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L’interculturalità nella vita religiosa Stampa E-mail
in particolare a riguardo della povertà nella globalizzazione del mondo e nella professione e vita di povertà religiosa

Premesse.

1. Di quale povertà si tratta? Spesso si parla dell’Africa come un continente povero riferendosi alla povertà materiale, nel senso di mancare, a volte, del minimo necessario per una vita degna dell’umano: cibo, medicine, vestiti, acqua potabile…

Si tende quindi a dimenticare che l’Africa o meglio gli Africani possiedono tante ricchezze umane, morali, spirituali…che permettono loro di continuare a lottare contro la povertà materiale per un domani migliore. Nello stesso modo che vivono nel bisogno di ricevere ciò che manca loro, sono pronti a loro volta a condividere con gli altri i loro valori e quel poco che hanno: fede; fiducia nella provvidenza; accoglienza; gioia di vivere; valore della persona umana e soprattutto dell’anziano; senso della famiglia; capacità di sopportare; coraggio…

2. Tema molto complesso, e quindi sviluppare di più la sua seconda parte.:

Professione e vita di povertà religiosa in Africa

Come concetto, la professione e vita di povertà è uguale per tutte le culture in quanto sequela di Cristo; risposta ad una chiamata; imitazione del modo di essere e di vivere di Gèsu:

· “ Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Mt 5, 3
· “Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dàllo ai poveri… poi vieni e seguimi”. Mt19,21.
· “Da ricco che era, si è fatto povero per voi…” 2Cor 8, 9
· “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Mt 8,20.

Gesù, il povero per eccellenza, non vuole “canonizzare” la miseria o l’indigenza. Egli non condanna la ricchezza, ma il suo cattivo uso:

- Lc12, 15: Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni.
- Mt19,23: Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.
- Lc 16,19-31: L’uomo ricco e il mendicante Lazzaro.

Solo dall’incontro con Gesù povero e l’accoglienza del suo messaggio, il religioso, o la religiosa, africano comprende il voto di povertà e tenta di tradurlo nella sua vita concreta ( secondo il momento presente, il luogo dove vive…).

Al cuore della nostra vita religiosa, c’è una scelta: imitare Cristo e condividere il suo modo di vivere. Per Lui, la povertà non è tanto rinunciare ai beni materiali. La caratteristica della sua povertà è l’amore del povero e il relativizzare le cose di questo mondo. Le cose sono dei mezzi che ci possono condurre all’Unico necessario se li utilizziamo bene.

Dai tre voti che caratterizzano la vita consacrata, quello della povertà è il più complesso e quindi il più caricato di problemi pratici nel contesto africano.

Come parlare del voto di povertà vivendo meglio in confronto al resto della gente? Apparentemente, il voto di povertà non ha senso finché uno lo giudica dall’esterno: le case; i vestiti; i mezzi dell’apostolato. Agli occhi della gente siamo dei ricchi che fanno finta di essere poveri, che sfida!

La povertà evangelica nel quotidiano africano.

1. Una chiamata; una risposta; una scelta.

Act 4,32 b: Nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa
era fra loro comune.

- non aver nulla di cui posso disporre a piacere
- dipendere dagli altri, dalla comunità in tutto.
- mettere tutto in comune.

Al religioso africano non manca nulla in comunità. Il vivere in mezzo alla gente povera è una sfida quotidiana a cui è confrontato:

+ Aver il magazzino pieno e optare per non prenderci nulla senza averne parlato con le consorelle o la Superiora!

+ Aver la possibilità di mangiare tre volte al giorno mentre un vicino di casa ha il suo figlio malnutrito.
Questo cambia il suo modo di essere e di vivere: distinguere una necessità da un capriccio; accogliere senza mormorare ciò che può mancare a volte, ...

* Importanza di aver ben chiaro in cuore il per chi e il come; e la consapevolezza del dono gratuito in vista degli altri.

2. Povertà e missione / missione in vista del povero

“ Lo spirito del Signore è sopra di me…, mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto annunzio…” Lc4, 18-19

”… abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi…mangiare il proprio pane lavorando in pace”.2 Tess 3, 8-12.

a. La prima missione dei religiosi africani in questo ambito del voto di povertà è la testimonianza: dimostrare con la vita che realmente Dio occupa il primo posto nel cuore e che tutto il resto in questo mondo è relativo. Non si tratta tanto di andare ad abitare nelle capanne o a vestirsi di stracci, ma di vivere centrato sul Signore; di essere libero di fronte ai beni terrestri invece di farne un idolo da conquistare ad ogni prezzo. Quindi, assumere la chiamata alla fiducia nella provvidenza, alla semplicità, alla sobrietà ossia evitando ogni lusso.

b. La povertà materiale in Africa sta diventando miseria come conseguenza dell’egoismo dei governanti e di tante guerre. Un detto africano dice: ” Dove si battono due elefanti è l’erba che ne paga il prezzo”. Da qui la professione del voto di povertà diventa:

- denuncia di queste ingiustizie mettendo in pericolo la propria vita, la più grande ricchezza che uno può avere, per essere la voce di chi non può essere ascoltato.

- scegliere di stare con il povero, scappare con la sua gente per salvare la vita e condividere insieme a tutti le condizioni difficili del nascondiglio.

- lasciarsi plasmare dal Vangelo: “Guardate i gigli del campo…Non preoccupatevi…Il Padre vostro sa che ne avete bisogno.” Lc 12, 27-32

Si impara a vivere con gioia e con poco dalle esperienze dei continui saccheggi delle comunità religiose; ad evitare il cumulo dei beni per se stessi...

c. La condizione dell’uomo è legata al lavoro, e il consacrato deve darne testimonianza. Un lavoro ben fatto con competenza, non per fare soldi, ma per la promozione integrale dell’essere umano: adattare il carisma della congregazione ai bisogni concreti della gente.

