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| PADRE MONGIANO PIETRO 1916 - 2000 |
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| Scritto da P. Aventino Oliveira | |
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Nacque a Pontestura il 2 febbraio 1916, da Giovanni Battista e Serrafero Maria. Fu il primo di tre fratelli Missionari della Consolata. Entrato nell'Istituto nel 1927, emise la professione religiosa nel 1934 e divenne sacerdote nel 1938. Lavorò in Italia per 11 anni servendo l'Istituto come assistente dei fratelli coadiutori (1938-40), economo e poi direttore della Casa S. Giuseppe (1940-43), direttore del seminario filosofico (Cereseto 1943-48), addetto alla Casa di Genova (S. Pietro in Banchi, 1948-49) e animatore missionario (Rovato 1949). Nel 1949 viene destinato alla Gran Bretagna dove lavora nella parrocchia di Prestatyn (North Wales) e apre la Casa di Poulton Le Fylde con p. Borello Mario.
Nel 1951 viene chiamato a svolgere il compito di maestro dei novizi di lingua inglese a Fatima, in Portogallo. Nel 1956 viene destinato agli Stati Uniti dove lavora per più di quarant'anni assolvendo compiti di direzione, animazione e ricerca di aiuti per le missioni. Per tre anni svolge la mansione di superiore della Casa di Washington, D.C., quindi viene eletto superiore delegato del Gruppo Canada per due periodi (1960-1970).
Ritorna negli USA, nella casa di Somerset e per 7 anni lavora come direttore del centro missionario. Dal 1978 al 1985 ne diventa l'amministratore. Trasferito alla casa di Buffalo si dedica all'animazione missionaria per tre anni, quindi ritorna a Somerset e per due anni svolge il compito di direttore del centro missionario dedicandosi al Fund Raising (Direct Mail).
Colpito da infarto nel 1989, continua il suo impegno missionario. Dal 1991 al 1996 risiede a Boa Vista dove aiuta il fratello vescovo, mons. Aldo. Ogni tanto fa delle pause a Somerset o a Toronto.
Il 18 settembre 1996 ritorna definitivamente negli Stati Uniti. E, nel 1998 si ritira nella casa di Alpignano. In quell'occasione p. Antonio Bellagamba, superiore regionale, lo salutò quale «servo fedele di Dio e dei fratelli, che ha lavorato notte e giorno per più di quarant'anni, per dare alle missioni gli aiuti di cui avevano bisogno».
Il 1° maggio 2000 viene colpito da ictus e trasportato dapprima all'ospedale di Rivoli e poi a quello di Avigliana. Il 6 maggio ritorna in comunità sempre in stato confusionale fino a che, il 31, festa della Visitazione, termina il cammino della sua lunga vita missionaria.
La messa esequiale è presieduta dal fratello, mons. Aldo, con la partecipazione di numerosi confratelli e consorelle delle varie comunità viciniori. La salma viene trasferita al paese natale dove riposa fra i propri famigliari.
Il Padre Generale, di ritorno dagli Usa ha scritto a mons. Aldo Mangiano: "Per il Nord America p. Pietro ha speso le sue migliori forze. Credeva nel significato della nostra presenza nella Chiesa degli Usa e Canada, stimolava i confratelli ad un cammino fatto di ricerca, di attenzione alla realtà circostante, di risposte contestualizzate. A noi lascia un'eredità di fedeltà alla vocazione, di serietà nel lavoro, di dedizione incondizionata a qualsiasi servizio il missionario viene chiamato dall'obbedienza".
Il 2 febbraio 1993 scriveva a p. Giuseppe Inverardi, superiore generale, queste parole: «Oggi compio settantasette anni. Guardo indietro nel tempo a quel 1927 quando, non ancora dodicenne, entravo nella Casa Madre a Torino. Tanti anni sono passati e non ho che da ringraziare il Signore per tutto quanto ho ricevuto da Lui, tramite l'Istituto. Di una cosa sono particolarmente grato: in tutti questi anni non ho mai avuto dubbi sulla mia vocazione sacerdotale e missionaria e sulla mia appartenenza all'Istituto. Dovessi ricominciare, farei le stesse scelte missionarie e religiose.
Riconosco le mie limitazioni e deficienze. Avrei potuto fare di più e meglio ed evitare certi errori, ma ho cercato di lavorare con convinzione e dedizione.
Prendo questa occasione per ringraziare lei, come rappresentante dell'Istituto, per le possibilità di lavoro, per la comprensione ed incoraggiamento; per l'accettazione di me come sono. È mia ferma volontà di dare all'Istituto e Missioni il tempo e le energie che mi rimangono».
