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SEZIONE 2.4 PDF Stampa E-mail
Scritto da IMC Consolata   

2.4 RIFLESSIONI TEOLOGICHE SU TEMI SPECIFICI

2.4.1 INCARNAZIONE
Quelle che seguono sono riflessioni
su temi importanti che potrebbero aiutare ulteriormente
ad approfondire il fondamento biblico per GPIC

La teologia dell'Incarnazione sta gradualmente dando origine a un significato nuovo di Solidarietà. Sebbene Dio per natura, Gesù non considerava l'uguaglianza con Dio una cosa a cui non rinunciare. Egli svuotò se stesso, prendendo la forma di un servo diventando come gli esseri umani, ed essendo in ogni modo come un essere umano (Fil 2, 6-7). Il suo venire nella nostra carne ed essere come noi in tutto fuorché nel peccato mostra fino a che punto la solidarietà con gli altri sia possibile.

E' attraverso l'essere "inserito" in mezzo a un popolo, e diventando pienamente "inculturato" che Gesù poté realizzare il progetto del Padre per l'umanità. Per 30 anni, nel "Silenzio" di Nazareth, Gesù "legge e scruta i Segni dei Tempi" nella Palestina della sua epoca. E' durante questo periodo che la sua missione diventa gradualmente più chiara. E' attraverso lo "svuotamento" di se stesso che diventa possibile per lui compiere la missione affidatagli dal Padre di promuovere il Regno di Dio. Mediante la sua Incarnazione, Gesù ci ha rivelato la capacità della persona umana di essere svuotata per far posto a Dio e agli altri. Tutto ciò che Gesù ebbe per natura, noi lo abbiamo per grazia.

2.4.2 RESURREZIONE - PENTECOSTE

L'oscurità della notte cede il passo alla luce splendente del giorno al sopraggiungere dell'alba. Questa ispirazione ha colmato il cuore e la mente delle persone fin dall'inizio del tempo. Con la resurrezione, Gesù è diventato non solo il simbolo di vita nuova, ma colui che porta e garantisce la nuova vita. Ora, intrinseca all'umanità c'è l'esperienza di una nuova vita che appare sulla terra nella vita, morte e resurrezione di Gesù.

Il Regno di Dio non è un progetto, ma una realtà, cui ha dato inizio l'evento Pasquale. Intimamente collegato alla resurrezione, quasi parte dello stesso evento Pasquale, è il dono dello Spirito, che è legato ugualmente e integralmente alla missione. Lo Spirito è il Cristo risorto che agisce nel mondo.

La forza della resurrezione è diffusa attraverso lo Spirito. Nel nostro Impegno per GPIC, la grazia diviene operativa attraverso lo Spirito. Per la comunità di Gesù, la resurrezione di Cristo e la venuta dello Spirito sono la prova tangibile che il Regno di dio è già qui. Il "non ancora" si nutre del "già". (Bosch 41)

Se il Signore non è risorto dai morti, allora la nostra fede è vana. Potremmo dire che, senza la resurrezione, la vita e la predicazione di Gesù rappresenterebbero un bel sogno e nulla più ; la legge dell'amore sarebbe stata una legge bellissima, ma troppo difficile e per nulla realistica ; la legge della giustizia renderebbe la vita molto migliore, ma sarebbe costata troppo. Con la sua morte e resurrezione Gesù poté porre il sigillo del valore e dell'efficacia della sua vita e missione.

Una volta Dan Berrigan stava tenendo delle lezioni sul morire e sui modi di accostarsi alla morte. Una delle persone in sala era un uomo che sapeva di stare morendo di cancro. Dan fissò il suo sguardo su quest'uomo e dopo alcuni minuti gli chiese : "Che cosa c'è che non va ?" L'uomo rispose : "Sto morendo di cancro". Dan pensò per un momento e disse : "Dev'essere molto emozionante !" L'uomo disse in seguito che non c'erano altre cinque parole che avrebbero potuto fare di più per cambiare la sua vita e dargli il senso di che cosa significhi la resurrezione.

La Resurrezione è una promessa di vita futura. E' la certezza della vita che vince la morte ed è il segno per il quale le Comunità Cristiane sono conosciute. Esse credono nella resurrezione. La croce, la tomba vuota e le apparizioni cambiano la nostra visione della vita. La vita ha significato e ha un senso fare sacrifici per la causa del bene. E' essenziale credere nella capacità della persona umana di andare avanti, malgrado una moltitudine di difficoltà da ogni parte. La storia di come le persone superano difficoltà apparentemente insormontabili è il tipo di testimonianza che ci convince che la Buona Novella della Resurrezione è il fondamento certo della nostra fede nella vita stessa.

FINCHÉ EGLI VERRÀ

La creazione ci porta a riconoscere la bellezza e l'ordine che Dio mise nella creazione fin dall'inizio. L'Incarnazione ci aiuta a vedere quanto profondamente Dio ama il mondo e tutto quello che è in esso. La Redenzione ci permette di capire che nessuno e nulla andrà perduto. Tutto è stato riconquistato mediante la morte e resurrezione del Verbo fatto carne. Tutto questo è raggiunto e promesso. Il Cristiano vive in una tensione tra ciò che è già accaduto e ciò che deve ancora venire. Ne aspettiamo con ansia l'adempimento, quando Egli verrà, e ci dedichiamo al compito finché Egli verrà, perché Colui che deve venire è già venuto. I credenti sanno che la pace e la giustizia e la bellezza del Creato, che essi desiderano ardentemente, sono nelle mani di Dio e verranno nella pienezza del tempo.. Piuttosto che diminuire il nostro senso della missione, questa speranza ci fa affrettare a fare realtà di ciò che ci è stato promesso.

2.4.3 CONVERSIONE

Gesù incominciò la sua predicazione con le parole : "Il Regno di Dio è vicino, pentitevi e credete alla Buona Novella (Mc 1, 14). Egli chiedeva un cambiamento del cuore, che spingesse le persone a cambiare la direzione della loro vita, dalla sicurezza e dall'insufficienza di quello che esse già conoscevano e possedevano, verso la fulgente promessa del Regno di Dio, incarnata nella sua vita e nel suo insegnamento. Conversione, Formazione ed Evangelizzazione sono strettamente legate. Esse si basano sull'incontro con la volontà di Dio, l'accettazione di quella volontà, e la capacità di giudicare ciò che succede nel mondo e nella vita delle persone sulla base di tale volontà, espressa nel piano divino del Regno di Dio.

Il processo di conversione è costituito dall'incontro con una nuova realtà, l'accettazione della verità e del valore di quella realtà e dal conformare la propria vita secondo quella verità. Per alcuni la conversione sembra sia quasi istantanea. Vengono alla mente gli esempi di S. Paolo e di Oscar Romero. Per altri la conversione sembra un lungo e penoso processo di scoperta e cambiamento. Ciò che è accaduto alle congregazioni religiose in questi ultimi decenni ne è un esempio. Anche quando il cambiamento sembra istantaneo, il momento della conversione è seguito da un lungo periodo di assimilazione e integrazione, come indica la storia di S. Paolo. Il processo di conversione è spesso doloroso. Significa lasciare il mondo di ciò che è noto, con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, e muovere nella direzione di una luce che è incominciata ad apparire all'orizzonte. La notte buia dell'ingiustizia cede il passo all'alba splendente del Regno di Dio, promesso e dato a coloro che credono.

