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PADRE POSSAMAI DANTE 1924 - 2000 PDF Stampa E-mail
Scritto da Consolata.org   

Figlio di Angelo e Susanna Feltrin, nacque a Rio do Oeste (Brasile) il 27 giugno 1924. Fu il secondo di una famiglia di 13 fratelli e sorelle che ha dato 2 Missionari (il def. p. Eugênio) e 4 Missionarie della Consolata. Entrò nell'Istituto nel 1942, a Rio do Oeste, manifestando fin dall'inizio propositi di diventare santo nella sequela di Cristo che lo chiamava ad essere missionario. Così si esprime in una lettera inviata a p. Gaudenzio Barlassina, superiore generale, nel 1948, durante il suo postulato: «So di essere molto imperfetto e ho difficoltà nel sacrificare la mia volontà ma, posso assicurarle, caro padre, di avere la risoluta volontà di raggiungere la perfezione a cui Dio mi chiama» (3.8.1948). Un anno dopo, scrivendo ancora al superiore generale, dice: «Rev.mo p. superiore, ho bisogno di molte grazie e mi affido totalmente alla sua intercessione. Devo correggermi da molti difetti; ho bisogno di ottenere la grazia della pietà e per questo ricorro alle sue preghiere. In refettorio stiamo leggendo la vita di p. Gilardino e mi piace molto. Sento che mi fa bene, animando il mio ardore missionario e convincendomi sempre di più che per raggiungere qualche frutto nell'apostolato, devo prepararmi bene e praticare le virtù. Maria SS.ma non mi lascerà solo. Amato p. superiore, quando visiterà la Consolata, la prego di ricordarsi di me: depositi ai suoi piedi il mio cuore» (29.6.1949).

 

 

Dante Possamai, nel 1950 si consacra a Dio con la professione religiosa e nel 1953 viene ordinato sacerdote. Il 17 giugno, alla vigilia dell'ordinazione, scrive a p. Domenico Fiorina, superiore generale: «Sono felice perché solo poche ore mi separano dal grande momento. Dovrei rimanere inginocchiato per tutta l'eternità per ringraziare Dio per questa grazia così grande e per tanta bontà… Quante volte lei, reverendissimo padre, ha chiuso un occhio sui miei difetti ed ha creduto in altri aspetti dove Dio aveva messo qualcosa di profittevole in me. Ora di tutto questo rendo grazie a Dio e ai superiori… Da quando lei mi ha ammesso alla professione perpetua ho goduto sempre di pace e tranquillità perché il cammino si è fatto luminoso. Ciò che mi propongo di fare da oggi in avanti, e prego Dio di poterlo compiere fino alla morte, è lavorare solamente per la gloria di Dio sotto la guida illuminata dei superiori. Per me il sacerdozio è come una montagna: quanto più vicino vai alla gente, tanto più grande lo senti, al punto che provi paura nel momento di scalarlo».

 

 

Padre Dante, inizialmente lavora nella promozione vocazionale e come professore nel nostro seminario di Jahu. Dal 1957 al 1961 è in Roraima dove si impegna in un duro lavoro di pastorale itinerante visitando le maloche degli indios disperse nella foresta e gli accampamenti dei garimpeiros.

 

 

Ammalatosi, nel 1962 lo troviamo a Rio de Janeiro per recuperare la salute. In realtà si dedica ai favelados: un lavoro difficile che, tuttavia, non lo scoraggia. Scrivendo a p. Fiorina assicura che «… lavorare nella favela è bello, anche se non trova la minima corrispondenza in nessuno. Sarà un lavoro duro e lento e se Dio vorrà, arriveranno anche i frutti» (6.10.1962). In seguito p. Dante offre il suo servizio nelle incipienti parrocchie di Formosa do Oeste, Cafelândia e Jesuítas. Nello stesso tempo svolge il compito di direttore del Piccolo Seminario di Cafelândia.

 

 

Dal 1968 al 1979 p. Dante lavora a Três de Maio come promotore vocazionale e direttore del Seminario Nossa Senhora de Fátima: 11 anni di lavoro in un campo che sente davvero il suo e che gli procura grande soddisfazione anche per il bell'ambiente di comunione fraterna che egli sa suscitare tra i confratelli che "fanno della sua vita una poesia". Dal 1980 al 1990 fa ancora il promotore vocazionale a Rio do Oeste.

