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Roma, 25 Marzo 2002 Annunciazione di Maria Carissimi Confratelli,
La prima visita canonica alla "piccola-grande" Delegazione del Congo-Kinshasa è stata un avvenimento straordinario in quanto tale e anche perché avvenuta in seguito al raduno annuale dei Superiori dell'Africa e l'ordinazione diaconale di due nostri studenti. Inoltre era la prima volta che una visita canonica veniva effettuata dal Vice Superiore Generale. Il Superiore Delegato l'aveva presentata come un "momento di grazia e di crescita" invitando i membri a prepararsi e a viverlo intensamente. Poi, un imprevisto ha imposto di cambiare i piani prestabiliti. Un'infezione al ginocchio di P. Bellagamba, lo ha costretto a rientrare a Roma subito dopo il raduno dei Superiori a Kinshasa. Così, la visita fu tramandata a data da stabilirsi. Grazie a Dio, ben presto le condizioni di P. Bellagamba sono migliorate per cui è stato possibile riprendere il progetto e portarlo a termine prima del raduno del Consiglio Generale di marzo. Iniziando questa lettera, P. Louro ed il sottoscritto vorremmo ringraziarvi per la pazienza dimostrata di fronte agli imprevisti per la vostra accoglienza fraterna e per la collaborazione che avete dato al nostro lavoro in mezzo a voi. Il ringraziamento va soprattutto al P. Camerlengo, che ci ha accompagnato con tanta disponibilità, ed è stato presente a tutti i raduni comunitari. Seguendo lo schema stilato dal vostro Superiore Delegato nella sua lettera di presentazione della Visita, vorremmo soffermarci su ciò che egli chiama "momento di grazia", cioè le bellezze presenti nella vostra Delegazione, e ciò che lui chiama "momento di crescita", cioè quegli elementi che dovrebbero essere considerati attentamente e che richiedono un cambiamento e un miglioramento. In generale dobbiamo dirvi che la Delegazione ci ha impressionato per la sua vitalità, la sua organizzazione, la serietà con cui ha accettato l'onere della formazione di futuri Missionari della Consolata, l'onestà con cui si è presentata a noi nelle sue qualità, come nelle sue debolezze e il desiderio di migliorare, allineandosi alle direttive del Capitolo e alle necessità locali. 1. SITUAZIONI CHE INFLUISCONO SULLA NOSTRA PRESENZA A KINSHASA
È essenziale aver presente ciò che succede a Kinshasa, dove risiede il governo centrale della Repubblica Democratica del Congo e dove la Chiesa sembra attraversare un momento di grande floridezza, per comprendere quello che voi cercate di fare. Lo avete descritto nella vostra Conferenza e noi lo abbiamo assunto completandolo con altri aspetti che sono emersi in seguito. Il Congo sta attraversando un periodo difficile a causa della divisione in due del paese, della guerra che periodicamente si accende al nord, con tutte le conseguenze deleterie che porta con sé, la miseria che alimenta, la degradazione dei valori che produce. Ci sono ombre e luci in questo quadro generale: Ombre- Tensioni sociali dovute alla situazione di guerra. - Mancanza di attenzione dello Stato nei settori della sanità, educazione e trasporti. - Violazione della giustizia e dei diritti umani fondamentali con arresti arbitrari, detenzioni illegali e il trionfo della legge del più forte sulla legalità. - Svalutazione della moneta, aumento dei prezzi, salario insufficiente al mantenimento della famiglia, economia precaria basata sulla sussistenza e disoccupazione generalizzata. - Corruzione a tutti i livelli, truffe e reati contro la proprietà. - Perdita dei valori tradizionali come la solidarietà, il senso dell'autorità, il rispetto alla vita e ai beni della comunità. - Deterioramento della famiglia, crisi dell'istituzione matrimoniale, divorzio, abbandono di bambini, mancanza di prospettive di futuro per la gioventù. - Il senso magico della vita, l'attesa del miracolo che cambi la propria esistenza, la proliferazione delle sette e il sincretismo religioso. - La non autosufficienza finanziaria della Chiesa che la rende succube degli aiuti che provengono dall'esterno e la frena nella sua attività. Luci- Ripresa dei valori del patriottismo vero, della solidarietà e dell'unità nazionale. - Fermezza nel voler perseguire l'auto-sufficienza e l'auto-determinazione. - Chiara presa di coscienza del