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CAMMINO PASTORALE Stampa E-mail
Scritto da Consolata.org   

1 SEI UN CHIAMATO ED UN INVIATO

"E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: " Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" Rispose: "Chi sei, o Signore? " E la voce: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare" (Atti, 9,3-6).
Come Paolo, sei stato sviato dalla tua strada da Gesù stesso. Egli che disse a Paolo: "Ti sarà detto ciò che devi fare" ha chiamato pure te a fare qualcosa.
La pastorale è un fare, è una prassi, prassi ecclesiale in ordine alla salvezza. Sei chiamato ad essere un pastore missionario, un evangelizzatore. Ciò vuol dire che sei chiamato per essere inviato. È questa la tua vocazione.
La chiamata alla vita missionaria ha avuto una tua risposta nella scelta dell'Istituto.
E quella chiamata si è resa operante quando, con la mediazione dell'Istituto, una chiesa locale diversa da quella cui appartieni ti rivolge l'invito di recarti da essa. Un vescovo e una comunità cristiana e umana, magari culturalmente e religiosamente assai diversa dalla tua, ti accolgono da missionario. Sii cosciente di questo invito. Diverrai un ospite gradito, benvoluto; ritenuto "dei nostri", nella misura in cui la tua vita sia in sintonia con la tua qualità di chiamato dal di fuori e accolto come espressione missionaria della tua chiesa particolare.
Oltre un chiamato sei un inviato. È bello ricordare questo termine nella sua origine greca: Apostolo.
È diverso essere un inviato da essere un autoprogrammato.
Cristo è stato un inviato, così si è presentato, così ha vissuto, così ha agito fino alle ultime conseguenze:
" Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc. 22,40).
Questa fedeltà al suo essere inviato la chiede pure a te: " Come il Padre ha inviato me, così anch'io mando voi " (Gv 20,21). Per essere pastore, ti occorre lo stesso orgoglio di Paolo così evidenziato nella sua presentazione ad ogni comunità cristiana: " Paolo, servo di Gesù Cristo, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il Vangelo di Dio". (Rom. 1,1).
Sei apostolo perché sei inviato. Questo invio si rende operante qui e adesso nell'invio che la Chiesa locale cui appartieni attua con la mediazione dell'Istituto della Consolata.
Riconosciti pure espressione della missionarietà della Chiesa locale dove sei diventato cristiano. Abbi il coraggio e la lealtà di arricchirla con la tua esperienza missionaria, con la tua testimonianza apostolica e con il ringraziamento sincero ed esplicito per l'appoggio che essa ti assicura.
Hai presente i diari e le lettere che il Fondatore voleva fossero inviate alla Chiesa locale di Torino? Era la missione di ritorno, l'arricchimento che riceve la chiesa d'origine. La forma sarà cambiata ma non lo spirito. Non diventare un assente. Rendi testimonianza della tua prassi apostolica missionaria, della pastorale con cui servi la chiesa che ti ha accolto.


2 ALLA MISSIONE UNIVERSALE

Marco, Matteo, Luca e Giovanni ti parlano della missione. Per il primo, la missione è movimento: " andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura " (Mc. 16,15). Per il secondo, la missione va vista di più in ciò che occorre fare: " Andate dovunque e fate discepoli tutte le nazioni " (Mt. 28,19). Per il terzo, invece, la missione va considerata di più in ciò che occorre essere: " Lo Spirito Santo scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria fino agli estremi confini della terra " (Atti, 1,8). Per il quarto evangelista la missione deve considerarsi nei suoi effetti trasformatori: " Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi" (Gv. 20,22-23).
Tutti i quattro aspetti sono essenziali. Vivi questa quadruplice sfida. La missione non va mutilata.
Neanche rimpicciolita. Essa ha una dimensione universale: a tutte le genti.
In termini pastorali, ciò vuol dire che la tua missione è transculturale; è attuata in un contesto culturale diverso dal tuo.
Ti sei impegnato a comunicare Cristo e il suo Vangelo ad una cultura che non è quella che ti ha formato. Occorre fare i conti con questa diversità culturale.
E, come se non fosse già difficile, c'è poi un'altra cultura da considerare:
quella biblica.
La Bibbia ci è arrivata come un messaggio per oggi ma comunicato attraverso culture di ieri.
E questo messaggio che è diventato parte della tua vita e cultura (si è inculturato) deve diventare parte della vita e cultura del popolo cui sei stato inviato.
All'offrirla, ti si chiede di non confonderlo con la tua cultura, ne con la cultura biblica.
Allo stesso tempo, sei chiamato a rispettarne l'integrità, cioè a non deformarlo nel processo di comunicarlo.
Tutto ciò è quanto implica per te la missione a dimensione universale. La missione è comunicazione transculturale della fede. Magari sei espressione di una società contadina e devi rivolgerti ad una società tribale. Oppure sei figlio di una società moderna, industriale e sei stato inviato ad una società tribale.
Ti può sembrare una comunicazione difficile. Ed è così. Ma non sei solo. Lasciati guidare dallo Spirito, lasciati condurre da coloro che sono del posto; abbi in grande stima la loro sapienza e la comunicazione del messaggio evangelico sarà una realtà. La missione universale, quando è accompagnata da atteggiamenti di semplicità, di ascolto, di ammirazione, può essere evento riuscito.


