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SEZIONE 3.1 Stampa E-mail
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INSEGNAMENTO SOCIALE
DELLA CHIESA E ANALISI SOCIALE

3.1 INSEGNAMENTO SOCIALE DELLA CHIESA

3.1.1 INTRODUZIONE E RIASSUNTO STORICO

La pubblicazione della Rerum Novarum nel 1891 segnò l'inizio dello sviluppo di un corpo riconoscibile d'insegnamento sociale nella Chiesa Cattolica. Essa trattava di persone, sistemi e strutture, le tre coordinate della moderna promozione della giustizia e della pace, ora riconosciute come integrali alla missione della Chiesa. Negli anni che seguirono ci furono numerose ncicliche e messaggi su questioni sociali; si svilupparono varie forme d'azione Cattolica in diverse parti del mondo; l'etica sociale fu insegnata in scuole e seminari. Ma dovemmo aspettare fino al Vaticano II e alla Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo Moderno per trovare la dichiarazione che portò un cambiamento nell'atteggiamento complessivo della Chiesa riguardo alla propria presenza nel mondo, e la richiesta dell'istituzione del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, per aiutare la Chiesa a rispondere alle sfide del mondo (50).

La Costituzione Dogmatica sulla Chiesa indica al tempo stesso che i laici sosteNGOno un ruolo fondamentale nell'adempimento universale del compito di aiutare il mondo a raggiungere il proprio destino in giustizia, in amore e in pace (LG#36). Nel documento sulla missione dei laici, furono incaricati i pastori di esporre chiaramente i principi riguardanti lo scopo della creazione e l'uso dei beni del mondo, e di fornire sostegno morale e spirituale per il rinnovamento dell'ordine temporale in Cristo (AA#7). L'istituzione del Pontificio Consiglio , dopo la pubblicazione nel 1986 dell'enciclica Populorum Progressio, portò col tempo all'istituzione di molte commissioni locali e allo sviluppo, all'interno degli ordini religiosi, di una nuova conspevolezza della loro missione.

Il Sinodo dei Vescovi del 1971 è un'altra pietra miliare nella comprensione della Chiesa della propria missione. In questo sinodo, sotto il titolo Giustizia nel Mondo, i vescovi pronunciarono le parole, ora spesso citate, Il lavoro di Giustizia è parte integrante della missione d'Evangelizzazione della Chiesa (#5). Papa Giovanni Paolo II continua la riflessione su quest'impegno con diverse encicliche e numerose dichiarazioni durante tutte le sue visite pastorali.

Nella Centesimus Annus, Papa Giovanni Paolo II riassume quello che è avvenuto precedentemente: "Durante gli ultimi cent'anni, la Chiesa ha ripetutamente espresso il proprio pensiero, mentre seguiva da vicino il continuo sviluppo della questione sociale. Essa non ha certamente fatto questo per recuperare privilegi del passato o per imporre il proprio punto di vista. Il suo unico scopo è stata la sollecitudine e la responsabilità per il genere umano, affidatole da Cristo...l'unica creatura sulla terra che Dio ha voluto per amor suo...Qui non stiamo trattando di qualche cosa d'astratto ma d'uomini e donne storici concreti e reali. Stiamo trattando di ciascuna persona, poiché ciascuno è compreso nel mistero della Redenzione, e per mezzo di questo mistero Cristo si è unito con ciascuno per sempre. Ne consegue che...quest'umanità è la via primaria che la Chiesa deve percorrere nel compiere la propria missione...la via tracciata da Cristo stesso, la via che conduce invariabilmente attraverso il mistero dell'Incarnazione e della redenzione.

"Oggi l'insegnamento sociale della Chiesa si concentra specialmente sugli uomini e sulle donne in quanto essi sono coinvolti in una complessa rete di relazioni all'interno delle società moderne. Le scienze umane e la filosofia sono utili per interpretare la posizione centrale della persona umana nella società, e per fornire una migliore comprensione di che cosa significa essere un essere sociale. Tuttavia, la vera identità di una persona si rivela pienamente solo per mezzo della fede, ed è precisamente dalla fede che incomincia l'insegnamento sociale della Chiesa. Mentre si avvale di tutti i contributi arrecati dalle scienze e dalla filosofia, il suo insegnamento sociale mira ad aiutare l'umanità sulla via della salvezza" (Centesimus Annus, # 53-54).

I principi al centro dell'insegnamento della Chiesa sono:

· La vita, la dignità e i diritti della persona umana. La misura d'ogni politica è com'essa protegge la vita umana, accresce la dignità umana e rispetta i diritti umani. Questo principio è il fondamento dell'insegnamento della Chiesa sulla guerra, la pace e la vita sociale.

· L'opzione preferenziale per i poveri. Nell'insegnamento sociale Cattolico, i poveri e i deboli hanno un diritto primario sulle nostre coscienze e politiche. Benché il linguaggio sia nuovo - provenendo dall'America Latina - è stato accettato dalla Chiesa intera come l'espressione contemporanea di Matteo 25: saremo giudicati secondo la nostra risposta ai "più piccoli di questi".

· La solidarietà. Questo è un principio determinante per dar forma ad un mondo nuovo. E' un'espressione morale d'interdipendenza, un modo di ricordarci che siamo un'unica famiglia, qualunque siano le nostre differenze di razza, nazionalità e potere economico. Le persone dei paesi lontani non sono nemici né intrusi, i poveri non sono pesi, essi sono le sorelle e i fratelli, dotati di vita e dignità, che noi siamo chiamati a proteggere.

Una delle più grandi sfide che ci troviamo davanti nel mondo del dopoguerra Fredda è di incoraggiare e rafforzare la pace. Fare la pace richiede il costruire le strutture della pace, non semplicemente proclamare idee di pace. La vera pace porta con sé la possibilità dello sviluppo, e lo sviluppo, a sua volta, rafforza la pace.

Mentre la Chiesa continua a sviluppare il suo insegnamento, gli eventi nel mondo continuano ad esigere una riflessione più profonda; una spiritualità che dia maggiore forza e perseveranza di fronte all'opposizione. Abbiamo bisogno di una spiritualità che convinca il cuore delle persone che è l'amore gratuito di Dio che alla fine sarà la soluzione di tutti i mali del mondo. Nel frattempo, come Cristiani, dobbiamo fare la nostra parte nell'aumentare la consapevolezza del piano di Dio, nel giudicare tutto ciò che accade nel mondo sulla base di quel piano, e nell'impegnarci nel lavoro di giustizia finché Egli verrà.

3.1.1.1 ELENCO DELLE ENCICLICHE SOCIALI CHE METTONO IN RILIEVO I TEMI GPIC

1891: LEONE XIII: RERUM NOVARUM (SULLA CONDIZIONE DEI LAVORATORI

o stabilisce i diritti e le responsabilità del capitale e dei lavoratori;

o descrive il ruolo giusto del governo;

o tutela i diritti dei lavoratori di organizzarsi in associazioni per chiedere giusti salari e condizioni di lavoro.

