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PADRE GARBOLINO GIOVANNI 1913 - 2000 PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione del Da Casa Madre   

 

 

Figlio di Carlo e Giachino Maria, nasce il 2.10.1913 a Pinerolo (TO). Nel 1924 viene accolto nell'Istituto, proveniente dal seminario di Pinerolo dove aveva frequentato la 5ª elementare. Nel 1929 si consacra al Signore con la professione religiosa e nel 1936 diventa sacerdote. Licenziato in teologia e laureato in filosofia, insegna filosofia ai seminaristi della Consolata fino a quando, nel 1940, viene coinvolto dalla guerra come cappellano militare.

 

 

In questo periodo opera in un ospedale da campo in Albania, poi in Grecia, quindi in Italia, soprattutto negli ospedali militari di Merano e di Gallarate. Nel 1942, scrivendo dall'Albania a p. Sandrone, vice superiore generale, dice: «Sono sempre convinto che la santità, che è carità, che è fede, che è zelo, che è vivo desiderio di glorificare Iddio con la virtù e l'edificazione del prossimo, è il requisito indispensabile per operare quel bene che è lo scopo della nostra vocazione sacerdotale. Una delle constatazioni o esperienze che ho fatto e vado facendo come cappellano è precisamente questa: che il prete o è, con l'esempio delle sue virtù, il sale della terra, oppure è pietra di scandalo. Si ha la sensazione, in mezzo a questo mondo di soldati, che se non si è preti "sul serio", si è semplicemente dei burattini, ridicoli perfino quando si celebra la messa: e tanto più all'altare, quando la spiegazione più evidente di ciò che si fa ivi è per i circostanti la fede che ci ispira, la carità che ci anima, lo zelo che ci sprona, la vita dignitosa e virtuosa che si conduce».

 

 

P. Garbolino fa del suo meglio per incarnare questo ideale al punto che il Prof. Aldo Ferrari, capo dell'ospedale da campo, si sente in dovere di segnalare al superiore generale il suo esempio di «sacerdote di grande pietà e rettitudine, di profonda e vasta cultura spirituale, ha fatto veramente grande opera di bene fra i nostri soldati e fra i malati ricoverati» (19.12.42).

 

 

Le circostanze sono difficili a causa della guerra e p. Garbolino, pur riconoscendolo e vivendolo in carne propria al fronte, sa trarne una profonda lettura di fede. Lo fa inviando gli auguri natalizi a p. Sandrone nel dicembre del 1942: «Triste il Natale 1942. Come per tutto il mondo così anche per noi, per il nostro Istituto che della guerra risente pure tante conseguenze, nella lontananza dei suoi missionari dalle missioni, nella sofferenza di quelli che sono prigionieri, nelle asperità di coloro che al fronte combattono e operano con i soldati, nel disagio di quelli che, in patria, in casa, attendono alla formazione propria od a quella degli altri, nello spirito apostolico in ben difficili circostanze.

 

 

… Eppure lieto, giocondo Natale, anche questo, perché più ricco di ogni altro, di promesse, se è vero che una mietitura abbondante è quella che segue ad una semina travagliata e fecondata di lacrime!

 

 

Per questo anche il prossimo Natale non passerà senza che lei, Padre, sorrida al bambino Gesù, che sorride vedendo i nuovi missionari resi più degni (fatti più simili a lui) nella sofferenza e nella penitenza, di predicare il suo vangelo e di raccogliere a più larghe mani i frutti della sua redenzione».

 

 

La guerra si conclude, p. Garbolino ritorna in comunità a Montevecchia e nel 1946 parte per il Brasile. L'impressione del Nuovo Mondo è ottima e il desiderio di impegnarsi per il Regno di Dio è grande. Scrivendo al Vice Superiore Generale, da Rio de Oeste, il 13.7.1946, dice: «… qui, creda padre, da fare ce n'è molto, molto, grazie a Dio, per l'incremento del nostro Istituto, per la gloria di Dio e per il bene delle anime. Fuori dal sudore che si deve spargere, dei sacrifici che si dovranno fare, senza dubbio il Brasile è un Paradiso terrestre che, cioè presenta per ogni opera buona (per es. il nostro Istituto) le migliori, ottime, massime possibilità! Si tratta, per noi, semplicemente di assecondare i piani della Divina Provvidenza facendo né più né meno ciò che si deve nel miglior modo che si può».

 

 

P. Giovanni comincia subito a lavorare insegnando filosofia ai nostri chierici brasiliani: «Incomincio con la massima buona voglia, spinto dal buon esempio di tutti gli altri confratelli padri e degli stessi chierici i quali, in quanto a buon spirito - spirito missionario, spirito consolatino - non lasciano proprio nulla a desiderare!».