3 ESSA TI SFIDA IN DIVERSE MANIERE

La missione universale che ti è stata affidata ha le stesse dimensioni della missione di Cristo ed è continuatrice della sua.
Anche se greci, i termini che introducono queste dimensioni sono conosciuti, le esprimono bene e in forma succinta. L'ordine di presentazione ha pure una sua logica pastorale:
1. DIAKONIA - 2. MARTYRIA - 3. KOINONIA - 4. LEITURGIA
Il quarto elemento porta di nuovo al primo:
Diakonia è il mistero di edificazione del Regno, al di fuori delle frontiere della chiesa. È la carità "ad extra". Così è cominciata la tua missione: come movimento di carità, di amore, verso coloro che ancora non sono chiesa.
E, ti anticipo, questo sarà pure il punto d'arrivo, la tappa finale della tua pastorale missionaria. Sarai soddisfatto solamente quando dalla chiesa cui sei stato inviato, nascerà lo stesso movimento di carità verso altri popoli e culture.
Intanto, il tuo iniziale inserimento si rende significativo se sei forte nella tua diakonia.
Martyria: è il tuo servizio alla fede. La tua pastorale è in sintonia con questa dimensione della missione se essa, pian piano, e progressivamente favorisce la prassi di:
1) Evangelizzazione;
2) Catechesi;
3) Interpretazione teologica.
Se resti solo alla prima, non dai solidità all'assimilazione del messaggio;
e se non favorisci la terza, il popolo non saprà leggere gli avvenimenti alla luce del messaggio evangelico.
Rimarrà soltanto con conoscenze bibliche ma non svilupperà la sapienza che lo Spirito vuole ravvivare in ognuno, e la fede critica che sa discernere, sfidare, confrontare, illuminare.
Koinonia: è il tuo servizio alla carità " ad intra ". È lo sforzo pastorale per fare crescere la comunità cristiana. Il mistero di comunione si rende presente; la paternità di un Padre comune fa scaturire il senso di fraternità in Cristo. L'assemblea si raduna. La comunità soggetto della pastorale, assume la propria missione, se ne rende responsabile.
Leiturgia: è il tuo servizio alla speranza. Tu sei chiamato a promuovere questa azione simbolica dell'assemblea in cui appare il ringraziamento a Dio e la sicurezza che il mondo non è catastrofe; esso è stato redento e ricapitolato in Cristo. E' il momento di attualizzazione della prassi pasquale di Gesù Cristo, morto e risorto.
Diakonia: chiudiamo il circolo con una nuova diakonia. La carità ad extra di questa comunità cristiana si traduce in sforzo sociopastorale, in edificazione del Regno nella società umana per renderla più secondo la libertà, la giustizia e la fraternità evangelica. La pastorale è sforzo di liberazione da ogni forza che rende l'uomo e la società schiavi e per costruire una società in cui ogni uomo cresca integralmente e comunitariamente come essere fatto ad immagine di Dio e chiamato a raggiungere la statura di Cristo. Una pastorale che parte dalla diakonia come movimento d'amore e arriva alla diakonia come impegno della comunità nella trasformazione della sua società secondo i criteri evangelici è, né più né meno, che la pastorale illuminata che ti richiede il Fondatore.


