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S. Paolo, modello per il dialogo interreligioso Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Giuliani, imc   
‘’Cari fratelli e sorelle, come agli inizi, anche oggi Cristo ha bisogno di apostoli pronti a sacrificare se stessi. Ha bisogno di testimoni e di martiri come san Paolo.

E proprio per questo, sono lieto di annunciare ufficialmente che all’apostolo Paolo dedicheremo uno speciale anno giubilare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009, in occasione del bimillenario della sua nascita, dagli storici collocata tra il 7 e il 10 d.C. Questo “Anno Paolino” potrà svolgersi in modo privilegiato a Roma,’’

(OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI, Basilica di San Paolo Fuori le Mura, Giovedì, 28 giugno 2007)

Stimolato dalle parole del Papa,e dalla mia esperienza missionaria in un paese dove i cristiani sono l’1% , ho riletto e meditato le lettere di S. Paolo, cercandovi consigli per poter dialogare con i fratelli Musulmani. Questa mia riflessione, condivisa con voi, vuole solo essere un incoraggiamento a non avere paura dell’altro diverso da noi, ma anzi ritenerlo una ricchezza per la persona e per la crescita della fede .

Ho posto a S. Paolo due semplici domande:

1 - Come persona, come hai fatto a superare le difficoltà che riguardano la solitudine, la crisi per non essere ascoltato, lo scoraggiamento di fronte agli insuccessi?

2 - Come missionario del vangelo, quale metodo hai adoperato nel dialogare sempre e con tutti ?

Alla prima domanda ho trovato tre tipi di risposta :

• Dal punto di vista umano, Paolo era un uomo libero da se stesso, dal giudizio degli altri, dalle cose.

PAOLO UOMO LIBERO

“Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero” (1Cor.9)

• Dal punto di vista religioso, era innamorato di Cristo e uomo di preghiera.

PAOLO CONQUISTATO DA CRISTO

“Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. 8 Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo’’(Fil 3, 7-8)‘’perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. 16 Intanto, dal punto a cui siamo arrivati continuiamo ad avanzare sulla stessa linea.’’( Fil 3, 14-15).

È avvenuto un incontro con una persona, Gesù [le modalità qui non vengono ricordate]. È stato un incontro di tale profondità che Paolo dice di essere "stato conquistato da Gesù Cristo". È una conquista per cui Gesù diventa una presenza nella vita dell’apostolo. È così forte, è così chiara questa presenza che Paolo dice che ormai se uno lo cerca, lo "trova in Cristo". Ed è una presenza che opera un radicale cambiamento nella vita al punto tale che "quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo". A Paolo è accaduto di incontrare Cristo. Non solo di averne sentito parlare: lo ha incontrato. E non è stato un incontro fugace che lo lascia come lo ha trovato. Ne è rimasto "conquistato", cioè Cristo è diventato una presenza permanente nella sua vita, come succede quando uno conquista un territorio e vi rimane; vi colloca la sua dimora. La conseguenza di questa presenza è letteralmente sconvolgente: sconvolge il "quadro di valori". Cioè lo rovescia. Ciò che prima era un guadagno diventa una perdita; ciò che prima era importante lo considera come spazzatura.

"Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" [Gal 2,20].

• Era sicuro della sua vocazione e dell’amore di Dio, e dello Spirito che lo abitava.

PAOLO UOMO DI PREGHIERA

La preghiera è componente fondamentale di ogni ritratto interiore, e Paolo era un uomo di preghiera, lui che invitò i Tessalonicesi a pregare «incessantemente» (1Ts 5,17). Per tre volte chiese di essere liberato dalla spina nella carne e, evidentemente nella preghiera, accettò poi di tenersi quella ininterrotta sofferenza. La preghiera è per lui «una lotta presso Dio» (Rm 15,30), una lotta con l’uomo vecchio che ognuno porta in sé, oltre che con Satana e con gli ostacoli da lui opposti all’annuncio evangelico (1Tes 2,18). Lasciano intravedere come egli pregava anche le formule che egli tramanda. L’esclamazione «Abba, Padre» dice come egli facesse suoi lo spirito di figliolanza e la sottomissione alla volontà di Dio, che erano stati di Gesù (Gal 4,6; Rm 8,15; cf. Mc 14,36). Il «credere nel cuore e dire con le labbra: “Gesù è Signore”» di Rm 10,10 rivela il cristocentrismo della sua vita e della preghiera. Il «Marana tha – Vieni Signore!» di 1Cor 16,22 dice come la sua preghiera fosse nutrita di ardente speranza. Le molte citazioni che egli trae dai Salmi dicono poi che le preghiere d’Israele, con tutta la varietà dei loro temi, alimentavano le sue suppliche, le sue lodi, le sue riflessioni sulla storia, le sue invettive e imprecazioni.

Il più delle volte la preghiera di Paolo è per le Chiese cui scrive: aprendo le lettere egli invoca su di esse grazia e pace, e poi benedice o ringrazia Dio a motivo dei frutti che Dio in esse suscita, o chiede che si approfondisca la loro conoscenza del mistero del Cristo, o prega per la loro perseveranza nelle difficoltà. Altre volte chiede che si preghi per lui. Lo fa, per esempio, quando, sul punto di partire per Gerusalemme, ha due timori: che i giudei arrestino definitivamente la sua corsa apostolica e che la Chiesa di Gerusalemme non accetti la colletta fatta in Macedonia e Acaia (Rm 15,30-31). E questo rivela che, come la sua vita, così anche la sua preghiera era abitata e dominata dalla missione.

