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CRITERI CHE ACCOMPAGNANO IL CAMMINO PASTORALE Stampa E-mail
Scritto da Consolata.org   
 14 TI OCCORRONO DEI CRITERI PER QUESTO VIAGGIO PASTORALE

Come può un pastore, missionario della Consolata, sapere ciò che deve fare nella pastorale e in quale modo, allo scopo di procedere rettamente e così piacere a Dio in ogni momento?
A questa domanda occorre rispondere con la determinazione di criteri pastorali. Ma per arrivare ai giusti criteri pastorali occorre essere disposti a interrogarsi sui propri criteri.
È un atteggiamento di sospetto positivo nei riguardi dei tuoi criteri che ti rende aperto ai criteri che vengono da altre fonti i cui criteri hanno tanto diritto di essere una luce nella pastorale come i tuoi criteri personali.
Se ti chiudi a questi altri criteri, la tua pastorale verticalista diventa un monumento all'individualismo e una offesa alla comunione e partecipazione così desiderata oggi nella pastorale. Le fonti da cui possono provenire altri criteri che illuminano la decisione e l'agire pastorale sono:
1. La comunità umana in cui la parrocchia è presente. È una realtà socioculturale e religiosa che, in diversa maniera, indica criteri pastorale.
2. La comunità cristiana parrocchiale e diocesana. Una e l'altra, in forma esplicita o implicita, danno delle indicazioni pastorali.
La comunità parrocchiale, soggetto primordiale di pastorale, ha il diritto e il dovere di offrire criteri di pastorale così come di essere illuminata con altri criteri.
3. La comunità religiosa e missionaria. Infatti, l'Istituto ha una certa maniera di rendersi presente nella pastorale che scaturisce dal suo carisma missionario e dalla sua tradizione pastorale. Questa maniera missionaria di essere va sostenuta appunto da alcuni criteri specifici.

15 CI SONO ALCUNI CRITERI RIGUARDANTI LA COMUNITÀ UMANA


- La comunità umana ha una sua cultura che merita profondo apprezzamento.
- In quella cultura ci sono i semi del Verbo. Perciò essa è luogo teologico, cioè luogo dal quale Dio parla. Occorre ascoltarla.
- Occorre cogliere le occasioni per risvegliare lo Spirito presente in tutti.
- Non si deve distruggere nulla di ciò che esiste ma orientare tutto verso gli obiettivi proposti.
- La cultura di questa comunità umana è " il campo d'atterraggio " per il Vangelo. Essa ti offre dei segni per presentare il Vangelo come Buona Notizia.
- La situazione sociale di questa comunità è pure una sfida alla tua proclamazione del Vangelo come Buona Notizia e non soltanto come dottrina o semplice notizia.
- La scelta dei poveri è la porta per entrare nella comunità umana ed è una scelta cui occorre invitare tutti.
- Anche se puoi pensare " A me non interessa cosa pensano di me ", devi favorire con la tua testimonianza autentica una percezione positiva della comunità nei tuoi riguardi.
- Lo Studio della lingua e la cultura sono basilari per la tua riuscita pastorale.
- Per capire la realtà concreta, la forma più indicata è il contatto personale, la visita alle famiglie e ai villaggi e il dialogo.
- Occorre saper perdere tempo nel contatto umano. Si guadagna molto.
- Non c'è nessuna persona nella comunità che non sia in grado di insegnarti qualcosa.
- Ogni contatto che non si appoggi sulla mansuetudine e la bontà diventa un fattore negativo per la pastorale.
- La pastorale non intende evangelizzare soltanto le persone ma la cultura come tale. Perciò occorre puntare all'elevazione dell'ambiente.
- Aprirsi alla collaborazione con le forze attive (civili o religiose, cattoliche o meno) della comunità umana con degli scopi di comune servizio alla gente, è una forma di costruire comunione.
- Favorire l'ecumenismo è parte dell'azione pastorale missionaria.