1931: PIO XI: QUADRAGESIMO ANNO (SULLA RICOSTRUZIONE DELL'ORDINE SOCIALE)

o denuncia gli effetti dell'avidità e della concentrazione del potere economico sui lavoratori e sulla società;

o richiede una distribuzione equa dei beni secondo le esigenze del bene comune e della giustizia sociale;

o tutela il diritto di proprietà e ne amplia la possibilità; ne asserisce lo scopo sociale e afferma che essa incoraggia l'armonia tra le classi.

1961: GIOVANNI XXIII: MATER ET MAGISTRA (LA CRISTIANITÀ E IL PROGRESSO SOCIALE)

o deplora l'aumento della distanza tra nazioni ricche e povere, la corsa agli armamenti e la condizione dei contadini;

o propugna la partecipazione dei dipendenti alla proprietà, alla gestione e ai profitti;

o sostiene l'aiuto ai paesi meno sviluppati senza intenzioni di dominio;

o rende la dottrina sociale Cristiana parte integrante della vita Cristiana: incita i Cristiani a lavorare per un mondo più giusto.

1963: GIOVANNI XXIII: PACEM IN TERRIS (PACE SULLA TERRA)

o sostiene l'intera gamma dei diritti umani come base della pace;

o chiede il disarmo;

o riconosce che tutte le nazioni hanno uguale dignità e diritto all'autosviluppo;
o appoggia la revisione della distribuzione delle risorse e il controllo della politica delle multinazionali;

o è in favore delle politiche pubbliche che facilitano la risistemazione dei rifugiati;

o propone una società basata sulle sussidierità;

o stabilisce che un'autorità pubblica mondiale promuova il bene comune universale: l'Organizzazione delle Nazioni Unite;

o integra fede e azione.

1965: CONCILIO VATICANO: GAUDIUM ET SPES (LA CHIESA NEL MONDO MODERNO)

o deplora la crescente povertà nel mondo e la minaccia di guerra nucleare;

o pone alla base delle decisioni politiche ed economiche la dignità umana;

o vede la pace come un ordinamento della società costruita sulla giustizia;

o costruisce una comunità internazionale fondata sulla sussidiarietà;

o istituisce delle organizzazioni che incoraggino e armonizzino il commercio mondiale;

o afferma la responsabilità dei Cristiani a lavorare per strutture che rendano il mondo più giusto e pacifico.

I967: PAOLO VI: POPULORUM PROGRESSIO (SULLO SVILUPPO DEI POPOLI)

o afferma i diritti delle nazioni povere ad un pieno sviluppo umano;

o denuncia le strutture economiche che favoriscono l'ineguaglianza;

o riconosce che lo sviluppo autentico non è limitato alla crescita economica;

o insegna che le risorse devono essere condivise mediante sussidi, assistenza tecnica, relazioni commerciali oneste, e chiede che un Fondo Mondiale indirizzi ai poveri i denari ora spesi per le armi;

o insegna che la proprietà privata non costituisce un diritto assoluto per nessuno;
o espone gli obblighi reciproci per le multinazionali: queste compagnie dovrebbero essere iniziatrici di giustizia sociale;

o chiede una buona accoglienza per i giovani e i lavoratori che emigrano dalle nazioni povere.

1971: PAOLO VI: OCTOGESIMA ADVENIENS (UN RICHIAMO ALL'AZIONE)

Chiede:

o azione politica per la giustizia economica;

o analisi obiettiva della situazione della propria società, che individui un'azione per la giustizia;

o reazione alle situazioni ingiuste da parte dei siNGOli Cristiani e delle chiese locali;

o azione politica per il cambiamento.

1971: SINODO DEI VESCOVI: GIUSTIZIA NEL MONDO

o sostiene l'adesione alla Dichiarazione dei Diritti Umani delle NU;

o chiede che il diritto allo sviluppo includa sia la crescita economica che

o esige un freno alla corsa agli armamenti e al commercio delle armi;

o riconosce il peccato individuale e il peccato sociale;

o ritiene necessario che le politiche e lo stile di vita della Chiesa si modellino sulla giustizia in modo da essere credibile nel predicare la giustizia;

o dichiara che l'azione per la giustizia è parte essenziale dell'essere Cristiano.


1975: PAOLO VI: EVANGELII NUNTIANDI (L'EVANGELIZZAZIONE NEL MONDO MODERNO)

o proclamare il Vangelo come liberazione dall'oppressione, aiutare in questa liberazione, esserne testimoni e assicurarne l'attuazione;

o considerare la giustizia sociale come elemento integrale della fede; volgere l'insegnamento sociale in azione;

o integrare trasformazione personale e societaria.

1979: GIOVANNI PAOLO II: REDEMPTOR HOMINIS (IL REDENTORE DELL'UMANITÀ)

· far riconoscere i diritti umani come principi fondamentali per tutti i programmi, sistemi e regimi;

· cambiare gli investimenti per gli armamenti in investimenti per il cibo a servizio della vita;

· evitare lo sfruttamento della terra;

· lavorare insieme per la trasformazione delle strutture economiche.

1981: GIOVANNI PAOLO II: LABOREM EXERCENS (SUL LAVORO UMANO)

· proclama la dignità del lavoro basato sulla dignità del lavoratore;

· collega l'impegno per la giustizia con la ricerca della pace;

· chiede la promozione di giusti salari, comproprietà e condivisione della gestione e dei profitti da parte dei lavoratori.

· afferma il diritto di tutti i lavoratori a formare associazioni e a difendere i propri interessi vitali;

· chiede che i lavoratori immigrati siano trattati secondo le stesse regole dei cittadini;

· chiede giustizia sul posto di lavoro, come responsabilità della società, sia del datore di lavoro che del lavoratore.

1987: GIOVANNI PAOLO II: SOLLICITUDO REI SOCIALIS (LE PREOCCUPAZIONI SOCIALI DELLA CHIESA)

o diffondere l'insegnamento della chiesa, specialmente l'opzione per i poveri;

o suscitare la volontà politica di creare meccanismi giusti per il bene comune dell'umanità

o dedicare le risorse usate per le armi ad alleviare la miseria umana;

o riconoscere l'ingiustizia del fatto che i pochi abbiano così tanto e i molti non abbiano quasi nulla;

o pianificare lo sviluppo con rispetto per la natura;

o richiedere la conversione alla solidarietà - alla luce dell'interdipendenza;
o individuare le strutture che ostacolano il pieno sviluppo dei popoli;

o riformare il commercio mondiale e i sistemi finanziari;

o denunciare le strutture di peccato.

1991: GIOVANNI PAOLO II: CENTESIMUS ANNUS: (IL CENTESIMO ANNO)

o individuare le debolezze sia delle economie socialiste sia delle economie di mercato;

o alleggerire o cancellare il debito dei paesi poveri;

o disarmare;

o semplificare gli stili di vita ed eliminare lo spreco nelle nazioni ricche;

o sviluppare le politiche pubbliche per il pieno impiego e la sicurezza del lavoro;

o creare delle istituzioni per il controllo delle armi;

o chiedere alle nazioni ricche di sacrificare reddito e potere.

