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Attorno alla Parola - SS. Trinità PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunità Beato G. Allamano - Alpignano   
ImageLa festa della Ss. Trinità è la festa dello stupore, dello stordimento davanti a un grande mistero, luminoso ed accecante.

Il segno della croce, primo segno trasmessoci dalla mamma, è la professione di fede più bella, più universale, più completa. “Nel nome” e non “nei nomi”, quasi a mettere subito a fuoco l’unicità: Dio è uno solo, unica è la sostanza, la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito santo; “e”, una piccola congiunzione ma essenziale per indicare che le tre Persone sono eguali sì, ma distinte.

Verità avvolta nel mistero, incomprensibile, ma non perciò astrusa, assurda e irreale. Dice l’Enciclopedia: si tratta di un grande mistero, il mistero dei misteri; verità cioè, che supera la capacità dell’intelligenza umana, creata, limitata.


Solo perché Gesù stesso ce lo ha rivelato, è possibile conoscerne l’esistenza ed intuirne la natura.

Nel museo del Prado di Madrid vi sono due quadri: uno del Guercino e uno di Rubens. Si riferiscono all’aneddoto di Sant’Agostino, chiamato la visione trinitaria di Civitavecchia. Vi è dipinto il santo nell’atto di scrivere il suo trattato sulla Ss. Trinità (quindici anni!). La mano alzata stringe una penna d’oca e sulle ginocchia tiene un libro aperto. Sulla spiaggia un bimbo, tutto nudo, con una bacinella tra le mani attinge acqua del mare e la travasa in un pozzetto scavato nella sabbia. L’atteggiamento di Agostino tradisce perplessità e stupore: come ti è possibile riempire un pozzo scavato nella sabbia? E tu, Agostino, risponde l’angioletto della leggenda, come puoi pretendere di capire nella tua testa il mistero della Trinità?

Anche Dante al termine del suo poema, il Paradiso, davanti alla visione della Trinità scrive: Matto è chi spera che nostra ragione possa trascorrere l’infinita via che tiene una sustanza in tre persone. Eppure è proprio Dante che ci ha dato la più bella figura poetica della Trinità:

“Nella profonda e chiara sussistenza
dell’alto lume parsemi tre giri
di tre colori e d’una continenza
e l’un e l’altro come iri e iri
parea riflesso e il terzo parea fuoco
che quinci e quindi igualmente spiri”.

Tre gli episodi che ci confermano l’esistenza della Trinità e che segnano tappe importanti della vita di Gesù: l’annunciazione, il battesimo e l’ascensione.

A Nazaret, l’annunciazione a Maria: Gesù inizia la sua vita terrena. Narra Luca: L’angelo disse a Maria: non temere, lo Spirito santo scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo ti avvolgerà; il bambino che da te nascerà sarà il Figlio di Dio.

Al Giordano, il battesimo di Gesù: Cristo inizia la sua missione. Scrivono i tre evangelisti, Matteo, Luca e Marco: lo Spirito santo discesa sopra Gesù in modo visibile, come colomba, e una voce venne dal cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto”.

Sul monte Tabor, l’ascensione al cielo: si conclude la vita terrena di Gesù Cristo. Scrive Matteo: Andate, predicate, battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. inizia la missione della Chiesa.

Quasi come il testamento di un padre morente, Gesù sigilla la sua vita e detta le sue ultime volontà: trasmette ai suoi figli l’eredità del suo nome e del suo impegno trinitario. È il mandato trinitario.

Fedele a questo mandato di Gesù, la Chiesa opera continuamente nel nome della Ss. Trinità: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo siamo battezzati, cresimati e assolti dai nostri peccati, e nel nome della Trinità partiamo da questo mondo.

Ma la Messa è certamente lo spazio per eccellenza dell’attività della Trinità. La Messa inizia e termina con il segno della croce; il Gloria e il Credo ci richiamano l’opera delle tre Persone della Trinità. Tutte le operazioni portano ala fine il sigillo della Trinità. Solenne è la lode finale della preghiera eucaristica: per Cristo a Te, Dio Padre, nell’unità dello Spirito santo. Amen.

La vita dei santi ci può essere di guida e stimolo ad una devozione intensa verso questo grande mistero.

San Beda, discepolo di Agostino, detto il Padre della Messa, uno degli uomini più eruditi dell’alto medioevo, ormai morente, disse al monaco che lo assisteva: Fratello, prendi nelle tue mani la mia testa e girami il capo verso la cappella. E così rivolto e coricato per terra, esclamò: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo. E spirò.

Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, salendo e scendendo le scale, sempre salutava la Trinità con il gloria. E parimenti, in epoca più recente, Piergiorgio Trassati amava ripetere ad ogni momento il Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo. Anche le Costituzioni delle antiche repubbliche italiane iniziavano nel nome della Trinità.

Si narra che un giorno un sacerdote era dubbioso sulla presenza della Trinità nell’eucaristia. Ed ecco che mentre celebrava la Messa dall’alto della volta si staccano tre gocce che cadono nella patena e si trasformano in uno splendido diamante. È un simbolo di ciò che avviene in ogni eucaristia: in Gesù eucaristico si rendono realmente presenti il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, un solo Dio in tre Persone.

A Fatima, l’angelo che prepara i tre pastorelli alla visione e della Madonna li invita a pregare la Ss. Trinità: Dio Padre, Dio Figlio, dio Spirito santo. a Lourdes, la giovane Bernardette Soubirous vede la Madonna che la invita a recitare il rosario iniziando con il segno della croce e il Gloria. E dice Bernardette: Il segno della croce e l’inchino al gloria fatto dalla Bianca Signora durante il rosario, mi rimarrà sempre impresso nella memoria; vi era in quel segno di croce e in quell’inchino una grazia e un fervore ineffabile.

Ed è un invito che la nostra buona Mamma celeste rivolge anche a noi, ricordando il primo insegnamento della nostra mamma terrena. Nel nome del Padre che mi ha creato, del Figlio che mi ha redento e dello Spirito santo che mi ha santificato. Amen.
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Missione Oggi

Storia e modelli della presenza missionaria della Chiesa
Premessa

Il secolo scorso ha conosciuto un notevole impulso della coscienza missionaria della chiesa1 . Merito delle scuole missiologiche, soprattutto di Münster e di Lovanio, ma anche delle grandi encicliche missionarie: Maximum illud (1919), di Benedetto XV; Rerum Ecclesiæ (1926), di Pio XI; Evangelii praecones (1951) e Fidei donum (1957), di Pio XII; Princeps pastorum (1959), di Giovanni XXIII. Ne sono rimasti contagiati anche gli storici della Chiesa, che hanno rivalutato la storiografia missionaria, da edificante agiografia romantica di stampo eurocentrico a storia dell’evangelizzazione, dando più risalto ai popoli evangelizzati, con la loro identità culturale e religiosa.
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