 

 

Nel maggio del 1947, p. Bisio Giovanni iniziatore della nostra presenza in Brasile, inaspettatamente muore. I confratelli comprendono che un'epoca si conclude. Inizia ora un nuovo periodo del cui significato p. Garbolino si fa portavoce presso il Superiore Generale, scrivendo da São Manuel il 7.6.1947: «A noi ora rimane di proseguire in questa seconda fase, sfruttando gelosamente la sua (di p. Bisio) doviziosa spirituale eredità, seguendo fedelmente le sue direttive, i suoi esempi e lo spirito in lui genuinamente modellato su quello del Veneratissimo Padre Fondatore…. Molto, molto c'è da fare in questo senso…! Molto si può fare in questo vastissimo e giovane paese, in mezzo a questa gente rimasta, finora, rispetto a mete così sublimi e… impellenti, pressoché passiva quando non ignara.

 

 

Spetta a noi Missionari della Consolata, forse più che ad altri, e come dovere e come diritto, quali ad autentici e "specifici" apostoli, suscitare la fiamma ed animare e incrementare l'impulso, la "passione" apostolica che dovrà dare maggior gloria a Dio ed al Brasile l'eccellente merito e prestigio di cooperare alla costruzione della civiltà spirituale del mondo».

 

 

Dopo São Manuel, p. Garbolino continuerà il suo apostolato missionario a Erexim, quindi nel 1952 viene destinato agli USA. Qui lavora per un anno come vice curato nella parrocchia di Fall River in Massachussetts dedicandosi all'assistenza degli immigrati portoghesi. In seguito lo troviamo in varie località del Nord America svolgendo l'attività di animatore missionario, predicatore di conferenze e ritiri spirituali.

 

 

Nel 1958 viene destinato alla Casa di Roma con l'incarico di aiutante del procuratore generale, p: Gaudenzio Barlassina. Ne approfitta per iscriversi al Pontificio Ateneo di scienze orientali con il segreto desiderio di poter dedicarsi un giorno all'apostolato in Russia e di collaborare alla causa ecumenica con gli ortodossi, conosciuti in Grecia, durante la guerra. Già dai tempi del Brasile p. Giovanni come hobby si dedica allo studio delle lingue orientali, in modo particolare del russo. Hobby che ha coltivato con costanza anche negli USA.

 

 

Nel mese di luglio del 1959 compie un viaggio turistico in Polonia, Russia Ungheria ed Austria. Durante il medesimo ha modo di conoscere qualche sacerdote di quei paesi ed è così che inizia il suo "apostolato" a favore delle chiese dei paesi oltre cortina, dominate dai regimi comunisti. Apostolato realizzato tramite l'invio di libri, messali, rosari ecc. e suscitando l'interesse della gente mediante conferenze e articoli. Trascorre ancora un anno in Casa Madre, a Torino, dedicandosi a vari impieghi e viene quindi destinato alla Casa di Roma-Bravetta come superiore con l'incarico di ripristinarne gli ambienti fatiscenti in vista di un suo uso come seminario filosofico e teologico.

 

 

Gennaio 1965: come parte del gruppo "Mondo Migliore" accompagna il famoso predicatore televisivo, p. Lombardi, a tre corsi di esercizi spirituali a Ceylon, in India e in Pakistan: un viaggio che egli vive come una vera esperienza di apostolato che lo ha arricchito molto dal punto di vista missionario.

 

 

All'inizio del 1966 p. Garbolino riparte per gli Stati Uniti e qui, nel mese di maggio entra in contatto epistolare con Svetlana Alliluyeva, la figlia di Stalin, rifugiatasi in America. La vide in televisione nella prima conferenza stampa appena arrivata a New York dopo la sua fuga da Mosca. Appariva "ansiosa, agitata, fragile, rispondeva con affanno a tutte quelle domande, anche brutali". Così le scrisse subito usando le poche parole di russo che conosceva. E dopo tre giorni le arrivò la risposta, scritta in perfetto inglese. Scrivendo a p. Fiorina, superiore generale, al riguardo, dice: «sarà pure motivo di gioia per lei il fatto che un Missionario della Consolata abbia avuto il compito, veramente sacerdotale e missionario, di convogliare le consolazioni della Madonna ad un'anima che Maria Santissima ha scelto, evidentemente, quale speciale strumento della sua materna bontà e quale segno di amore, a riguardo e per il bene del popolo russo» (21.5.1967). La relazione epistolare con la figlia di Stalin durerà fino al 1984 quando questa, con una decisione inaspettata, farà ritorno in Russia.