1994: GIOVANNI PAOLO II: TERTIO MILLENNIO ADVENIENTE (L'ANNO DEL GIUBILEO 2000)

???Un Impegno a:

· giustizia e pace;

· levare le nostre voci in nome dei poveri del mondo;

· ridurre notevolmente o cancellare del tutto il Debito Internazionale;

· riflettere sulle difficoltà di dialogo tra culture, e sui problemi connessi con i diritti delle donne.

1995: GIOVANNI PAOLO II: EVANGELIUM VITAE (VITA EVANGELICA)

Un riconoscimento del valore sacro della vita umana dal suo preciso inizio fino alla sua fine.

o Dichiara forze negative:

o la violenza contro la vita fatta a milioni d'esseri umani, specialmente bambini, che sono costretti a povertà, denutrizione e fame a causa di un'ingiusta distribuzione delle risorse;

o le guerre e il commercio delle armi;

o la distruzione ecologica;

o la diffusione criminale delle droghe;

o la promozione di certi tipi d'attività sessuale che, oltre ad essere inaccettabili moralmente, implicano anche gravi rischi per la vita;

o l'aborto procurato, che egli chiama "struttura di peccato";

o l'infanticidio di bambini nati con gravi handicap o malattie;

o l'eutanasia che sta per essere legalizzata;

o il controllo delle nascite come mezzo per limitare la crescita della popolazione delle nazioni più povere;

o il suicidio assistito.

 

3.1.1.2 TEMI: INSEGNAMENTO SOCIALE DELLA CHIESA (51)

ANTROPOLOGIA CRISTIANA

a) Dignità della persona, immagine di Dio

o Divinis Redemptoris, 30 e 32-33
o Mater et Magistra, 219-220
o Pacem in Terris, 31; 28-34 and above all 44
o Gaudium et Spes, 31
o Ecclesiam Suam, 19
o Christian Freedom and Liberation, 20, 34
o Laborem Exercens, 4-9
o Orientations, n° 31
o Catechism, 355-379; 1700-1709

b) L'umanità, la via della missione della Chiesa

o Gaudium et Spes, 1 and 3
o Evangelii Nuntiandi, 29,31,33,35,36,38
o Redemptor Hominis, 13-14

c) L'intenso desiderio umano di libertà
·
· Instruction on Christain Freedom and Liberation, 1 and 38

d) L'uomo e la donna come persone solidali

· Mater et Magistra, 218-219; 59-67
· Pacem in Terris, 31
· Gaudium et Spes, 24-25
· Christian Freedom and Liberation 73

e) L'uguaglianza fondamentale di tutte le persone

· Gaudium et Spes, 24 and 29

f) Il primato delle persone sulle strutture

· Instruction on Christian Freedom and Liberation, 73, 75
· Gaudium et Spes, 31
· Redemptor hominis,14
· Reconciliatio et Paenitentia, 16

g) Le strutture di peccato

· GS 13,25
· Instruction on Christian Freedom and Liberation, 75
· Sollicitudo Rei Socialis, 36-37
· Centesimus Annus, 38
· Catechism, 1878-1889

DIRITTI UMANI

a) Violazione dei diritti umani

· Gaudium et Spes, 27
· Octogesima Adveniens, 23; cfr. RH,17
· Sollicitudo Rei Socialis, 15,26,33

b) Rassegna dei diritti fondamentali

· Pacem in Terris, 143-144, 11-34; 75-79
· GS, 27, 79,29, 60, 52, 75,71, 67, 68, 65, 69, 59
· Octogesima Adveniens, 23
· Puebla, 3890-3893
· Redemptor Hominis, 17
· Sollicitudo Rei Socialis, 26, 33-34

c) Diritti umani, un'esigenza evangelica

· Puebla: Opening Discourse
· Instruction on Christian Freedom and Liberation, 65

IL BENE COMUNE

· Mater et Magistra, 65, 71, 78-81;
· Pacem in Terris, 53-66, 136
· Gaudium et Spes, 26, 74
· Populorum Progressio, 54
· Octogesima Adveniens, 46
· Redemptor Hominis, 17
· Sollicitudo Rei Socialis, 26, 33-34
· Centesimus Annus, 9, 37-38, 47
· Catechism, 1897-1912


SOLIDARIETA' E SUSSIDIARIETA'

a) Definizione, correlazione e fondamento

· Gaudium et Spes, 32, 80
· Instruction on Christian Freedom and Liberation, 73
· Orientations, 38
· Catechism, 1883-1884, 1939-1942, 2437-2440

b) Solidarietà

· Pio XII, Christmas Radiomessage 1952, 26-27
· Pacem in Terris, 98
· Sollicitudo Rei Socialis, 38-40
· Centesimus Annus, 10c, 33, 41d, 51

c) Sussidiarietà

· Quadragesimo Anno, 79-80
· Mater et Magistra, 51-52, 54-55, 57-58
· Pacem in Terris, 140-141
· Laborem Exercens, 17

d) Partecipazione sociale

· Mater et Magistra, 91?92
· Gaudium et Spes, 31, 55, 59, 63, 68
· Octogesima Adveniens, 22,24, 46-47
· Instruction on Christian Freedom and Liberation, 86, 95
· Orientations, 40
· Sollicitudo Rei Socialis, 45
· Centesimus Annus, 33
· Catechism 1913-1917


IL DESTINO UNIVERSALE DEI BENI

· Gaudium et Spes, 69-71
· Populorum Progressio, 22-23
· Libertas Christiana, 90
· Centesimus Annus, 30-32

LA PROPRIETA' PRIVATA

· RN 3, 12-16
· QA,44-52
· MM, 104-121
· GS, 69-71
· PP, 19, 22-24
· LE, 14
· SRS, 28,42

LA PROPRIETA' PUBBLICA

· RN, 23-35
· QA, 105-110
· MM, 51-67
· GS, 70-71
· PP, 23-24, 33-34
· LE, 14
· SRS, 15

LAVORO E SALARIO

a) Riflessione sul lavoro umano

· RN,32
· MM, 82-103
· GS, 67
· LE, 1,3,4-10,18-19,22-27
· SRS, 18

b) Salario familiare o salario personale?

· RN, 32-33
· QA, 71
· LE, 19

c) Il sistema dei salari riduce le persone alla categoria del commercio?