La chiamata alla conversione riconosce la presenza di modi peccaminosi e distruttivi nel mondo, e il desiderio di allontanarsi da questi verso un modo di vita costruttivo. E' necessaria la Formazione per far questo. La fede in un nuovo cielo e una nuova terra è il risultato della conversione di vita. Il nuovo cielo e la nuova terra rappresentano la fine dell'oppressione e una vita vissuta secondo la libertà data alle figlie e ai figli di Dio sin dall'inizio, e ristabilita attraverso la vita, morte e resurrezione di Gesù (Gal 4, 31- 5, 1 )

CONVERSIONE AL GRIDO DEL POVERO

Il cuore di Dio si commosse al grido del povero. Questo Dio conosce le sofferenze del suo popolo, ha udito il suo grido e scende a salvarlo (Es 3). Prima di agire in nome della giustizia e dell'amore, è importante essere come questo Dio, ascoltare prima di tutto il grido della gente, conoscere le sue sofferenze e desiderare fermamente la liberazione dei poveri. Il grido dei poveri è il dono dello Spirito Santo. Dio al tempo stesso lancia il grido e risponde ad esso. Per i credenti, questo grido sulle labbra di tutti coloro che guardano a Dio con speranza è il punto d'incontro tra Dio e coloro che Dio ha chiamato. Il grido delle vittime dell'ingiustizia, cioè il grido dei poveri, è ciò che mette alla prova la promessa del Regno di Dio, la verità del Vangelo che predichiamo e la profondità dell'amore nei discepoli. Dove il grido resta inascoltato è più difficile credere per la gente. Questo è il sasso su cui si inciampa. Quando ascoltiamo e rispondiamo al grido dei poveri in modo autentico, noi conduciamo a termine un processo di conversione.

L'OPZIONE EVANGELICA PER I POVERI

Sebbene sia vero dire che tutti sono poveri in qualche modo, è importante capire la realtà di coloro che sono poveri materialmente oggi, come coloro che non hanno abbastanza di cui vivere, la cui voce e il cui contributo alla società non contano, e che in molti casi sono le vittime di vera e propria discriminazione e violenza.

Sebbene l'amore di Dio giunga all'intero creato e lo trasformi, e il comandamento dell'amore si estenda a ogni donna e ogni uomo, noi dobbiamo scoprire in quale modo tale amore si debba esprimere. Siamo chiamati ad amare tutti. Quell'amore nel caso di alcuni li rinforzerà, nel caso di altri "li scaccerà dai loro troni". Dio ha fatto delle scelte. L'opzione per i poveri è la prima di tutte le opzioni di Dio, come viene presentata nell'intera Bibbia nelle dichiarazioni e nelle azioni di Yahweh e di Gesù. Dio ha scelto un popolo piccolo e umile, e ha mandato i suoi profeti a difendere il forestiero, la vedova e l'orfano. Nel nome di Dio, i profeti ricordavano al popolo il suo patto con Dio e proclamavano gli anni del giubileo, in cui tutte le cose venivano aggiustate e i poveri venivano liberati dai debiti. Gesù nacque nella città più piccola e fece dei poveri e dei reietti i propri compagni per tutta la sua vita e la sua missione.

L'opzione per i poveri rappresenta una scelta tra modi diversi di capire e di comportarsi. Ciascuna scelta può essere un'esperienza di conversione. Rappresenta una scelta di amici e compagni, una scelta di modi di evangelizzare, una scelta di interessi, una scelta di luoghi in cui mettere le nostre risorse e una scelta di saggezza. L'opzione per i poveri e il lavoro di giustizia non sono la stessa unica cosa, ma sono strettamente collegati. L'opzione per i poveri sembra il modo privilegiato ed evangelico di fare giustizia a tutti. Per promuovere la giustizia e la pace, bisogna che le persone vivano nel mondo dei poveri e partano di lì per capire il mondo, riconoscere le sue possibilità di giustizia, condannare tutto quello che è ingiusto e costruire un mondo in cui tutti siano accolti e amati. L'intero processo è un processo di conversione.

LA CONVERSIONE SI REALIZZA ALL'INTERNO E PER MEZZO DEL NOSTRO IMPEGNO PER GPIC.

Un religioso canadese ci offre la seguente riflessione :

"Io penso veramente che la maggior parte di noi del Nord non sappiamo vederci in questa consapevolezza. Dobbiamo sperimentare la VITA come la sperimenta la maggior parte della nostra gente. Siamo così distanti dalla vita della gente comune. Le strutture della vita religiosa ci tengono lontani dalla vita reale della gente comune. Noi dobbiamo VEDERE il grido del povero, e dobbiamo essere pronti a usare la parola povero come la usa il mondo oggi, cioè povero = materialmente povero, l'abbandonato, la non-persona, e coloro che sono fondamentalmente fuori delle strutture del potere economico...Questa si chiama prospettiva, e questa per me è la conversione".

UN ESEMPIO CONCRETO DI CONVERSIONE AL GRIDO DEL POVERO :

"Che cosa causò la conversione di Mons. Romero ? Mi hanno fatto questa domanda mille volte. Non ho una risposta, nel senso di una spiegazione tecnica o psicologica. Non gli ho mai parlato di questo. Non è facile toccare i livelli più profondi della vita di un'altra persona. Sarebbe persino presuntuoso cercare di farlo. Malgrado tutto ciò, ho le mie idee sulla sua conversione, di cui potrei parlarvi, se non altro per registrare il fatto che ci fu un cambiamento in lui, e che ciò che fece dopo quello non si può spiegare in alcun modo con le interpretazioni di manipolazione a cui fu sottoposto.

Credo che il momento della conversione di Mons. Romero sia stato l'assassinio di Rutilio Grande. Romero conosceva molto bene quest'uomo. Lo considerava un prete e un amico esemplare. Rutilio fu il maestro delle cerimonie all'ordinazione del vescovo. Malgrado ciò, Romero non approvava il tipo di lavoro che Rutilio faceva quando era ad Anguilares. Pensava che fosse troppo politicizzato, troppo orizzontale, molto lontano dalla missione fondamentale della Chiesa e pericolosamente vicino a certe ideologie rivoluzionarie. In questo senso, Rutilio era un problema per Romero, e oltre a ciò era un enigma. Da un lato egli era un buon prete, zelante, di fede profonda. Dall'altro, sembrava aver scelto il tipo di missione sbagliato. L'enigma fu risolto, credo, quando Rutilio morì. Stando accanto al suo corpo, aprì gli occhi : Rutilio aveva ragione. Il tipo di lavoro che faceva e il tipo di Chiesa e di fede che aveva abbracciato erano quelli giusti. Ma anche a un livello più profondo, se era vero che Rutilio era morto come Gesù, e aveva dimostrato l'amore più grande possibile morendo per i suoi fratelli e sorelle, allora certamente anche la sua vita era come la vita di Gesù. Rutilio era un seguace di Gesù molto speciale.

In breve, non era Rutilio che sbagliava, ma lui stesso. Non era Rutilio che doveva cambiare ma lui, Oscar Romero. E così fece. (40)

(Per altre notizie su Oscar Romero vedi Sezione 2.1.7)

2.4.4 LIBERAZIONE

Nelle Scritture Ebraiche, le parole "Salvezza" o "Salvare" sono usate in riferimento alla salvezza dell'intera persona : non c'era dicotomia tra corpo e anima. Anche Gesù, essendo ebreo, usò la parola "salvare" in riferimento alla persona intera in senso integrato. Diciotto volte nei Vangeli Gesù usò la parola "salvare" in riferimento alla guarigione dei malati e al perdono dei peccati.

La dicotomia tra corpo e anima è una delle conseguenze dell'influenza della filosofia greca sulla teologia e sulla catechesi cristiane nella chiesa cristiana primitiva. E' sempre più ampiamente riconosciuto che nella storia della Chiesa si è teso ad accentuare la salvezza dell'anima" con la conseguenza di trascurare la salvezza dell'intera persona. E' solo recentemente, alla luce delle crescenti e palesi ingiustizie nel mondo, con la conseguente mancanza di dignità umana per più di due terzi della popolazione mondiale, che siamo divenuti più consapevoli dell'elemento di liberazione nell'Evangelizzazione.

