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COME PERCORRERE IL CAMMINO PASTORALE Stampa E-mail
Scritto da Consolata.org   

9 TI DOMENDERAI: COME PROCEDERE?

Come procedere? Ogni pastore intelligente si formula questa domanda. Essa si riferisce al metodo pastorale.
Il metodo pastorale però ha degli adoratori incondizionati e dei nemici dichiarati.
C'è chi non lo vede perché, dice, San Paolo non aveva nessun metodo pastorale.
Dato, e non concesso, che sia vero, lo accettiamo in lui che era San Paolo. Ma tu non sei San Paolo.
Il discorso del metodo è necessario nella pastorale.
L'assenza di metodo ti impedisce di stabilire degli obiettivi chiari da raggiungere nella forma migliore e con i mezzi più indicati.
L'assenza di metodo rischia di ridurre la tua pastorale a piccolezze quando dovrebbe essere di cose fondamentali. Ti porta ad essere un semplice esecutore quando dovresti essere un creatore. Ti riduce ad agire con alcuni individui e qualche gruppo particolare quando la tua azione dovrebbe essere comunitaria e comunicativa. Facilmente diventa un'azione clericale quando dovrebbe essere di tutta la comunità; oppure .soltanto ecclesiastica quando dovrebbe coinvolgere tutti gli uomini.
Se dici che non hai tempo da perdere in pianificazioni e cose del genere pensa pure che è poco intelligente risparmiare tempo a corta scadenza per perderlo madornalmente a lunga scadenza.
Quindi, il metodo è un'esigenza della pastorale oggi.
Nella nostra tradizione di missionari della Consolata si sono evidenziati due tipi di metodo che nella prassi pastorale si intrecciano e si appoggiano.
Il primo è il metodo della comunione che si rende operante in uno sforzo pastorale comunitario di
- Discernimento
- Programmazione
- Verifica
Queste tre, prassi favoriscono una unità d'intenti nella pastorale. Il secondo è il metodo di missione. Attuato fin dall'inizio dai nostri primi missionari, esso acquista modalità diverse d'attuazione, restando solido l'insieme dei criteri che lo distinguono:
- Percezione positiva del popolo, nei nostri riguardi
- Studio serio dì lingue e culture
- Comprensione della realtà concreta
- Contatti personali e dialogo
- Elevazione dell'ambiente
- Evangelizzazione esplicita
- Formazione della comunità cristiana
Nella pratica pastorale tutti questi criteri si intrecciano, però cordine in cui li presentiamo rileva una logica pastorale.
È tuo compito incarnare questi criteri nella prassi quotidiana perché la pastorale abbia anche l'apporto originale della nostra tradizione.
Infine, occorre dire con enfasi che una metodologia pastorale intanto è buona in quanto poggia sulla santità del pastore. Per cui, la metodologia e la spiritualità missionaria sono due colonne necessario e da non separarsi nella tua vita pastorale e comunitaria.
Nella pastorale occorre vivere intensamente l'indicazione del Fondatore:
" Prima santi, poi missionari ".
Non c'è alternativa perché l'azione pastorale, a differenza di tante altre attività, è, come dice Paolo: " II ministero della grazia di Dio a me affidato a vostro beneficio " (Et. 3,2).


10 INNANZITUTTO SII FEDELE ALL'UOMO. CONOSCILO

Fedeltà alla verità su Dio, alla verità sulla Chiesa e alla verità sull'uomo. Questa triplice richiesta è rivolta da Giovanni Paolo II ai pastori. La fedeltà all'uomo ti porta non solo a rispondere alla domanda: che è la chiesa ma anche e specialmente, alla domanda: chi è la chiesa.
Come missionario della Consolata, ti impegni a prendere molto sul serio la dimensione antropologica. È un legato del Fondatore. Il termine uomo è astratto. In concreto esistono persone in contesti sociali e caratterizzate da specifiche culture.
Conoscere l'uomo è pure approfondire al massimo la sua realtà sociale e culturale.
Non basta la visione sociale per capire fedelmente l'uomo. Questa è come la punta dell'iceberg che insinua molto di più. Ma è fondamentale la sua comprensione.
Per avere una visione sociale completa occorre fare l'analisi sociale obiettiva con criteri pastorali. È quanto Paolo VI chiedeva alle comunità cristiane:
"Spetta alle comunità cristiane individuare, con .l'assistenza dello Spirito Santo (...) le scelte e gli impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si palesano urgenti e necessario in molti casi " (O.A. 717).
Insieme alla visione sociale e fondamentale avere una visione la più ricca e precisa possibile della cultura.
La cultura è il luogo di accoglienza della fede; la cultura è la sede dei grandi valori e dei disvalori di un popolo; la cultura è quella forma comune di come le persone di un popolo stabiliscono relazioni con Dio, fra di loro e con la natura.
Non conoscere la cultura è ignorare come avviare un processo serio di evangelizzazione che porti ad una vera inculturazione (== penetrazione del Vangelo nella cultura).
Queste due visioni - sociale e culturale - debbono camminare insieme allo sforzo di conoscere ogni persona concreta, la cui realtà unica e irripetibile trascende i fattori sociali e culturali.
Questo scopo di avere una visione dell'uomo e del suo mondo socioculturale per ricavare un orientamento pastorale e per ascoltare la voce di Dio che parla in queste situazioni, è quanto possiamo chiamare discernimento pastorale, prima tappa della metodologia di comunione che rende possibile l'unità di intenti.
Abbi un impegno speciale per fare questo discernimento pastorale. Ricorda che quattro occhi vedono meglio di due. E mille occhi ancora meglio. Il discernimento pastorale va fatto coinvolgendo il maggior numero possibile di persone, tutta la comunità cristiana se è possibile. Non c'è poi miglior esperto nella realtà locale dei locali stessi. Occorre dare loro la parola, ascoltarli, accettare i loro suggerimenti. Rendi onore alla saggezza locale.