· QA, 64-68
· MM, 75-77
· LE, 19

d) Il problema pratico: l'ammontare

· RN,32
· QA, 70-75
· MM, 68.71


SCIOPERI

· RN, 29
· QA, 94
· GS, 68
· OA, 14
· LE, 20


SINDACATI

· RN, 34?40
· QA, 34-38, 81-97
· MM, 97?103
· GS, 68
· PP, 38-39 e OA, 14
· LE, 20
· SRS, 15

POLITICA E POLITICI

· GS, 73,76
· OA, 3-4, 48-51;
· SRS, 47-48

COMUNITA' CIVILE E COMUNITA' POLITICA

a) Crartteristiche

· GS, 74a

b) Autorità

· PT, 46-52
· GS, 74b-e

c) Il bene comune

POTERE POLITICO

a) Lo stato: un'organizzazione politica

· MM, 20-21,44,52-53,104,201-202
· PT, 68-69, 72, 75?79,130-131
· GS, 73-75
· OA, 46

b) Regimi politici

· PT, 52; 68; 73
· GS, 73; 74; 75
· RH, 17
· SRS, 41


L'IMPEGNO SOCIO-POLITICO CRISTIANO

a) Prima della PP (Doveri dei proprietari e dei lavoratori)

· RN, 14-16
· QA, 50-51; 63-64; 78; 141-142
· MM, 51; 82-84; 91; 122
· GS, 65-70

b) Dopo la PP

Sul sottosviluppo e lo sviluppo

· PP, 14; 19-21; 43-51; 56-59
· OA, 24-25; 37; 46-51
· RS, 27-39

Sull'azione nella società

· PT, 146-152
· GS, 36; 75-76
· OA, 3-4; 48-51
· SRS, 47-48

Il pluralismo politico dei Cristiani

· OA, 50-51


c) Principi animatori di una Politica Umanistica

Verità, Giustizia, Amore, Libertà:

· PT,35
· GS, 26c, 27-28
· OA, 23, 45.

Uguaglianza e Partecipazione:

· PT 73
· GS, 75
· OA, 24-25, 47

Liberazione:

· John Paul II's Discourse at the Inauguration of CELAM, III, 5 and 6; III
· Synod of Bishops, Justice in the world 50?51

d) Ideologie e Utopie

· OA, 25-37


LA COMUNITA' INTERNAZIONALE


a) Principi fondamentali

· GS, 84

b) Relazioni internazionali

· PT, 86-108; 120-125; GS, 85-90;PP, 78; CA, 21; 27; SRS, 14, 16, 43;45


VIOLENZA SOCIALE

a) Tipologia di violenza sociale
Violenza strutturale
Violenza rivoluzionaria

· PT, 161-162
· PP, 30-31
· LE, 11-13

Violenza di guerra

· PT, 109-116
· GS, 77-82
· PP, 53; 78
· SRS 10; 20; 23-24; 39

b) Nonviolenza attiva

· GS, 79
· Instruction on Christian Freedom and Liberation, 77-79
· Catechism, 2306

PACE

a) La realtà della guerra

· PT, 109-117
· GS, 79-80;82
· CA, 14b; 17 a,b; 19a
· Catechism 2307-2317

b) Lo scandalo degli armamenti e del disarmo

· PT, 109?112
· GS, 81
· PP, 53
· SRS, 23?24
· CA, 28c

c) L'etica della pace

La pace prima di tutto

· PT

Il lavoro di ciascuno per la pace:

· GS, 78-82
· Catechism, 2302-2305

Sviluppo, un nome nuovo per la pace:

· PP, 76

La pace, il frutto della giustizia e della solidarietà:

· GS, 78
· SRS, 26; 39
· CA, 5c; 23c; 28c; 29a


FEDE CRISTIANA E CULTURA

· GS, 53-62
· PP, 12ss;40;41;42;
· CA, 32ss;38-41;50-52


I MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE

a) L'atteggiamento cristiano nei confronti dei MCS

· OA, 20

Valori da perseguire

· Communion and Progress (CP), 14?17

Rischi da evitare

· CP, 58; 80
· SRS, 22

b) Un problema concreto.

Informazione

· CP, 33-47; 75-76

Propaganda

· CP,23; 30; 59-62

Opinione pubblica

· CP, 26-32; 114-125


ECOLOGIA

· MM, 196-199?
· OA, 21
· RH 8 e 15
· LE 4; SRS, 26; 29; 34
· CA, 37-38?
· John Paul II's Message for the World Day of Peace (1-1-1990): Peace with God the Creator, peace with the whole of Creation
· Catechism, 299-301; 307; 339-341; 344; 2415-2418

3.1.1.3 LA PACE E LA TEORIA DELLA "GUERRA GIUSTA"

La Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo Moderno (GS) usa alcune delle sue espressioni più forti a sostegno della necessità di evitare la guerra, oltre che sull'immoralità della corsa agli armamenti, che priva i poveri della loro giusta parte di disponibilità finanziaria della nazione, e dà un potere immenso a coloro che esercitano l'autorità in questi paesi (GS 79-82). Essa, inoltre, fa notare che c'è necessità di un'efficace autorità internazionale per proteggere le persone innocenti dalle devastazioni della guerra.

Dopo il Vaticano II si sono verificati due cambiamenti molto importanti: (i) il grande sviluppo delle armi di distruzione di massa, insieme con la loro disponibilità attraverso i fornitori internazionali d'armi; (ii) il cambiamento nel modo di fare la guerra, che pone i non-combattenti come obiettivi principali della strategia. Paolo VI, nella sua storica visita alle Nazioni Unite, lanciò un appello per la fine di tutte le guerre. L'insegnamento recente del Papa è indirizzato all'evitare la guerra a tutti i costi, e i moralisti esprimono delle riserve sul principio della teoria della "guerra giusta". Quello che si richiede è piuttosto la riconciliazione delle parti in guerra, non attraverso la forza delle armi, ma attraverso mediatori di fiducia. (52)

3.1.1.4 L'INSEGNAMENTO SOCIALE DEI VESCOVI E DELLE CONFERENZE DEI SUPERIORI MAGGIORI (USG/UISG)

Le Conferenze dei Vescovi in tutto il mondo, nelle loro lettere pastorali,
condannano le ingiustizie, la guerra e la violenza,
e parlano chiaramente con coraggio a favore della giustizia e della pace,
nel nome del Vangelo:

I Vescovi d'undici paesi industrializzati occidentali (Europa Occidentale, Canada e USA), durante gli ultimi trent'anni, hanno formulato un programma di giustizia socio-economica mirante a realizzare una società che mostri solidarietà e responsabilità, e nella quale tutti possano essere partecipi in modo proporzionale. I grandi problemi sociali, come la disoccupazione, la povertà e l'emigrazione esigono molto dalla comunità dei fedeli, e i vescovi chiedono una risposta adeguata e forte/possente alla luce del messaggio biblico. I vescovi usano varie forme d'espressione per influenzare l'opinione pubblica e per indirizzare alle soluzioni che desiderano. Ciò dà come risultato lettere e consigli pastorali, relazioni, interviste, omelie, comunicati stampa e manifestazioni di protesta.

L'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che si radunò a Roma nel 1994, fu esplicita nella sua condanna dell'ingiustizia all'interno dell'Africa. I Padri Sinodali parlarono di tribalismo, nepotismo, sete di potere, intolleranza religiosa e dell'esistenza di "camere di tortura". Richiesero l'istituzione di commissioni di Giustizia e Pace in Africa. Fecero appello ai governi africani affinché si distolgano dalle spese militari e diano maggior rilievo all'istruzione, la salute e il benessere dei loro popoli.

I Padri Sinodali criticarono anche gli interessi stranieri per la loro manipolazione e il sostegno dei capi africani corrotti, l'evidente vendita d'armi per profitto e le condizioni quasi impossibili imposte alla gente mediante i prestiti. Fecero appello al FMI e alla Banca Mondiale "di alleggerire il debito schiacciante" delle nazioni africane, e chiesero alle conferenze episcopali di tutto il mondo e a tutte le persone di buona volontà di sviluppare "un'opinione pubblica di sostegno" di questa e altre questioni (cfr. Messaggio del Sinodo, # 41-42).

