il dover attraversare il villaggio scalzo e coperto di cenere, ha dato a tutti, specialmente ai missionari più giovani, un grande esempio di fedeltà al vangelo e alla Chiesa.

Dopo tante sofferenze un ictus lo colpisce e con mille peripezie è costretto a ritornare in Italia. Padre Gioda invita a guardare a p. Adriano come al ‘silenzioso di Dio e al contemplativo, che si sentiva unito alla passione di Cristo, con l’Africa nel cuore.

Il 28 gennaio la salma, accompagnata da p. Antonio Merigo, superiore, parte per Paese (TV) dove dopo la messa esequiale viene tumulata.
P. Giuseppe Villa
e Redazione del Da casa Madre


Esempio di vita e maestro di missionari
Ho conosciuto p. Adriano Severin in Mozambico, dal 1971 fino al suo ritorno in Italia, nel 1986, in seguito a una grave malattia che lo ha ridotto al silenzio fino alla morte.

Padre Adriano è stato per me un maestro di missione da cui ho imparato moltissimo. Formava parte della grande schiera dei pionieri del Mozambico. Semplice, taciturno, studioso, vicino alla gente, rispettoso, uomo di preghiera, grande costruttore. Viveva poveramente e totalmente dedicato alla missione. Di poche parole e di molta azione.

Conosceva profondamente la lingua Emakhwa, che parlava correttamente e usava sempre nelle sue relazioni con la gente, nella catechesi e nella liturgia. Nel 1971 aveva tradotto in questa lingua il lezionario liturgico nei suoi tre cicli (A-B-C) e, più tardi, essendo io direttore del Segretariato Diocesano di Pastorale, fece la revisione della 2ª edizione del divozionario diocesano “Mavekelo”, di p. Mario Casanova. Oltre alla lingua conosceva anche la cultura, i suoi valori, le sue espressioni, per cui facilmente entrava in sintonia con la gente, la capiva e lo capivano. Da questa sua vera incarnazione proveniva senz’altro il suo amore e dedizione per la Congregazione dell’Immacolata Concezione, fondata dal nostro confratello p. Oberto Abondio.

Nelle attività pastorali si notava lo zelo apostolico che lo animava, visitando periodicamente i villaggi, organizzando le piccole comunità e seguendo la formazione dei maestri catechisti attraverso incontri mensili di formazione. Quando iniziammo il Centro Catechetico Diocesano nella missione di Etatara, da lui fondata e della quale era parroco, è stato per me di grande aiuto come confratello e come membro dell’équipe formativa. Era il nostro braccio destro per tutti i lavori di organizzazione: dalla costruzione del villaggio dei catechisti all’amministrazione ed economato. Non ci faceva mancare nulla. Collaborava anche nelle lezioni di formazione dei catechisti.

Ebbe un cuore grande per gli ammalati. Ha costruito un piccolo ospedale nella missione che, negli anni ’60, è diventato la prima scuola per infermiere delle Suore dell’Immacolata Concezione. Padre Severin era sempre disponibile per gli ammalati. Di giorno e di notte, a qualunque ora, la suora infermiera poteva contare su di lui per l’assistenza e il trasporto di ammalati.

Il suo amore per il popolo Makua si tradusse anche in forme concrete di promozione umana e di sviluppo. La scuola in primo luogo: a lui si devono la grande scuola nella sede della missione per l’ultimo grado delle elementari e varie scuolette disseminate nei villaggi per i primi gradi scolastici.

Ne curò anche l’animazione vocazionale. Nella missione di Etatara sono nate diverse vocazione per il seminario diocesano e per la vita religiosa frutto dell’entusiasmo e dedicazione di p. Severin. Uno degli attuali Missionari della Consolata mozambicani, p. Manuel Mussirica, è originario di questa missione, così pure diverse suore della congregazione locale dell’Immacolata Concezione.

Padre Severin ci ha insegnato inoltre a non abbandonare il gregge nelle difficoltà. Egli è rimasto in Mozambico in tempo di pace e in tempo di guerra, prima e durante la rivoluzione marxista-leninista. Ha sofferto nella propria carne la persecuzione che tanti uomini e donne di buona volontà hanno dovuto patire per il solo fatto di essere credenti.

Nella missione di Mecanhelas, il suo ultimo campo di lavoro, ha sofferto controlli, insulti e umiliazioni fisiche di ogni genere. Non è fuggito ed è rimasto fedele alle pecore che il Signore gli aveva affidato. Nei momenti più difficili delle critiche, degli insulti, dei castighi anche fisici dei rivoluzionari ha dato a tutti, specialmente ai missionari più giovani, un grande esempio di fedeltà al vangelo e alla Chiesa. Soffriva in silenzio, senza critiche, perdonando i responsabili, pregando ed amando sempre di più il popolo a cui aveva donato la sua vita. Vero martire in vita, adesso ha trovato senz’altro la corona dell’apostolo buono e fedele.

Per questi e tanti altri motivi p. Adriano Severin rimane esempio di vita e maestro di missionari.
P. Francisco Lerma



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Domenica Missionaria

XXII Domenica TO
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“Perdere la vita per trovarla
nella via della croce”

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"Missio Ad Gentes" en el CAM - COMLA
1. Introducción
Pentecostés y el Nacimiento de una Iglesia Misionera
Me han pedido hablar, bajo el tema del Foro "Misión Ad Gentes", sobre la "Comunidad, discípula de Jesús". Quisiera comenzar con el Pentecostés que señala el nacimiento de la iglesia, la comunidad discípula de Jesús. Y hay que notar desde el comienzo che la Iglesia que nació en Pentecostés es una iglesia misionera. Esto queda de manifiesto en la descripción del evento de Pentecostés plasmada en los Hechos de los Apóstoles. Hay tres elementos que sobresalen en la misma: un viento impetuoso, las naciones de la tierra y las lenguas de fuego.
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