- Necessità di essere creativo per incontrare i mezzi da offrire alla sua gente perché imparino ad essere loro stessi i protagonisti del loro sviluppo sociale, economico, umano, ecc. Uno degli slogan della missione in Africa è: ” Meglio imparare a pescare che di ricevere il pesce dagli altri”(auto finanziamento).

- Importanza di lottare contro il paternalismo da una parte e il mendicare dall’altra. Non abituare la gente a ricevere tutto senza aver collaborato minimamente.( Per esempio con gli alunni che non hanno la possibilità di pagare le tasse della scuola)

- Aver fiducia nelle capacità della popolazione e con essa portare avanti i vari progetti = render loro la loro dignità di continuare l’opera del Creatore. Utilizzare bene i soldi ricevuti per i progetti: chiarezza nella gestione in cui fanno parte anche i laici.

- Valorizzare i prodotti del luogo; imparare dagli altri a migliorare i metodi della produzione. Ad esempio nel campo dell’agricoltura o dell’allevamento…e cosí migliorare anche l’alimentazione.

- dare un salario giusto agli operai

N.B: Nonostante tanti impegni, il problema dell’auto finanziamento delle congregazioni in Africa rimane una sfida, finché i governi non prendono in carico la loro gente.

3. Povertà come solidarietà, condivisione.

”In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Mt 25,40

Una delle caratteristiche dell’africano à la solidarietà: condivisione delle gioie e delle tristezze del prossimo; lasciarsi coinvolgere; farsi uno di tanti...Il religioso non può sottrarsi a questo valore, magari può aiutare i laici ad evitare gli estremi( per organizzare un matrimonio o un lutto). La comunità rimane attenta a ciò che succede al suo intorno per condividere con i vicini, i collaboratori della missione…le loro speranze e angosce; i loro successi e delusioni. Esiste spesso nella comunità ciò che viene chiamato:” Cassa della condivisione” costituita a partire delle varie rinunzie dei membri durante i tempi forti del tempo liturgico, o in altre occasioni. La comunità discerne e decide ciò che sembra opportuno di fare, caso per caso.
4. Povertà e rapporti del religioso con la sua famiglia.

Mc 7, 8-13: ”Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini…E’ korban, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me”

1 Tm 5, 8: “Se qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele”.

Mt 10, 37: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me…”

Contraddizioni da parte di Gesù?

No. Solo un invito a discernere ciò che è gradito a Dio in ogni momento.

La famiglia nel suo senso più ampio è organizzata in modo che ognuno vive per tutti e tutti per uno. Ogni membro della famiglia lavora in vista del benessere di tutti e vice versa. Il giovane o la giovane entrando in convento non acquista il diritto di non più preoccuparsi dei suoi, soprattutto quando vivono alla soglia della miseria. Neppure uno si fa religioso per assistere meglio, almeno materialmente, i suoi genitori. Ogni famiglia religiosa discerne il modo migliore di tendere la mano ai genitori dei suoi membri, cosciente dei suoi limiti. Ogni religioso/a è responsabile di fare capire ai suoi la realtà del suo voto di povertà; aiutarli a usare bene i pochi beni che hanno; in una parola: educarli a prendersi in carico, ad uscire dall’indigenza invece di abituarli ad aspettare l’aiuto da fuori. Nessuno può obbligare la sua congregazione a risolvere tutti i problemi della sua famiglia. In caso di necessità, essa dà il suo contributo tanto quanto ognuno degli altri figli. Qui, penso, si trova una differenza grande tra una famiglia europea e quella africana. La prima ha, spesso, la possibilità di offrire delle cose al figlio, o alla figlia, religioso mentre la seconda aspetta di riceverne, a volte. Ci vuole molta umiltà per presentare alla comunità i bisogni della propria famiglia e per accettare il suo parere dopo discernimento, soprattutto quando questo è negativo. Un’altra sfida in questi casi : non cercare di trovare altrove una soluzione vivendo la propria vocazione nell’ipocrisia.

N.B: Molte famiglie sono coscienti di avere offerto a Dio, tramite il loro figlio o la loro figlia, “l’obolo della vedova”Lc21. Quindi è importante aiutarli a viverlo fino in fondo

5. Professione e vita di povertà religiosa in Africa e globalizzazione

L’apertura al mondo e il contatto con le altre culture hanno una certa influenza su questo voto. Questo suppone:

- discernimento per sapere scegliere ciò che conviene per servire meglio il popolo di Dio e respingere ogni forma di consumismo.

- Coerenza tra l’esigenza dell’efficacia nella missione e lo stile di vita personale e comunitaria.
Il computer, il telefono, la macchina…per chi? Per cosa? Quando? Come?

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Domenica Missionaria

DOMENICA XVIII DEL TEMPO ORDINARIO


Arricchire davanti a Dio


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Missione Oggi

«Tous les citoyens devraient être des défenseurs des Droits de l’Homme pour une société plus juste

Richard Mugaruka

professeur à l’Université Catholique du Congo.

 
Merci de m’avoir associé à cette journée.
Floribert Chebeya est tombé à cause de la haine de ceux qui ne veulent pas l’avènement d’un Etat de droit.
Nous tous, nous devons être défenseurs des Droits de l’Homme pour une société plus juste et plus fraternelle.

 

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