Il Sinodo Africano attirò l'attenzione sulla situazione delle donne che veNGOno private dei loro diritti e del rispetto in alcuni paesi africani e "qualche volta persino nella Chiesa".

Le Conferenze Episcopali Africane devono sostenere i diritti delle donne nella società e anche assicurare che le donne siano incluse "a livello appropriato nell'attività decisionale della Chiesa".(53)

LA CONFERENZA DEI VESCOVI DEGLI USA

La Conferenza dei Vescovi degli USA, in La Disseminazione delle Armi da Guerra: Una riflessione pastorale sul commercio delle armi e sulle mine antipersona, afferma:

"Rinnoviamo il nostro appello alla nostra nazione e alla comunità internazionale di impegnarsi più seriamente nello sforzo di controllare e ridurre radicalmente il commercio delle armi. Il commercio delle armi è parte integrante della cultura di violenza che deplorammo un anno fa. Proprio mentre cerchiamo di fermare la proliferazione delle armi nel mondo, reprimere il commercio delle armi è ora parte essenziale della vocazione alla pace che delineammo nella Sfida di Pace più di dieci anni fa."

MESSAGGIO DEI VESCOVI DELLA REGIONE DEI GRANDI LAGHI DELL'AFRICA

"Noi, Vescovi di Burundi, Ruanda, Zaire, Uganda e Tanzania, ci siamo incontrati a Nairobi dal 18 al 21 Dicembre 1996, sotto la Presidenza del Cardinale Roger Etchegaray, Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace.

"Durante l'incontro abbiamo condiviso informazioni e preoccupazioni riguardo alle numerose avversità che accadono alle popolazioni dei nostri paesi...
" La situazione drammatica di centinaia di migliaia di rifugiati e profughi e le conseguenze della guerra sulla vita delle nostre chiese sono state al centro della nostra attenzione. In questo contesto di crisi acuta, abbiamo cercato di individuare alcune priorità pastorali che sono di grande rilevanza per le nostre chiese:

· Il Vangelo di fronte all'ideologia etnocentrica.
· La missione di riconciliazione della Chiesa
· La Chiesa come voce di coloro che soffrono avversità.
· La solidarietà tra chiese.

"La diversità dei suoi gruppi etnici costituisce la ricchezza di un paese. Tuttavia, l'etnicità diventa la peggior minaccia, quando gli interessi politici o privati la trasformano in un'ideologia e uno strumento di conquista e di potere.
"Questa ideologia, per mezzo d'alleanze interne ed esterne, insieme con il sordido commercio delle armi, genera conflitti e alimenta una spirale di discriminazione, esclusione e violenza che porta ai massacri e persino al genocidio.

"Gli effetti disastrosi di tale ideologia sono ben evidenti, essa penetra in modo sottile i singoli come anche le culture e le istituzioni. Persino i membri delle nostre chiese sono contaminati da questa infezione...

"Tra i rifugiati c'era un prete cattolico: P. Jean-Claude Buhendwa, di 26 anni, ordinato l'anno scorso. I ribelli dissero al prete che poteva andare. Ma P. Buhendwa intuì che cosa stava accadendo; senza un'attimo d'esitazione tornò dal gruppo, sollevò la mano per benedire e dare l'assoluzione al gruppo d'uomini, donne e bambini terrorizzati e prese il suo posto tra loro. Il fuoco delle mitragliatrici scoppiò attraverso il campo...

" Un nuovo secolo senza rifugiati...Possa, il dinamismo dell'anno del Grande Giubileo 2000 ispirare nelle nostre chiese nuove energie per una rinnovata evangelizzazione, in modo che il muro d'odio e divisione eretto tra i nostri vari gruppi etnici sia distrutto per sempre. Possa Cristo essere la nostra pace per sempre..." (54)

LA CONFERENZA RELIGIOSA CANADESE

"Noi, membri della Conferenza Religiosa Canadese, radunati in preghiera e per discutere, abbiamo riconosciuto il nostro bisogno di perdono. Ci rendiamo conto che la questione ambientale è una questione soprattutto di giustizia e una richiesta di nuova spiritualità. Udiamo l'urgente appello per una conversione personale e della comunità alla giustizia, alla pace e al servizio. Sfidiamo noi stessi e ci sfidiamo reciprocamente ad un nuovo patto con tutto il creato, cosicché si possa realizzare il sogno di Dio per la terra.
Per questo ci impegniamo:

· Ad uno sforzo progressivo di proseguire, personalmente e comunitariamente, la conversione, l'educazione e la coscientizzazione sulle questioni d'interesse ambientale; sulle relazioni giuste e il sostegno delle popolazioni aborigene, sulla comprensione e sul rispetto della diversità delle culture; sui problemi della povertà creata dai nostri modelli di consumismo eccessivo. Raccomandiamo che i problemi ecologici siano inclusi nei nostri programmi di formazione e nei criteri interni per il discernimento. Dobbiamo approfondire la nostra comprensione personale dei problemi ecologici, considerando in modo nuovo le nostre tradizioni Giudaico-Cristiane.

· Ad un piano d'azione, personale e comunitario, che ci spinga a: (i) lavorare in rete e prendere parte ai gruppi e ai programmi esistenti che riguardano i temi ambientali; (ii) essere solidali con le persone emarginate - donne, indigeni, immigrati, poveri - partecipando a iniziative come la Lega per i Diritti degli Aborigeni e altre attività simili; (iii) dare priorità agli investimenti sia umani sia finanziari che manifestino preoccupazioni ambientali; (iv) rallentare il ritmo della nostra vita nell'azione e nel consumo, e cercare un equilibrio che riveli una nuova comprensione della relazione tra la povertà e l'ambiente; (v) cercare di praticare il Sabato nella nostra vita; (vi) rinnovare le liturgie con l'inclusione di riti che riflettano l'interdipendenza di tutto il creato."

3.1.1.5 LA DIMENSIONE SOCIALE DI SANTITA' E PECCATO

Nel tentativo di capire la presenza dell'ingiustizia e delle strutture e dei sistemi ingiusti nel nostro mondo, il punto di vista cristiano indica la realtà del peccato e dell'iniquità come causa originale. La nostra fede ci insegna la via della giustizia, mentre altri interessi, che noi chiamiamo idoli, ci portano via dalla giustizia e dall'integrità del creato. Il peccato e l'iniquità producono la morte nel peccatore e in coloro sulla cui vita il peccatore incide. Oggigiorno, in tutte le società, siamo testimoni di molte forme di morte. Come abbiamo spiegato nella Sezione I, il creato stesso sta morendo a poco a poco, a causa dell'inquinamento e dell'abuso o dell'abbandono di risorse insostituibili: gli esseri umani muoiono innanzitempo di fame, malattia e violenza di ogni genere. Queste sono le grandi morti evidenti. C'è anche la morte quotidiana del vivere in condizione di povertà, di avere poca istruzione, di non avere casa, nome o amici, la morte dell'essere esclusi dalla società e la morte di ricevere quello che è un diritto umano come un privilegio, o un favore, perché è andato a genio a qualcuno che aveva il potere di concedere tale favore.

