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Inculturazione dei carismi di fondazione Stampa E-mail
Evoluzioni e adattamenti nei tempi, spazi e tradizioni

Lo scopo di questa breve relazione è di mettere in evidenza la dialettica che esiste nella storia degli
istituti di vita consacrata tra fedeltà al carisma originale e le esigenze di adattamento secondo i diversi luoghi, tempi e contesti culturali. In primo luogo occorre notare che vi è una ricchissima varietà di istituti di vita consacrata.

Nella Chiesa sono moltissimi gli istituti di vita consacrata, che hanno differenti doni secondo la grazia che è stata loro concessa: essi infatti seguono più da vicino Cristo che prega, che annuncia il Regno di Dio, che fa del bene agli uomini o ne condivide la vita nel mondo, ma sempre compie la volontà del Padre. [CIC Can 577]

Ciò che accomuna gli istituti si articola in tre elementi. Ecclesiologico: gli istituti esistono nella Chiesa, cristologico: sono caratterizzati dalla sequela di Cristo in maniera radicale, e trinitario: si tratta di compiere sempre la volontà del Padre secondo i doni dello Spirito. In questa comunanza essenziale esiste, però, una grande diversità, ma ciascun istituto è chiamato alla fedeltà del particolare carisma che ha caratterizzato la sua fondazione:

L’intendimento e i progetti dei fondatori, sanciti dalla competente autorità della Chiesa, relativamente alla natura, al fine, allo spirito e all'indole dell'istituto, così come le sane tradizioni, cose che costituiscono il patrimonio dell’istituto, devono essere da tutti fedelmente custoditi. [CIC Can.. 578, cf. 586]

Non si può dire, tuttavia, che la custodia del patrimonio dell’istituto chiuda le porte ad ogni adattamento. In quanto tale patrimonio consiste nella grazia concessa al fondatore o ai fondatori, si può dire charisma fundationale est simpliciter immutabile ac multipliciter mutabile, e cioè che il carisma originale e fondazionale di un istituto è nella sua essenza immutabile, ma può permettere vari adattamenti e varie evoluzioni precisamente per meglio raggiungere il suo fine. Tutto ciò che nella formulazione autentica dell’istituto non ha direttamente la natura del fine, non possiede la immutabilità del fine, ma si trova in una  relazione di mezzo per raggiungere il fine, e con ciò in una relativa mutabilità: mutabilità, cioè, in vista di meglio raggiungere il fine. Nel contempo occorre, però, tener presente che vi sono degli elementi nel modo e nello stile di vita di un istituto che partecipano talmente alla qualità del fine dello stesso che possono essere considerati come essenziali per la fedeltà alla grazia originale e originante dell’istituto. In questo contesto si possono ricordare le parole pronunciate da un papa quando i certosini pensavano a un cambiamento nelle loro regole: sint ut sunt aut non sint.

Di seguito tratteremo di questa tensione fra fedeltà e mutabilità in due aree geoculturali: quella dove l’istituto ha preso origine, e quella diversa dall’area originale.

1. Inculturazione nell’area geo-culturale di origine.

a. Il dinamismo universalista delle origini. Notiamo in primo luogo che l’area geoculturale di origine ha una consistenza imperfetta per un istituto fondato nel servizio del Vangelo. Nell’origine stesso dell’istituto vi sono degli elementi che possiamo chiamare “globalizzanti” o di tendenza universalista. Il Vangelo non è legato a un solo posto o a una sola cultura, e neppure lo è il servizio del Vangelo. Così vi sono i monaci che avevano come ideale la “peregrinatio propter Christum”. (Si può pensare qui ai due monaci irlandesi col nome di Columbano: l’abbate di Hy, + 597, e l’abbate di Luxeuil e Bobbio, + 616.) Anche i mendicanti, con la loro iniziale missione nelle città medievali, presto si trovarono in paesi lontani. La Compagnia di Gesù ha forse coniato l’espressione più radicale di questo universalismo apostolico, dichiarando “proprio della nostra vocazione andar qua e là e vivere in qualsiasi parte del mondo, dove si spera maggior servizio di Dio e aiuto delle anime” (Const. S.I., p. III, c. 2, 6G). È evidente che tale mobilità nella sequela di Cristo è propria del Vangelo. E cosa è la vita religiosa se non un Vangelo vissuto? Tale mobilità è uno dei fattori che conducono agli adattamenti.

b. Il succedersi delle generazioni. Un altro fattore conseguente alla vita in comune e alla vitalità di un istituto. Un istituto vivo attrae nuovi membri a sé, e i nuovi membri pongono nuove questioni. La loro sensibilità non è in tutto identica a quella dei fondatori. I progetti di formazione non risulteranno mai in perfetta conformità. Se ci fosse una conformità perfetta ai modelli del passato, questo condurrebbe quasi necessariamente alla stagnazione.