 

 

Dal 1990 a novembre del 2000 lo troviamo a Rio de Janeiro come vice parroco e coordinatore religioso regionale degli scouts. Scrivendo a p. Piero Trabucco, superiore generale, racconta della sua comunità: «Dato che sono il più vecchio dei quattro missionari, devo essere di buon esempio per loro, ma non sempre ci riesco in modo soddisfacente; tuttavia cerco di essere fattore di unione e di spirito di famiglia per l'équipe… Grazie a Dio siamo una comunità felice e armoniosa. Noi, più vecchi, cerchiamo di capire i nuovi che vorrebbero cambiare tutto, dal campanile, alle campane, alla casa. Ma presto anche loro comprenderanno che anche noi siamo stati giovani e non abbiamo buttato giù il campanile e neppure messo a tacere le campane… Caro p. superiore, prego nostra madre, la Consolata, affinché benedica tutti i nostri superiori e faccia fruttificare al centuplo il loro lavoro» (30.6.1997).

 

 

Colpito da tumore maligno alla prostata viene operato all'inizio dell'anno 2000, ma inesorabile, la malattia avanza. Il 9 novembre viene portato nella Casa Regionale di São Paulo dove, assistito da una sorella suora e dai confratelli, l'11 raggiunge la Casa del Padre. Aveva 76 anni, 50 di professione religiosa e 47 di vita sacerdotale.

 

 

Il 12 novembre, nella chiesa parrocchiale Nossa Senhora Consolata (Jardim São Bento) ha luogo la celebrazione esequiale presieduta da p. Michelangelo Piovano, superiore regionale e concelebrata da 15 confratelli sacerdoti. Vi partecipano numerose Missionarie della Consolata (fra le quali varie sorelle del defunto), fedeli della parrocchia, alcuni ex alunni della Consolata e un gruppo di scouts provenienti da São Paulo e da Rio de Janeiro.

 

 

Padre Albino Manuel Brás, parroco della Chiesa della Consolata a Rio, comunità dove p. Dante ha lavorato negli ultimi anni della sua vita, offre la sua testimonianza sul confratello defunto e infine anche il gruppo di scouts offre il suo omaggio senza risparmiare elogi al lavoro realizzato da p. Dante.

 

 

La salma viene sepolta nel cimitero “Chora Menino”, nella Regione Sant’Ana, a São Paulo.

 

 

P. Jordão Maria Pessatti

 

 

 

 

 

Lettera dettata da p. Dante alla sorella Suzana, per essere letta dopo la sua morte.

 

 

Caro Giuseppe Allamano

 

 

Sono un tuo umile figlio missionario.Ringrazio dal fondo dell'anima l'essere stato chiamato nella famiglia della Consolata, la tua famiglia.Tutto ciò che ho imparato nella mia formazione mi è servito per capire meglio la mia vocazione e, in essa, il grande impegno di evangelizzare secondo il tuo carisma missionario. In ospedale ho cercato di conoscere meglio la tua Dottrina Spirituale, per imparare ad essere più missionario come tu ci vuoi.

 

 

Non è un segreto che Dio mi ha provato anche con la malattia. Tutto ciò che può succedere a una persona prostrata nella sofferenza, è successo a me: limitazioni e dipendenza fisica e personale, dove tanto è necessaria la presenza di un consolatore attento e solidale.

 

 

Gesù, il Figlio divino, inginocchiato in un angolo oscuro dell'Orto degli Ulivi, ha ricevuto dal Padre un consolatore: un angelo che lo sostenne nella sua agonia. Anch'io, miserabile, umano peccatore, prostrato, limitato e perplesso davanti a segni inequivocabili, ho ricevuto dalla bontà divina più angeli, solidali e sempre presenti per consolarmi e per istruirmi nel cammino della fede tracciato nella tua Dottrina Spirituale. Quante parole di consolazione, quante raccomandazioni sulla vita e su come vivere la missione in ogni circostanza della vita!

 

 

Posso addirittura affermare che questo tempo, in ospedale, fu per me un vero e fruttuoso ritiro spirituale predicato dalla vita e dal buon esempio dei tuoi figli e figlie missionari e missionarie. E se finora la mia stima, il mio apprezzamento e ammirazione per i tuoi figli e per la nostra famiglia della Consolata erano molto alti, oggi, dopo tutto questo, essi sono giunti alle stelle, all'infinito.