La redazione del Da Casa Madre
TESTIMONIANZE
Pieno di amore per l'IMC
…Usciti di cappella dopo la celebrazione comunitaria della Festa della Visitazione, si venne a sapere che p. Pietro Mangiano era morto alle 7.20, assistito da p. Genta e da alcune donne del servizio infermeria. Il triste evento era nell'aria, ma ci colse tuttavia come di sorpresa.
Pensare a lui era bello perché era sempre ottimista e pronto al sorriso. Cantava volentieri ed aveva "motivi in pronto" che sapevano di festa. Aveva una bella voce e ci teneva anche a quella…
Era giunto dagli USA il 19 novembre 1998. Il suo dottore di fiducia gli aveva detto di rientrare in Patria, perché il cuore, già un poco "stanco", non doveva più subire lo stress del lavoro di punta. In casa non mostrò la pena del passaggio, che pure sentiva forte e me lo disse. Ma "agli altri" questo non doveva pesare.
I fratelli suoi Aldo e Luigi li avevo conosciuti, nel 1933, nella Casa apostolica di Favria Canadese: frequentavano la terza ginnasio e il direttore, p. Umberto Bessone, mi ci mise dentro, anche se avevo 22 anni. Si fece amicizia e si passarono giorni belli…
Nel 1942, fresco di ordinazione sacerdotale, i superiori mi inviarono a Cereseto come assistente. Direttore della Casa era proprio p. Pietro Mangiano. Sprizzava gioia e forza di vivere e, nonostante l'infuriar della seconda guerra mondiale, tutto filava al meglio. C'era poco da mangiare; in Casa c'erano infiltrati di TBC che avevano portato la morte a una suora missionaria, a un chierico e, ad altri, pleuriti. A me toccò una pleurite purulenta; mi salvai in… corner, ed anche - lo ricorderò sempre -, per le attenzioni e le cure procuratemi da p. Pietro.
In seguito mi trovo ancora con lui a Comotto, nella Casa dei Fratelli, di cui era divenuto direttore e formatore. Mi mise a parte dei suoi progetti per migliorare la situazione dei Fratelli, sotto ogni punto di vista. Questi suoi pensieri e progetti mi sostennero poi molto nel periodo in cui, nella Casa di Alpignano, dovetti impegnarmi a fondo per i Fratelli.
Poi lo persi di vista, per il suo andare a Londra, poi in Portogallo, poi negli USA, nel Canada, a Roraima e poi ancora negli USA.
Nel periodo trascorso con lui in Casa Giuseppe Allamano, egli mi mise via via al corrente del suo "curriculum", cosa che faceva un po' con tutti, e con una certa fierezza. Manifestava così, con semplicità, quale egli era, pieno di sguardi al futuro, pieno di amore per l'IMC, pieno di amore per la Missione. Di questo, a suo modo, bruciava!
Ultimamente si era dato al computer, e come lo maneggiava! Si rese utile, per esempio, facendo i nomi di tutti per le porte, per i cassetti dei tovaglioli ecc. Anche questo ci servirà per ricordarlo. Un giorno mi fece vedere la lista dei suoi "spostamenti" durante gli anni di missione: oltre 150 timbri, con accanto le date…
La concelebrazione di commiato, presieduta dal fratello, mons. Aldo, con a lato p. Pasqualetti e p. Mondin, vive un momento forte di commozione: oltre 40 i concelebranti, molti reduci dalle missioni. Nell'omelia, il superiore regionale, con il taglio biblico-liturgico che gli è congeniale, inquadrò p. Pietro Mangiano nell'alone di Cristo risorto ed in quello della missione a tutto raggio e lo sentimmo vivo in Cristo Gesù.
… «Il Paradiso è una eterna primavera», dice san Gregorio Magno. Padre Pietro era nato il 2 febbraio 1916, festa della Madonna della Presentazione ed è morto il 31 maggio, festa della Visitazione: 84 anni vissuti con Maria e per Maria, che poteva desiderare di più?
P. Giuseppe Mina
Gentiluomo, sacerdote e missionario
Sono stato ordinato sacerdote nella Chiesa della Natività a Washington, D.C., il 9 febbraio 1957. Quello stesso giorno, sabato, p. Pietro Mongiano mi accompagnò al Somerset Center, vicino a Fall River, nel Massachusetts, dove il giorno seguente celebrai la prima messa. In quella occasione sperimentai tutta la finezza e la pazienza di p. Pietro nel guidarmi in quella mia prima celebrazione liturgica. Effettivamente, p. Pietro era un superiore gentile e comprensivo. Così ebbe sempre la massima considerazione per i suoi seminaristi.