popolo di essere la vera forza della nazione. - Nascita di movimenti che sviluppano una riflessione politica tesa a comprendere ciò che sta avvenendo nel paese e nel mondo. - Spirito di arrangiarsi, gioia di vivere e speranza in un futuro migliore. - Ardente desiderio di giustizia e di pace, sostenuto da una riscoperta della preghiera. - Formazione di comunità cristiane coinvolte con la realtà della storia, specie le CEVB (Comunità di Base). - Crescita copiosa delle vocazioni, forse tra le più alte della Chiesa Africana. L'ambiente appena descritto pone alcune domande: con che metodo dovrebbe operare, che modello di sviluppo dovrebbe perseguire, che tipo di formazione dovrebbe impartire e che pastorale missionaria dovrebbe organizzare, per essere efficace nella sua azione, il nostro Istituto? La Conferenza della Delegazione, a suo tempo, cercò di dare delle risposte. Ora la visita canonica si chiede se quegli obiettivi sono stati raggiunti e i frutti che hanno prodotto. 2. IL CAMMINO DELLA DELEGAZIONE DOPO IL CAPITOLOUno dei primi atti della presente Direzione Generale, in consultazione con il Superiore Regionale del Congo e il suo Vice presenti al Capitolo, fu di smembrare, per causa della guerra, la Regione Congo in due circoscrizioni: la Regione Congo-Isiro e la Delegazione Congo-Kinshasa. Da quel momento avete lavorato intensamente per organizzare la vostra Delegazione, dotarla di strutture semplici, ma adeguate e impostare uno stile di leadership spedito ed efficace. Il Superiore della Delegazione con il suo Consiglio hanno saputo imprimere alla Circoscrizione un preciso senso di identità, infondere nei confratelli una forte carica di entusiasmo, organizzare adeguatamente i seminari dotandoli di équipes di formatori, iniziare il lavoro di animazione missionaria e perfezionare quello di animazione vocazionale già in atto, decidere con celerità ed efficacia sulle scelte pastorali, sognare e prevedere nuove presenze IMC oltre alle attuali. Il fatto che il Superiore e il suo Consiglio risiedano a Kinshasa, rende possibile e più celere il processo per una soluzione di problemi e situazioni che richiedono una risposta immediata. Questa presenza ha anche aiutato a farvi conoscere di più in città e ad essere più attivi nei vari momenti di proposizione e di riflessione della Chiesa locale. La Delegazione ha realizzato diversi punti della programmazione della Conferenza; è auspicabile che nel prossimo triennio si impegni a raggiungere le altre mete previste vincendo ogni resistenza. Tutto questo ci rallegra e ci fa orgogliosi di voi e del vostro lavoro. Vogliamo però ricordarvi che le due circoscrizioni furono erette per motivi di guerra e di impossibilità di comunicazione, e che, terminate quelle contingenze, la Regione si sarebbe dovuto unificare. In ogni caso, al presente esiste una realtà che vi lega intimamente ai confratelli di Isiro: i tre seminari. In essi accogliete giovani della Delegazione come della Regione. Quindi siete responsabili non solo di fronte all'Istituto e alla Delegazione, ma anche alla Regione del Nord circa la formazione che in essi i giovani ricevono. Vi esortiamo a tenervi in stretto contatto con la Regione del Nord in generale, ma specialmente a questo riguardo, informandola adeguatamente sull'attività formativa che portate avanti. Rendetela partecipe delle decisioni importanti che prendete e considerate il suo apporto come sostanziale e non solo consultivo. 3. LA VOSTRA COMUNITÀ
Abbiamo vissuto con voi, nelle vostre case, abbiamo pregato con voi e condiviso tante cose che ci hanno fatto comprendere come le vostre comunità siano ben strutturate, come ci si senta fratelli assieme e si possa sognare assieme, correggersi e diventare segni gli uni agli altri della comunità ideale che, anche se non esiste mai, tuttavia ci attira e ci sprona continuamente, o come dite voi negli atti della Conferenza "rimane fondamentale promuovere la qualità della nostra vita." La vita spirituale delle vostre comunità