4 A RAGGIUNGERE PRECISI OBIETTIVI MISSIONARI

Il tuo impegno potrebbe diventare simile a colui che, perso nel bosco, gira in diverse direzioni senza orientamento sicuro. Ciò accade quando non hai obiettivi chiari.
Abbiamo accennato alle quattro dimensioni della missione. Esse ci indicano gli obiettivi missionari da raggiungere nell'ambito pastorale.
1. La dimensione della diakonia evoca il primo e fondamentale obiettivo: la promozione dei valori del Regno di Dio nel mondo.
Dice Matteo che " Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno" (4,23). Il termine Regno indica il progetto di Dio-amore per l'umanità. E' un Regno che in Cristo ha raggiunto la sua massima realizzazione ma che deve realizzarsi pure in tutta l'umanità. I valori del Regno ci sono offerti da Cristo stesso, dalla sua vita, dal suo messaggio, dalla sua missione. Sono valori che Io Spirito Santo promuove nell'umanità e che si possono vedere in ogni sforzo a favore della vita, della fraternità, della giustizia, dell'austerità, della misericordia, ecc. Promuovere questi valori è il primo obiettivo del tuo lavoro pastorale.
Addirittura in diverse circostanze e situazioni, per impedimenti culturali, linguistici, politici o ideologici, non potrai lavorare per gli altri obiettivi. Ma sempre ti è possibile dedicarti a promuovere i valori del Regno di vita, di fraternità, di giustizia.
2. La dimensione della martyria evoca il secondo obiettivo: l'evangelizzazione.
Fatta di testimonianza, proclamazione e azione trasformatrice, o se preferisci di testimonianza, annuncio e denuncia, richiede da te quello sforzo coraggioso degli apostoli che si chiama parreshia. È la fortezza, il coraggio fiducioso, l'impegno profetico di presentare Cristo, la sua vita, la sua opera, le sue sfide, il suo discepolato.
3. Le dimensioni della koinonia e leiturgia evocano l'ultimo obiettivo:
la formazione e santificazione della comunità cristiana. Facile a dirsi: formazione e santificazione, ma difficile a raggiungersi. È però il punto dove deve tendere il tuo sforzo pastorale. Occorre che nascano comunità cristiane vive, che con la loro comunione, la loro missione e la loro santità siano segni veri e strumenti efficaci del Regno di Dio.

5 ALL'INTERNO DELLA CHIESA PARTICOLARE CHE TI HA ACCOLTO


" E' vero che la chiesa 'toto orbe diffusa' diventerebbe un'astrazione se non prendesse corpo e vita precisamente attraverso le chiese particolari " (E.N. 62).
Così è pure vero che il tuo impegno nella missione universale rimarrebbe un'illusione se non prendesse corpo precisamente nel tuo impegno concreto nella chiesa particolare, se non vi si incarnasse. Incarnarsi nella chiesa particolare è accettare una forte sfida di comunione con i diversi elementi di questa chiesa.
Avere la pretesa di attuare la missione alle spalle di questa comunione è come voler andare avanti su una bicicletta senza ruote. Gli elementi che ti chiedono di aprire il cuore e la mente ad una sincera ed efficace comunione si possono raggruppare in quattro aree.
1. Innanzitutto c'è la comunità cristiana che ti ha accolto. Arricchita, più o meno secondo la sua maturità, dalla Parola di Dio, dai sacramenti, specialmente l'eucaristia, dai doni dello Spirito, carismi e ministeri, essa spera che tu possa sentirti a casa tua condividendo la stessa comunione di fede e di vita.
Non esitare a lasciarti evangelizzare da questa comunità. Non avere la pretesa di essere maestro se prima non sei diventato discepolo. Lasciati invadere dalla sapienza locale.
2. In secondo luogo, ci sono delle realtà visibili specifiche che sono segno di realtà invisibili. La comunione con queste realtà è imprescindibile. In prima istanza c'è il vescovo. Egli è il segno della comunione ecclesiale. Perciò non ci può essere pastorale senza pastore.
Cordialità, lealtà, sincerità, intelligente collaborazione, ecco ciò che implica la comunione.
Ci sono poi i presbiteri, religiosi e laici impegnati nella pastorale. Non esitare ad avere amicizie profonde e apostoliche. Sii in mezzo a loro come uno che serve.
Sei in una parrocchia forse attorniata da tante altre. La chiesa particolare è comunione di queste comunità. Contatto, aiuto vicendevole, impegni comuni sono espressioni della tua volontà di essere strumento di comunione.
3. In terzo luogo, ci sono delle realtà ecclesiali che assumono caratteristiche proprie dovute al fatto di essere in uno specifico contesto socioculturale.
Realtà centrale è la peculiare, tipica esperienza cristiana di questa comunità.
L'influsso socioculturale (oltre l'orientamento formativo dato) l'ha portata ad avere delle caratteristiche che ne sono proprie e la distinguono da altre comunità.
Non puoi vivere in una chiesa particolare dell'oriente come se avesse l'esperienza cristiana dell'occidente. L'esperienza del Cristo - chiamato antenato o liberatore - del Sud povero non è quella del Nord dell'abbondanza. Va colta la specificità per esserne arricchito in spirito di comunione e per favorirla.
4. In quarto luogo, apri il cuore e la mente alla tradizione pastorale di questa chiesa.
Non pensare di essere lo scopritore della pastorale. I liberi battitori nella pastorale sono tramontati da un pezzo.
Non dire: " Io ho la mia pastorale e basta ". Il soggetto primario della pastorale è la chiesa particolare. Entra in sintonia con quella ricchezza locale. La comunione nell'essere ecclesiale si esprime attraverso la comunione nell'agire pastorale. Questa comunione, mentre ti chiede di accogliere le scelte e le linee pastorali della chiesa locale, sollecita pure la tua creatività, il tuo apporto, la tua collaborazione, specialmente nell'area della missionarietà. Anche tu sei soggetto della pastorale nella chiesa particolare.
Aprirti a queste quattro aree vuol dire essere sincero con la chiesa particolare. Se poi, queste quattro ancora non ci sono perché il tuo lavoro è al cento per cento fra i non cristiani, sai che il tuo obiettivo di formazione della comunità cristiana implica arrivare a dare vitalità a tutte queste quattro componenti.


