Non vi è uomo normale che non senta nella sua vita il fascino della donna che è vita, aiuto, conforto. La sua presenza è sprone e gioia in ogni impresa umana, sia essa piccola o storica, sia benefica o tragica. “Cherchez la femme”, scrisse Dumas nel suo romanzo poliziesco, e troverete l’uomo. In ogni trama scritta o televisiva, la presenza della donna è determinante e nelle piste investigative è sovente rivelatrice.
È la donna dell’infanzia che tra le sue braccia assicura serenità; è la donna dell’adolescenza che riempie di sogni e di ansie; è la donna della maturità che condivide fatiche e sudori e dona la gioia e il conforto; è la donna, per lo più consacrata, che ci assiste nella sofferenza fisica e raccoglie l’ultima nostra invocazione: “mamma”.
“Cherchez la femme”, cercate la donna anche in ogni evento salvifico: sempre al fianco del Figlio dell’Uomo, Cristo Gesù salvatore, troverete lei, Maria, la Donna, Consolata e Consolatrice. “Cherchez la femme” è anche l’invito rivolto da Maria in una apparizione a Jean de Revoche de Briançon. E Giovanni, cieco, con l’aiuto di una serva, attraverso il Monginevro e, dopo un centinaio di chilometri, raggiunge Torino. Alla presenza del vescovo e del popolo in preghiera, miracolosamente, ritrova la cappella della Consolata eretta un secolo prima da Arduino, in seguito ad una apparizione della Madonna. Era il 20 giugno 1104: al ritrovamento, il cieco riacquista la vista e vede il quadro della Consolata.
Un quadro che, secondo la tradizione verso il ‘500, era stato offerto da S. Eusebio a S. Massimo, primo vescovo di Torino. Un immagine che troviamo anche a Roma, la Salus popoli, ed anche nelle icone russe di Mosca e Kiev: immagine ecumenica. È un’immagine che attinge alla più antica ed autentica devozione della tradizione che soprattutto contemplava Maria santissima, vera Madre del Cristo e vera Madre di Dio.
Nelle icone orientali ogni tratto, ogni colore, è carico di significato spirituale. Al centro dell’attenzione non sta Maria, ma il figlio, il cui volto d’anziano indica saggezza. Essa è sede della sapienza. Per questo Maria non guarda direttamente il figlio suo, non lo conserva per sé, ma lo presenta al mondo. Il solo legame che noi possiamo scorgere è la manina sinistra di Gesù che si posa su quella della Madre. La mano destra è alzata a benedire in stile orientale: due dita stese e tre ripiegate; le sue dita stesse indicano le due nature, umano e divina, mentre le tre dita ripiegate indicano l’intimità delle tre divine persone.
Ella declina leggermente la testa verso il suo Figlio per presentargli le nostre difficoltà. La sua mano destra sul petto sembra dirci: coraggio, non temere, ci penso io.
Anche i colori originali del quadro invitano a una riflessione teologica. Un grande manto azzurro cupo che richiama la gloria dei cieli che avvolge tutto il corpo; il bordo dorato indica la partecipazione di Maria allo splendore della divinità. Il colore rosso sia in Maria che in Gesù fanno riferimento alla loro regalità: re dei re e regina dei cieli.
E le tre stelle, sulla fronte, sulla spalla e la terza nascosta dal Bambino, rappresentano la triplice verginità, prima, durante e dopo la nascita di Gesù. L’anello al dito è segno di fedeltà allo spirito santo che ha reso fecondo il suo assenso alla volontà del Padre. L’anello è segno di autorità e di regalità; con esso viene sigillata e realizzata ogni richiesta. Mediatrice di ogni grazia.
Così l’icona della Consolata opera di ignoto autore orientale, ci trasmette la visione teologica che ha nutrito la fede di molte generazioni lungo il corso dei secoli: Madonna Maria ci presenta il suo Figlio che ci benedice con la Trinità. La Vergine, la biblica figlia di Sion, ripiena di gioia da Dio, è consolata e diventa consolatrice, perché ci dona il suo Figlio, il grande consolatore.
All’icona tanto cara, voluta dal fondatore sul frontone della Casa Madre, il Padre dei missionari appone il motto: “annunzieranno la mia gloria alle genti”. Traccia così il programma della nostra missione che continua quella della Madre e del Figlio suo: segno di consolazione e di speranza. |