16 ALTRI CRITERI RIGUARDANTI LA COMUNITÀ PARROCCHIALE E DIOCESANA

- Tutta la comunità cristiana è soggetto responsabile della pastorale.
- Lo spirito di famiglia si estende fino alla comunità cristiana. Non è solo della comunità I..M .C.
- La formazione della comunità cristiana è compito della comunità cristiana stessa. I cristiani si formano gli uni gli altri.
- Tutti i cristiani hanno pari dignità nella chiesa. L'uguaglianza di tutti è prioritaria.
- Ogni cristiano è un carismatico, cioè ha dei carismi.
- Le decisioni debbono essere prese non unilateralmente ma attraverso il dialogo con i membri della comunità.
- È necessaria la sussidiarietà. Non è giusto delegare a comunità superiori quello che possono compiere comunità inferiori.
- È meglio fare un po' in tutte le dimensioni, che fare una impennata in un solo settore.
- È meglio far fare poco a tanti (possibilmente a tutti) piuttosto che far fare tanto a pochi.
- Occorre affidare a ciascuno dei compiti che siano adatti alle sue capacità. Ma occorre stimare molto la sapienza locale.
- Non c'è nessun cristiano così povero da non aver nulla da dare né così ricco da non aver bisogno di ricevere.
- Il senso di appartenenza alla comunità cristiana va continuamente rafforzato. Sono criteri di maturità pastorale:
- La capacità sapienziale del popolo di leggere la sua realtà alla luce della Parola di Dio.
- La capacità di generare esperienze comunitarie di fede, di vita, di apostolato.
- La capacità di penetrare nella propria cultura come lievito di effettiva trasformazione.
- La capacità di accogliere una diversità di carismi e ministeri.
- La disponibilità ad inviare missionari oltre le proprie - frontiere.
- La capacità del martirio come testimonianza esplicita di fede e speranza.
- Il laico missionario che viene da altra chiesa e cultura, va accolto, inserito e accompagnato.
Una parrocchia missionaria deve sentire l'orgoglio di aprire spazi per questa esperienza missionaria.
-La comunione col clero locale e con il Vescovo va salvaguardata anche sacrificando pareri personali.
- La programmazione diocesana va tenuta in seria considerazione al momento di elaborare quella parrocchiale.
- Il parrocchialismo (== campanilismo) va evitato mediante l'apertura della parrocchia alla diocesi e alla chiesa universale.
- La crescita della comunità cristiana se è vera, è lenta. Il ritmo di crescita è indicato dal popolo stesso.
- La pastorale va vista in base alle esperienze del passato (nessuno dica nella pastorale: "Ecco faccio nuove tutte le cose") e in base ai problemi che impone il presente ma per raggiungere un futuro desiderato, prospettato, frutto di una scelta comunitaria libera, cosciente, fiduciosa.

17 ALTRI CRITERI CHE SI RIFERISCONO ALLA COMUNITÀ I.M.C.


- All'interno della pastorale, va favorita l'esperienza comunitaria e religiosa che uno condivide con i suoi confratelli (parroco, viceparroco e altri missionari). Non si può sacrificare.
- La comunità religiosa missionaria deve essere un segno per la comunità parrocchiale dei valori spirituali vincolati ai voti religiosi.
- Una forte esperienza comunitaria di consacrati è un ricorso continuo, memoria viva, per la comunità cristiana, di ciò cui sono chiamati in Cristo.
- La comunità dei missionari deve essere il primo segno di missionarietà della parrocchia e la fonte di spiritualità missionaria.
- La comunità dei missionari trova nelle Costituzioni (Cfr. Il nostro servizio missionario) un criterio basilare per il suo essere e il suo agire apostolico.
- La parrocchia dei missionari della Consolala è fonte privilegiata di vocazioni missionarie. Una speciale attenzione deve accompagnare questo settore vocazionale.
- La parrocchia mantiene un rapporto di collaborazione con l'Ufficio regionale di Pastorale.
- La figura e dottrina del Fondatore vanno fatte conoscere nella parrocchia. È una forma di essere presenti con il nostro carisma.
- Accogliere con piacere i nostri seminaristi, dare loro responsabilità pastorali e valutare la loro collaborazione è caratteristica di ogni parrocchia a carico dei missionari della Consolata.
- In virtù dello stesso carisma, occorre che ci sia una testimonianza di fratellanza e collaborazione sincera fra i missionari e le missionarie della Consolata della parrocchia.
Per i pastori, le missionarie non sono solo suore ma sorelle con cui condividono una comune origine.
- L'unità d'intenti che si cerca di raggiungere nella parrocchia deve partire dall'unità d'intenti raggiunta nella comunità I.M.C. parrocchiale.