6 NELLA PARROCCHIA CHE TI E' STATA INDICATA


Che Luca fosse un idealista, si può concedere. Ma che il suo ideale di vita comune debba essere l'ideale di ogni parrocchia, occorre pure accettarlo:
" Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere " (Atti, 2,42).
" La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia " (Atti, 4,32-33).
La parrocchia, infatti, " offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che si trovano e inserendole nella universalità della chiesa ". (AA 10).
Perciò Papa Giovanni XXIII paragonava la parrocchia alla fontana del villaggio dove si va ad attingere acqua, ed essa ha un dono per tutti. La parrocchia però non è stata sempre la stessa. Nel primo millennio addirittura non esisteva. Nel secondo millennio cominciò a prendere forma.
Il riferimento alla parrocchia, nella nostra epoca, può essere fatto secondo tre situazioni: la parrocchia ieri, la parrocchia oggi e la parrocchia domani.
1. La parrocchia ieri si poteva descrivere come una struttura triangolare e verticista.
In alto sta il parroco che pensa per tutti, che decide per tutti e che fa per tutti.
Sotto il parroco, gl'impegnati in qualche azione pastorale: costituiscono di solito non più dell'1 % della popolazione.
Sotto gl'impegnati stanno i praticanti. È un numero più alto ma sempre una forte minoranza in rapporto ai non-praticanti. Costoro sono una grande massa.
Praticanti, impegnati e parroco costituiscono una comunità che alimenta se stessa ma che emargina la grande massa dei non praticanti. Costoro non hanno interesse a muoversi verso " la fontana del villaggio " e il parroco ha già troppo da fare con quelli che si avvicinano (praticanti e impegnati).
Se poi si aggiungono due altri aspetti, e cioè l'alto numero di persone che di solito ha una parrocchia e la forte mancanza di cinghie di trasmissione per comunicare a tutti il messaggio evangelico, allora si è proprio di fronte ad una struttura parrocchiale inefficiente. Parliamo della parrocchia di ieri. Ma la verità è che così sono ancora le parrocchie di oggi in tanti posti. Soltanto bisogna dire con forza che se la tua parrocchia ha ancora questo tipo di struttura triangolare, prendi coscienza che non si può andare avanti così.
2. La parrocchia oggi vuole superare quelle difficoltà dovute al verticismo. Essa vuole essere vista come: famiglia di famiglie, o come comunità di fedeli o, quando è molto numerosa, comunità di comunità.
Tutte queste espressioni indicano il desiderio di superare la visione di parrocchia come semplice territorio comune ai cristiani senza particolari legami e senza profonda comunicazione tra di loro.
La parrocchia oggi vuole essere comunità dove ogni persona è chiamata alla comunione e partecipazione.
Quando sei chiamato come missionario della Consolata da un vescovo e costui affida all'Istituto nella tua persona una parrocchia, sai che devi collaborare a formare una comunità di fratelli riuniti nella carità, per ascoltare la parola, per celebrare la cena del Signore e per annunciare il messaggio di salvezza.
Occorre però che la struttura parrocchiale sia tale che renda possibile questa comunione e partecipazione di tutti:
- Perché tutti sono destinatari della pastorale come è bene indicato da Gesù nella parabola della pecora smarrita e nel suo modo di agire.
- Perché tutti sono soggetto della pastorale. Come nella compagine di un corpo vivente non vi è membro alcuno che si comporti in maniera del tutto passiva, così nella parrocchia " tutto il corpo... secondo l'energia propria ad ogni singolo membro... contribuisce alla crescita del corpo stesso ". (Ef. 14,16).
Ecco dunque due grosse sfide che la parrocchia-comunità ti lancia oggi: impegnati al massimo perché tutto il popolo di Dio diventi destinatario di pastorale e perché tutto il popolo di Dio diventi protagonista di pastorale.
3. La parrocchia domani è ancora un progetto. È la maturazione di tutti gli ideali che guidano la visione pastorale della parrocchia oggi.
La storia, maestra di vita, ci insegna tante cose. Una di esse è che la parrocchia affidata ai missionari della Consolata non è mai definitiva. Perciò, la sua dimensione e la sua organizzazione debbono essere a misura del clero locale e delle possibilità locali. Anche se potessimo fare delle immense strutture, il fatto è che nella parrocchia siamo dei pellegrini, destinati a passare, lasciando nelle mani del clero locale:
- una comunità viva
- una comunità autosufficiente
- una comunità a misura locale
- una comunità missionaria.
Tieni in conto questa realtà che fa di te, come di Giovanni il Battista, uno che deve diminuire perché la pastorale locale possa crescere. Ed è questo che interessa secondo gli obiettivi propri della missione " ad gentes ".