 

 

Nel giugno del 1972 p. Garbolino compie un viaggio in Polonia invitato dal vescovo ausiliare di Varsavia. Con l'approvazione dei superiori egli cerca un inserimento in quella chiesa allo scopo di far conoscere l'Istituto in Polonia e diffondere l'ideale missionario in quel paese. Nel mese di settembre ritorna a Roma e viene destinato alla Casa Generalizia con l'incarico di tenere i contatti sia epistolari, sia diretti con vescovi, sacerdoti e organizzazioni che, in Polonia, possano favorire la collaborazione missionaria. L'anno successivo egli viene designato dal Superiore Generale quale "contact-man" dell'Istituto con il Segretariato per i non-credenti. Tramite la sua persona alcuni sacerdoti polacchi si aggregheranno temporaneamente all'Istituto per lavorare nelle missioni. E si giunge addirittura ad esaminare la prospettiva di impiantare l'Istituto in Polonia.

 

 

In questa collaborazione con la Polonia spicca un personaggio destinato a far parlare di sé come… papa: l'arcivescovo di Cracovia card. Karol Woityla. Proprio a lui p. Garbolino nel 1974 regalò una croce che l'astronauta Edwin E. Aldrin portò sulla luna con l'Apollo 11 quando, per la prima volta, esseri umani toccarono il suolo lunare. In occasione di quel viaggio, p. Garbolino aveva inviato all'astronauta una croce russa con preghiera di portarla sulla luna. L'astronauta apprezzò il gesto e al ritorno dalla luna restituì al padre la croce assieme ad un'altra che portava l'effigio dell'Apollo 11. Questa egli volle regalare a colui che nel 1978 diventerà Giovanni Paolo II.

 

 

A Roma p. Garbolino collabora con il movimento "Pro Fratribus" la cui finalità è l'aiuto alla Chiesa nei paesi dell'Est. In questa prospettiva, per qualche tempo collabora anche alla serie "Studi" della Radio Vaticana per fornire materiale informativo, tratto da riviste straniere, sulla situazione della religione e soprattutto della Chiesa cattolica nei paesi a regime comunista.

 

 

Dal 7 maggio 1977 p. Garbolino realizza la prima veglia Eucaristico Mariana, iniziativa per la quale ha profuso la sua passione e le sue energie per il resto della sua vita. Si tratta di una veglia di preghiera mensile della durata di una notte intera che si realizza il primo sabato di ogni mese. Ospite di varie chiese della capitale, negli ultimi anni si svolgeva nella chiesa votiva dell'Addolorata, chiamata "Chiesa degli Argentini". Avendo come finalità il culto eucaristico e la devozione mariana, tale iniziativa si è diffusa in varie parrocchie di Roma e di altre città, raccogliendo adesioni di sacerdoti e di vescovi. Per questa iniziativa p. Garbolino ha redatto una "Guida per le veglie Eucaristiche Mariane" giunta alla terza edizione. Attraverso le oltre duecento veglie di preghiera realizzate, p. Giovanni ha saputo coinvolgere migliaia di persone nell'impegno spirituale a favore della "Chiesa del silenzio" del paesi dell'Est e della chiesa missionaria in genere.

 

 

All'inizio del 2000, all'età di 87 anni, la fibra di p. Garbolino porta tutti i segni delle battaglie combattute. Consumato dalla malattia, viene portato ad Alpignano dove l'8 aprile raggiunge la Casa del Padre. La salma viene tumulata a Pinerolo, nella tomba di famiglia.

 

 

In padre Giovanni Garbolino l'Istituto piange uno degli ultimi testimoni che avevano conosciuto vivente il Padre Fondatore, il beato Giuseppe Allamano.

 

 

La Redazione del Da Casa Madre

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Domenica Missionaria

XXII Domenica TO
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“Perdere la vita per trovarla
nella via della croce”

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Missione Oggi

"Missio Ad Gentes" en el CAM - COMLA
1. Introducción
Pentecostés y el Nacimiento de una Iglesia Misionera
Me han pedido hablar, bajo el tema del Foro "Misión Ad Gentes", sobre la "Comunidad, discípula de Jesús". Quisiera comenzar con el Pentecostés que señala el nacimiento de la iglesia, la comunidad discípula de Jesús. Y hay que notar desde el comienzo che la Iglesia que nació en Pentecostés es una iglesia misionera. Esto queda de manifiesto en la descripción del evento de Pentecostés plasmada en los Hechos de los Apóstoles. Hay tres elementos que sobresalen en la misma: un viento impetuoso, las naciones de la tierra y las lenguas de fuego.
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