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Attorno alla Parola: Pietro e Paolo Stampa E-mail
Scritto da Comunità Beato G. Allamano - Alpignano   
ImageÈ bello quest’anno poter celebrare la memoria dei grandi apostoli Pietro e Paolo nel giorno dell’assemblea festiva. Con nostalgia il nostro ricordo corre al tempo in cui ogni anno la festa era celebrata con grande solennità non solo liturgicamente, ma anche nella società civile.

Scriveva Sant’Ireneo nei primi secoli del cristianesimo: “Grandissima chiesa di Roma, antichissima e conosciuta da tutti, fondata e costituita da Pietro e Paolo. Con questa chiesa, in ragione della sua eccellente origine, necessariamente deve essere d’accordo ogni chiesa”. E Ambrogio, vescovo della prestigiosa sede di Milano affermava: “Ubi Petrus, ibi ecclesia, ibi nulla mors sed vita aeterna”, dove c’è Pietro, lì c’è la chiesa; e dove c’è la chiesa lì non c’è morte ma vita eterna.

Giusto quindi, equo e doveroso, esprimere la nostra riconoscenza celebrando questa duplice solennità in onore dei santi Pietro e Paolo, colonne e fondamento della chiesa.


E duplice è l’insegnamento che ci offrono i due apostoli: da Pietro ci viene comunicato l’entusiasmo della fede; da Paolo il contagio del suo dinamismo missionario.

A Cesarea di Filippi la solenne professione di Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente”. Sulla via di Damasco la solenne missione di Gesù a Saulo – Paolo: “Ti ho eletto e mi sarai testimone tra le genti”. E sulla fede di Simone Gesù getta le basi della sua chiesa: “Tu sei pietra e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. E sul dinamismo di Saulo la chiesa si apre al mondo intero.

Pietro a Roma, ospite in casa di Prudente sull’Esquilino, iniziò la chiesa con i suoi timidi catechismi e la sigillò con il suo sangue, crocifisso in Vaticano, nel circo di Nerone. Sulla sua tomba di terragna nel reparto dei poveri, fu innalzato da Costantino un mausoleo basilicale e in seguito la basilica di Bramante e Michelangelo, con il baldacchino del Bernini. Ma la tomba rimase sempre al centro, quasi sopraffatta dal sovrapporsi di successivi altari. Una sensazionale scoperta archeologica l’ha riproposta al culto, testimonianza della presenza storica di Pietro in Roma, caput mundi.

E ala presenza di Pietro si aggiunge quell’apostolo prigioniero, Paolo, che dopo aver percorso le vie imperiali approda prigioniero nel quartiere romano, porta la catechesi fin nella casa dei Cesari e come cittadino romano viene privilegiato con la decapitazione alle Tre Fontane.

Pietro e Paolo, chiesa e missione, due dimensioni che hanno il loro fondamento in un amore incondizionato per Gesù Cristo. Sulle rive del mare di Galilea il Risorto Gesù, per tre volte, interpella Pietro: Pietro, mi ami tu? Pasci i miei agnelli. Il primato conferito a Pietro è sì una ricompensa all’attaccamento di Pietro, che pur l’aveva tradito, ma è specialmente un’istituzione, espressione dell’amore di Cristo per gli uomini. Un amore che come vento impetuoso aveva travolto Saulo, pieno di odio per i seguaci del Cristo, e ne aveva fatto vas electionis, cioè strumento di salvezza per tutte le genti. L’amore di Cristo non si dà alcuna tregua.

E lungo il corso dei secoli la chiesa continua il suo cammino sotto la guida del successore di Pietro e la parola di Paolo. La riflessione di oggi approda logicamente al ricordo pieno di devozione e di affetto per la persona del Papa che di Pietro detiene il primato petrino e di Paolo porta l’infaticabile pellegrinare per Cristo. Ed Paolo ha voluto che dedicassimo in modo specialissimo i prossimi dodici mesi: “Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

Non solo preghiamo per il Papa, ma in questa giornata mondiale dedicata alla carità del Papa, vogliamo aiutarlo con la nostra generosa offerta perché la forza benefica della sua carità possa lenire le sofferenze del mondo.

Dove c’è Pietro, lì c’è la chiesa;
dove c’è la chiesa, lì non c’è morte ma vita.
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