11 SII FEDELE AD UN CAMMINO PENSATO INSIEME:
LA PROGRAMMAZIONE PASTORALE


Tre aspetti emergono nel titolo:
a. La programmazione pastorale
b. Come cammino pensato insieme
c. Cui si mantiene fedeli
- La programmazione pastorale è un cammino che si vuoi percorrere, perciò si chiama processo, qualcosa che non è soltanto un numero di atti isolati.
La programmazione non è un documento concepito e redatto da tecnici. Non è uno scritto drammatico per riuscire ad avere aiuti economici nel paese o fuori.
Non è un atto individuale di un parroco col quale intende unire la parrocchia direttamente al Papa o meglio alla Trinità senza tanti intermediari noiosi.
- La programmazione pastorale è un cammino pensato insieme. Nessuno programma per nessuno.
Tutta la comunità cristiana deve programmare per se stessa con il logico coordinamento dei responsabili.
Attorno ad un programma, espressione di una pastorale d'insieme, si arriva ad una unità d'intenti.
Unità d'intenti è un'espressione che indica l'esistenza di obiettivi comuni da raggiungere. Ma anche di attività in sintonia con quegli obiettivi.
Nella parrocchia sovente si crea un grosso divario fra gli obiettivi e le reali attività che si portano avanti. E' diverso assai ciò che si vuole e ciò che realmente si fa.
La programmazione è il ponte che elimina il divario. Essa stabilisce gli obiettivi da raggiungere a lunga e corta scadenza e determina tutte le attività richieste allo scopo. Le attività si organizzano in progetti. Un progetto è un insieme di attività con le dovute specificazioni in termini di tempo, luogo, responsabili, ecc. Di solito per ogni attività si specificano questi aspetti:
- Chi; Dove; Come; Quando.
Non è il caso di offrire uno o l'altro tipo di programmazione pastorale comunitaria. Ce ne sono tanti dai più semplici ai più complessi.
- L'urgenza oggi è di aiutare ogni missionario della Consolata a superare l'improvvisazione (ogni giorno si inventa qualcosa), l'individualismo (sono io il responsabile dei programmi!), e la perdita inutile di energie, di risorse e dei collaboratori (quanti sprechi in termini di tempo, risorse, salute) accettando di avviarsi per il cammino della programmazione pastorale d'insieme.
Perché l'unità d'intenti, realtà cui il Fondatore ci teneva tanto nella pastorale comunitaria, sia vissuta nella parrocchia, apriti alla programmazione pastorale comunitaria.
È una maniera perché nella tua pastorale il bene sia fatto bene. Ma resta fedele a questo impegno che non è soltanto tuo ma dei collaboratori e di tutta la comunità cristiana.
Possa la programmazione apparire come il desiderio comune di promuovere il Regno di Dio e di formare la comunità cristiana, che ne è segno e strumento.

