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Congo: Anche per i parlamentari il Paese non è governato PDF Stampa E-mail
Scritto da Agenzia Fides   
Photo by digitalcongo.netLe difficoltà che attraversa la Repubblica Democratica del Congo, denunciate dai Vescovi nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea Plenaria, sono state analizzate in un rapporto presentato dall'Assemblea Nazionale. Il documento, che sintetizza il lavoro di 5 commissioni speciali, formate ciascuna da 12 deputati, è basato sulle relazioni (oltre 500) elaborate dai parlamentari nei loro collegi elettorali. I diversi deputati hanno raccolto le informazioni sulla situazione locale ed hanno steso una relazione che, insieme alle altre, è servita a completare un quadro complessivo della situazione del Paese.

Le conclusioni dell'indagine non sono incoraggianti: in tutte le provincie si denota una debolezza dell'autorità legittima dello Stato alla quale fa da contraltare l'arbitrio dei funzionari governativi e locali, che spesso interpretano in modo personalistico il proprio ruolo. La mancanza di norme precise per delimitare le attribuzioni di potere tra lo Stato centrale e gli organi locali, l'assenza di una legge sul decentramento e la disorganizzazione delle diverse amministrazioni, la permanenza di territori che ancora sfuggono al controllo governativo, sono fattori che aggravano il senso di scollamento tra la popolazioni e le istituzioni, al punto che i congolesi si sentono spesso abbandonati a loro stessi.


“La RDC non è governata: i deputati danno ragione ai Vescovi” titola il quotidiano “Le Phare”, presentando i risultati del rapporto parlamentare. Il giornale sottolinea che sia i Vescovi sia i deputati hanno indicato nella corruzione la causa principale dei mali del Paese. In Congo, ricorda l'articolo, tutto è in vendita: sovranità nazionale, sentenze della magistratura, titoli accademici, documenti amministrativi, concessioni minerarie, persino la cittadinanza congolese.

Il fatto che questi mali siano denunciati dagli stessi parlamentari è comunque un primo passo nelle giusta direzione: come affermano i Vescovi nel loro messaggio (intitolato, non a caso, “è tempo che ci svegliamo") è ora che tutti i congolesi, ad iniziare da coloro che svolgono incarichi pubblici, facciano la loro parte per costruire un Congo migliore.
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