“Mettere fine alle polarizzazioni, alle divisioni, ai conflitti e all’intolleranza che ha caratterizzato la politica del nostro paese…costruire una società libera dalla violenza, dalla paura, dall’intimidazione, dall’odio, dalle protezioni politiche, dalla corruzione e fondata sulla giustizia, sulla trasparenza, sull’apertura, sulla dignità e sull’uguaglianza…avviare un dialogo mirato al ritorno della prosperità in Zimbabwe”: sono i principali obiettivi delineati nell’accordo siglato ad Harare dal presidente Robert Mugabe, il capo dell’opposizione Morgan Tsvangirai e Arthur Mutambura, capo di una fazione minoritaria dell’Mdc (Mdc-Mutambara), in presenza del mediatore della Comunità sudafricana per lo sviluppo (Sadc), il presidente sudafricano Thabo Mbeki.
Nel documento integrale, pubblicato dal governo di Pretoria, le parti hanno definito i punti dell’agenda del negoziato sul piano economico, politico, della sicurezza e della prevenzione della violenza, della comunicazione: su quest’ultimo aspetto nel documento viene sottolineato che “nessuna delle parti deve comunicare, durante il periodo di dialogo, direttamente o indirettamente la sostanza della discussione ai mezzi di informazione. Le parti – inoltre - si tratterranno dalle negoziazioni attraverso i mezzi di informazione, anche attraverso i loro rappresentanti al dialogo o qualsiasi funzionario” e non prenderanno “nessuna decisione che possa influenzare l’agenda di dialogo, eccetto che per consenso”. I firmatari si impegnano anche a prendere “le misure necessarie per eliminare ogni forma di violenza politica, inclusa quella di persone al di fuori dello stato, e per assicurare la sicurezza delle persone e della proprietà”; insieme “lavoreranno per assicurare la sicurezza di ognuna delle persone sfollate e il loro sicuro ritorno a casa, garantendo che le organizzazioni per l’assistenza sociale e umanitaria siano abilitate a fornire l’assistenza richiesta”, astenendosi “dall’uso di linguaggio offensivo che potrebbe incitare l’ostilità, l’intolleranza politica e l’odio etnico”. Con uno strano tempismo, a 24 ore dalla firma dell’accordo di Harare e nell’imminenza dell’avvio dei negoziati bilaterali, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno intanto dato il ‘via libera’ a nuove sanzioni contro lo Zimbabwe, in particolare nei confronti di 37 persone e quattro aziende che si aggiungono alla lista dei 131 cittadini del paese africano vicini al presidente Mugabe a cui sono stati vietati visti e soggiorni nel territorio europeo; a tutti gli interessati saranno anche congelati i beni. |