Le Teologie della Liberazione emergenti hanno contribuito a una comprensione più integrata della liberazione/salvezza come riguardante l'intera persona, a livello politico, socio-economico e sociale.

Le Teologie della Liberazione prendono in considerazione le strutture di peccato che opprimono la gente a tutti i livelli. Le persone devono essere liberate sia individualmente sia socialmente. Questa era la storia della salvezza come registrata nelle Scritture Ebraiche.
In effetti, salvezza e liberazione sono due parole che usiamo per descrivere la stessa cosa : Dio viene in aiuto di donne e uomini per sollevarli da ogni forma di oppressione e farli una cosa sola con Lui. La salvezza e la liberazione procedono fin dall'inizio e continueranno fino al tempo in cui Gesù Cristo sarà tutto in tutti. Chiamati ad essere gli annunciatori della salvezza e della liberazione, la Chiesa e ciascuno dei suoi membri lavorano nel mondo per far conoscere la salvezza e per adempiere la sua promessa. Quando regnerà la giustizia, la gente sarà libera da tutto quello che la opprime a livello spirituale, sociale, economico, psicologico e fisico.

Quando consideriamo ciò che facciamo, è bene domandarci ogni tanto : "Quello che facciamo è liberante ?" Aiuta a liberare gli altri ? Come persone di chiesa, noi abbiamo i sacramenti, il catechismo, i ritiri, le devozioni, ecc. In quanto queste pratiche aiutano a liberare le persone da quello che le opprime, esse costituiscono parte della prassi liberante della Chiesa. Il termine "prassi liberante" fu introdotto nella teologia cattolica dalla teologia della liberazione.

Secondo il metodo della liberazione o teologia liberante, la riflessione ha luogo dopo l'evento, dal quale non può essere separata. L'evento o la serie di eventi che interessano la teologia della liberazione sono quelli in cui si può identificare una prassi. La prassi è l'attività il cui scopo è di trasformare la storia per il meglio. Nell'approccio alla teologia della prassi, la verità è prima di tutto qualcosa che si deve fare e poi capire. La teologia della prassi pone la domanda : "Che cosa fa Dio ?", prima di domandare : "Chi è Dio ?", e la domanda : "Che cosa fa la Chiesa ?", prima di domandare : "Che cos'è la Chiesa ?". Ciò significa che una persona saprà chi è Dio da ciò che Dio fa, e saprà che cos'è la Chiesa da ciò che la Chiesa fa.

Non è sufficiente dire che la Chiesa promuove la liberazione e la salvezza : si deve vedere che la Chiesa ha una prassi di liberazione. Essa deve partecipare all'esperienza della comunità dei credenti come fattore di liberazione integrale. Come risultato della riflessione sulla prassi liberante della Chiesa, la gente sarà più profondamente consapevole che Dio è il suo liberatore. Se la Chiesa non ha una prassi di liberazione, allora c'è pericolo che l'immagine di Dio nella mente della gente sia distorta. La prassi autentica e liberante viene chiamata ortoprassi. E' la collaborazione di una persona con l'amore di Dio per il mondo nella costruzione del Regno di Dio. E' questo che costituisce un'autentica prassi di liberazione. Similmente, è la collaborazione della Chiesa con l'amore di Dio per il mondo che costituisce la sua prassi liberante.

Le persone sono salvate nella misura in cui sono liberate da ciò che le opprime. C'è bisogno di continuo discernimento e valutazione nella nostra ricerca di una teologia e missiologia che ci aiuti a compiere la volontà di Dio per il nostro mondo.

2.4.5 DUE CONCETTI DI SALVEZZA

La seguente riflessione di J.F. potrebbe forse aiutarci a capire più chiaramente i due concetti di salvezza : (41)

Il piano che Dio ha per il creato è stato concepito in modi diversi. I due più conosciuti sono i seguenti. Il primo vede la salvezza in primo luogo come un'operazione di salvataggio da questo mondo peccaminoso e malvagio, per cui i buoni vengono scelti e portati nel Nuovo Cielo e nella Nuova Terra. Questa visione corrisponde bene a quella che vede il Regno come una realtà totalmente trascendente, qualcosa di non connesso con questo mondo...Il secondo vede il piano di salvezza di Dio più olisticamente come comprendente tutto il creato. Significa una trasformazione di tutta la realtà piuttosto che un processo di selezione.

VISIONE INDIVIDUALISTICA DELLA SALVEZZA

Il piano di Dio per il creato è qui concepito principalmente come totalmente soprannaturale e trascendente, senza connessione con il mondo presente e le sue dimensioni sociali. Potremmo descrivere tale visione così : Dio creò gli esseri umani con l'intenzione di condurli qui sulla terra al loro destino finale, che normalmente chiamiamo paradiso. L'essere umano singolo, tuttavia, deve dimostrarsi degno/a di tale chiamata. Per questa ragione egli/ella viene messo/a in questo mondo che è permeato di peccato, corrotto e, perciò, pericoloso. Questo mondo assomiglia a un gran terreno di collaudo, creato per fornire agli esseri umani l'occasione perfetta in cui egli/ella può guadagnare o perdere la sua salvezza eterna. Se la persona supera il test, Dio la ricompenserà con la vita eterna. In termini di Gnostica e religioni del mistero, gli dei sono occupati a cercare di popolare l'Olimpo con alcune anime scelte, che sono state salvate dal mare tempestoso della materia e della storia umana. Il singolo individuo è considerato un'unità autonoma, un Robinson Crusoe a cui è indirizzata la chiamata di Dio, come a qualcuno su un'isola, la cui salvezza ha luogo esclusivamente in termini di relazione con Dio. Viene trascurato il fatto che nessun individuo esiste da solo. Non è possibile parlare di salvezza senza riferimento al mondo di cui facciamo parte.

Un tale quadro è ovviamente accompagnato da una spiritualità corrispondente, preoccupata solo della salvezza della propria anima. In tale visione, la salvezza è senza dubbio immaginata come totalmente individuale e priva di qualunque collegamento con gli esseri umani propri compagni, con questo mondo e il suo destino. La storia, con il suo flusso costante di persone e di culture, non ha alcun significato. Le conquiste umane su questa terra non hanno alcun collegamento con il mondo a venire. Essi spariranno tutti con la venuta del Nuovo Mondo e della Nuova Terra. Non se ne troverà traccia nel nuovo creato. Questo mondo non conta affatto. E' totalmente insignificante che uno sia ricco o povero, malato o sano, di grande importanza o di bassa casta. L'unica cosa che conta è che io superi il test e raggiunga il cielo, senza contare che cosa d'altro io o noi compiamo qui sulla terra. Ma tale concezione del piano di Dio è corretta ?