Si possono menzionare soprattutto tre aree in cui le nuove generazioni possono essere all’origine di adattamenti o modificazioni nel modo in cui fu concepita originariamente la vita in un istituto. In primo luogo è da menzionare ìl livello della fede vissuta. Il linguaggio su Dio, la contemplazione del volto di Cristo e l’attenzione a ciò che lo Spirito dice alle Chiese hanno in ogni generazione delle accentuazioni diverse. È anche per questa ragione che il processo di formazione in un istituto di vita consacrata non può mai essere un semplice indottrinamento. Il secondo livello sarebbe quello della struttura psicologica delle diverse generazioni. Evidentemente non si può generalizzare su tale punto, ma è vero che vi sono delle caratteristiche differenti della personalità e della struttura psicologica delle diverse generazioni. Nel succedersi delle generazioni si notano le tensioni espresse in binomi come “autorità – spontaneità”, “tradizione – esperimento”, “razionalità – affettività”, “individualismo – collettivismo”, “sistema – ecletticismo”, per menzionarne solo alcuni. È da notare che la struttura psicologica dei più giovani non ha un’origine spontanea, ma è fortemente influenzata dalle esperienze nella famiglia, nella scuola e nel contatto con la cultura dell’ambiente. Osserviamo anche che in un istuto in cui le persone vivono insieme per tutta la vita l’esistenza di conflitti tra generazioni e dei cosiddetti "generation gaps” sono inevitabili, ma essi sono anche delle ricchezze della vita in comune. Il terzo livello sarebbe quello della cultura dell’ambiente, con cui i giovani membri di un istituto sono spesso più familiarizzati, e di cui ci occuperemo nel paragrafo che segue.

c. Gli sviluppi nella cultura circostante. Uno dei fattori principali che in un istituto di vita consacrata conducono verso gli adattamenti consiste nei cambiamenti nella cultura dell’area geografica dove l'istituto si trova. Non è questo il momento per studiare le cause dei cambiamenti culturali - la “scienza delle culture” è ormai una disciplina a se stante. Comunque, per ciò che riguarda l’epoca attuale possiamo notare una particolarità, e cioè che i cambiamenti culturali si susseguono ad un ritmo sempre più accelerato e con un impatto via a via più ampio. Per gli istituti di vita consacrata ci sono tre possibilità di prendere atto di questa situazione. La scelta della vita “alternativa”, la riduzione all’”essenziale”, e la “creatività”. Sia chiaro che queste tre soluzioni non si escludono a vicenda completamente. Ai fini di una maggior chiarezza, e anche a rischio di fame delle caricature, vediamo di distinguerle.

[1] L’”altematività” non è solo una tentazione nella vita consacrata: ne è pure una delle caratteristiche più comuni. Se ad ogni cristiano viene rivolta la chiamata a non conformarsi alla fisionomia di una società effimera, tanto più si tratta di una scelta fondamentale e di una linea di condotta per coloro che si propongono di vivere la radicalità del Vangelo. Nel contempo esiste, però, la possibilità che tale alternatività si banalizzi a livello di agriturismo e altre vacanze, appunto, "alternative". E da vedere se vi si riconosce ancora la chiamata del Vangelo [...].

[2] In quanto alla “riduzione all'essenziale”, tale è stata la linea scelta dai saggi fondatori che si sono curati ben poco di un “carisma particolare” per la loro fondazione, ma che hanno voluto solo la legge interna dello Spirito Santo e la pagina del Vangelo come “formula instituti”. Ciò che differenzia le grandi fondazioni non è tanto la scelta di una pagina diversa del Vangelo, ma piuttosto il modo di leggerlo e di lasciarlo echeggiare nella vita della persona. La vita religiosa come conversione al Vangelo, rinnovata e mai perfettamente compiuta, troverebbe qui una nuova attualità. Nel contempo si può osservare un ritorno alle sorgenti di un Istituto particolare con una rinnovata attenzione per i fondatori e le fondatrici e per i documenti fondazionali.