L'unione con Dio, nella mente e nel cuore, nel corpo e nello spirito, è ciò che chiamiamo santità (LG #41). La santità si trova dove il popolo di Dio agisce secondo lo Spirito di Dio e segue Cristo, povero, umile e che porta la croce. A causa della relazione di Dio con il "popolo eletto", quel popolo divenne santo. La legge fu data a Mosè, non per lui, ma per il popolo, perché la osservassero insieme. Insieme il popolo si impegnò all'obbedienza. Il popolo insieme offriva sacrifici e quando venne il momento della liberazione, Dio portò il suo popolo dalla cattività alla libertà e lo condusse attraverso il deserto alla terra promessa. Le persone si aiutavano a vicenda a conoscere la legge di Dio, e la insegnavano ai loro figli e ai figli dei figli.

Ma anche il contrario era vero, dove prevalevano le vie del peccato, le persone si insegnavano a vicenda queste vie peccaminose, e se potevano trarne profitto, essi mantenevano queste vie di peccato, anche se esse opprimevano i poveri. Essi insegnavano queste vie di peccato ai loro figli e ai figli dei figli.

I padri del Vaticano II riconobbero che tutti sono chiamati alla santità (LG #41), non solo i pochi eletti. Essi individuarono anche quelli che chiamarono i mali del peccato sociale. Coloro che ne traggono profitto continuano a mantenere le vie di peccato e le strutture peccaminose nella società. Essi vi trascinano dentro altri, qualche volta, senza che se ne rendano conto. Il processo continua, perché la società ha trovato i modi per far passare le vie dell'oppressione da una generazione alla seguente, per mezzo della propaganda, della pubblicità e della manipolazione. Persino i nostri sistemi educativi nei nostri Istituti Cattolici qualche volta sono colpevoli di insegnare le vie oppressive dell'individualismo e della competizione, o di omettere di insegnare le vie della giustizia.

Di fronte a questa costante morte strisciante, le parole di Gesù risuonano come buona novella, "Io sono venuto perché possiate avere la vita, vita in abbondanza" (Gn 10:10). Dove prevalgono i segni di morte, il messaggio Cristiano è di sostituirli con segni di vita.

3.1.2 ANALISI SOCIALE

3.1.2.1 INTRODUZIONE

Lottare per la trasformazione del mondo non è un compito per sognatori ingenui né per fanatici entusiasti. Trasformare il mondo implica che sappiamo qualche cosa del mondo e che sappiamo che cosa deve essere trasformato. Ogni coinvolgimento nell'azione per la giustizia deve riconoscere l'ingiustizia sistemica che è la causa di gran parte della fame del mondo, della situazione dei senzatetto, della violenza e della distruzione dell'ambiente. Una parte significativa di ogni programma di formazione per la giustizia, la pace e l'integrità del creato dovrebbe riguardare i sistemi o le strutture dell'ingiustizia e del come e perché essi agiscono. Ciò che serve è un METODO o procedimento per esaminare i sistemi sociali, e i sintomi del loro cattivo funzionamento che portano all'ingiustizia. Esiste una quantità di utili manuali di analisi sociale/strutturale; alcuni sono elencati nella bibliografia in fondo a questo manuale, ma forse il più esauriente è L'Analisi Sociale di Holland e Henriot: Collegare Fede e Giustizia.

E' necessario che i promotori/animatori di GPIC esaminino i problemi della giustizia molto attentamente prima di agire per risolverli. Questa preparazione accurata è necessaria, se devono capire i problemi con cui hanno a che fare. E' necessario un metodo per esaminare o analizzare i problemi della giustizia, perché c'è il pericolo che essi vengano aggravati, se coloro che operano per la giustizia non sono pienamente consapevoli delle cause che ne sono alla radice.

L'analisi sociale è uno strumento largamente usato ed efficace che ci permette di esaminare le strutture della società: politiche, economiche, culturali, sociali e religiose - e di scoprire le cause originarie dell'ingiustizia sociale. Ci aiuta a spostarci da quella che Donald Dorr chiama la compassione faccia a faccia al domandarci il come e il perché: Come è successo che queste persone diventassero povere? Perché è in aumento la disoccupazione? L'analisi sociale individua chi detiene il potere, chi prende le decisioni, chi trae e chi non trae beneficio da queste decisioni nella società. Ci permette di vedere le interconnessioni e le influenze che operano in ogni sistema sociale. Questo metodo è stato ulteriormente sviluppato dai gruppi cristiani che usano la riflessione teologica cristiana oltre all'analisi sociale per sviluppare un piano di azione per la promozione della giustizia, della pace e dell'integrità del creato.

L'Analisi Sociale è un richiamo ad "aprire gli occhi, gli orecchi e la bocca". Marco presenta tre miracoli che sono simbolici dell'invito di Gesù ad aprire le orecchie, gli occhi e la bocca nella nostra ricerca per capire il Che Cosa e il Come della Missione. Egli rimprovera i suoi discepoli dicendo: "Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?..." (Mc 8:18)

· la guarigione del sordo, Mc 7, 31-37

· la guarigione del cieco, Mc 8, 22-26; 10, 46-52

· la guarigione del muto, Mc 9, 17-27

L'Analisi Sociale ci invita ad ASCOLTARE, VEDERE, UDIRE i lamenti del mondo in cui viviamo.

3.1.2.2 IL METODO

Il metodo dell'analisi sociale non è difficile da usare. Esso comporta il metodo di base del VEDERE, GIUDICARE, AGIRE dei Giovani Lavoratori Cristiani e dei Giovani Studenti Cristiani, ripreso più tardi dai teologi dell'America Latina nel loro lavoro con le Comunità Cristiane di Base e riflesso in molta parte della Teologia della Liberazione.

Ci sono quattro fasi principali nell'analisi sociale.(55)

(Prima di intraprendere l'effettivo processo di analisi sociale, sarebbe utile tenere una discussione sui valori.)

I Fase: Punto di partenza: i membri del gruppo elencano i problemi da analizzare o esaminare.

· Vedere se c'è un collegamento o un legame tra le ingiustizie.

· Decidere quali sono le più gravi ed elencarle.

· Vedere se c'è un nome comune che descriva tutte queste ingiustizie.

· Decidere un problema specifico che il gruppo esaminerà con questo metodo. E' importante ricordare che è quasi impossibile analizzare due problemi contemporaneamente.

II Fase: Analisi Strutturale

· Descrivere il problema dettagliatamente.

· Quando è incominciato il problema?

· Perché è incominciato?

· Quando ci siamo resi conto che era un problema grave?

· Che cosa lo ha portato alla nostra attenzione?

Strutture in generale :

· Incominciare con una discussione sulle strutture od organizzazioni nella società.

· Esaminare il problema in questione in relazione alle strutture della società: economiche, politiche, di classe, culturali e religiose.

Strutture Economiche :

· Chi è la causa del problema?

· Ci sono delle aziende multinazionali o locali che vorrebbero che il problema continuasse, o che vorrebbero addirittura che peggiorasse, perché guadagnano denaro dal problema?