VISIONE UNIVERSALE DELLA SALVEZZA

Guardando ai Segni dei Tempi, troveremo nella Scrittura immagini del "mondo a venire" che consentono un'interpretazione diversa. Qui il progetto di Dio per il mondo è visto, non in termini di una distruzione totale del creato, ma in termini di trasformazione o transcreazione.
Il "Nuovo Cielo e la Nuova Terra" sono intesi come questo mondo trasformato, rinnovato, purificato e fatto nuovo. E' questo vecchio mondo permeato di peccato e corrotto, un mondo in cui c'è tanto odio, egoismo, oppressione, disperazione e sofferenza, che sarà l'oggetto della trasformazione. Diverrà qualcosa di totalmente nuovo. Il nostro mondo è l'arena in cui il progetto finale di Dio per il creato si rivela. Il "Regno di Dio" si realizza qui, nel mezzo delle faccende umane. E' destinato a questo mondo, qui e adesso. Si è già realizzato alla nostra presenza, sebbene il suo compimento debba ancora venire.
Se accettiamo questa visione del progetto di Dio per il creato, l'intero nostro modo di intendere la salvezza cambierà. Essere salvati non significa essere tolti da questo mondo ed essere trasferiti in un altro luogo. Essere salvati significa continuare ad essere parte dell'insieme del creato che è stato trasformato in "Nuovo Cielo e Nuova Terra". Io sarò salvato perché il creato nella sua totalità sarà salvato. La mia salvezza è legata alla salvezza di tutti gli esseri umani. Poiché i miei fratelli e le mie sorelle saranno salvati, io sarò salvato dal momento che sono una cosa sola con loro. Strettamente parlando, non possiamo parlare di salvezza individuale poiché siamo legati l'un l'altro e a tutto il creato con mille fili.

Per la tua riflessione

Thich Nhat Hanh, il poeta e monaco buddista vietnamita, descrive il nostro essere parte della realtà globale totale con le seguenti parole :

"Io sono il bambino dell'Uganda, tutto pelle e ossa, con le gambe sottili come canne di bambù, e sono il mercante di armi che vende armi mortali all'Uganda.
Sono la ragazzina di 12 anni, profuga su una piccola barca, che si butta nell'oceano dopo essere stata violentata da un pirata del mare, e sono il pirata con il cuore ancora incapace di vedere e amare.

Sono un membro del politburo, con molto potere nelle mie mani, e sono l'uomo che deve pagare il suo "debito di sangue" al mio popolo, che muore lentamente in un campo di lavori forzati.

La mia gioia è come la primavera, così calda che fa sbocciare i fiori in tutti i viali della vita. La mia pena è come un fiume di lacrime, così pieno da riempire i quattro oceani.
Per favore, chiamatemi con i miei nomi veri, perché io possa sentire subito i miei pianti e le mie risate, perché io possa capire che la mia gioia e la mia pena sono una cosa sola.
Per favore, chiamatemi con i miei nomi veri, perché io possa svegliarmi, e così la porta del mio cuore rimanga aperta, la porta della compassione.

(Thich Nhat Hanh in E. Roberts & E. Amidon, Earth Prayers, pp 12-13)

Per Riflessione Personale e Discussione di Gruppo

PARABOLA: IL PUZZLE DELLA CARTA DEL MONDO

Ad un bambino era stato detto di combinare i pezzi di un gigantesco puzzle della carta geografica del mondo.

Per quanto ci provasse, non ci riusciva. Poi qualcuno lo mise sulla buona via. Gli disse: "Guarda il rovescio dei pezzi della carta del mondo. Troverai anche i pezzi del disegno di un uomo a grandezza naturale. Prova prima a comporre i pezzi del puzzle dell'uomo". Il bambino fece come gli era stato detto, e ora riuscì facilmente a completare il puzzle dell'uomo. Apparve l'immagine di un uomo attraente e sorridente.

E, guarda caso, sul retro della figura dell'uomo si poteva vedere la figura della carta del mondo in perfetto ordine.

1. Un mondo diviso, con tanti problemi, interessi, fazioni, ha una possibilità di essere ricomposto? Perché? Quale sarebbe il primo passo verso la pace e l'armonia mondiali? Perché?

2. Le strutture mondiali - economiche, sociali, politiche, religiose, etniche, ecc. - si possono mettere in ordine senza contare sugli esseri umani? Perché?

3. Come affrontare le divisioni esistenti tra le persone nel mondo?

4. Cristo che cosa è venuto a cambiare, prima di tutto: le persone o le strutture del mondo?

5. Chi ha fatto le strutture del mondo? Come?

6. Qual è il potere delle strutture sulle persone?

7. A che cosa si deve dare la priorità, il cuore di una persona o le strutture del mondo? E' possibile? Come affrontare la cosa?

8. Che cosa intendiamo con "peccato strutturale"?

2. 4. 6. TEOLOGIA DELLA VITA (43)

"Sono venuto perché possiate avere la vita, e vita in abbondanza." (Gv 10, 10) Queste parole di Gesù ci ricordano le parole di Geremia, quando rivelò l'amore senza riserve e misericordioso di Yahweh per il suo popolo: "Sì, io so che progetti ho in mente per voi, progetti di pace, non di disastro, per darvi un futuro e una speranza. Quando mi chiamerete e verrete a pregarmi, io vi ascolterò. Quando mi cercherete, mi troverete; quando mi cercherete con tutto il cuore, io mi lascerò trovare. Ricostituirò le vostre fortune e vi raccoglierò da tutte le nazioni e dovunque vi ho condotto. Vi riporterò nel luogo dal quale vi ho esiliato." (Ger 29, 11-14)

Anche noi dobbiamo fare la nostra parte in vista di un nuovo futuro - per noi stessi individualmente e per il nostro mondo. Ascoltiamo una testimonianza dall'India :

"I poveri dell'India oggigiorno non sono soltanto una massa disperata e passiva. Essi si stanno organizzando alla grande per resistere, asserire e reclamare la loro parte di giustizia. Stanno diventando consapevoli della dimensione strutturale della loro povertà, delle possibilità di cambiamento, dei loro diritti e dello straordinario potenziale della loro forza collettiva. Quest'esplosione dei poveri sta minacciando di scuotere le stesse fondamenta della società indiana - casta e patriarcato - e offre nuovi segni di speranza. Perciò, ora è tempo che la Chiesa si decida di stare dalla parte dei potenti, nell'interesse della propria sopravvivenza e sicurezza, o dalla parte dei poveri, nella loro storica marcia verso una nuova India di giustizia e vita per tutti. Dobbiamo vedere noi stessi come compagni dei poveri nel promuovere la missione di Dio.

"Come percepiamo i processi di emarginazione e i metodi vistosi, oltreché sottili, di emarginazione nella società, basati su lingua, razza, etnia, casta, classe, genere, età, religione, ecc., dobbiamo garantire l'assenza di tutte queste forme all'interno delle nostre chiese...

"...E' in questo contesto che una teologia impegnata per la vita infonde speranza per la Chiesa Indiana. Questa Teologia della Vita asserisce l'opzione di Dio per i poveri, opponendo ai valori del mondo i valori del Regno di Dio come rivelatoci da Cristo. Questo significa cambiare i nostri stili di vita e le strutture. Questo implica anche riscoprire la Chiesa in termini del locale, ed essenzialmente delle persone, piuttosto che di gerarchia e di strutture. Perciò, una Teologia della Vita è una teologia di relazioni giuste e di compartecipazione. Richiede un riorientamento delle relazioni, basato su una comprensione corretta della nostra fede. Esige un riordine radicale dei nostri stili di vita, comportamenti e strutture di relazioni umane nella comunità...

"...La nuova ecclesia asserisce una spiritualità che affronta e supera tutte le forze che negano la vita e si sforza di costruire la comunità radicata nell'amore di Dio, nella giustizia, nella pace e nell'integrità del creato".

2.4.7 TEOLOGIA FEMMINILE

Una riflessione dalle Scritture Ebraiche:

Un intero gruppo di donne fu chiamato ad accertarsi che Mosè diventasse quello che Dio aveva prestabilito che fosse: il capo del suo popolo. Chi erano queste persone che resero possibile a Mosè di diventare il servitore scelto di Dio? Ci fu un'intera rete di donne che assicurarono che Mosè vivesse per adempiere i piani di Yahweh.