[3] Per ciò che riguarda la creatività negli istituti di vita consacrata, la sua origine non si trova primariamente nei cambiamenti culturali, ma piuttosto nell’ubbidienza allo Spirito che rende nuove tutte le cose. Sarebbe qui da sottolineare l’importanza di una attenzione rinnovata per i sette doni dello Spirito Santo, che sono delle capacità per accogliere la luce e la forza dello Spirito.

Dal punto di vista del paesaggio culturale odierno, sarebbero da menzionare alcune sfide particolari.

In primo luogo c’è la rapidità dei mutamenti socio-culturali, che fanno si che dei documenti discussi in capitoli generali, e simili, siano spesso già in qualche modo datati quando vengono divulgati. A questo fatto è collegata l’osservazione che soltanto entrando in un processo di continui cambiamenti si può rimanere fedeli a se stessi e alla propria identità. Un terzo elemento nell’ambiente culturale odierno è l’avversione per i sistemi coerenti, insieme a una predilezione per l’esperimento e il provvisorio. Il postmoderno segna anche la strada degli istituti di vita consacrata.

Tutti questi sono alcuni aspetti della prima parte del tema che mi è stato richiesto di trattare: sviluppi, adattamenti e modifiche nel tempo all’interno dell’area geoculturale di origine. È da sottolineare che questa limitazione alle aree geo-culturali di origine è un tantino artificiale perché queste esistono all’interno di processi di osmosi e di scambi culturali. Nondimeno può esser stato utile indicare l’enorme sfida per gli istituti di vita consacrata di combinare la fedeltà al carisma e il vivere in comunione con l’umanità di oggi.

2 Inculturazione in aree geo-culturali diverse da quella originale.

Nel trattare ciò che viene indicato come “aree e culture diverse per religione, filosofia, tradizione”, mi sono trovato dinanzi a un campo immenso di storia recente e meno recente. Sarebbe una impresa vana voler parlare di questo aspetto in una ventina di minuti. Mi limiterò piuttosto all’esperienza personale di qualcuno che si è trovato a vivere i grandi cambiamenti culturali e i vari processi di diversificazione degli ultimi 50 anni, che ha vissuto questa avventura in prima persona, in vari parti del mondo, dovendo anche occuparsene in maniera accademica nello studio e nell’insegnamento come studioso delle religìoni e delle culture.

Due sono le grandi realtà macroscopiche: la rivoluzione culturale dell’epoca post-coloniale e il rinnovamento ecclesiale espresso e promosso dal Concilio Vaticano II.

In questo contesto sarebbero da menzionare i due aspetti della rivoluzione culturale dell’ultimo mezzo secolo, da un lato la perdita delle radici delle varie culture in seguito a processi di secolarizzazione e mondializzazione. La patria spirituale e la patria culturale sembrano aver perso rilevanza per molti popoli che si avviano verso orizzonti appena discernibili. Nel contempo, però, si nota anche una ricerca se non del paradiso perduto almeno della patria smarrita, e con ciò si notano vari fenomeni di affermazione di particolarità culturali di fronte a quello che viene percepito come un processo di appiattimento. Per ciò che riguarda il rinnovamento ecclesiale del Vaticano II, ci sarebbe da sottolineare l’accento posto sulla persona umana e i suoi diritti e doveri nelle culture della modernità e nel contesto del pluralismo religioso-culturale dell’epoca moderna.

Per quel che riguarda gli sviluppi del carisma fondazionale negli istituti di vita consacrata in questo contesto, sarebbe utile limitarsi a tre aspetti: la formazione e la vita spirituale, la formazione e la vita intellettuale, la formazione e la vita comunitaria.