In generale abbiamo riscontrato che c'è il desiderio di perfezionarsi, di porre Dio al centro della vita, di vivere in unione con Dio e di fare la sua volontà anche se a volte molto costosa. Esprimete questa sete di Dio e del soprannaturale pregando assieme almeno una volta al giorno. La maggioranza lo fa due volte; altri pregano con la comunità cristiana. Seguendo l'insegnamento dell'ultimo Capitolo Generale su questo tema, vi esortiamo ad "avere forte il senso di Dio, della sua presenza in noi e negli altri, della continua ricerca di lui e della sua volontà. L'accentuazione su Dio ci rende capaci di amare il mondo con il suo cuore. Infatti avendo il Dio di Gesù Cristo al primo posto, si fa largo spazio anche ai fratelli. Solamente l'uomo di Dio è veramente per gli altri" (Atti del Capitolo 99, p. 28). In conformità con questa esigenza, invitiamo ciascuno a tenere a cuore il ritmo di preghiera raccomandato dalle Costituzioni e ad esservi fedele in tutti i suoi aspetti, dedicandovi tutto il tempo necessario senza timore di danneggiare il suo apostolato. Invitiamo pure le comunità della Delegazione ad includere nel PCV almeno due incontri giornalieri di preghiera e raccomandiamo ai Superiori di motivare i confratelli alla partecipazione. Permetteteci di insistere anche sulla celebrazione dei sacramenti dell'eucaristia e della penitenza. Le vostre messe giornaliere siano marcate dalla semplicità, ma anche dalla dignità che si addice alla celebrazione dei misteri divini; questa è una delle nostre caratteristiche specifiche. Inoltre, l'eucaristia domenicale sia vissuta in unione con la gente, camminando al suo ritmo e tenendo conto della sua maturità. E poi un accenno alla frequenza del sacramento della penitenza. Il nostro ministero ci porta a contatto con il mondo, con persone di ogni categoria, tendenza politica, pratica economica e i nostri valori sono continuamente soggetti a influenze negative che pian piano ci inducono ad una vita secolarizzata, dove gli ideali della santità e della perfezione sbiadiscono. Dobbiamo purificarci con frequenza per sentirci rinnovati e per mantenere i nostri ideali sempre genuini. La confessione è uno dei mezzi che ci può assicurare tale purificazione e donarci la forza per riprendere il cammino con entusiasmo e convinzione. Concludiamo questo punto ricordandovi il dovere che ognuno ha di curare la propria formazione spirituale. La nostra vita nello Spirito è sempre in crescita. Dobbiamo sforzarci di diventare sempre più come Cristo e operare come lui. Ogni missionario trovi il tempo ogni giorno, o almeno alcune volte alla settimana, per stare in intimità Cristo, per pregare, leggere, meditare, preparare le omelie, gli incontri, e le varie attività che scandiscono la sua vita apostolica. La vita comunitariaLa vostra Conferenza sottolinea l'importanza della vita comunitaria e contiene un serio programma atto alla sua promozione (cf. Actes, pp. 6-8). La vita comunitaria non è facile per nessuno, e richiede un costante sforzo per viverla in pienezza, ove poter sperimentarne la bellezza e il suo ruolo nella creazione di comunità religiose e missionarie. Il X Capitolo Generale ha sottolineato con forza questo valore (cf. Atti, pp. 32-35), ed ha offerto molte proposte operative per promuoverlo e viverlo secondo lo spirito del Fondatore, le nuove esigenze dell'internazionalità e della collaborazione con le altre forze pastorali. Abbiamo ammirato l'impegno ed il sacrificio con cui cercate di vivere questa dimensione della nostra consacrazione. Nelle vostre comunità si respira il profumo dell'amore fraterno. Anche i confratelli di passaggio, in mezzo a voi si sentono accolti e a casa loro. Inoltre la vostra ospitalità e il vostro aiuto fraterno si estendono anche a membri di altre congregazioni, a laici che lavorano in città e a volontari che vengono per fare esperienze missionarie. Tutte le vostre comunità sono internazionali ed è positivo il constatare che non trovate particolari difficoltà nel vivere questo valore. Auspichiamo che questa tendenza continui a caratterizzare anche le nuove comunità che in futuro nasceranno. Si tratta di un valore che arricchisce la comunità, corrobora la sua vitalità, e diventa un segno profetico della possibilità di convivere in pace e armonia in un mondo diviso dall'egoismo e dalla prepotenza dell'uno sull'altro. L'internazionalità favorisce il processo d'inculturazione del carisma. E' questa una sfida che va assunta con serietà e convinzione e che va perseguita attraverso il dialogo e il