Shiprah e Puah, le levatrici ebree in Egitto, donne timorate di Dio e madri loro stesse. Esse rifiutarono di obbedire agli ordini del Faraone di uccidere tutti i neonati maschi di donne ebree, permettendo agli Ebrei di crescere di numero. Forse fecero nascere Mosè (Es 1, 15-22). Sebbene fossero schiave, esse stettero senza paura davanti al re e alla sua corte.

La figlia del Faraone. Salvò Mosè dalla sua cesta sul Nilo e lo allevò nel palazzo reale finché fu adulto (Es 2, 2-10). Ella è simbolo di una persona che ha autorità, che prende l'iniziativa per sostituire una legge ingiusta.

La madre di Mosè disobbedisce al faraone e alleva il suo bambino per alcuni mesi. Quando ha tre mesi, lo nasconde nella cesta e lo mette sul Nilo.

Miriam, la sorella di Mosè, che "stava inb disparte per vedere che cosa gli sarebbe accaduto". Quando la figlia del Faraone nota la cesta e trova il bambino, Miriam esce dal suo nascondiglio, si fa valere offrendo di trovare una nutrice per il bambino e va a chiamare sua madre.

Quando riflettiamo sulla nostra vocazione, non dovremmo dimenticare la rete di persone coinvolte nel provocarla. Per apprezzare più profondamente la propria chiamata all'apostolato, è utile chiedersi ogni tanto: quali sono state le persone di cui Dio mi ha circondato per assicurare che io fossi scelto fin dal grembo di mia madre? (44)

Una Riflessione dal Vangelo di Giovanni:

Ci sono sette occasioni nel Vangelo di Giovanni, in cui una donna ricopre un ruolo di rilievo nella comunità e nella predicazione della Buona Novella:

1. Maria alle nozze di Cana (2, 1-11). Ella indica la legge principale del Vangelo: "Fate tutto quello che Egli vi dirà".

2. La Samaritana diventa l'evangelizzatrice del suo paese (4, 1-42). E' la prima a ricevere da Gesù il gran segreto: la sua identità di Messia: "Sono Io che parlo con te" (4, 26).

3. L'adultera, al momento di essere perdonata da Gesù, diventa il giudice della società patriarcale (o del potere maschile) che la condanna (8, 1-11).

4. Marta professa fede nel Messia, il figlio di Dio. Negli altri Vangeli, la persona che fa questa solenne professione di fede è Pietro (Mt 16, 16). Nel Vangelo di Giovanni, chi fa questa solenne professione di fede è una donna, Marta (11, 27).

5. Maria unge i piedi di Gesù per il giorno della sua sepoltura (12, 7). E' l'unica persona che abbia capito e accettato Gesù come Servo-Messia, destinato a morire sulla croce. La persona che moriva sulla croce non poteva essere sepolta o imbalsamata. Per questa ragione, Maria agì in anticipo e unse il corpo di Gesù. Ella è il modello per gli altri discepoli. Pietro non aveva accettato Gesù come Servo-Messia (13, 87).

6. Ai piedi della Croce: "Donna, ecco tuo figlio"; "Ecco tua madre" (19, 25-27). La Chiesa è nata ai piedi della Croce. Maria è il modello della comunità cristiana.

7. Maria Maddalena è chiamata ad annunciare la Buona Novella ai suoi fratelli (20, 11-18). Maddalena riceve un ordine - un' "ordinazione" - senza la quale tutte le altre ordinazioni date agli apostoli sarebbero state senza valore.

In queste sette occasioni una donna è presentata in modo positivo. Ella aiuta Gesù nella scoperta e adempimento della sua missione. La sofferenza della nascita è il simbolo della sofferenza che porta nuova vita (16,21). (45)

2.4.7.1 TEOLOGIA DELL'ECO-FEMMINISMO

Il primo capitolo della Genesi (v.27) dice chiaramente che gli esseri umani - sia maschi che femmine - furono creati ad immagine di Dio. Nello stesso capitolo leggiamo anche che "tutte le piante che portano semi e tutti gli alberi con frutti che portano semi" sarebbero serviti come cibo per gli esseri umani (v.29). Tutto il fogliame delle piante come cibo per gli animali selvatici, gli uccelli e tutte le creature viventi che camminano sulla terra (v.30). Se questi versetti della Bibbia fossero stati interpretati correttamente sin dall'inizio, le donne e l'ambiente non avrebbero subita violenza e distruzione. Sfortunatamente, il capitolo 2 della Genesi (vv.21-24) e certe leggi che si trovano nel Levitico e nel Deuteronomio furono interpretate in un modo che dava agli uomini pieno potere sulle donne e sulla natura (terra e animali). Ovviamente ciò era dovuto all'influenza di altre società patriarcali di quel tempo sulla cultura ebraica. E' importante notare che nella cultura ebraica c'erano anche delle leggi per proteggere la terra da un eccesso di sfruttamento (Lv 25, 3-8).

Nella Genesi, capitolo 9, leggiamo del patto con Noè, che include tutte le cose viventi (vv.9-17).

In Esodo 23, la legge stabilisce che nel settimo giorno tutto deve riposare, compresi "la ragazza schiava, suo figlio, lo straniero, il bue e l'asino" (v.12).

In Levitico 25, leggiamo del concetto biblico di Giubileo, che stabilisce che ,ogni cinquant'anni, tutte le relazioni tra gli esseri umani e la natura, e tra gli esseri umani, devono essere fatte "giuste". Il concetto di giubileo ha una dimensione socio-ecologica e spirituale.

Il tema del Nuovo Testamento dell'universo come corpo di Cristo si può trovare in alcune delle epistole di Paolo.

La crisi ecologica odierna ci ha fatto rendere conto dell'urgenza di cercare una teologia nuova, che tratti di tutto il creato e del bisogno di una spiritualità universale. Le religioni del mondo, comprese le religioni tradizionali africane e le religioni dei popoli indigeni, hanno molto da contribuire alla nostra ricerca. San Francesco d'Assisi, il protettore dell'ecologia, rimane la nostra ispirazione, per la visione di una comunità universale, che comprende umani, piante, animali, il sole, la luna e tutto il creato di Dio.

2.4.8 UNA BREVE RIFLESSIONE SULL'ECONOMIA NELLA BIBBIA E NELLA CRISTIANITA' (46)

"Sono venuto perché essi possano avere la vita, e averla in abbondanza" (Gv10, 10)

I temi economici ricorrono in tutta la Bibbia. La Torah, nel regolare e limitare la compravendita delle merci, la coltivazione della terra e l'allevamento degli animali, pose tutta l'attività economica all'interno delle relazioni del patto di Dio con Israele. Questo include la preoccupazione per il povero (Es 23, 6; Dt 15, 7-11), per lo straniero (Es 21, 21-24), per la vedova e l'orfano (Dt 24,19-22), e per l'ambiente (Lv 25, 1-8). La prescrizione dell'anno giubilare (Lv 25, 8-55) era intesa come un momento regolare di liberazione dalle difficoltà economiche della schiavitù e della povertà e per ricominciare daccapo.

Gli argomenti economici tornano in rilievo nei profeti. Amos minaccia la rovina perché Israele aveva "venduto il giusto per argento e l'indigente per un paio di scarpe", e aveva "calpestato la testa del povero nella polvere della terra" (Am 2, 6-7). Isaia condannava coloro "che uniscono casa a casa, che aggiungono campo a campo, finché non c'è più posto, e voi siete costretti a dimorare da soli nel mezzo della terra" (Is 5, 8) Di nuovo Geremia condanna colui che costruisce la sua casa con la malvagità, e le sue stanze superiori con l'ingiustizia; che si fa servire dal suo prossimo per niente e non gli dà il suo salario" (Ger 22, 13)

Gesù non è meno esplicito: "Nessuno può servire due padroni: voi non potete servire Dio e il denaro" (Mt 6, 24). Il giovane ricco è invitato a vendere tutto quello che ha e a distribuirlo ai poveri, se è serio nel voler ereditare la vita eterna (Lc 16, 19-31).

