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Scritto da Lucia Pagnossin
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“Né oro , né argento, ma quello che ho ve lo do” questa è la frase che un giorno mi ha colpito in un “vecchio”pieghevole che p.Angelo Casadei mi aveva consegnato.
Era la presentazione di un missionario della Consolata: p.Giacinto Franzoi e della missione.
Da allora spesso mi viene in mente questa frase e quel missionario, conosciuto da molti, per la sua dedizione a ciò che era stato chiamato, persino i giornali colombiani lo definiscono: “El cura más popular del Caguán,” il missionario più conosciuto nel Caguán.
P.Giacinto Franzoi non ha bisogno di presentazioni ed io ho avuto la gioia di conoscerlo l’anno scorso nelle 6 settimane che ho vissuto a Remolino del Caguan-Caquetà-Colombia.
Ieri, 10 luglio 2008, ha lasciato la Colombia, dopo 30 anni, per rientrare, in Italia passando il testimone a p.Angelo Casadei da due anni parroco in quel territorio.
Desidero ringraziare padre Giacinto per la sua testimonianza che dall’altra parte dell’Oceano interpellava anche la mia coscienza nella vita di tutti i giorni.
Nel periodo a Remolino ho colto in lui la passione per la gente, l’entusiasmo nel fare le cose, il desiderio di far conoscere la realtà in cui la missione vive, il coraggio nel denunciare ogni tipo di violenza da qualsiasi parte arrivi, e sappiamo bene i rischi a cui si va incontro in quella zona, fulcro della coltivazione della coca, rifugio per i guerriglieri delle Farc, nuova frontiera per l’Esercito Nazionale di Colombia… mettendo in atto uno dei 10 comandamenti del Beato Allamano: “Non dite mai: non tocca a me!”
Remolino credo sia stata una sfida per p.Giacinto che ha sicuramente vinto, riuscendo a concretizzare dei progetti per la gente e con la gente che forse sembravano irrealizzabili ma la speranza è dei missionari, e la fede può smuovere le montagne.
Sono sicura che se avesse potuto tutta la gente di Remolino e delle veredas avrebbe raggiunto Bogotà per salutarlo, ma l’orma che ha lasciato in quei luoghi nonostante le difficoltà, i recenti soprusi…non verrà cancellata! Auguro a padre Giacinto una “breve” permanenza in Italia e poi se “Dios quiere” chissà che non lo vediamo ancora girare nei fiumi della foresta amazzonica.
Grazie padre Giacinto |