In Kenya, funerali, installazioni di personaggi importanti, ricorrenze speciali , offrono la possibilità alle autorità presenti, di parlare al pubblico di alcune situazioni che incidono sulla vita del paese. Tutti i politicanti presenti alle cerimonie si esibiscono con messaggi forti a favore o contro queste situazioni. Non molto tempo fa, Mr. Kipkalya Kones, Ministro delle strade e la sua assistente Lorna Lanoso, tutte e due membri del Parlamento, morirono in un incidente aereo, e durante il funerale il tema su cui gli oratori si concentrarono fu la concessione o meno dell’amnistia a tutti coloro che subito dopo le elezioni di Dicembre 2007 avevano commesso reati gravi punibili dalla legge.
Il 14 Giugno u. s. il nuovo Arcivescovo di Nyeri, S. E. Peter Kairu, venne installato durante una cerimonia pubblica nello stadio Ruring’u. Nyeri è come il cuore dei Kikuyu, ed è pure il distretto da cui proviene il Presidente Moi Kebaki. L’Arcivescovo appartiene alla tribù Kikuyu, ma nacque in Nakuru ove i genitori avevano emigrato in cerca di terreno e di lavoro. Originalmente, fu eletto vescovo della Diocesi di Moranga, poi passò alla Diocesi di Nakuru e di lì, all’Arcidiocesi di Nyeri. Fu nella città di Nakuru che durante le elezioni del 2007 dei delinquenti e assassini senza coscienza appiccarono il fuoco ad una chiesa mentre si celebrava la Messa: molti bambini, donne e giovani furono bruciati vivi.
La presenza del Primo Ministro Raila Odinga, del ODM, e del Vice Presidente, Kalonzo Musyoka, del ODM-Kenya, i due capi dell’opposizione al Presidente Kibaki nelle elezioni dal 2007, e l’assenza del Presidente stesso, furono immediatamente notate dai presenti, e diventarono il soggetto di discussione dei presenti. Diverse possibilità furono menzionate: forse il Presidente non sta bene, oppure è impegnato in altri affari di Stato che non gli hanno permesso di essere presente, oppure è all’estero per raduni. Ma la ragione più plausibile fu che il Governo di coalizione, ove vincenti e sconfitti nelle ultime elezioni generali, sono assieme per la prima volta nella storia della Repubblica, voleva sondare la solidità del suo essere ed operare, inviando coloro che i Kikuyu ritengono responsabili dei delitti del dopo elezioni, e, viceversa, coloro che ritenevano i Kikuyu responsabili per le alterazioni dei voti in favore del Presidente,nei seggi elettorali. Dal tenore degli interventi dei politicanti presenti, risultò chiaro che questo era il vero scopo della presenza di Raila e Kalonzo ed altri Ministri e Dignitari appartenenti ai due gruppi dell’opposizione e al PNU, il partito del Presidente. Infatti questa è stata la prima volta che dei capi o membri di alto rango dei due partiti dell’opposizione si sono recati nel territorio Kikuyu dopo le elezioni.
Nel suo discorso, il Primo Ministro Raila ha detto con forza e chiarezza: “I Keniani debbono dimenticare il passato, con tutti i suoi orrori, con tutte le distruzioni perpetrate, con tutti gli omicidi e uccisioni di innocenti, con le migliaia di persone che dovettero abbandonare la casa e proprietà per salvarsi la vita, e guardare al futuro. Noi tutti siamo stati testimoni di quello che è capitato subito dopo le elezioni generali del 2007. Ma ora dobbiamo dimenticare e perdonarci a vicenda, in modo che possiamo andare avanti nel nostro programma per il bene del nostro paese. Terminiamo di considerarci nemici e iniziamo ad essere i protettori di coloro che sono nostri fratelli.”
Il Vice Presidente ha letto il messaggio del Presidente, che più o meno insisteva sui medesimi concetti e sentimenti del Primo Ministro, e poi ha parlato per se stesso. E quello che ha detto, ha scosso tutti i presenti, ma specialmente i ministri delle religioni presenti. “Io lancio una sfida ai ministri delle religioni: li invito a parlare apertamente a noi politicanti, di questionare le nostre decisioni con i valori morali e religiosi delle tradizioni Africane e delle religioni mondiali. Non rimanete passivi: non resistete al vostro dovere di illuminare il cammino segnato da noi, con le vostre leggi morali, predicate apertamente la fraternità di tutte le persone, il dovere di aiutare e non di distruggere. E lasciatemi anche che rivolga un grave ammonimento a tutti coloro che esercitano un’autorità sul popolo: guai a coloro che predicano l’odio, le divisioni, che incitano alla lotta fratricida! Guardiamoci bene da costoro!”
Gli altri Ministri presenti, e autorità civili e religiose, più o meno hanno seguito le stesse piste nei loro interventi. Ma il Cardinale di Nairobi, S. Em. John Njue, ha invitato tutti ad una riflessione sul ruolo del Cristianesimo nella loro vita. “Le due tribù maggiormente coinvolte nei disastri del dopo elezioni, sono fra le prime avvicinate dai missionari Cristiani e specialmente dai Cattolici, e sono quelle che hanno il numero più alto di aderenti e di membri, nonché di ministri, che hanno sostituito i missionari e stanno dirigendo le masse di fedeli sui cammini della vita Cristiana. Perché allora sono stati proprio loro a perpetrare gli orrendi fatti del dopo elezioni? Che cosa significa per loro essere Cristiani? Fino a che punto il Cristianesimo è penetrato nella loro vita, oppure è rimasto un evento già morto e non più significativo? Che esempio possiamo dare se noi ci comportiamo peggio degli altri che ancora non hanno la fede? Che cosa possiamo e dobbiamo fare per rigenerare la nostre fede e vedere nell’altro il fratello/sorella, e non primariamente a che tribù appartiene?” La sfida del Cardinale è calata negli animi dei presenti come una spada affilata per tagliare il marcio dell’operato e per rigenerare energie per il bene da farsi.
Al termine della funzione il commento più comune era: Voglia Dio che questa celebrazione inizi nel paese una nuova era in cui la vita, la pace, la concordia prevalgono, come sembra capitare nel Governo di Coalizione, e come il Cristianesimo e le altre religioni infondono nei loro membri.
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