Nella parabola del ricco e di Lazzaro, il ricco è condannato, non per alcun atto evidente di crudeltà, ma semplicemente per aver ignorato il povero alla sua porta (Lc 16,19-31).

I padri della Chiesa mostrano una costante preoccupazione per i diritti dei poveri, un fermo richiamo ad accettare la responsabilità per i bisognosi, e forti avvertimenti contro le tentazioni delle ricchezze.
Dopo Costantino, la Chiesa si trovò ad esercitare un significativo ruolo di guida nella società. Sebbene non sfuggisse alle tentazioni della ricchezza e del potere, essa cercò anche di sviluppare delle forme di servizio: ospedali, scuole e centri di informazione, e spesso, mediante i monasteri che crebbero, in parte, come protesta contro le condizioni di vita urbane, come modo alternativo di ordinare l'economia della comunità.

Nel Medioevo, in Europa, i Cristiani si erano da lungo tempo adagiati in un ampia acquiescenza ai comportamenti e alle abitudini dominanti. Movimenti come i Francescani e i Valdesi si manifestarono tra i Cristiani per ricordare le priorità di Gesù, e i profeti per chiedere servizio e rispetto per i poveri.

Lutero e Calvino lottarono entrambi per scoprire chiaramente dei modi cristiani di trattare e di regolare il comportamento economico, che stava trovando sfere di potere sempre maggiori nelle industrie moderne e nel commercio al di là delle frontiere nazionali e geografiche. Nessuno dei due ci riuscì: i poteri economici (governanti, banchieri, industriali e commercianti) svilupparono sempre di più le proprie "discipline", alcuni di essi credendo devotamente che la ricchezza che stavano creando fosse un segno del favore divino, disprezzando di fatto il più "ufficiale" insegnamento della chiesa.

Quando l'economia si affermò come scienza, una distinzione netta tra il "secolare" e il "sacro" presentò una sfida cruciale alla comprensione cristiana della priorità della volontà di Dio per la società.

Christian faith and the World-Economy WCC


2.5 SPIRITUALITA' DI GPIC: L'ASPETTO CONTEMPLATIVO

Le affermazioni teologiche prendono vita quando sono il risultato di una riflessione sull'esperienza umana, alla luce della verità rivelata, e poi conducono a un tipo particolare di comportamento umano e di impegno. Oggi crediamo che c'è unità tra queste due idee. Esse formano parte di un ciclo che va dall'esperienza alla riflessione, all'impegno, e tornano di nuovo all'esperienza, continuando il ciclo. A partire dal Vaticano II, il metodo secolare della lectio divina è ritornato nella vita dei Cristiani, dando loro un modo di unire fede e vita attraverso la loro lettura devota e impegnata delle Scritture. Il metodo consiste nel leggere la parola, riflettere su di essa in relazione a quanto sta accadendo nella vita di ciascuno, e accettare le implicazioni e le richieste di quella parola nella vita quotidiana. Lo stesso metodo si può applicare al modo in cui guardiamo alla vita stessa. Guardiamo attentamente, domandiamo quale sia il significato di quello che vediamo, e accettiamo le implicazioni e le richieste di ciò che la nostra riflessione ci dice. Il nostro scopo è questo: guardare con fede a ciò che sta accadendo nel mondo, in modo che ci unisce in una comprensione e uno scopo comuni, e ci conduce al tipo di impegno che avrà come risultato gioia per tutti, gioia che è l'esperienza di una relazione giusta, che è il modo in cui noi intendiamo la giustizia e la pace. Stiamo cercando un approccio dinamico alla vita e alle sfide di ogni giorno (GS.*25)

La spiritualità è una questione di educazione del cuore.
La spiritualità implica un processo di trasformazione.

"Non adattatevi alla mentalità di questo mondo, ma lasciatevi trasformare
per mezzo del rinnovamento della vostra mente,
e così potrete capire qual è la volontà di Dio,
ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto.
Rm 12, 1-2

Una spiritualità dà origine a un modo di vita ed è a sua volta il risultato di un modo di vita. Un modo di vita è santo quando è prodotto dallo Spirito Santo, e corrisponde ai valori del Vangelo. I modi di vita differiscono secondo l'insieme dei valori sui quali sono costruiti. Su questa terra, nessun modo di vita può abbracciare tutti i valori del Vangelo pienamente e allo stesso tempo. "Spiritualità" è il nome dato alla sintesi di valori evangelici che si realizza in ciascuna persona o comunità. Una spiritualità particolare ri-ordina i valori del Vangelo secondo il tempo e le circostanze in cui nasce e si sviluppa. Questa è la ragione per cui le congregazioni religiose sono diverse, l'una dall'altra, sebbene il loro scopo ultimo sia lo stesso. La ricerca della giustizia è comune a tutte le forme di vita cristiana. I modi di intendere la giustizia e di perseguirla saranno diversi da persona a persona, da luogo a luogo e da comunità a comunità.

Per la vostra riflessione personale

LA TESTIMONIANZA DI MONS.FRANÇOIS XAVIER
NGUYEN VAN THUAN (47)

"COME IL LAVORARE CON GIUSTIZIA E PACE HA INCISO SULLA MIA SPIRITUALITÀ"

François fu fatto vescovo da Paolo VI nel 1967. Egli prese come motto il nome della Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo Moderno, Gaudium et Spes. Questo doveva essere il fondamento del suo programma pastorale per gli otto anni seguenti. Appena prima che finisse la guerra in Vietnam, fu nominato vescovo di Saigon. Il nuovo governo considerò la sua nomina come parte di un complotto e lo arrestò. Doveva passare i tredici anni seguenti in prigione. Quando fu rilasciato nel 1988, passò tre anni in Vietnam, ma non poté tornare a Saigon come vescovo. Venne a Roma nel 1991 per occupare il posto di vice presidente del PontificioConsiglio di Giustizia e Pace.

In mezzo a tali cambiamenti, che cosa è rimasto costante e ha dato unità e armonia alla sua vita? La sua ispirazione venne dal documento, Gaudium et Spes. La sua prima parte tratta della vocazione umana. La seconda parte delinea cinque aree principali di preoccu-
pazione . Queste sono state le sue preoccupazioni per tutti questi anni. Una cosa lo convinse più di tutto il resto: Ciò che abbiamo da offrire agli altri è il testamento di Gesù: la Parola, il Corpo e il Sangue, la Pace e il comandamento nuovo dell'Amore, "che tutti siano una cosa sola". Questo è ciò che lo ha sostenuto in tutti questi anni.

Durante i tredici anni che egli passò in prigione, ci furono due lunghi periodi di cella di isolamento, uno durò due anni, l'altro sei anni. Fu arrestato e condannato senza processo. Nella cella di isolamento, egli era sempre completamente solo, eccetto che per due guardie che erano sempre con lui. Non aveva libri, né giornali. Ogni giorno, dal mattino presto alla sera tardi, un altoparlante nel cortile emetteva a gran voce un fiume di propaganda senza fine. Questa specie di tortura mentale continuò giorno dopo giorno. La prigione è sempre una condanna terribile, peggio quando la prigione è in un paese povero, e peggio ancora quando quel paese povero è sotto un regime comunista. Egli scoprì che la risposta era l'amore.

In prigione c'era una costante successione di guardie diverse. Egli riuscì a convertirle ogni volta con la sua dedizione all'amore. Ad un certo punto, le autorità dissero che non avrebbero più cambiato le guardie perché "questo prete le stava contaminando tutte".