confronto tra i confratelli africani e quanti provengono da altri continenti. Siete un piccolo gruppo, i professi perpetui tra voi sono una quindicina e vivete a breve distanza gli uni dagli altri: le condizioni geografiche e sociali vi permettono di tendere ad un modello di vita comunitaria così come è descritta dagli Atti degli Apostoli (Atti, 2 e 4). Un modello così come lo sognava l'Allamano per i suoi missionari: santi, fratelli, dediti alla missione assieme, nell'apertura allo Spirito, alla Chiesa e al mondo. La povertà di cui vi circondate sia nelle proprietà che possedete, sia nelle case in cui vivete, sia nel vestiario che indossate e nei mezzi che usate è davvero esemplare. Continuate a coltivare questa virtù, aspetto essenziale della nostra consacrazione e segno di credibilità quando si lavora in mezzo ai poveri. Abbiamo constatato che le vostre relazioni con la gente sono buone e che trattate bene il vostro personale. Tuttavia ci siamo pure resi conto delle conseguenze deleterie che possono derivare quando non si tratta tutti in modo imparziale, si fanno delle preferenze o ci si affeziona in modo indebito ad una persona. Certi favoritismi e privilegi riservati solo ad alcuni, hanno creato situazioni incresciose per i missionari, per la comunità e per l'Istituto. Infine, per quanto riguarda le relazioni con i famigliari e gli amici, pur sottolineando che il nostro spirito di famiglia ci spinge a dimostrare affetto e gratitudine verso queste persone a cui siamo uniti con vincoli di sangue e di amicizia, tuttavia è necessario fare in modo che queste relazioni non siano di impedimento agli impegni comunitari e pastorali della comunità. 4. I VOSTRI IMPEGNI FormazioneIl vostro primo impegno è la formazione di giovani consacrati alla missione nel nostro Istituto. Il Superiore Delegato, nella sua lettera di presentazione della Visita Canonica, la chiama: "scelta prioritaria per l'impegno grande di personale e mezzi" della Delegazione (p. 3). Gli Atti della Conferenza dichiarano che "la nostra Delegazione si caratterizza per la presenza di due seminari. Questa presenza è per noi una grazia di Dio, un dono per la missione e, per la fede, una sfida. Noi sentiamo il bisogno di preoccuparci per seguire bene il processo formativo. La formazione è la responsabilità di tutti i missionari." (Actes, p. 10). A visita conclusa, ribadiamo con voi che i seminari sono una grazia di Dio che provvede vocazioni per l'Istituto, sono un dono per tutti perché ricordano l'inizio e l'entusiasmo della nostra vocazione religiosa e missionaria e sono anche una sfida perché la formazione è opera di tutti e non solo ruolo del formatore. Diamo atto alla Delegazione di aver fatto il possibile per rispondere a questa sfida. Ha creato un'équipe per il seminario filosofico e propedeutico e ne sta formando un'altra per il teologico; ha inviato un padre a studiare filosofia per assicurare una nostra presenza nel filosofico, ed ha accettato di inviare un altro padre come professore nell'Istituto Teologico Mazenod. I confratelli dimostrano interesse verso il seminario teologico? A questa domanda esplicita, i membri professi della Delegazione hanno affermato che il seminario è visitato, che gli studenti si sentono parte della Delegazione e che ci sono tante attività in comune. Questa presenza aiuta gli studenti a identificarsi e a crescere nel senso di appartenenza all'Istituto, che scaturisce dalla comune fraternità. La visita ai seminari e la partecipazione alle loro celebrazioni per le professioni o il conferimento dei ministeri è un dovere di fratelli maggiori a cui i giovani confratelli guardano come testimoni di ciò che viene loro insegnato e di ciò che dovranno essere nel futuro. Il processo formativo segue la Ratio Formationis e ci è sembrato equilibrato. Mentre il filosofico ha il suo Direttorio di Formazione, il Teologico non ce l'ha ancora. È opportuno redigerlo quanto prima, sia per ragioni di chiarezza e di continuità nella formazione, sia per un aiuto specifico ai formatori. Se la formazione è una responsabilità di tutti i membri della Delegazione, lo è soprattutto per i formatori che sono direttamente e a tempo pieno coinvolti in questo lavoro. Li abbiamo trovati contenti, gioiosi e dedicati; avvertono il