Nel 1960 p. Mongiano fu nominato superiore delegato del Gruppo IMC in Canada e in tutti i modi cercò di far capire ai confratelli che il loro compito prioritario in quella nazione era quello dell'animazione missionaria e vocazionale. Alle parole seguirono i fatti. Fu lui, infatti, che fece entrare i Missionari della Consolata al St. Pierre's Vocational Center in Oka e, più tardi, nel seminario intercomunitario di St. Augustin, vicino a Québec City. E di queste due iniziative missionarie e vocazionali fu sempre orgoglioso.
P. Pietro, inoltre, era pienamente convinto che i missionari nel Nord America dovessero aiutare finanziariamente le nostre missioni in Africa e America Latina. A questo scopo, nel 1965, fondò il "Consolata Missions Club" in Canada ai cui membri si chiedeva un contributo annuo di 500 dollari come aiuto al lavoro dei nostri missionari.
Padre Pietro era un uomo esperto nelle relazioni pubbliche. Spesso lo accompagnavo nelle visite ai benefattori, in particolare quando ero a Montréal, e mi accorgevo della sua facilità nel conversare e comunicare. La gente godeva di questo suo dono, anche perché sapeva ridere e far ridere. Inoltre fu molto abile nel conquistare e mantenere l'amicizia e l'affetto degli amici e dei benefattori del nostro Istituto.
Verso la fine del 1965, p. Pietro decise di dare vita a una rivista missionaria. Egli stesso ne scelse il nome: "Réveil Missionarie" = Risveglio Missionario, espressione presa dai documenti del Vaticano II. Come spiegava, la rivista aveva lo scopo di insegnare al Popolo di Dio a cooperare alla missione universale della Chiesa. Nelle discussioni al riguardo, faceva presente che "la nostra gloria è quella di essere missionari e Missionari della Consolata, missionari innanzitutto e sopra tutto".
Alla fine del suo mandato in Canada, p. Pietro venne destinato al gruppo IMC negli Stati Uniti. In precedenza, quando si trovava a Washington, D.C., era venuto a conoscenza del così detto "Direct-mail" usato da varie congregazioni per raccogliere fondi e ne era rimasto entusiasta, tanto da farlo adottare dai nostri missionari. Egli stesso venne incaricato di questa attività, cosa che fece con grande entusiasmo e successo. Nello svolgimento di questo lavoro seppe dimostrare immensa gratitudine verso tutti i benefattori delle missioni che considerava veri e propri collaboratori della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Padre Pietro era fiero della sua famiglia, in cui si contavano tre fratelli Missionari della Consolata (di cui uno vescovo) e due sorelle suore. In tutto cinque figli offerti dai suoi genitori per il Regno di Dio in terra. Nel 1975, suo fratello, p. Aldo, fu nominato vescovo di Boa Vista in Roraima. Le difficoltà che questi incontrava nella difesa dei diritti degli indios contro i soprusi dei latifondisti, fecero molto soffrire p. Pietro e avrebbe voluto alleviargliele un po'. Fu questo il motivo per cui, a cominciare dal 1990, spese lunghi periodi di tempo in aiuto del fratello a Boa Vista. Un impegno non certamente leggero dato che p. Pietro nel 1989 aveva subito un infarto ed era costretto a portare il "pace-maker".
Gli ultimi anni di vita negli Stati Uniti non furono facili per p. Pietro: egli soffriva nel vedere che la nostra presenza nel Nord America non raggiungeva quegli obiettivi che lui aveva sempre sognato. Questo, tuttavia, non gli impedì di lavorare efficacemente nella nostra biblioteca regionale fino agli ultimi giorni della sua permanenza negli USA.
Con l'andare del tempo la sua salute peggiorava e nel 19989, rendendosi conto che la comunità di Somerset non l'avrebbe potuto aiutare molto si decise di tornare in Patria e ritirarsi nella Casa Beato Giuseppe Allamano di Alpignano.
P. Pietro Mongiano fu un uomo che visse totalmente per l'Istituto e le sue missioni. Egli era felice di essere sacerdote e missionario. A motivo delle sue qualità, fu sempre richiesto dai superiori di svolgere la sua attività nelle retrovie, dove gli furono affidati incarichi importanti. I superiori si fidavano di lui, perché sapevano bene che avrebbe portato avanti bene qualsiasi lavoro gli avrebbero affidato. Di p. Pietro Mangiano si può dire, in tutta verità, che diede il suo meglio nell'adempiere gli incarichi ricevuti, facendo tutto con grande impegno e buona volontà.
P. Aventino Oliveira |
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