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| Scritto da P. Giovanni Tebaldi | |
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Fratel MARIO PETRINO 1913-2003
In Kenya era conosciuto come il missionario di “Garissa Boys Town”, il territorio del Nord Est infuocato dal sole, oppure “il missionario dei meloni”. Alcuni giornalisti venuti dagli USA avevano scritto di avere assistito ad un miracolo: piantagioni di ortaggi e di frutta di ogni genere essere raccolti dai ragazzi della Boys Town e trasportati a Nairobi. Era quello il modo per sostenere un’opera costosa in piena savana. Il numero dei ragazzi all’inizio era solo qualche decina, più tardi sarebbero diventati – secondo quanto scrive il quotidiano kenyota East Africa Standard, 19 giugno 1970 – circa 2.000. Questo non si verificò mai, ma è certo che l’opera era unica in Kenya. Fratel Petrino fu fortunato di essere accanto a P. Giovanni Bonzanino, un uomo intelligente che aveva il pregio di risolvere le situazioni anche sotto i 40° gradi di calore. Non solo: Bonzanino aveva già vissuto una simile esperienza fondando la “Meru Boys Home”. L’amicizia e la collaborazione prepararono un buon terreno per una azione missionaria di valore. Mentre Bonzanino era un tipo calmo, Fr. Mario era irrequieto per natura e per circostanze.
Conversione alla vita religiosa
Mario Petrino era nato a Miranda di Campobasso il 29 novembre 1913; battezzato nella chiesa di Miranda il 7 dicembre. Il tempo era critico a causa della recessione. Per sfuggire alla disoccupazione e alla povertà, la famiglia decide di emigrare negli USA. Mario si dette da fare per sostenere la famiglia e crebbe duro e cinico verso tutto e verso tutti. Cosa potesse venire da un tipo come lui se lo chiedeva sua madre, ansiosa e preoccupata.
Ma la situazione doveva cambiare. La famiglia acquistò a Denver un Bar presso il quale Mario lavorò fino all’età di 20 anni. Fino a quando incontrò Mary Mosely di Kansas City e la sposò civilmente – presumibilmente, afferma lui – nel 1938. Passarono pochi anni di convivenza e nel 1942 chiedeva alla corte del Missouri l’annullamento. In seguito un’amica gli suggerì di diventare missionario. Un salto nel buio. Cominciarono i contatti con l’ambiente missionario. L’arcivescovo Vehr della diocesi di Denver, il 18 settembre 1960, informò il superiore p. Joseph Moncher che, non conoscendo l’uomo non poteva concedere alcuna dispensa.
Con lettera del 15 febbraio 1961, p. Moncher dichiarava che “il signor Mario Petrino è veramente ansioso di essere ammesso alla vita religiosa nel Noviziato dell’Istituto Missioni Consolata e che non consta sul suo conto alcun impedimento, salvo quello del matrimonio civile e rispettivo divorzio”.
P. Giovanni Piovano, canonista ufficiale dell’ IMC afferma che la ricusazione del vescovo di Denver è sufficiente per annullare qualsiasi concessione di altri vescovi. Quindi la cosa deve essere risolta dalla S. Sede.
La risposta favorevole alla domanda inoltrata alla Santa Sede dal Superiore Generale affinché Mario Petrino entrasse nel noviziato viene comunicata da Propaganda Fide con lettera del Segr. Mons. Pietro Sigismondi.
Scrive p. Leonard DePasquale, superiore regionale: «Petrino si convertì profondamente e decise di diventare un fratello religioso. Cercò un ordine religioso, e alla fine fu indirizzato da p. Moncher nell’Istituto Missioni Consolata. Lieto di avere trovato la sua strada, Fratel Mario fece il noviziato a Certosa di Pesio». Riconoscente, Fr. Petrino scrive a p. Delio Lucca: «Il noviziato è stato per me un tempo di grande progresso spirituale, e così lo considererò in futuro. Sono riconoscente alla Consolata e ai Missionari per avermi aiutato a realizzare la mia vocazione». Emise la professione temporanea il 2 ottobre 1962 a Rosignano Monferrato, e quella perpetua il 2 ottobre 1965 a Buffalo, N.Y. Fino al 1967 fu procuratore della comunità degli Stati Uniti.
Missionario in Kenya Dal 1969 al 1974 Fratel Petrino è a Garissa insieme a p. Giovanni Bolzanino, intento a costruire una strada, una pista per piccoli aerei, un campo da gioco e una fattoria per meloni. Ma la sua grande passione fu quella di formare giovani al lavoro e allo sviluppo di sé e dell’ambiente attraverso il guadagno meritato. Niente si fa per niente, diceva. E lui dava l’esempio con il suo ininterrotto lavoro. Scrisse lettere agli amici d’America, invitò giornalisti a scrivere sulla Garissa Boys Town per raccogliere fondi per la realizzazione del “five years development plan”. Ma non nutriva fiducia in coloro che - diceva - hanno montagne di soldi, ma non sono disposti a darti una sola sigaretta. Non importa: egli si sente soddisfatto di avere aiutato la missione ad essere autosufficiente; di avere aiutato la gente del posto, e di avere creato un centro di addestramento per i ragazzi. Egli descrive la sua esperienza a Garissa in Kenya in un libro autobiografico dal titolo “The Bomb Within Me – The Miracle of Garissa Boys Town”. Il miracolo è stato possibile per la vicinanza di p. Giovanni Bonzanino, al quale egli dimostra affetto e ammirazione. In queste pagine troppo piccole per contenere una storia vera, si coglie il fuoco di una vocazione missionaria accettata e vissuta come una “bomba” sul punto di esplodere.
Animatore missionario fino alla morte
“Ora – scrive al superiore – sono stato assegnato ad un altro lavoro in America, quello di diffondere l’idea missionaria nelle parrocchie, scuole e gruppi di giovani, e di fare amici dei missionari della Consolata”. Prossimo ai 68 anni di età chiede al Superiore Generale p. Mario Bianchi di fare animazione missionaria a Toronto in Canada.
“Verranno giorni migliori” era solito dire. Il suo desiderio – scrive p. De Pasquale - era di campare fino a cent’anni; nello stesso tempo era riconoscente a Dio per avergli dato la vita e la conversione alla vita religiosa. Nel periodo trascorso a Somerset, si dimostrò fedele alle pratiche di pietà e alla preghiera quotidiana. Era il sacrestano e l’inserviente della comunità. Ogni giorno non mancava di andare in piscina per mantenersi in buone condizioni fisiche.
Poi il 19 febbraio 2003 avvertì un dolore. Subito si recò in macchina dal dottore. Là giunto, ebbe un infarto. Fu subito trasportato al Johnson University Hospital dove fu assistito. Alle 5,15 Padre Robert Rezac gli amministrò l’olio santo e alle 5,25 Fratel Mario Petrino morì. Gli siamo grati per la sua fedele testimonianza data a tutti i Missionari della Consolata.
P. Giovanni Tebaldi
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