· Ci sono dei singoli o dei gruppi in questa società, che contribuiscono a conservare o sostenere questo problema, perché da esso guadagnano finanziariamente?

Strutture Politiche:

· Chi acquista potere, come risultato di questo problema?
·
· Ci sono dei politici o dei partiti politici che usano questo problema per acquistare o mantenere il potere?

· Chi sono le persone con autorità o potere che hanno permesso che questo problema sorgesse?

· Ci sono dei capi delle comunità locali che vogliono che questo problema continui, in modo da aver potere?

Strutture di Classe:

· Questo problema contribuisce a creare, conservare e sostenere la divisione sociale nella società?

· Ci sono certe persone che acquistano importanza o status a causa di questo problema? Chi sono?

· Ci sono certe persone o gruppi di persone che perdono importanza sociale o status a causa di questo problema? Chi sono?

Strutture Culturali:

· La nostra cultura e le nostre tradizioni contribuiscono a creare, conservare e sostenere questo problema?

· Quali valori e tradizioni culturali contribuiscono a rendere più grave questo problema?

· Esaminare il problema in relazione agli atteggiamenti o alle strutture mentali.

Strutture Religiose:

· Quali sono le strutture religiose o le organizzazioni della Chiesa che potrebbero essere coinvolte in questo problema?

· Queste strutture religiose o organizzazioni della Chiesa, come contribuiscono a creare, sostenere o conservare questo problema?

· Qualche organizzazione religiosa o della Chiesa trae vantaggio da questo problema?

· Lo usano per mantenere la propria importanza o per aumentare il numero dei loro membri?

Strutture mentali o atteggiamenti.

L'ingiustizia spesso è causata da strutture ingiuste della società. Tuttavia, anche se queste strutture veNGOno cambiate, il problema dell'ingiustizia rimane ancora, a causa degli atteggiamenti o della mentalità delle persone. Questi atteggiamenti, chiamati a volte strutture mentali, sono difficili da cambiare. Per cambiare le strutture mentali o gli atteggiamenti che creano situazioni ingiuste è necessaria la conversione. Questa conversione richiede che le persone abbiano mente e cuore che "hanno fame e sete di giustizia".

· Quali atteggiamenti abbiamo che contribuiscono a creare, conservare e sostenere questo problema?

· Possiamo riconoscere o identificare alcuni nostri atteggiamenti individuali o comunitari che contribuiscono a rendere grave questo problema?

Alla fine della Seconda Fase, sarebbe utile dedicare qualche momento a rispondere alle seguenti domande:

· Come risultato di queste considerazioni e discussioni, stiamo raggiungendo una migliore comprensione delle cause del problema?

· Quali sono gli approfondimenti o le nuove idee più importanti che sono emersi o sono venuti alla luce come risultato di questa analisi?

III Fase: Riflessione Cristiana sul problema alla luce delle Scritture e degli insegnamenti della Chiesa.

Per scoprire se la Bibbia e l'insegnamento della Chiesa possono contribuire a gettare nuova luce sul problema:

· Che cosa dice la Bibbia del problema?

· Possiamo individuare alcune dichiarazioni della Chiesa, fatte da un Papa, un Concilio o un gruppo di Vescovi, che si possono riferire a questo problema?

IV Fase: Pianificare l'azione, pensando a livello globale, agendo a livello locale:

Piano di azione:
· Qual è la soluzione di questo problema?

· Che cosa possiamo fare noi, come gruppo o individualmente, riguardo a questo problema?
·
· Quali mezzi abbiamo che ci aiutino nel nostro piano di azione?
·
· Possiamo trovare altre risorse che ci aiutino?

· C'è una parte del problema che possiamo affrontare adesso?

· Qual è il primo passo che dovremmo fare?

· Si dividono le responsabilità tra i membri

· Si stabilisce un limite di tempo per ogni fase del piano, e per l'attuazione dell'intero piano.

· Si riflette sulle risorse finanziarie e sugli altri mezzi, e lì si calcola accuratamente.

VALUTARE:

· Che cosa ci eravamo proposti di fare, quando abbiamo incominciato?

· Fino a dove siamo arrivati?

· Che cosa ci ha aiutato a progredire?

· Che cosa ha intralciato il nostro progresso?

· Che cosa dobbiamo fare adesso? Cambiare obiettivo? Cambiare metodo? Rinnovare le nostre risorse?

N.B.
·
· E' necessario fare una valutazione ad ogni stadio dell'attuazione del Piano;

· Le celebrazioni (comprese le celebrazioni liturgiche) devono essere integrate nell'intero processo di un'analisi sociale.

3.1.2.3 UN ALTRO MODO DI ACCOSTARSI A QUESTO METODO E' DI:

VEDERE

Che cosa vediamo intorno a noi? Perché le cose sono come sono?

GIUDICARE

Quali pregiudizi ci portiamo dietro nel giudicare una situazione? Attraverso quali lenti guardiamo? Quale potrebbe essere la nostra percezione inconscia del problema? Quale saggezza ed esperienza della vita portiamo al problema da analizzare? Al senno di chi facciamo riferimento - a quello dei ricchi o a quello dei poveri? Abbiamo fatto realmente un'opzione per i poveri nel valutare la situazione? Ascoltiamo di più l'élite che non l'esperienza dei poveri, per la nostra percezione della realtà? Dov'è la sapienza del Vangelo? Lavorare per la giustizia richiede una spiritualità profondamente radicata nelle Scritture, altrimenti il nostro lavoro sarà schiacciante e impossibile. Chiamati ad essere apostoli e a trasformare la società, noi preghiamo, riflettiamo e lavoriamo perché il piano di Dio realizzi il Regno di Dio. Giudichiamo la situazione alla luce del piano di Dio.

AGIRE

Per agire è necessario essere più consapevoli di ciò che succede nel mondo intorno a noi e giudicare la situazione dal punto di vista del Vangelo. La collaborazione con altri nella comunità - organizzazioni non governative, altre confessioni religiose, gruppi locali - e, dove è possibile, lavorare in rete internazionale è estremamente importante e probabilmente molto più efficace.


3.1.2.4 UN APPROCCIO PRATICO:

L'impegno attivo con i poveri e gli emarginati, il coinvolgimento in un'analisi sociale progressiva e la riflessione costante sui nostri atteggiamenti e sulla nostre azioni contribuiranno a sviluppare la consapevolezza critica necessaria per contribuire alla trasformazione del mondo.

