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| Scritto da Ismico | |
![]() Un oceano di Silenzio scorre lento senza centro né principio cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri. (Der Schmerz, der Stillstand des Lebens Lassen die Zeit zu lang erscheinen) Quanta pace trova l'anima dentro scorre lento il tempo di altre leggi di un'altra dimensione e scendo dentro un Oceano di Silenzio sempre in calma. (Und mir scheint fast Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt Ich hatte in fernen Zeiten Dort oben oder in Wasser gelebt) FRANCO BATTIATO, OCEANO DI SILENZIO Dal libro dell’Esodo Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l`Oreb. L`angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè , Mosè !". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". fermati e torna al tuo Centro! Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei ed è sempre quello che non si farebbe che farei ed è come quello che non si direbbe che direi quando dico che non è così il mondo che vorrei Non si può sorvolare le montagne non puoi andare dove vorresti andare. Sai cosa c'è ogni cosa resta qui. Qui si può solo piangere... ...e alla fine non si piange neanche più. Ed è proprio quando arrivo li che già ritornerei ed è sempre quando sono qui che io ripartirei ed è come quello che non c'è che io rimpiangerei quando penso che non è così il mondo che vorrei. Non si può fare quello che si vuole non si può spingere solo l'acceleratore. Guarda un po’ ci si deve accontentare. Qui si può solo perdere... ....e alla fine non si perde neanche più VASCO ROSSI, IL MONDO CHE VORREI Dall’Evangelo di Giovanni Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. DAGLI SCRITTI DI DON TONINO BELLO: Diciamo la verità: è probabile che noi facciamo un gran servizio alla gente, molta diaconia, ma spesso è una diaconia che non parte da quella tavola. Solo se partiamo dall'eucaristia, da quella tavola, allora ciò che faremo avrà davvero il marchio di origine controllata, come dire, avrà la firma d'autore del Signore. Attenzione: non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere. Se manca l'amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l'eucaristia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose. Dobbiamo essere dei conlempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell'azione. La contemplattività, con due t, la dobbiamo recuperare all'interno del nostro armamentario spirituale. Allora comprendete bene: si alzò da tavola vuol dire la necessità della preghiera, la necessità dell'abbandono in Dio, la necessità di una fiducia straordinaria, di coltivare l'amicizia del Signore, di poter dare del tu a Gesù Cristo, di poter essere suoi intimi. Non ditemi che sono un vescovo meridionale che parlo con una carica emotiva di particolari vibrazioni: le sentite pure voi queste cose; tutti avvertite che, a volte, siamo staccati da Cristo, diamo l'impressione di essere soltanto dei rappresentanti della sua merce, che piazzano le sue cose senza molta convinzione, solo per motivi di sopravvivenza. A volte ci manca questo annodamento profondo. Qualche volta a Dio noi ci aggrappiamo, ma non ci abbandoniamo. Aggrapparsi è una cosa, abbandonarsi un'altra. Quand'ero istruttore di nuoto - ero molto bravo, e quando ero in seminario tantissimi hanno imparato da me a nuotare - quante volte dovevo incoraggiare gli incerti: «Dai, sono qui io; non ti preoccupare...». Se qualcuno stava annaspando o scendendo giù, io gli passavo accanto e quello si avvinghiava fin quasi a strozzarmi. Questo è solo un abbraccio di paura, non un abbraccio d'amore. Qualche volta con Dio facciamo anche noi così: ci aggrappiamo perché ci sentiamo mancare il terreno sotto i piedi, ma non ci abbandoniamo. Abbandonarsi vuol dire lasciarsi cullare da lui, lasciarsi portare da lui semplicemente dicendo: «Dio, come ti voglio bene!». Allora: se non ci alziamo da quella tavola, magari metteranno anche il nostro nome sul giornale, perché siamo bravi ad organizzare, chissà quali marce o quali iniziative per le prostitute, per i tossici, per i malati di AIDS... diranno che siamo bravi, che sappiamo organizzare; trascineremo anche le folle per un giorno o due; però dopo, quando si accorgeranno che non c'è sostanza, che non c'è l'acqua viva, la gente se ne va. “tu guardi Lui e Lui guarda te” contemplazione Almeno adesso che Siamo seduti qui Perché non mi racconti Cosa non va per te Perché non resti qui ...Non hai tempo mai Perché non ti fermi Dimmi dove vai Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! So che non è così Quello che avevi in testa Non ci puoi fare niente La vita non si ferma Perché non pensi che Ora che sei con me Se anche non ti ricordi (se anche) non sai perché Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! GUARDAMI Non potrai mai trovare un altro come me Sarà difficile perfino anche per te Che hai sempre avuto tutto Tutto facile Almeno adesso che Siamo seduti qui Perché non me lo dici Quello che vuoi da me Cosa vorresti che Cosa vorresti se Se tu potessi avere Tutto quello che c'è Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! GUARDAMI Non potrai mai trovare un altro come me Sarà difficile perfino anche per te Che hai sempre avuto tutto Tutto facile GUARDAMI Non potrai mai trovare un altro come me Sarà difficile perfino anche per te Che hai sempre avuto tutto Tutto facile Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! Vieni qui! VASCO ROSSI, VIENI QUI Nel Catechismo della Chiesa Cattolica , nella quarta parte dedicata alla preghiera, a modello della preghiera di adorazione non è stato scelto un grande mistico, come Santa Teresa d’Avila o San Giovanni della Croce, ma un umile contadino di Ars, che aveva imparato ad andare in Chiesa prima di iniziare il suo lavoro o al termine di esso. Un giorno il suo parroco, il Santo curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, entrò in Chiesa e lo trovò assorto in preghiera. Il prete gli chiese: “Ditemi un po’: vi vedo da tanto tempo in preghiera. Che cosa dite al Signore? Quali sono le vostre preghiere? La risposta del contadino fu meravigliosamente semplice: “ Non dico niente. Io guardo Lui e Lui guarda me”. E indico il tabernacolo. tempo prolungato di silenzio ancora in contemplazione... la tua lettera per Lui In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole, il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole. All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti, le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti; come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda, ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda, punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate, di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate... Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo, ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo, in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini, frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini; come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte, ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte, di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare, di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare... Appassiscono piano le rose, spuntano a grappoli i frutti del melo, le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo. Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato, ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato; come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi, in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi, dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti, di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti... Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti? Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa, l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita... FRANCESCO GUCCINI, LETTERA metti nero su bianco le parole che vuoi dire a Lui... e porta la tua lettera nella “Cassetta della posta” che trovi davanti a Lui... mentre ognuno porta la sua lettera tutti offrono alcuni grani di incenso nell’incensiere... Contempl-ATTIVI L’Eucarestia ti impone di cambiare vita! Cosa non farò per farmi amare Cosa non farò per dirti che Cosa non farò per quest'amore Per dirti cosa sei per me Dormo ancora solo in questa stanza Dove al buio i sogni vanno via Resta solo il peso della mia Malinconia L'amore non si spiega Fa girare il mondo e poi Se non c’è diventa tutto inutile Non puoi farne a meno mai Nemmeno quando poi Sarà solo silenzio e freddo tra di noi E volando superando i monti Verso cieli bianchi di libertà E volando finchè tutto il mondo Solamente un punto sembrerà E ora cosa non farò per amare Cosa non farò per te Tu sola sei l’amore Tu sola sei per me Dimmi che vorrai stare al mio fianco Dimmi che sarai solo per me Dimmi che consolerai il mio pianto Ed io vivrò solo per te Dammi ancora solo un po’ di tempo Giusto quanto basta perché poi Torni ancora tutto come prima Tra di noi E volando superando i monti Verso cieli bianchi di libertà E volando finchè tutto il mondo Solamente un punto sembrerà E ora cosa non farò per amare Cosa non farò per te Stella del mio cuore Splendi su di me. E ora cosa non farò per amare Non mi chiedere perché L’amore non si spiega Tu sola sei per me. SERGIO CAMMARIERE, L’AMORE NON SI SPIEGA Dall’Evangelo secondo Giovanni Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. DAGLI SCRITTI DI DON TONINO BELLO: Alzarsi da tavola come ha fatto Gesù significa anche un'altra cosa. Significa che da quella tavola ci dobbiamo alzare: significa che non si può star lì a fare la siesta; che non è giusto consumare il tempo in certi narcisismi spirituali che qualche volta ci attanagliano anche nelle nostre assemblee. Infatti è bello stare attorno al Signore con i nostri canti che non finiscono mai o a fare le nostre prediche. Ma c'è anche da fare i conti con la sponda della vita. Spesso, come lamenta il papa nella Chiristi fideles laici, c'è una dissociazione tra la fede e la vita. La fede la consumiamo nel perimetro delle nostre chiese e lì dentro siamo anche bravi; ma poi non ci alziamo da tavola, rimaniamo seduti lì, ci piace il linguaggio delle pantofole, delle vestaglie, del caminetto; non affrontiamo il pericolo della strada. Bisogna uscire nella strada in modo o nell'altro: c'è uscito anche Giuda, «ed era notte» (Gv. 13,30). Dobbiamo alzarci da tavola. Il Signore Gesù vuole strapparci dal nostro sacro rifugio, da quell'intimismo, ovattato dove le percussioni dei mondo giungono attutite dai nostri muri, dove non penetra l'ordine del giorno che il mondo ci impone. ANCORA DAGLI SCRITTI DI DON TONINO BELLO La pace è finita andate a messa (pag. 33-34 Affliggere i consolati. Lo scandalo dell’Eucarestia) (testo non battuto, da cercare e da inserire) Hai cercato di capire e non hai capito ancora se di capire di finisce mai. Hai provato a far capire con tutta la tua voce anche solo un pezzo di quello che sei. Con la rabbia ci si nasce o ci si diventa tu che sei un esperto non lo sai. Perché quello che ti spacca ti fa fuori dentro forse parte proprio da chi sei. Metti in circolo il tuo amore come quando dici "perché no?" Metti in circolo il tuo amore come quando ammetti "non lo so" come quando dici "perché no?" Quante vite non capisci e quindi non sopporti perché ti sembra non capiscan te. Quanti generi di pesci e di correnti forti perché 'sto mare sia come vuoi te. Metti in circolo il tuo amore come fai con una novità Metti in circolo il tuo amore come quando dici si vedrà come fai con una novità E ti sei opposto all'onda ed è li che hai capito che più ti opponi e più ti tira giù. E ti senti ad una festa per cui non hai l'invito per cui gli inviti adesso falli tu. Metti in circolo il tuo amore come quando dici "perché no?" Metti in circolo il tuo amore come quando ammetti "non lo so" come quando dici perché no. FIORELLA MANNOIA, METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE scambio della pace... ognuno prende un pezzo di pane (non eucaristico e non benedetto) che era stato posto sull’altare e ne mangia un boccone... il resto lo porterà a casa da condividere con chi desidera, segno fraternità... si forma un cerchio attorno all’altare dell’adorazione... preghiera del Padre nostro prendendosi per mano... benedizione eucaristica... la preghiera continua personalmente... a volte la migliore musica è il silenzio... |
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