7 Al DIVERSI LIVELLI DI COMUNIONE UMANA

Se la parrocchia oggi vuol essere vista come una comunità, vuol dire che al suo interno si formano delle vere comunità.
Almeno tre tipi di comunità sei chiamato a favorire in forma intensa e creativa:
a) La famiglia
b) Le comunità ecclesiali intermedie
c) Gruppi e movimenti
Si tratta di tre centri privilegiati di comunione e partecipazione, fattori essenziali nella visione parrocchiale attuale.
a) È il tuo dovere accettare i criteri di pastorale matrimoniale indicati dalla chiesa particolare. Qualora essa non fosse esplicita al riguardo, è necessario insistere per arrivare alla loro formulazione. E' altamente negativo per una chiesa particolare quando i criteri essenziali di pastorale matrimoniale sono diversi in ogni parrocchia. E peggio ancora se, essendoci, trascurati o esplicitamente rigettati. Siccome il presente e il futuro dell'evangelizzazione dipendono in buona parte dalla " chiesa domestica " (F.C. 65), il tuo sforzo deve essere orientato ad un servizio accurato a questa realtà così impegnativa. Infatti essa esige che tu ti interessi direttamente o indirettamente di tanti aspetti: dalla formazione dei giovani all'amore, alla scoperta del matrimonio come una loro vocazione; dalla visione della famiglia come comunità, alla sua chiamata ad una speciale missione; dal suo carattere di unione indissolubile, alla sua particolarità di essere chiesa domestica; dall'essere luogo privilegiato ma non esclusivo per la promozione della donna all'essere campo di azione e non di emarginazione dell'anziano, ecc.
Il tuo compito è favorire quel mandato dato da Giovanni Paolo II alla famiglia: "Famiglia diventa ciò che sei".
A questo scopo non puoi fare a meno di approfondire in continuità la morale del matrimonio; l'educazione in famiglia; la sua spiritualità, la sua incidenza sociale, ecc.
Compito complesso ma necessario cui è chiamata tutta la comunità parrocchiale.
b) Il rapporto diretto famiglia-parrocchia è ogni volta più difficile per educare alla comunione, alla missione e alla santificazione. Perciò, la visione parrocchiale oggi come comunione di comunità dà un posto rilevante alla comunità ecclesiale intermedia. Nei diversi continenti prende forme e nomi più adatti secondo lo sfondo socio-culturale. Non è il caso di riferirsi alla forma specifica ma alla sua necessità. Come realtà nuova può avere inizialmente delle imperfezioni, o può avere delle fasi di crescita che la portano da semplice raduno di famiglie a vera comunità ecclesiale intermedia. È comunque tuo compito aprirti a questa realtà, e lavorare creativamente perché nella parrocchia possa nascere e crescere fino ad avere in senso proprio le caratteristiche di comunità (con relazioni interpersonali vere) e di ecclesialità (con Cristo al centro e con senso apostolico).
Questa comunità ecclesiale è veramente tale quando in essa sono presenti le quattro dimensioni della missione accennate in precedenza: Diakonia, Martyna, Koinonia e Leiturgia.
c) La comunione fra persone, con Cristo come centro, può avere tante altre espressioni non globali come le precedenti, ma particolari, cioè circoscritte ad una specifica dimensione della vita cristiana. Nella parrocchia sorgono gruppi secondo le qualità delle persone e nascono movimenti secondo i diversi carismi che ne sono la radice. Tutte queste espressioni comunitarie hanno un valore che si può rilevare in una chiesa locale più che in un'altra. Non sono tutti essenziali ma tante volte costituiscono una mediazione positiva alla chiesa locale.
Perciò vanno seguiti ed integrati nella pastorale d'insieme.
Non obbligare tutta la comunità ad essere fedele soltanto al santo della tua devozione; solo al gruppo che in passato ti ha appassionato; solo al movimento cui hai appartenuto.
I carismi sono molti e si esprimono in grande varietà. Sii uomo di sintesi,
non di uniformità!