PAOLO SICURO DELLA SUA MISSIONE

‘’Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori! ‘’( 1Cor.4, 15-16)

«L’annuncio evangelico è per me una necessità. Guai a me se non evangelizzassi!» (1Cor 9,16).

Dalla vita e dai comportamenti di Paolo possiamo dedurre che solo un Evangelizzatore umanamente adulto,libero e responsabile è in grado di porsi di fronte all’altro e dialogare efficacemente. Una fede adulta ,nutrita dalla preghiera e dall’ascolto della Parola conduce il Missionario ad essere davvero accolto da chi ha cultura e religione diversa ed assieme andare verso la conquista della Verità tutta intera. Semplicità,empatia,carità ,conoscenza dell’altro sono la via,il metodo per un corretto dialogo interreligioso

ALLA SECONDA DOMANDA ECCO LE RISPOSTE:

• Paolo ha annunciato il Vangelo in maniere sempre diverse,a seconda di chi aveva di fonte:

“Mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.’’(1Cor.9,20-23)

Questo è il metodo missionario fondamentale per Paolo per incontrare i fratelli di altre religioni. Accoglienza, rispetto e fermezza nell’ annunciare loro Cristo e Questo crocifisso.

• Paolo si è adattato alle varie situazioni, predicando nelle lingue degli ascoltatori ,ma non solo ha sempre tenuto conto anche delle loro religioni e delle loro filosofie.

Con gli Ebrei ha cercato di far loro capire come Gesù fosse la pienezza delle Scritture che loro conoscevano e credevano ,ai greci ha predicato il Dio ignoto, e citando i loro filosofi ha fatto loro capire come Gesù appagava l’aspirazione alla loro sapienza.

Ecco perché S. Paolo ci indica un metodo chiaro :conoscere e vivere il contesto religioso in cui si vuole annunciare il Vangelo.

• Il metodo paolino ci aiuta anche a rivedere ,verificare la nostra vita di fede ,di speranza di amore in Cristo e nei fratelli ,scoprire l’essenziale del nostro vivere la fede.

L’umiltà,e la sapienza della Croce ci abilita ad essere attenti ai ‘’semi del Verbo’’ piantati in tutte le religioni,in tutti i cuori degli uomini di buona volontà.

Il rispetto dell’altro e della sua vita di fede,ci fa’ stare attenti a non predicare la Verità con alterigia,ma cercare piuttosto ,come ha fatto Paolo,le parole,i gesti i segni che descrivono in maniera adeguata e semplice la nostra fede,tutto ,sempre con carità.

Paolo ha sempre considerato ogni uomo come amato da Dio e credere questo lo ha condotto al dialogo con l’altro con grande empatia e amore fraterno,universale,senza mai rinunciare a comunicargli la Verità tutta intera che aveva ricevuto direttamente da Cristo; è la sua esperienza entusiasta che affascina e fa si che, chi lo ascolta, si innamora non di lui ma di quel Cristo morto e risorto che annuncia.

• Ancora oggi l’uomo è assetato di speranza,quella che nasce dall’ Amore fraterno,dal servizio dalla pace interiore del cuore che si trova solo nel credere che il futuro è nelle mani di un Dio che ci è Padre ,che non ci giudica ma ci ama e ci salva dall’ingiustizia e dall’odio seminato dal maligno nel modo.

PER CONCLUDERE

Nella storia della Chiesa l'esempio dato da Paolo si è ripetuto tante volte ed anche oggi il messaggio cristiano di salvezza è annunciato laddove non avremmo mai pensato che fosse possibile. Abbiamo imparato a conoscere i nuovi evangelizzatori, il loro sforzo di annunciare il vangelo percorre strade nuove ed ambienti apparentemente chiusi, mettendo alla prova la fantasia dell'annuncio e della carità e gettando il seme della parola a piene mani nei terreni più disparati o pericolosi, nella speranza che Dio lo faccia fruttificare. È perciò sorprendente che questo tentativo susciti, talvolta, fastidio o scandalo proprio tra gli stessi cristiani, dimentichi della propria natura di peccatori perdonati, assai poco disposti a portare i pesi del fratello ed orgogliosi della propria autosufficienza. Le parole di Paolo ci insegnano, invece, la necessità di diffondere il Vangelo anche in ambienti lontani, smascherandone gli idoli e proclamando che soltanto Gesù è il Signore.

Concludo con queste parole di S:Agostino,come augurio a tutti di Santita’:‘’ Potevamo essere abbandonati a noi stessi? No assolutamente. Egli “annientò se stesso prendendo la forma di servo”; senza, però, abbandonare la forma di Dio. Si fece dunque uomo colui che era Dio, assumendo ciò che non era senza perdere ciò che era; così Dio si fece uomo. Da una parte qui trovi il soccorso alla tua debolezza, dall’altra qui trovi quanto ti occorre per raggiungere la perfezione. Ti sollevi Cristo in virtù della sua umanità, ti guidi in virtù della sua umana divinità, ti conduca alla sua divinità.’’ (Commento al Vangelo di san Giovanni, 23,6, Roma 1968, p. 541).
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