La Giornata internazionale del ricordo della tratta negriera e della sua abolizione, che si celebra oggi sotto l'egida dell'Unesco, è al tempo stesso occasione per ricordare il passato e per riflettere sul presente.
La Giornata mira soprattutto a divulgare le cause e le conseguenze della schiavitù e della tratta, un capitolo buio della storia dell'umanità lungamente avvolto dal silenzio, come ricorda il direttore generale dell'Unesco Koïchiro Matsuura, nel messaggio diffuso per questa occasione.
La Giornata cade infatti nell'anniversario dell'insurrezione degli schiavi avvenuta a Santo Domingo nella notte tra il 22 e il 23 agosto 1791, evento che ebbe un ruolo cruciale nell'abolizione della tratta transatlantica. Quest'anno, la Giornata coincide anche con un'altra importante commemorazione: il bicentenario dell'abolizione della tratta degli schiavi negli Stati Uniti d'America nel 1808.
Tuttavia, l'Unesco organizza la Giornata anche per offrire lo spunto per una riflessione sulle forme moderne di schiavitù. La piaga del traffico di esseri umani coinvolge infatti ancora nei nostri giorni milioni di persone, in maggioranza donne e bambini, sradicati dal loro ambiente con la forza o attraverso pagamenti a persone che hanno autorità sulle vittime. "Nonostante l'arsenale di strumenti internazionali creato per combattere lo sfruttamento degli esseri umani e la crescente consapevolezza del lavoro forzato e della vendita e prostituzione di bambini - ricorda Koïchiro Matsuura - la sconvolgente realtà è che queste evidenti violazioni dei diritti umani proseguono. Sono una piaga che mina il tessuto sociale di molte società e l'Unesco sta lavorando con determinazione per porvi fine".
Il direttore dell'Unesco sottolinea che "la libertà dalla schiavitù e dalla servitù è un diritto umano fondamentale riconosciuto dall'articolo 4 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, di cui quest'anno celebriamo il sessantesimo anniversario". Koïchiro Matsuura, sottolinea però che - pur dopo molte dichiarazioni e convenzioni - "solo nel 2001 la comunità internazionale ha formalmente riconosciuto questa tragedia senza precedenti come un crimine contro l'umanità", nella Dichiarazione della Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e le altre forme di intolleranza che si tenne a Durban, in Sud Africa.
Oggi il fenomeno prende forme diverse - schiavitù per debiti, servitù della gleba, lavoro coatto, sfruttamento sessuale, matrimonio forzato precoce, schiavitù per motivi rituali o religiosi - ma hanno tutte un comune denominatore: si tratta di costrizione al lavoro di esseri umani che sono diventati in qualche modo "proprietà" di un'altra persona.
Gli schiavi fanno sempre parte dei settori più poveri e vulnerabili della società. Si tratta in genere di appartenenti a gruppi con uno status sociale inferiore, a minoranze etniche o religiose, a popolazioni indigene o a gruppi nomadi, molto spesso donne e bambini. Essi però non diventano schiavi a causa della loro appartenenza, ma è questa che li predispone alla povertà e allo sfruttamento.
In passato il proprietario possedeva "legalmente" gli schiavi che aveva spesso comprato ad un alto costo d'acquisto. Era quindi nel suo interesse "conservarlo" nel miglior stato possibile, in modo da poter rifarsi del suo investimento. Ora gli schiavi, anche se sono resi e mantenuti tali sotto la minaccia costante della violenza, e spesso fisicamente imprigionati, non sono "proprietà legale" di nessuno, ma sono costretti a lavorare, senza compenso, alcuni fino allo sfinimento. Sono schiavi "usa e getta": costano poco, ce ne sono in abbondanza e quando non "funzionano" più si abbandonano a se stessi. Altri li sostituiranno.
"Dal 1994, lo Slave Route Project (progetto della rotta degli schiavi) dell'Unesco ha cercato di affrontare sia i pregiudizi razziali, che tentano di giustificare la schiavitù, sia le forze socioculturali, che hanno cospirato per nasconderne le dimensioni e l'impatto", si legge nel messaggio di Koïchiro Matsuura. "Attraverso questo progetto ambizioso, l'Unesco sta svolgendo un ruolo importante nel creare una maggiore comprensione del commercio degli schiavi e delle sue conseguenze per le società moderne, al fine di contribuire alla costruzione di una cultura della tolleranza, della coesistenza pacifica e del rispetto dei diritti umani, che sono al centro del mandato dell'Organizzazione", sottolinea il direttore dell'Unesco. |