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Come intendere la santità.
Il biennio di riflessione sulla santità sta aiutandoci a comprendere meglio che cosa intendeva il Beato Fondatore quando ci chiedeva di essere “prima santi , poi missionari”, a renderci conto in che cosa consiste praticamente la santità. Essendo “fondamentalmente appartenenza a Colui che è per essenza il Santo”, (Novo Millennio Ineunte 30), essa è certo molto esigente, ma non deve essere intesa come aspirazione ad una esistenza straordinaria, possibile solo ad “alcuni rari eroi della santità” (cfr, “Novo Millennio Ineunte” N.31), ma semplicemente ad essere “straordinari nell’ordinario” (“Così vi voglio” p. 41). L’Allamano precisa: “ la santità che io voglio non è di fare miracoli, ma di fare tutto bene”. (Ibidem).
Vista così, l’idea della santità si semplifica, ma la sua realizzazione non è certo facile. Richiede un serio impegno inteso a conoscere noi stesi per poterci migliorare e perfezionare a tutti i livelli: spirituale, umano ed apostolico, personale e sociale - comunitario, naturale e soprannaturale. La direzione spirituale, il progetto personale di vita e la condivisione comunitaria possono darvi un valido contributo, ma è necessaria soprattutto una decisa volontà allo scopo. Il nostro Beato osserva che “ la santità richiede volontà piena, energica, costante”. Volontà “piena”, che non mette limiti, che non si accontenta del buono, delle mezze misure, ma mira al perfetto. Volontà “energica”, che non dà spazio alla pigrizia, fiacchezza, che non si arrende davanti al sacrificio. Volontà “costante”, che non si perde mai di coraggio, che non si abbatte per le difficoltà. Egli non poteva quindi essere più chiaro nel sottolineare quanto necessario sia il nostro sforzo personale per la santità, ma osserva però anche che “sarebbe presunzione giungervi senza l’aiuto di Dio” e addita “nella fiducia in Dio il segreto di tutti i santi.”. (Cfr. “Così vi voglio” P. 48 - 49).
La fonte della santità
La santità viene dal “Padre veramente santo, fonte di ogni santità” (Preghiera Eucaristica II). Egli ha mandato “lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e a compiere ogni santificazione” (Preghiera Eucaristica III).
La santità è quindi dono di Dio che dobbiamo chiedere, a cui dobbiamo aprirci con il nostro impegno personale di perfezione e col metterci a disposizione del suo Spirito perché egli la porti a compimento. Egli è sempre presente ed operante in noi, in ogni momento, in ogni situazione di vita. Egli opera però in modo particolare quando ci apriamo a lui in preghiera, soprattutto nella preghiera sulla sua Parola che è “viva ed efficace” (Ebr. 4, 17). Sull’importanza della Parola per la nostra santificazione l’Allamano è chiaro quando chiama “la Sacra Scrittura il nostro nutrimento spirituale” e nell’insistenza sulla meditazione che non vede solo come puro esercizio intellettuale, ma come vera preghiera Egli dice infatti: “La meditazione è un lavoro della mente per riscaldare il cuore, non basta semplicemente ragionare, ci vogliono pur gli affetti” (Conf III p. 633), ed ancora “ Far bene la meditazione…si sta attenti alla lettura, ruminarla e poi lasciare il cuore a fare gli affetti. Propositi pratici: ricordando questo è ciò che tira per farci santi” Conf. I p. 695). In queste espressioni si trovano tutti gli elementi della Lectio Divina che è senza dubbio un mezzo efficacissimo per aprirsi all’opera santificatrice che lo Spirito compie in noi quando ci avviciniamo alla sua Parola nel modo che essa suggerisce.
Preghiera che cambia la vita
E’ chiaro quindi che il nostro anelito verso la santità richiede di partire da un rinnovamento della vita di preghiera. Nella “Nuovo Millennio Ineunte”, Papa Giovanni Paolo II, dopo averci invitati a riscoprire la dottrina del Vaticano II sulla “vocazione universale alla santità”, aggiunge:che “l’allenamento alla santità richiede soprattutto una vita cristiana caratterizzata dall’arte della preghiera” ed ancora: “non dobbiamo ritenere la preghiera per scontata, dobbiamo imparare a pregare” (N. 32). E: “l’insegnamento della preghiera diventi un punto chiave della programmazione pastorale” (N. 34)
Non si tratta però di una preghiera avulsa dalla vita, ma che entra nel nostro modo di essere e di agire e lo trasforma. Anche a questo riguardo l’Allamano ci è maestro e ci offre delle preziose indicazioni pratiche. Sappiamo infatti che nelle sue conferenze si domanda: ”come mai dopo tanti giorni, mesi e anni di atti di pratiche di pietà siamo ancora così lontani dalla perfezione…La risposta non può essere che questa: o non li facciamo bene, o non procuriamo di ricavarne frutto… Posto anche che li facciamo bene, con impegno dopo non ci pensiamo più. Facciamo la meditazione, prendiamo qualche proponimento, ma è solo una formalità, lungo il giorno resta dimenticato, non ricordiamo neppure più l’argomento della meditazione. Ecco il motivo del poco frutto delle nostre pratiche di pietà. Dobbiamo uscire da ogni esercizio di preghiera come da un giardino, dove abbiamo raccolto un mazzo di fiori, per odorarli lungo il giorno. Dobbiamo uscirne come tanti vasi pieni di prezioso liquido, che bisogna diligentemente conservare, non sciupare, ricordare e sentire le impressioni, le ispirazioni ricordare a praticare i propositi fatti” (“Così vi voglio” p. 241, “La Vita Spirituale” p. 549-550).
In queste semplici e bonarie espressioni c’è un profondo e prezioso insegnamento per la crescita verso la perfezione. Infatti, ricordando lungo il giorno quanto ci ha colpiti nella preghiera sulla parola di Dio, essendo questo opera dello Spirito, gli si permette di continuare ad operare attraverso di essa in noi. Avremo così una nuova motivazione ogni giorno, un incentivo ad essere più attivi e generosi, più aperti ed attenti agli altri, più pazienti, più pronti ad accettare ed offrire le croci ecc. Chiedendoci poi nell’esame serale come abbiamo risposto a quella chiamata, potremo renderci conto, non solo delle nostre mancanze per domandarne perdono, ma anche di qualche progresso fatto per ringraziarne il Signore. Può essere certo un grande aiuto per portare la preghiera nella vita e la vita nella preghiera, per mettere in pratica il precetto del Maestro “è necessario pregare sempre, senza stancarsi” e per trovare l’aiuto indispensabile per la crescita nella santità.
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