Cercherò di indicare brevemente alcuni elementi che possano illustrare questi sviluppi in certi ambienti religioso-culturali.

a. L’ambiente dell’Islam. A livello della vita religiosa, un cristiano dovrebbe tener presente le aspettative da parte musulmana di vedere nei religiosi una vita di imitazione e di sequela di Cristo. Già nel Corano il “monachesimo” è un fenomeno conosciuto e, talvolta, lodato. A questo si aggiunge l’esistenza di una sincera stima per Gesù e per sua Madre. Inoltre, in varie correnti del sufismo Gesù viene considerato come l'Imām o la guida dei viandanti. È evidente che tutto ciò contiene delle indicazioni chiare per gli istituti di vita consacrata presenti in ambienti islamici. Il radicalismo evangelico viene inteso come un monoteismo approfondito: lasciare tutto e tutti per amare e servire Dio al di sopra di tutto e al di sopra di tutti. Il “monachesimo”, di cui il Corano dice che non è imposto da Dio ma permesso da lui, è considerato lodevole: si tratta di uno sforzo (gihād) sulla via di Dio.

b. L’ambiente dell’Induismo. L’induismo costituisce un paesaggio ricco di strade per l’inculturazione del carisma della vita consacrata. Solo alcuni punti si possono toccare qui.

Il Gñanamarga è la via del sapere filosofico e della teologia naturale. Qui, pensatori indù hanno sviluppato un vocabolario e strutture di pensiero che aspettano l’incontro con il dogma cristiano. Le dottrine cristiane non solo vi troverebbero nuove espressioni, ma vi scoprirebbero anche nuovi orizzonti verso l’infinità del Divino. Di questo incontro si possono già notare alcuni segnali, ma è evidente che siamo solo agli inizi.

Il Sevamarga è la via del servizio secondo lo stato sociale di ciascuna persona. In questa via esiste anche il volontariato del servizio, con una attenzione speciale per i più poveri e i più indifesi. Si apre qui un vasto terreno per la solidarietà con i più poveri e per la lotta per la giustizia sociale, specialmente dove si tratta di classi escluse.

Il Bhaktimarga è la via della devozione e dell’amore. La tradizione indù possiede un tesoro di inni e preghiere, di simboli e riti, che testimoniano di un monoteismo pratico. La reciprocità di amore divino e amore umano viene qui vissuta e espressa in modi che un cristiano spesso può assumere e rispettosamente rendere propri, allargando così la dimensione della propria consapevolezza di appartenere a un popolo di pellegrini dell’infinito.

Il Dhyanamarga è la via della meditazione. La meditazione coinvolge spirito, mente e corpo. Le discipline dello yoga intendono sviluppare l’armonia tra queste tre zone della vita umana e creano le condizioni d'integrità e salute corporali, di equanimità affettiva e di chiarezza mentale che liberano lo spirito per la via della meditazione e la contemplazione.

c. L'ambiente del Buddhismo. Il buddhismo conosce una varietà di espressioni religiose. Facciamo solo cenno al buddhismo Zen che nei nostri giorni talvolta prende la via inversa dei missionari cristiani andati in oriente a predicare il Vangelo. In connessione con ciò che è stato detto sul Dhyanamarga si nota che il buddhismo Zen si presenta come una via radicalizzata di meditazione. La strada del discepolo può essere lunga e dura, e passa attraverso vari momenti di purificazione interiore. Nel contempo, però, il satori, o l’esperienza dell’illuminazione, viene sempre vissuto come un momento unico e puntuale che è puro dono, e
non, almeno direttamente, frutto di pratiche ascetiche. Per, la formazione degli istituti cristiani di vita consacrata si nota anche che la presenza di un maestro è indispensabile sulla via della meditazione.

d. L’ambiente delle religioni tradizionali. Anche in questi ambienti la vita religiosa svilupperà nuovi aspetti di spiritualità, come la spiritualità della famiglia, la spiritualità della comunione con gli antenati, la spiritualità della comunità e la spiritualità della corresponsabilità. È evidente che tali accentuazioni sono in grado di dare nuova vitalità alle chiese, pure nella loro ricerca di ristabilire la comunione voluta da Cristo.

Un ecumenismo che metta più l’accento sull’ospitalità che non sulla burocrazia, sulla presenza umana più che sulla diffusione mediatica, sulla condivisione più che sulle formulazioni dottrinali, sulla celebrazione più che sul confessionalismo, può dare nuovi stimoli a tale ricerca.
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Missione Oggi

«Tous les citoyens devraient être des défenseurs des Droits de l’Homme pour une société plus juste

Richard Mugaruka

professeur à l’Université Catholique du Congo.

 
Merci de m’avoir associé à cette journée.
Floribert Chebeya est tombé à cause de la haine de ceux qui ne veulent pas l’avènement d’un Etat de droit.
Nous tous, nous devons être défenseurs des Droits de l’Homme pour une société plus juste et plus fraternelle.

 

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