 

 

Il Signore sia lodato e benedetta la Madre Consolata.

 

 

Grazie, grazie padre Giuseppe Allamano. Gratitudine eterna da questo tuo umile figlio che vuole vivere nel tuo carisma missionario. Tutto sia a gloria di Dio e della madre Consolata.

 

 

P. Dante Possamai

 

 

 

 

 

Omelia funebre di p. Michelangelo Piovano

 

 

«Io sono la via, la verità e la vita, nessuno va al Padre se non per mezzo mio».

 

 

Padre Dante è andato all'incontro del Padre dopo aver scelto e seguito con grande amore Cristo, via verità e vita ed ora partecipa del banchetto del Regno che il Padre prepara per i suoi figli.

 

 

La strada che egli scelse, volendo essere missionario, l'ha indicata anche a molti ragazzi, adolescenti e giovani. Come animatore missionario e vocazionale, con il suo entusiasmo, sapeva conquistare i cuori. Lo testimoniano molti e molte di coloro che sono qui presenti o in missione.

 

 

Così scriveva l'altro ieri sr. Anair Voltolini dal Mozambico: «Lei è stato ed è una persona molto importante nella mia vita… grazie al suo entusiasmo missionario oggi ci sono molte persone impegnate per Gesù Cristo e per il suo Regno; c'è molta gente nella missione, molta gente felice e riconoscente. Grazie p. Dante. Preghi e offra le sue sofferenze per me e per noi missionari che un giorno ci siamo incontrati con lei e siamo rimasti segnati dal suo fervore contagioso».

 

 

Un altro messaggio, giunto ancora dal Mozambico dice: «Noi, Missionari brasiliani in Mozambico, vogliamo esprimere le nostre condoglianze alla famiglia Possamai, alla comunità di Rio e alla Regione IMC del Brasile. Come lo stesso p. Dante ci diceva nella sua ultima lettera (29.5.2000), "Chi dà la vita è Dio e io sono nelle sue mani e mi sento felice! Ringrazio Dio per la gioia di vedere in voi la mia realizzazione missionaria". Molti di noi siamo stati contagiati dall'entusiasmo missionario di p. Dante che risvegliava nel cuore il coraggio di essere missionario. Egli se n'è andato, ma il suo spirito missionario continuerà ad evangelizzare in molte missioni. Pace alla sua anima».

 

 

L'amore speciale che p. Dante aveva per la Consolata lo portava ad essere presenza di consolazione per molti, in modo particolare per i poveri come ha cercato di fare, in questi ultimi anni, nella Parrocchia della Consolata di Rio. Come assistente spirituale degli scouts svolgeva un grande lavoro di animazione e formazione missionaria. L'altra sera un dirigente degli scouts di São Paulo ci raccontava come p. Dante ebbe la capacità e il coraggio di lavorare con i giovani in un ambiente difficile come quello di Rio e portare avanti varie iniziative e realizzazioni.

 

 

Sempre con questo spirito missionario, quest'anno, a Rio, ha fondato il gruppo AMICO che, mediante la preghiera, l'azione e il servizio, lavora per la formazione dei futuri missionari e per le comunità missionarie più bisognose.

 

 

L'Istituto dei Missionari e delle Missionarie della Consolata esprime un ringraziamento tutto speciale alla famiglia Possamai, qui rappresentata per le sorelle di p. Dante, Mary Fátima, Suzana e Consolata.

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Missione Oggi

POBRES Y POBREZA EN LA FORMACIÓN MISIONERA
Introducción

Se ha pedido una reflexión sobre cómo usar los bienes materiales durante el currículo formativo del Misionero de la Consolata. Tema actual en este momento histórico que estamos viviendo a nivel de sociedad y a nivel de Instituto. A nivel socio-económico nos encontramos en una sociedad post-moderna donde el consumismo arrasa no sólo las personas sino también las estructuras e vida de la Iglesia. A nivel de Instituto porque hoy nuestras comunidades son internacionales e interculturales con diferencias culturales en la apreciación de pobres y pobreza, de economía y hasta de estratos sociales bien diferenciados.
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