All'inizio, le guardie erano sempre riluttanti a parlargli. Egli gradualmente abbatteva la barriera parlando loro del mondo che conosceva, un mondo molto diverso dal loro. Insegnò ad alcuni di loro il francese. sapeva che questi uomini non avrebbero mai potuto abbracciare la fede cristiana. Venivano da famiglie che avevano dimostrato la loro lealtà al governo. Altrimenti non avrebbero potuto diventare guardie. Tuttavia François sapeva che erano cambiati dentro, mediante la forza dell'amore.

All'inizio egli fece la richiesta di avere una bottiglia di medicina per i suoi disturbi di stomaco. La bottiglia arrivò, con su l'etichetta che diceva, "medicina per lo stomaco". Dentro c'era vino da Messa. Ogni giorno, con tre gocce di vino e una goccia d'acqua nel palmo della mano, egli celebrava l'Eucaristia. Col tempo la sua assemblea di fedeli crebbe. Nel cortile, durante l'esercizio fisico, egli faceva segno ai suoi seguaci e li guidava nella preghiera. Non fu mai tradito da nessuno del gregge. Alcuni erano mandati per spiarlo. Persino questi, quando dovettero riferire, mantennero il suo segreto.

In un periodo del suo isolamento, fu messo in una cella in fondo a un corridoio. Nella cella non c'erano finestre. Tra lui e la luce del giorno c'era quel lungo corridoio e due o tre grandi porte. Nell'oscurità della cella senz'aria, egli scoprì un minuscolo buco nella parete. Ogni giorno, egli rimase sdraiato con il naso vicino a questo buco, solo per ottenere un po' d'aria. Questo durò per mesi.

Ora, nella sua nuova posizione a Roma, la sua missione continua: egli sa che cosa significa essere trattato ingiustamente e sa che la sua missione è ancora una missione d'amore. All'inizio, tutto quello che riusciva a vedere era la montagna di carte sulla sua scrivania ogni giorno, e incominciava a domandarsi che cosa avrebbe potuto fare in questo tipo di lavoro da ufficio. Poi si rese conto che ognuno di quei fogli di carta rappresentava la vita di persone reali, persone in bisogno di aiuto. Trovò il modo di adattarsi alla sua nuova missione. Egli ora sembra un missionario molto tranquillo a Roma. Ammira le persone con cui lavora nel Consiglio Pontificio. Alla sua età, forse egli sente che dovrebbe essere in pensione da molto tempo, con la sensazione di aver fatto il suo dovere e dato il suo contributo. Ma no. La missione non finisce mai.


2.6 LITURGIA: GIUSTIZIA E CULTO

La liturgia è l'espressione del nostro rapporto con Dio, ed è la fonte e il frutto del nostro rapporto con le persone e con il resto del creato.

I profeti, Isaia (1, 11-17) e Amos (5, 21-25) in particolare, denunciano chiaramente le celebrazioni liturgiche che non sono coerenti con una vita di giustizia.

Nei nostri sforzi di rendere la liturgia significativa, e di farne l'ispirazione quotidiana per la nostra vita di GPIC, abbiamo bisogno di ricordare costantemente a noi stessi che Gesù ci ha invitati a celebrare in memoria di Lui: "Fate questo in memoria di me". Fare che cosa in memoria di Lui? Dire le parole che Egli disse, nel modo in cui le disse, compiere i gesti di amore e di compassione come Lui li fece. E' quando queste parole e questi gesti diventano VITA che noi diventiamo EUCARISTIA. Ogni celebrazione dell'Eucaristia ci aiuta a diventare Eucaristia perché:

· Chiediamo perdono perché non viviamo rapporti giusti nella nostra vita quotidiana.

· Ringraziamo Dio per i momenti in cui siamo riusciti a vivere tali rapporti.

· Intercediamo per noi stessi e per l'Universo intero, in modo da poter promuovere rapporti giusti in memoria di Gesù.

Ad ogni celebrazione Eucaristica, noi partecipiamo nella fede del pane Eucaristico., cosiché anche noi, in memoria di Gesù, possiamo diventare
"pane spezzato, condiviso e donato"
per la trasformazione di questo mondo.

Le parole e i gesti di Gesù nell'ultima cena, visti dalla prospettiva di Marco (14, 22), Matteo (26, 26), Luca (22, 19), Giovanni (13, 1-15) e Paolo (1Cor 11, 17-33) sono un invito a :

· Celebrare le nostre liturgie in stretto rapporto con le nostre realtà quotidiane;

· Celebrare le nostre liturgie in memoria di Lui, vivendo come Lui, manifestando amore, perdono e compassione.

Il cristiano è una persona dell'Eucaristia. L'Eucaristia è un verbo, prima di essere un nome. Gesù c'invita :"Fate questo in Memoria di Me". Che cosa intendeva Gesù quando ci chiedeva di celebrare in memoria di Lui? Non è soltanto un rituale religioso che interessa a Gesù. Gesù vuole che noi VIVIAMO come Lui ha vissuto. E' importante che noi, come comunità profetica, SIAMO GESU', SIAMO EUCARISTIA per questi nostri tempi. E' così che noi lo ricordiamo.

Quando la madre di Giacomo e Giovanni voleva dei posti in alto nel Regno di Dio per i suoi due figli, Gesù ebbe una sola risposta al suo desiderio: "Possono bere il calice che Io devo bere". O nel Giardino, la notte prima di morire, Gesù gridò al Padre: "Allontana da me questo calice..." Il calice è una vita svuotata per l'emarginato e il povero. Il calice che si deve bere è una vita versata per l'altro. Sfortunatamente, molte delle nostre celebrazioni rimaNGOno come rituali addomesticati. Non è quello che Gesù intendeva.

Il pane che viene spezzato è una vita spezzata perché altri possano vivere. Quando Gesù prese il pane e disse la benedizione, era un segno profetico che quello che stava accadendo a questo pane sarebbe accaduto più tardi, nella Sua vita versata sulla Croce.

L'Eucaristia è perciò, prima di tutto, un modo di vita che riceve il suo potere nel rituale dello spezzare del pane e del bere del calice. Ma lo spezzare del pane e il bere del calice devono essere sostenuti con una vita versata e spezzata per l'altro, specialmente l'emarginato e il povero.

"Se c'è un sacramento che sta per l'intera Cristianità e per la Chiesa, è l'Eucaristia. E' il sacramento che simbolizza pienamente che cosa è il messaggio cristiano, che cosa significa per il mondo. Essa infatti è rivolta al mondo e a tutto il creato. E' la presenza di Dio nel mondo. E' la croce e la risurrezione. E' il perdono dei peccati e la riconciliazione" (48).

La parola Eucaristia significa anche grazie. Siamo invitati a rendere grazie per quello che abbiamo realizzato. Preghiamo per avere forza e perseveranza. E' la salvezza e la nuova creazione. E' Shalom. E' celebrazione. Celebrazione significa sapere che non dipende tutto da noi. Siamo chiamati, come cristiani, a vivere adesso, nella nostra vita, la speranza che sarà. Spesso, le persone coinvolte nel lavoro della Giustizia, della Pace e dell'Integrità del Creato, prendono la vita così seriamente come se la realizzazione del Regno di Dio dipendesse solo da loro. Dobbiamo avere la capacità di celebrare. Non siamo chiamati ad avere successo, ma ad essere fedeli alla chiamata di Gesù ad essere Eucaristia. Un impegno autentico a GPIC ci aiuta ad essere Eucaristia.

Domande per aiutarci a riflettere ulteriormente sul legame tra Liturgia e GPIC

· Abbiamo la tendenza ad iper-istituzionalizzare le nostre liturgie, impedendo così la flessibilità, la creatività e le liturgie significative?