sostegno del Superiore Delegato e dei confratelli. La loro presenza in seminario è uno dei fattori più importanti che concorrono alla formazione dei giovani. Per questo è necessario limitare gli impegni extra seminario che, pur importanti, non permettono la totale dedizione al lavoro di formazione. Alla fine dell'anno scolastico è anche opportuna una valutazione sul propedeutico. Nato nella parrocchia, inizialmente funzionava con una saltuaria supervisione di uno dei formatori del filosofico. I Padri, dal canto loro, offrivano alcuni contenuti, ma tutto il resto era lasciato alla responsabilità dei giovani. Quest'anno, a motivo dell'accresciuto numero di candidati, lo avete portato nella sede del filosofico, con un formatore direttamente responsabile, anche se non a tempo pieno. Sarà, dunque, necessario valutare i pro e i contro di questa esperienza, e considerare i criteri formulati dall'Ufficio di Formazione di Base nei raduni dei formatori, per decidere quale dei due modelli preferite accettare. I formatori hanno considerato importante la proposta del Capitolo, reiterata dall'Ufficio di Formazione di Base, di offrire agli studenti di Teologia brevi corsi sulla formazione, sulla missione ecc., e ne hanno già organizzati alcuni. La visita prende atto di questo, e invita i formatori a continuare e, se possibile, incrementare questo sforzo per provvedere ai nostri studenti una più completa formazione possibile. Il Superiore Delegato offre altre sfide alla formazione quando scrive che si deve "arrivare ad una povertà assunta e vissuta come scelta d'amore e di solidarietà, lavorare per un maggior impegno della comunità come la nuova famiglia, coinvolgere di più le famiglie dei nostri seminaristi nel processo della formazione ed educarle a contribuire anche dal lato economico alla formazione dei loro figli, impegnarsi nel processo di inculturazione della formazione e del carisma IMC, aiutare i giovani a vivere l'esperienza pastorale come momento di formazione facente parte del percorso formativo" (p.3). La visita si augura che questi aspetti vengano studiati e messi in pratica. Ad essi vorremmo aggiungerne ancora due. Il primo riguarda la formazione spirituale degli studenti. Il Fondatore, sebbene in un altro contesto, lodava la comunità di Casa Madre dove tutto funzionava come un orologio, ma osservava: "Io temo che si prenda l'abitudine di non fare quello a cui si è obbligati…". Bisognava educare allo "spirito di…" così caro a lui. In ultima analisi, bisogna educare all'assoluto di Dio cui abbiamo accennato più sopra in questa lettera. Il secondo aspetto riguarda la "dimensione missionaria" che deve caratterizzare la comunità formativa. Questa si pensi e si organizzi esplicitamente in funzione della missione. La missione deve formare la comunità, imprimerle un senso di marcia e un particolare stile di vita che tocca sia il singolo consacrato, sia la comunità nel suo insieme. Lavoro pastoraleIl lavoro pastorale rappresenta un altro aspetto caratterizzante della Delegazione. E' facile percepire l'importanza che quest'area occupa nella vostra circoscrizione, sia per numero di personale ad essa dedicato, sia per l'onere economico che rappresenta. Otto missionari lavorano a tempo pieno nella pastorale e i sussidi versati dalla Delegazione a questo settore sono considerevoli. Si tratta di un buon lavoro dato che i vescovi, i preti locali e tanti parrocchiani elogiano la vostra presenza nell'Arcidiocesi di Kinshasa e nella Diocesi di Kisantu. La parrocchia di St. Mukasa viene presentata come un modello di evangelizzazione olistica e profonda, capace di muovere i fedeli all'azione missionaria nella parrocchia. A facilitare questo lavoro, hanno contribuito la presenza di buone équipes pastorali e la risposta positiva da parte dei cristiani. Anche la nuova parrocchia di Saint Hilaire, appena eretta, se sarà impostata con gli stessi criteri, potrebbe produrre rapidamente ottimi risultati apostolici. La gente, infatti, dimostra grande entusiasmo e desiderio di collaborare e la Delegazione spera di potervi inviare una buona équipe di lavoro. La parrocchia Mater Dei ha sempre avuto alti e bassi, tempi e contrattempi nella leadership e si presenta con delle caratteristiche che ne hanno frenato il successo: zona di campagna, centri distanti e molto periferici rispetto la città, risposta più lenta e meno interessata da parte dei parrocchiani, leadership limitata fra i laici e poca possibilità di scelta. Fa ben sperare l'attuale équipe di Missionari decisa a sviluppare un lavoro pastorale metodico e qualificato, e con spirito e metodo rinnovati. Sia nella vostra Conferenza che nella relazione del vostro Delegato vengono menzionati aspetti che dovrebbero essere presi in attenta considerazione da quanti lavorano direttamente nella pastorale, dagli altri missionari che vi collaborano saltuariamente e dagli studenti che iniziano il loro inserimento in questo campo (cf.Actes, pp. 12-14, e cf. Relazione pp. 3-4). Facciamo nostri questi aspetti e vi esortiamo a farne oggetto di riflessione, di formazione e di revisione nei vostri incontri comunitari. Fra gli altri aspetti essenziali in ordine ad una pastorale efficace v'è anche la capacità di collaborare con i laici nel processo decisionale e organizzativo della parrocchia, attraverso lo strumento del Consiglio Pastorale, superando ogni forma di individualismo e ogni tentazione di protagonismo personale. In questa prospettiva è necessario imparare a valorizzare l'apporto che i laici possono dare nella programmazione e nell'esecuzione delle attività parrocchiali e formarli affinché imparino ad assumere le responsabilità che ad essi competono, soprattutto nella gestione dell'economia della parrocchia. I nostri due ultimi Capitoli Generali hanno fortemente stigmatizzato lo spirito individualistico di chi preferisce fare da solo, nell'illusione di fare di più. Circa i progetti, cercate di sviluppare quelli che possono poi essere gestiti dal clero diocesano con l'aiuto dei cristiani. Non addossate a coloro che vi seguiranno dei pesi insopportabili e ingestibili. I missionari che lavorano nelle parrocchie a noi affidate siano aperti e prevedano al lavoro pastorale dei nostri studenti. Li accompagnino e li incoraggino anche se a volte la qualità della loro collaborazione non fosse come ci si potrebbe aspettare. Attualmente l'Istituto, a Kinshasa, opera nel campo della formazione e della pastorale parrocchiale: si potrebbe pensare ad un nuovo campo di attività legato all'animazione missionaria e vocazionale e all'impegno di giustizia e pace? Tale attività potrebbe identificarci meglio nel nostro carisma di missionari. Nella relazione per la Visita leggiamo con favore che vi proponete di "studiare le possibilità di assumerci altre e differenti opere di consolazione, attività parrocchiali di altro tipo", ed anche " di studiare le possibilità di aprire nuove presenze più compatibili con il concetto moderno di missione ad gentes proposte dall'ultimo Capitolo Generale" (p.4). Ricordiamo però che tutto questo si può eseguire se c'è personale adeguato e dopo la chiusura di una delle attività postorali che presentemente curate. Animazione missionaria e vocazionale
Il flusso di coloro che bussano alla nostra porta chiedendo di essere ammessi nei nostri seminari è lusinghiero e si mantiene costante. Per questa ragione pensate perfino di presentare dei progetti per ingrandire le strutture di formazione già esistenti. A questo proposito vi ricordiamo l'importanza di impegnarsi nell'aiutare adeguatamente questi giovani nel loro discernimento vocazionale, a verificare con cura l'autenticità delle loro motivazioni vocazionali e a qualificare sempre di più l'accompagnamento a casa e nel propedeutico, prima della loro entrata nei nostri seminari. È opportuno che la Delegazione, in unione con la Regione del Nord, aggiorni i criteri di ammissione nel senso di una maggiore serietà. Per quanto riguarda l'animazione missionaria, ci sembra lodevole, ma di difficile realizzazione, il progetto di dedicare una persona a tempo pieno, a questo settore. D'altra parte, constatiamo con soddisfazione che non va sottovalutato il lavoro finora fatto dalla commissione in carica. Il bollettino Coko Cokoriko che pubblicate periodicamente è un tentativo di animare le famiglie dei nostri missionari e i nostri amici. Potrebbe essere il germe di un notiziario del tipo che altre circoscrizioni già hanno. Sarebbe opportuno esplorare la possibilità di usare la rivista del Canada Réveil Missionnaire e adattarla al Congo? O fare una pubblicazione assieme per tutti i territori di lingua francese? Nelle nostre parrocchie, tutte le attività pastorali e tutto il cammino di formazione cristiana, dovrebbe essere improntato allo spirito missionario. La parrocchia Mater Dei, qualora il progetto di ristrutturazione si concretizzasse, (progetto teso a farne un vero santuario mariano secondo il nostro carisma), potrebbe diventare anche un centro di animazione missionaria, gestito da un'adeguata équipe di lavoro. L'impegno per la Giustizia e la Pace
