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| FRATEL FURLAN AMEDEO 1905 - 2000 |
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| Scritto da La Redazione del Da Casa Madre | |
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Figlio di Fortunato e Demaren Maria, nacque a Vedelago (TV) il 13 luglio 1905. Nel 1926 entrò nell'Istituto nella Casa di Torino e nel 1928 emise la sua prima professione religiosa che rese definitiva nel 1931. Per due anni lavorò in Casa Madre come fornaio e addetto alle varie mansioni della casa e nel 1933 partì per il Kenya. Qui fu addetto alla fattoria di Manira nel Kyambu fino al 1940, quando fu internato in Sud Africa. Vi rimase fino al 1943, poi ritornò in Kenya, ma la sua prigionia continuò per un anno ancora a Lower Kabete. Riacquistata la libertà continuò a lavorare nelle fattorie, prima a Fort-Ternan e poi ancora a Manira.
Dal 1958 aiutò come muratore nella costruzione della "Consolata Church", ora santuario nazionale e per quarant'anni ne fu il fedele custode, come sagrestano, cerimoniere e tuttofare. In quella stessa chiesa, nel 1978, celebrò il giubileo d'oro di professione religiosa, alla presenza di mons. Agostino Cacciavillan, pronunzio apostolico e di altre personalità religiose e civili.
Era diventato, in quel momento, l'uomo fidato di p. Giovanni Borello senior, il carismatico uomo di punta per quanto riguardava le cose della terra - in funzione del cielo s'intende! -. Fratel Amedeo era fiero di goderne la fiducia, che si traduceva, in realtà, in un superlavoro al gran lavoro in farm, ai magazzini, ai trasporti. Cose da… Far West, dirà qualcuno, eppure realtà che hanno fatto la nostra storia e la storia della Chiesa in Kenya.
Fratel Amedeo parlava poco, - sarà così anche ad Alpignano dove lo ritrovai -. Parlava poco e poco volentieri. Gli piaceva più il fare che il parlare. Per lui, parlare, in missione era perdere tempo. E una cosa aveva fissa in mente: non tornare più in Italia. L'Africa, per lui, era la sua palma alla cui ombra voleva essere seppellito. Me lo diceva già fin da allora…
Fecero anche un po' storia i momenti in cui, a Nairobi, i Nostri, in bel modo, cercavano di fargli capire che, ad Alpignano, sarebbe stato meglio assistito e meglio curato. Ma il fratello non ci sentiva da quell'orecchio. Ciò tuttavia avvenne il 15 novembre 1998, dopo aver coronato 65 anni di missione. Mi dirà che cedette solo per far piacere al superiore.
In Casa Beato Giuseppe Allamano ripresi i tentativi di farlo parlare: talvolta ci stava, ma sempre con brevi parole. Il fisico intanto cedeva, le forze mancavano, il primato di essere il più anziano dell'Istituto pesava. Pesava l'adattarsi alla carrozzella e l'incupiva. Mi accorsi come fosse affezionato ai nipoti e ai parenti che talvolta venivano a trovarlo dalle terre trevigiane. Allora erano momenti di festa e, come se li godeva!
Standogli a rispettosa distanza, mi sembrò che il "profondo" di Fratel Amedeo, fosse Dio, Gesù, la Madonna, la Missione. Aveva modi impercettibili per dire quanto quest'ultima gli bruciasse dentro. Era semplice e un forte che ha il debole del silenzio.
Negli ultimi mesi - i primi del fatidico 2000 - il Fratello ormai teneva il letto come dimora e croce. Ma era sempre con un volto sereno e serenante, per cui p. Genta si lasciava andare a battute e parole di scherzo. Non mancava, allora, il riscontro d'un sorriso!
Poi venne l'ictus che lo rese senza parola. Il non prendere cibo divenne abituale e veniva nutrito con le flebo. Ma non omise mai la Santa Comunione. Presi la voglia di pregare "con lui" e, ogni sera, alle 17,30 recitavo al suo orecchio il rosario. Dubitavo: «E se lo stancassi?». Ma p. Genta e la suora infermiera dicevano di no. Prima di venire via l'avvisavo che stavo per dargli la benedizione: abitualmente apriva un po' gli occhi per poi tosto chiuderli. Fu così anche l'ultima volta. Poi, alle 20,45 del 25 marzo 2000, festa dell'Annunciazione, dopo uno sguardo sorridente a chi gli era vicino, p. Genta, sr. Anna Pia e fr. Ugolino, lo videro spirare.
I funerali vengono celebrati il giorno 28. Numerosi sono i parenti presenti. Presiede la celebrazione il parroco che mette in evidenza la bella testimonianza data da fr. Amedeo nella sua vita di missionario. Porge l'omelia p. Giuseppe Mina che ne elogia le virtù e l'impegno apostolico. Egli avrebbe voluto essere sepolto al Sagana e per questo il parroco s'impegna a piantare una croce in quel luogo e a riportare in patria un pugno di quella terra per deporla sulla sua tomba. La salma viene tumulata al cimitero di Alpignano.
Ora il silenzio è rotto dalla fede che ci permette di parlare con lui a cui gridiamo: «Non tacere, ma parla di noi che siamo rimasti, al Signore Gesù e alla madre Consolata…».
P. Giuseppe Mina
AMORE FILIALE VERSO I SUPERIORI
Fratel Amedeo Furlan intrattenne una costante corrispondenza con i vari superiori generali che si sono succeduti durante la sua lunga vita. Raccontava cose semplici: la festa della Consolata, le prime comunioni, le celebrazioni della settimana santa; esprimeva la sua gioia nel veder aumentare le presenze in chiesa e il numero delle comunioni. Soprattutto, in queste lettere manifestava il suo amore filiale e devoto verso i superiori che sentiva come dei papà buoni e laboriosi per il bene dell'Istituto. Era un piacere per lui parlare bene dei confratelli e del loro lavoro come per dare una soddisfazione al superiore di turno e non mancava mai di invitarlo a visitare il Kenya e le sue missioni. Lo faceva con insistenza e affetto di figlio.
Nel gennaio del 1958 p. Domenico Fiorina avrebbe dovuto visitare il Kenya, ma essendosi rotto una gamba in Brasile, dovette posporre questa visita. Così, allora, gli scrisse fr. Amedeo: «Con grande dispiacere apprendiamo la triste sciagura toccatale in America. Noi qui l'aspettavamo con ansia e contavamo le settimane. La sua presenza ci avrebbe fatto gustare di più le festività pasquali! E invece?… Attendiamo e preghiamo, non solo io, ma tutti, perché tutti hanno sentito con dispiacere la triste notizia. La ricorderò al Signore nella S. Comunione.
…Venga non appena guarito, venga, ne resterà contento. Venga, vedrà quanta buona volontà in tutti noi per il bene dell'Istituto e per il benessere comune. Venga e si persuaderà dei passi fatti nelle missioni e qui a Nairobi! Venga a leggere i nostri registri di buona condotta per premiarli e a correggerli se mal scritti. In una parola, venga, vedrà, ci farà piacere. La sua presenza ci rassicura, ci conforta, ci addolcisce se amaro è il caffè ecc. In una parola, abbiamo bisogno di lei».
La Redazione del Da Casa Madre |
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