Io
sono una donna nera
alta come un cipresso forte
ferma oltre ogni definizione
sfido luoghi e tempi e circostanze
assalita
impervia
indistruttibile
Guardami e sii rinnovato.
MARI EVANS (56)

"Mi strapparono via dalla strada. Mi battei contro le forze di sicurezza, ma essi mi colpirono sulla testa. I volti di mia madre e di mio padre mi ossessionavano. Uno dei metodi usati nelle prigioni irachene è il simbolo della loro barbarie. E quello è lo stupro...Per quanto ne avessi sentito molto parlare, niente mi aveva preparato all'esperienza reale. Continuo a riviverla dentro di me. Sanguino ancora. Non fu compiuto solo da un uomo, ma da un gruppo di loro. Soffocavano le mie urla e le mie proteste. Dovetti arrendermi. E fu uno spettacolo di second'ordine; molte persone vennero a vedere".
Donna Curda (57)


Come abbiamo detto nella Sezione I, per molte donne la violenza è un terribile fatto di vita quotidiana - violenza nella guerra, violenza politica, violenza sessuale e violenza domestica. La violenza fu il problema che alla Conferenza sulle Donne di Pechino attraversava tutti i confini culturali e geografici. Ayesha Khanam del Consiglio delle Donne del Bangladesh dichiarò: La violenza contro le donne è un problema che richiede un'azione globale...Tra i problemi della violenza sollevati a Pechino c'erano: la mutilazione genitale delle bambine, "le morti della dote" in India, dove migliaia di giovani spose veNGOno uccise ogni anno perché le loro famiglie pagano doti insufficienti, i maltrattamenti fisici domestici - negli USA, circa un terzo delle donne uccise muoiono per mano di un marito o di un fidanzato - e l'uso dello stupro e della prostituzione forzata come armi di guerra. Come fermare questa violenza è una sfida per tutti noi - donne, uomini, laici, religiosi, Cristiani e persone di altre fedi.

Il seguente è lo schema di un approccio di analisi strutturale alle Donne e alla Violenza:

Descrizione della Scena: Un gruppo parrocchiale sta discutendo di un'inchiesta nazionale di recente pubblicazione sulla violenza domestica. L'inchiesta fa sapere che una donna su cinque ha subito violenza da un partner maschio. Il 59% delle intervistate sapeva di altre donne che erano state vittime di violenza; il 13% riferirono di crudeltà mentale - erano state chiuse a chiave nelle loro stanze, era stato loro impedito di incontrare le amiche, erano state maltrattate verbalmente e private di denaro; il 10% aveva subito gravi violenze fisiche - prese a calci, spinte giù dalle scale, picchiate, accoltellate e vittime di tentato strangolamento. Altre avevano subito violenza sessuale, erano state minacciate con coltelli e armi da fuoco. L'articolo di fondo del giornale locale conclude:

E così, mentre il Governo può stabilire delle leggi migliori per la protezione delle donne, non è in grado di elaborare un programma che possa ridurre la violenza domestica, finché non sa che cosa causi questa violenza. Dovrebbe porsi questo obiettivo, e, nel frattempo, fare tutto il possibile per dare sostegno ai centri di crisi antistupro e di rifugio.

Possiamo trovare una risposta a questo problema? Che cosa possiamo fare? Chi è vittima di violenza in questa parrocchia, senza che noi lo sappiamo? Subito emergono queste domande e dozzine di altre. Come può rispondere un gruppo di questo tipo, usando un metodo di analisi sociale? E' importante osservare che l'analisi di un problema come questo richiederebbe almeno due sessioni di due ore.

I Fase: Chiarire il Problema
Fate ricerche e passatevi informazioni sulla violenza domestica. Acquistate una copia dell'inchiesta, potreste invitare qualcuno a parlare. Delineate brevemente la storia della violenza domestica nel paese. Quali sviluppi politici, economici, culturali, sociali e religiosi nella società hanno contribuito alla violenza contro le donne? Cercate i collegamenti. Quali valori sono in gioco qui?

II Fase: Analisi delle Strutture

· Ci sono delle strutture economiche che portano alla violenza contro le donne, per es. il sistema delle doti; la mancanza di diritti giuridici e di proprietà; le donne considerate come proprietà personale; gli uomini come capifamiglia; la disoccupazione? Ci sono delle forze nella società che traggono vantaggio dalla dipendenza economica delle donne?

· Chi ha il potere nelle strutture politiche? Ci sono dei partiti o dei gruppi politici che danno un tacito sostegno all'uso della violenza fisica contro le donne? Chi trae vantaggio dal "tenere le donne al loro posto"? Quali ruoli ministeriali, se ce ne sono, ricoprono le donne nel governo? Ci sono dei gruppi che considerano l'avanzata del femminismo una minaccia? Le donne hanno dei diritti?

· C'è un sostegno culturale alla violenza contro le donne, per es. una tradizione di machismo? Quale forma assume l'interazione sociale - donne tra loro, uomini tra loro? L'alcool è considerato un rituale maschile importante? Si pretende la castità dalle donne e non dagli uomini? Quanta istruzione ricevono gli uomini? E quanta ne ricevono le donne? Come presentano le donne i mezzi di comunicazione - come oggetti sessuali, capricciose, volubili, stupide?

· Le strutture sociali incoraggiano la violenza, per es. i datori di lavoro sono i proprietari dei lavoratori e li trattano conseguentemente; alloggi scadenti; assistenza sanitaria e sostegno sociale insufficienti? Chi decide?

· Che ruolo hanno le donne nelle strutture religiose? Ci sono insegnamenti, tradizioni e pratiche che assegnano alle donne un ruolo particolare? Come sono rappresentate le donne nella mitologia? Nella Bibbia? Nella Chiesa?

· Ci sono dei collegamenti tra le strutture economiche, politiche, sociali, culturali e religiose che contribuiscono alla violenza contro le donne?

III Fase: Riflessione e Preghiera

Usate un brano delle Scritture come quello della Samaritana (Gn 4:1-42). Che cosa dice questo brano su questo problema e che cosa dicono le Scritture? Come risponde Gesù? Ci sono degli insegnamenti della Chiesa, delle dichiarazioni del Papa, dei vescovi e dei capi religiosi che contribuiscono a chiarire il problema?

IV Fase: Pianificare l'azione

Qual è la soluzione? Concretamente, che cosa vorremmo che cambiasse? Che risorse abbiamo nel gruppo, che ci aiutino a rispondere al problema della violenza domestica? Quale parte del problema possiamo affrontare adesso? Come comunicare con il resto dei parrocchiani? Quale provvedimento prenderemo per primo? Chi sono i responsabili dei vari aspetti del progetto? Per quando avremo attuato le varie fasi?

Valutazione

E' molto importante stabilire un procedimento per il riesame e la valutazione del piano di azione e dell'azione realmente compiuta.

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Missione Oggi

Colombia- Ecuador: sobre la pastoral afro en nuestra región
La opción por una pastoral con los afrodescendientes es un camino tan antiguo como son las resistencias de grupos de hombres y mujeres que desde la trata de los esclavos vieron con ojos de inconformidad la discriminación histórica, el mal trato, el abandono y el olvido de los hijos y las hijas de africanos arrancados de sus raíces y esclavizados en distintas partes del mundo. Para eso contamos con el testimonio de personas como San Pedro Claver- un misionero y sacerdote jesuita conocido por su entrega para aliviar el sufrimiento de los esclavos del puerto negrero de Cartagena de indias convirtiéndose en una de las figuras santorales más apasionantes y arriesgadas del siglo XVII. De la misma forma, surgieron líderes de los pueblos como Benkos Biojo, un africano esclavizado en Colombia que para la dignidad de su gente logró fugar de sus esclavizadores.
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