· Abbiamo la possibilità di preparare liturgie che siano vitali e ispiratrici per coloro che vi partecipano? Se la risposta è affermativa, condividiamo le nostre esperienze positive con altri? Come? Se la risposta è negativa, quali sono le difficoltà incontrate? Si può fare qualche cosa per superarle?

· Il nostro impegno per GPIC è reso più profondo dalle nostre celebrazioni liturgiche? Come? Per il nostro impegno per GPIC, siamo in grado di preparare/celebrare liturgie che siano più significative?

2.7 RIFERIMENTI BIBLICI SU TEMI GPIC (49)

RIFERIMENTI BIBLICI SU:
Giustizia, Donne, Liberazione, Oppressione, Pace, Perdono-Riconciliazione-Misericordia, Povero, Condivisione-Solidarietà, Fraternità, Dialogo-Ecumenismo, Servizio-Carità e Natura-Creato.

1. GIUSTIZIA
Esodo 23, 6
Dt 15, 7?11; 16, 20; 27, 19
Lv 19, 12?18
Gb 29, 14
Salmi 9, 8,16; 11, 7; 33, 5; 72; 89, 14; 103, 6; 140, 12
Proverbi 21, 15; 29, 4, 7
Ger 9, 23?24; 22, 15?16; 23, 5
Isaia 1, 10?20; 5, 23; 10, 2; 29, 21; 30, 18; 32, 15?20; 42, 4; 61, 8
Osea 12, 6
Amos 2, 7; 5, 12
Malachia 2, 17
Matteo 5, 20; 23, 23; 25, 31?46
Luca 3, 10?14; 11, 42; 18, 8
Atti 4, 32?37
Romani 3, 25?26
2. DONNE
Giudici 4, 5
Giuditta 8, 4-8; 9, 8-10
Ester 4, 12?14; 17i?17m, 17m?17s; 5, 1?3, 7?8
Rut 1, 16?18; 2, 8?13; 4, 9?17
Leggete Matteo 16, 17 e Giovanni 11, 27 insieme
Marco 14, 9
Luca 7, 36?50; 10, 38?42; 21, 1?4
Atti 2, 17?18; 21, 8?9
Galati 3, 28

3. LIBERAZIONE
Esodo 2, 23?25; 3, 1?15
Deuteronomio 26, 5?11
Salmi 9, 3-4; 10, 18; 12, 5; 74, 14; 103, 6
Michea 3, 4
Baruc 4, 21
Luca 4, 18
Galati 5, 1, 13

4. OPPRESSIONE
Esodo 1, 11
Deuteronomio 26, 6; 28, 33
Neemia 9, 36?37
Salmi 6, 3?10; 17, 9?12; 44, 22?25; 94, 5?6
Geremia 50, 33
Michea 3, 3

5. PACE
Levitico 19, 1, 9?18
Salmi 32; 72; 85, 9, 11; 122, 6?8
Isaia 2, 1?5; 9, 5?6; 11, 1?9; 32, 15?20; 52, 7; 53, 5; 57, 19
Proverbi 24, 1-4, 22?31
Matteo 5, 1?12, 38?48; 10, 5?13, 34
Luca 10, 35; 12, 51; 24, 36
Giovanni 14, 23?27; 19, 19?23; 20, 19, 21
Romani 12, 18; 14, 17, 19
2Corinzi 3, 11
Efesini 2, 11?18; 4, 3, 31?32
Galati 5, 22
Filippesi 2, 5? 11
Giacomo 3, 13?18

6. PERDONO?RICONCILIAZIONE-MISERICORDIA
Ezechiele 11, 17?21
Matteo 7, 1?5; 18, 21?35
Luca 6, 27?38; 15, 1?10
Romani 5, 11
2 Corinzi 5, 14?21
Efesini 2, 14?18
Colossesi 3, 12?17
Filemone 1, 8?21
1Pietro 3, 8?12

7. POVERO
Esodo 1, 8?14; 22, 20?26
Deuteronomio 15, 4?11; 24, 10?22; 26, 5?11
Levitico 19, 9?18; 25, 8, 10, 23?24, 35?38, 42?43
Salmi 9, 13?14, 19; 12, 6; 14, 6; 18, 28; 22, 27; 25, 9, 16; 35, 10; 37, 11; 69, 30; 70, 6; 72, 1-4, 12-14; 74, 19?20; 76, 10; 140, 13
Isaia 1, 11?17; 5, 1?23; 11, 1?9; 58, 5?7; 61, 1?2
Geremia 22, 13?18
Amos 2, 6?16; 3, 14?4, 3; 8, 4?7
Michea 2, 1?5; 3, 1?4, 9?12; 4, 6?7
Sofonia 3, 11?12
Ecclesiasticus 34, 18?22
Marco 10, 17?22; 10, 23?27
Matteo 10:, 9?10
Luca 1, 46?56; 12, 33?34
Atti 2, 44?45; 4, 32, 34?35; 11, 27?30
1Corinzi 1, 17?31
2Corinzi 8, 1?15; 9, 6?13;
Filippesi 2, 5?9
Giacomo 2, 1?5; 4, 13?5:6

8. CONDIVISIONE-SOLIDARIETÀ
1Re 17, 7-16
Isaia 58, 1?12
Marco 12, 38?44
Matteo 25, 31?46
Luca 1, 46?55;10, 25?37; 16, 19?31
Atti 4, 32, 34?35
Filippesi 2, 4?11
Ebrei 13, 12?16
Giacomo 2, 14?18; 5, 1-6
Apocalisse 21, 1?6

9. FRATERNITY
Proverbi 3, 27?33
Matteo 12, 46?49
Giovanni 17, 1, 6?11, 20, 26
Ebrei 2, 10?17
1Pietro 2, 12; 3, 8?9, 13?16
1Giovanni 4, 4?21

10. DIALOGO-ECUMENISMO
Genesi 17, 1?7
Isaia 54, 1?3
Matteo 10, 41?45; 18, 12?19; 22, 1?10
Giovanni 17, 18?24
Atti 2, 1?11
1Corinzi 12
Efesini 1, 3?14
Colossesi 3, 12?17
Ebrei 2, 8b?12
1Pietro 4, 7?11

11. SERVIZIO-CARITÀ
1Re 17, 7?16
Ecclesiasticus 4, 1?10
Matteo 10, 35-45
Luca 10, 25?37
Giovanni 13, 1?17, 34?35; 15, 9?17
Romani 12, 9?17
1Corinzi 13, 1?13
Filippesi 2, 1?4
1Pietro 4, 7?11
1Giovanni 4, 7?17

12. NATURA-CREATO
Genesi 1, 1 ? 2:3; 9, 9?11
Esodo 3, 7?10; 15, 22?27; 23, 10?12
Levitico 25, 1?24
Isaia 11, 1?9; 40, 12?31
Daniele 3, 57ss.
Salmi 8; 19; 24; 104, 16?23; 136; 148, 1-4, 7?10
Proverbi 8, 22?31
Marco 5, 35-41
Matteo 6, 26?30
Giovanni 9; 12, 23?26
Romani 8, 18?25
Colossesi 1, 15?20
Apocalisse 21, 1?5; 6, 16?21

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Missione Oggi

Mission in the Second Decade of Globalization
The Second Decade of Globalization

It might seem odd to some in this seminar on mission and globalization and what it means for missionary congregations to begin talking about the “second” decade of globalization. I have deliberately chosen to do so for a number of reasons. The first is to remind us how long we have been grappling with this phenomenon. While talk about globalization reaches back into the 1980s, it wasn’t until the collapse of Communism in most countries and the rapid spread of information and communication technologies that globalization began to press itself upon our consciousness as it does today. Secondly, in having had nearly two decades to ponder it, we should be looking at the phenomenon in a more nuanced way.
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