12 SII FEDELE A TE STESSO E ALLA COMUNITÀ CRISTIANA: VERIFICA LA STRADA FATTA


Un metodo di comunione è realista se comprende la verifica.
Nella verifica tu e la comunità cristiana dimostrate la vostra fedeltà alla missione.
La verifica è una critica positiva, è un confronto fra gli obiettivi stabiliti e i risultati ottenuti,
È una ricerca di quanto è stato un successo e di quanto è stato uno sbaglio.
È una scoperta di ciò che non si era previsto: difficoltà e ostacoli.
È una valutazione delle attività svolte.
E' la recisione di continuare a camminare verso un futuro desiderabile senza piegarsi con atteggiamenti fatalistici, ad un futuro imposto. Dirai che nelle cose dello Spirito non è facile fare delle verifiche. Ed è vero. È più facile fare delle verifiche in uno stabilimento che nell'area pastorale. Comunque, ci possono essere dei segni chiari che indicano crescita o meno:
- La testimonianza della gente
- Una creatività più vivace
- La collaborazione permanente di persone che prima non la prestavano
- La ripercussione in ambienti extra-parrocchiali
- Il giudizio dei collaboratori
- Ecc.
Quando si stabiliscono gli obiettivi, occorre pure fissare dei segni concreti che indichino che sono stati raggiunti oppure che ci si muove in quella direzione. La verifica da uno sguardo alla presenza o meno di quei segni concreti.
La verifica può essere interna o esterna.
A) La prima è quella che fai con la comunità cristiana coinvolta nella programmazione. È una verifica che si può fare diverse volte allo scopo formativo, cioè per continuare in forma migliore, come pure va fatta quando un progetto è stato portato a termine.
B) La seconda è quella che tu puoi chiedere a persone fuori dell'ambito della tua parrocchia. Per esempio, l'Ufficio Regionale di Pastorale oppure l'Ufficio diocesano di pastorale ti può dare questo servizio. È un invitato da tè e dalla comunità cristiana per una verifica diversa
dovuta al fatto che:
- Non c'è il rischio che i risultati siano letti con speciali interessi particolari, pressioni, ecc.
- Non si identifica con correnti o gruppi presenti nella parrocchia.
- Può aiutare a prendere coscienza di aspetti che i mèmbri della comunità cristiana ritengano pacifici.
- C'è il rischio che venendo da fuori non capisca tutta la situazione ma è un complemento alla verifica interna, non un'alternativa.

La verifica, interna o esterna, è un segno della tua fedeltà alla missione e della serietà e coraggio con cui la comunità cristiana vuole impegnarsi nel portare avanti la programmazione pastorale d'insieme.


13 SII FEDELE ALLO SPIRITO: EGLI GUIDA IL CAMMINO

Il Padre agisce nel mondo con due mani: il Verbo e lo Spirito. Così si esprime Ireneo di Lyon.
Gli atti degli apostoli descrivono quest'azione al punto che ben potrebbero chiamarsi gli Atti della Parola e dello Spirito. Lo scopo degli Atti, infatti, è di mostrare l'estensione alla Chiesa e nella Chiesa della missione profetica di Cristo, per la forza dello Spirito Santo: " Furono tutti ripieni dello Spirito Santo e proclamavano con coraggio la Parola di Dio " (Atti, 4,31). Sei ministro delta Parola; è tuo compito annunziare la Parola perché accolta sia fonte di vita. Ma la Parola resta inutile senza lo Spirito. Lo rileva Agostino:
" Le vostre orecchie sono toccate dal suono delle mie parole, ma il maestro è interiore. Noi possiamo istruirvi con il rumore della nostra voce; ma se non c'è al di dentro, qualcuno che vi ammaestra, il rumore che noi facciamo è vano ".
Alla necessità di questo maestro interiore si riferisce San Simone (1022) uno dei più grandi mistici cristiani, quando parla della Porta che è la Parola (Io sono la Porta, Gv. 10,7.9) e la chiave della porta che è lo Spirito Santo. Se lo Spirito non apre la porta, non possiamo entrare nella comprensione della Parola. E lo stesso si può dire per l'Eucaristia: " Cristo è il pane e il vino di questo banchetto; ma noi ne siamo i commensali solo mediante lo Spirito Santo ".
Ma sta attento. L'azione prediletta dello Spirito Santo, il 'suo frutto migliore, non è qualcosa di interiore. Tutt'altro. Ciò che Egli vuole generare con la sua azione è l'uomo nuovo. L'uomo nuovo però non è un semplice individuo, è una comunità visibile, concreta, inserita nella storia, la comunità di coloro che, in Cristo, vivono secondo lo Spirito.
L'individualismo di un ambiente e il collettivismo di un'altro, ti possono far pensare all'uomo nuovo come individuo e come umanità totale di cui l'individuo è solo un ingranaggio.
" Indossate l'uomo nuovo" non ha niente di simile a questi fenomeni ideologici.
Di fronte a tutti gli individualismi e a tutti i totalitarismi, la comunità cristiana si presenta come l'uomo nuovo, dove non c'è dominio del più forte sul più debole, del signore sullo schiavo. Dove si vive la libertà e dove c'è solidarietà (agape) perché i doni concessi ad ognuno dallo Spirito, sono per il servizio di tutti; dove c'è il coraggio profetico dell'annuncio della Parola e la denuncia di quanto è antievangelico. L'uomo nuovo però non si da allo stato puro. Esso coesiste con l'uomo vecchio e deve lottare contro per salvare la propria missione e seminare il lievito della novità che la comunità cristiana ha ricevuto. Sia tua passione missionaria, far nascere queste comunità cristiane in mezzo al popolo povero e al popolo non ancora cristiano.
Perciò, sii fedele allo Spirito. Come sempre nella storia, egli ti indica pure oggi, la strada che porta verso l'uomo nuovo, cioè, verso la nascita e la crescita di comunità cristiane libere, solidali, profetiche, missionarie.

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