18 QUESTI CRITERI ILLUMINANO IL TUO AGIRE CON GLI ALTRI

È realmente sottile il filo che separa l'agire con gli altri dall'agire per gli altri.
Se il tuo agire è " per gli altri ", facilmente ti ritieni superiore ad essi, in possesso della verità che gli altri non hanno, donatore esclusivo che riversa ciò che possiede sugli altri, recettori esclusivi.
Se il tuo agire è con gli altri, allora hai una forte coscienza del valore dei tuoi collaboratori ai diversi livelli.
In primo luogo del tuo parroco o viceparroco con cui condividi la responsabilità ministeriale e l'esperienza comunitaria di consacrati.
In secondo luogo del consiglio pastorale parrocchiale:
È l'organismo che " significa e rappresenta l'unità della fede e la comunione di tutti i fedeli tra di loro e con i propri pastori; significa e rappresenta il momento privilegiato della vita della comunità nel suo aspetto operativo-missionario, come luogo dove convergono e si fondono tutti i doni e i carismi per il servizio degli altri; dove si incontrano e trovano eco tutti i bisogni, le necessità, i desideri e le attese che emergono dalla vita della comunità locale.
Per questo, se vuole essere veramente rappresentativo, il consiglio pastorale parrocchiale deve venire fuori dalla comunità stessa come espressione di crescita e di maturità ecclesiale, secondo criteri stabiliti che garantiscano la scelta di persone idonee. Se venisse imposto dall'alto rappresenterebbe solo la volontà di quei pochi che lo vogliono realizzare.
Il consiglio pastorale però rappresenta, non sostituisce, la comunità cristiana. Anche per esso vale il lavorare con essa e non per essa.
Inoltre, non sorpassa le associazioni o i gruppi, ma ne rispetta le competenze e l'autonomia.
Diversamente, diventerebbe un centro di potere dove solo alcuni si assumono in proprio il. governo della parrocchia e lo esercitano secondo i loro criteri.
È importante perciò che al consiglio pastorale partecipino tutti i rappresentanti della diversità che c'è all'interno della comunità.
" La rappresentatività non è solo di persone, bensì di gruppi, associazioni, di categorie professionali, di settori, di centri di interesse e di tutti i reali bisogni della comunità ".
Il consiglio pastorale, infatti, è un organismo nel quale la comunità si ritrova con tutti i suoi doni, con tutti i suoi limiti e le sue necessità ".
In terzo luogo, il tuo agire con gli altri comprende le comunità religiose che ci sono in parrocchia.
La loro testimonianza di comunione e di missione e la loro specificità ne fanno un fattore di collaborazione speciale.
La condizione è che siano corresponsabili e non semplici esecutrici dei tuoi piani. Anche le comunità debbono agire con te e la comunità cristiana non semplicemente agire per te. Sarebbe un rapporto di oppressione, di autoritarismo nei loro confronti.
In quarto luogo, ci sono altri organismi parrocchiali sorti secondo la necessità o presenti per diversi motivi. Con ognuno il tuo approccio sia di agire con, nel rispetto delle specifiche funzioni e compiti.
In quinto luogo ci sono i diversi organismi civili. Anche con loro il rapporto di fraterna collaborazione per il bene della comunità umana e cristiana è un dovere.

19 COSI' DA FAVORIRE IL TUO ESSERE MISSIONARIO DELLA CONSOLATA


I criteri precedenti sono delle indicazioni che favoriscono l'agire con la comunità cristiana. È un agire che punta alla nascita, crescita e autonomia di questa comunità. Perciò è un agire che riversa sul tuo essere missionario chiamato per essere inviato ad una missione che culmina nella formazione di comunità che siano segno e strumenti del Regno.
Questa stessa missione appare chiaramente anche in ciò che si vuol chiamare il " carisma della Consolazione ".
La parola " consolazione ", così presente nella Bibbia, implica una grande ricchezza pastorale. È lontana dal senso biblico la riduzione della consolazione soltanto ad una questione di sentimenti. È qualcosa di più. Nel libro delle lamentazioni si dice:
" Che cosa eguaglierò a te per consolarti, vergine figlia di Sion? " (Lam.2,13)
In questa espressione appare chiaro che la consolazione è costituita dalla partecipazione alla medesima condizione di sofferenza. Ne è il risultato. Consolazione è essere con chi è solo (con-solum), con chi si sente tagliato fuori dalla comunione e ne soffre.
Quando Dio è adirato si allontana, decide di non essere con il popolo. Ma quando Dio rinnova la comunione di grazia con colui dal quale si era allontanato nell'ira, allora ha luogo la consolazione.
" Ti ringrazio, Signore; tu eri in collera con me, ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato " (Is. 12,2)
" Il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri " (Is. 49,13).
La sua maniera di consolare è essere Dio con noi, in comunione con noi. In Cristo, il Figlio suo, ha realizzato la consolazione:
"Per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione" (2 Cor. 1,5).
Avere il " carisma della consolazione ", non è tanto un fatto sentimentale quanto l'essere capace di favorire la nascita e crescita della comunione, il raduno dei figli di Dio dispersi, la comunità cristiana, opera dello Spirito.
Essere missionario della Consolata è essere con e agire con perché, mediante l'atto pastorale, le comunità possano essere vive, lievito del Regno nella storia.

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