8 ATTRAVERSO UNA PIENA COMUNIONE E PARTECIPAZIONE MINISTERIALE

" Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune " (I Cor 12,4-7).
La tua parrocchia come comunità ha un'immensa ricchezza, frutto dello Spirito: " A uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro, invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio della scienza; a uno la fede per mezzo dell'unico Spirito ". (I Cor 12,8-9).
Prendi coscienza di questa realtà. Non soffocare lo Spirito. È lo Spirito che fa la missione attraverso uomini e donne cui ha dato dei carismi speciali per il servizio della missione e il raggiungimento dei suoi obiettivi.
Tu ne sei uno strumento, come diceva Paolo dì se stesso. I carismi si rendono operanti nei servizi.
Un servizio è la forma con cui il carisma sì fa testimonianza, sì comunica, si esprime.
Ad ogni dimensione della missione corrisponde un insieme di servizi. Ci sono quindi i servizi della Parola nella dimensione profetica (Martyria); i servizi del culto nella dimensione liturgica (Leiturgia); i servizi della carità nella dimensione della carità ad extra (Diakbnia) e i servizi della comunione e direzione nella dimensione della carità " ad intra " (Koinonia).
Il tuo compito come pastore di una comunità parrocchiale non è essere la sintesi di tutti questi servizi ma prestare il servizio della sintesi. I diversi servizi vanno coordinati perché siano in piena comunione e perché possano essere fattore di maggiore partecipazione.
Promuovi il maggior numero di servizi in sintonia con le vere necessità della comunità.
I servizi possono maturare fino a diventare ministeri. Una persona che incarna un servizio può maturare al punto di poter assumere un ministero.
Questo accade quando:
a) Il servizio è riconosciuto pubblicamente
b) È riconosciuto ufficialmente
c) È riconosciuto permanentemente.
Vuol dire che certe necessità della comunità cristiana e della sua missione hanno in un ministero una risposta pubblica, ufficiale e permanente.
Anche tu hai un ministero che si esprime specialmente (ma non solo) nella dimensione della comunione.
Infatti:
- Rappresenti Cristo come capo del corpo della Chiesa, come l'unico che presiede la comunità.
- Sei il segno, il continuo ricordo della missione apostolica come compito presiede la comunità.
- Manifesti la ministerialità della Chiesa.
È il tuo ministero ordinato.
Il tuo compito non è quello di assumere i servizi e ministeri della comunità ma ricordarli, animarli, motivarli.
Questo atteggiamento può favorire il sorgere di moltissimi servizi e di alcuni ministeri non ordinati al servizio della comunità e della sua missione.
Tradizionalmente è emerso in forma rilevante il ministero del catechista come è logico quando si comincia l'evangelizzazione. Le indicazioni del Fondatore al riguardo sono ancora oggi di molto valore.
A misura però che si rilevano nuove necessità, occorre che i carismi delle persone si traducano in servizi e ministeri che diano una risposta.

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