L'ultimo Capitolo Generale ha fortemente riproposto il nostro coinvolgimento nel lavoro di Giustizia e Pace, con tutte le forze locali, nazionali e internazionali (cf. Actes, p. 49-50, 51-56), assumendolo come parte integrante del nostro carisma della consolazione. Nella vostra Delegazione esiste la commissione di G&P, ma è rimasta inoperante. In linea con il mandato del Capitolo (cf. Actes, p.50) è necessario renderla operativa al più presto. In un paese in cui, come abbiamo accennato sopra, la miseria aumenta, i diritti umani sono calpestati, i poveri non hanno voce, è indispensabile che noi missionari "diventiamo la voce di tutti gli esclusi, con una coscienza critica ed evangelica: grazie a noi, questi si faranno sentire". (Actes, p. 53) Questa nuova dimensione della missione va assunta con coraggio e impegno, lavorando in unione con le forze locali e internazionali, per favorire in miglioramento qualitativo delle condizioni di vita della gente, per fare brillare un lume di speranza sul futuro dei giovani, per portare conforto e consolazione ai più abbandonati. L'idea secondo cui il prossimo Superiore Delegato sia incaricato anche delle attività di AMV e di G&P è da considerarsi attentamente per una più incisiva azione missionaria del vostro gruppo nella Chiesa e società Congolese. EconomiaCi avete manifestato un certo disagio nel dover dipendere quasi esclusivamente dai sussidi dell'Amministrazione Generale per poter sostenere e portare avanti le vostre attività formative, pastorali e sociali. Lodiamo i vostri sforzi nel voler cercare sul posto soluzioni alternative, sebbene siamo convinti che, nell'attuale situazione di povertà e miseria, ciò sarebbe difficile per non dire impossibile. Mentre vi invitiamo a ringraziare con noi la Provvidenza e i benefattori che non lasciano mancare il necessario per poter aver di che condividere anche con i poveri, vi ricordiamo quanto segue: a) "Abbiamo scelto di essere poveri perché Gesù Cristo fu povero e la maggior parte dell'umanità è povera. Parimenti non è possibile la missione senza essere 'per' e 'con' i poveri. La povertà ne pone le premesse con una sobrietà e stile di vita che consentono la solidarietà e la vicinanza alla gente" (Atti del Capitolo 99, p. 32). b) La situazione di povertà in cui vivete, vi sospinge ad educare il popolo delle vostre comunità parrocchiali a darsi da fare per uscire dalla dipendenza cronica e a praticare la solidarietà. c) Nei piccoli progetti che la vostra Conferenza della Delegazione (cf. Actes p. 9) invita a presentare alle istituzioni nazionali o internazionali, debitamente firmate dal Vescovo e Superiore Delegato, coinvolgete il più possibile, fin dall'inizio, coloro al cui sviluppo tali progetti sono destinati, perché crescano nella gestione delle cose come se fossero loro, vincano il sospetto di poter essere in qualche modo ingannati e imparino a creare piccole fonti di guadagno. d) Abbiamo percepito la vostra legittima preoccupazione per ciò che riguarda l'amministrazione. Una buona amministrazione dei beni è un atto di giustizia verso i benefattori, verso l'Istituto e i destinatari. Nelle singole comunità non avete ancora raggiunto una conveniente efficienza in questo campo e siete preoccupati per il futuro. Aspettarsi l'arrivo di amministratori già preparati è irreale. Bisognerà perciò preparare convenientemente qualche membro delle vostre comunità che assicuri un servizio competente, trasparente e sempre aggiornato. Tocca a lui saper mantenere una chiara distinzione tra i beni della parrocchia e quelli della comunità IMC, come pure stilare un inventario distinto delle due realtà. La Delegazione è grata a Fratel Paolo Ferrari per il prezioso servizio che da molti anni sta svolgendo in questo campo. Sarebbe però opportuno affiancarlo con un aiutante contabile, anche se laico, che possa prendersi cura della contabilità di tutte le comunità. Affinché tutti possano avere anche solo un minimo di conoscenza di come tenere i libri contabili e fare bilanci mensili, trimestrali e annuali, potreste invitare l'Economo Generale, a tenere un seminario su questo tema, aperto a tutti i confratelli, compresi i teologi. 5. CONCLUSIONE
