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I Domenica di Quaresima - B Stampa E-mail
Scritto da ismico (pt)   

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo” 

La Quaresima ritorna ogni anno con il suo forte richiamo alla conversione, concepita non tanto come un’azione isolata, quanto piuttosto come un vero “itinerario” che deve orientare e sostenere ogni espressione della nostra vita e missione.

All’inizio del suo Vangelo, Marco intende presentarci subito la chiave che permette di comprendere tutta la predicazione di Gesù e il suo ministero pubblico. La sintetizza in poche parole, dense di significato:

“Il tempo è compiuto”

Nella mentalità del popolo d’Israele, il tempo vero non era quello presente, ma piuttosto quello futuro, quello che i profeti avevano previsto e verso cui esortavano il popolo a camminare. Il presente era solo un’attesa carica di speranza, proiettata verso una promessa che doveva ancora realizzarsi. Gesù pone fine a tale attesa, proclamando che il tempo vero è quello presente, in cui si realizzano tutte le promesse di cui i profeti si erano fatti portavoce.
La predicazione di Gesù capovolge la tradizionale prospettiva profetica e annuncia che il tempo presente è quello dell’opportunità a portata di mano, dell’ora favorevole, della promessa che si sta realizzando. Gesù predica che il futuro è presente ed è a disposizione di tutti. L’attesa è finita ed è arrivato per tutti il momento di prendere una decisione. Ogni persona, nel suo oggi, ha la possibilità di impossessarsi della "perla preziosa" (Mt 13, 45-46).

“Il Regno di Dio è vicino”

L’espressione “Regno di Dio” era nota agli uditori di Gesù: era la terra promessa, la patria vera e sicura, il raggiungimento e la realizzazione di tutte le promesse ed aspettative. Era l’attuazione del “giorno del Signore”, quando si sarebbe finalmente realizzata la riconciliazione tra uomo e uomo, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e Dio. Tale regno era il raggiungimento della giustizia, della pace, della libertà, dell’abbondanza, della fecondità e dell’amore. Sarebbe giunta finalmente la distruzione del “regno umano”: dimora dell’odio, del male, della morte e di tutte le violenze e ingiustizie.
Questo regno di Dio – dice Gesù – è alle porte e sta per irrompere nel mondo! Che nessuno sia colto impreparato!

“Convertitevi”

La conversione è la porta che dà accesso al regno di Dio in mezzo a noi. Essa è molto più che un pio sentimento o zelo spirituale. Esige il voltare le spalle al passato, iniziare un cammino nuovo e non perdere il treno della “storia della salvezza”.
La persona che si rende disponibile alla conversione deve pertanto avere l’occhio puntato esclusivamente sulla luce che viene dal Vangelo, rafforzare la sua convinzione circa il valore del Regno e mettersi decisamente in cammino dietro al Maestro. Non per nulla l’evangelista fa seguire a queste parole programmatiche l’episodio della chiamata dei dodici apostoli e la loro sequela di Gesù.

“Credete al Vangelo”

Questa espressione è la logica conclusione delle tre precedenti. Credere al Vangelo non è solo offrire un’accoglienza intellettuale o morale al suo insegnamento. È l’adesione piena al Regno, alla persona di Gesù, fidandosi di lui, rischiando la propria vita per seguirlo.
Per natura sua, la persona umana è portata a non credere, a diffidare, a chiudersi in se stessa. La fede è invece l’espressione della sua maturità, il coraggio di fidarsi e di rischiare, il coinvolgere la propria vita in un’avventura che la supera.
Credere al Vangelo significa allora credere alla persona di Gesù e lasciarsi coinvolgere pienamente dal progetto di Dio. Nel Vangelo di Marco, troviamo che gli Apostoli, nella loro predicazione, non faranno appello ad altro che alla conversione, all’annuncio di Gesù e alla sua persona.
Questa è la conversione che il Vangelo odierno ci invita a vivere e che con coraggio dobbiamo annunciare e proporre. Non richiede di ritoccare qualcosa della nostra vita o di fare propositi che portano ad un leggero miglioramento della situazione delle nostre comunità cristiane. O tutto o niente!
Per realizzare tale conversione, anche noi dobbiamo lasciarci condurre dallo Spirito nel “deserto” e sottometterci con coraggio alla prova, senza evasioni e nella fedeltà piena.
Non è fuori luogo se all’inizio della Quaresima, il cristiano o una comunità traccia con chiarezza il percorso che intende compiere nel corso del suo “deserto”, prevedendo i rischi da evitare, le mete da raggiungere e i mezzi da utilizzare.
Questo “momento di grazia” non rimanga soltanto un messaggio da proclamare ad altri, quanto piuttosto diventi un cammino che tutti dobbiamo percorrere. Personalmente e con la comunità che la missione ci ha affidato.

Gen 9, 8-15
1 Pt
3, 18-22
Mc 1, 12-15

 

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