Nell'ultima S. Messa che abbiamo celebrato con i teologi e alcuni padri, vi sono stati rivolti due inviti: Il primo, dal Libro del Deuteronomio che diceva: "io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male ….io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione: scegli dunque la vita" (Dt 30, 15-20). In un paese dove la morte regna sovrana a causa della guerra, della violenza e della distruzione, dove la vita, tanto sacra fino a poco tempo fa, non è più rispettata neppure nei bambini che vengono abbandonati, dimenticati, maltrattati…, l'invito a scegliere la vita è di un'importanza capitale. E scegliere la vita non è solo il "vivere", il non morire, ma vivere nella pienezza della vita, con tutte le qualità che il Creatore vi ha infuso. "Sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10): la vita fisica con le sue esigenze di vitto, vestiario, abitazione, lavoro e giusto salario. La vita intellettuale con tutte le sue esigenze di educazione, possibilità di frequentare una scuola e di sviluppare la mente in tutto il suo potenziale. La vita psichica, con la sue esigenze di affetto famigliare, di rispetto della persona, di valorizzazione dell'individuo. La vita morale, con la sua esigenza di libertà e di scelte personali senza imposizioni esterne. La vita spirituale, con la libertà di religione, con il rispetto per Dio e le cose religiose, con la possibilità di crescere nell'amore per Dio e per il suo inviato Gesù. La vita politica ed economica, con il cessare delle ingiustizie, della corruzione, della depauperazione del paese da parte di estranei, della pace fra le diverse fazioni, della sovranità sulla propria terra e sui beni connessi, con il cessare degli abusi nel vostro Paese, da parte delle nazioni più forti, per il proprio arricchimento. Cari missionari, scegliete la vita e il bene della gente, in tutte le sue manifestazioni, come c'insegnava il Padre Fondatore e seguendo lo stile proprio della nostra tradizione missionaria. Il secondo invito veniva dal Vangelo di Luca il quale ammoniva che, in conformità con Gesù, c'è da "soffrire molto, essere riprovati e messi a morte" (Lc 9, 22), e che dobbiamo "rinnegare noi stessi, prendere la nostra croce e seguirlo" (id., 23). Con queste parole Gesù ci invita a scegliere la vita accettando la morte parziale, il sacrificio di noi stessi, delle nostre tendenze negative, del nostro operare non conforme con il suo. E tutto questo non per masochismo, o tendenze autodistruttive, ma per "risorgere" e per "salvare la propria vita". Il sacrificio è sempre stato, e lo sarà ancor più nel futuro, il compagno del missionario. Nella logica cristiana, la vita inizia con il sacrifico, la vita piena viene dopo la morte e la resurrezione dopo la croce. Sono questi i pensieri che abbiamo condiviso durante la visita e che riecheggiano con forza nella liturgia della quaresima. Il nostro invito rimane quello che ci siamo scambiato nei nostri incontri, e ci viene ricordato dalla liturgia oggi: scegliamo la vita con l'amare il Signore, ponendo al centro Dio come unico ed essenziale, seguendo le nostre Costituzioni e la miglior tradizione dell'Istituto. E accettiamo tutto quello che Dio ci manda perché il nostro spirito rimanga sempre puro e i nostri ministeri conformi al suo volere, i segni dei tempi e i bisogni dei fratelli. La Consolata, che portò in seno la vita di Dio, fonte di consolazione per tutti, ci aiuti a scegliere la vita per noi e per coloro che sono affidati al nostro ministero. Il beato Allamano c'ispiri a seguire il suo esempio per essere sempre di più portatori della vita che genera gioia e speranza. P. Antonio Bellagamba, Vice Superiore Generale P. Norberto Louro, IMC Consigliere Continentale per l'Africa
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