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| II Domenica di Quaresima - B |
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| Scritto da ismico (pt) | |
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“Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!” Si narra che nei monasteri dell’Oriente, gli iconografi devono sottomettersi ad un lungo tirocinio non solo per apprendere l’arte pittorica, ma soprattutto per mettere pienamente a fuoco la loro fede cristiana, prima di potersi cimentarsi a raccontare con la loro arte i misteri della fede cristiana. Al termine del loro apprendistato artistico e spirituale, i monaci-iconografi devono dimostrare di essere capaci di dipingere la Trasfigurazione del Signore. Essa è chiamata infatti l’icona della “luce” perché, come una porta, introduce il credente all’interno della fede cristiana e anche nell’arte dell’iconografia. Solo chi è stato “abbagliato” dalla luce di Cristo ed ha mosso i suoi passi verso la comprensione del mistero della croce, può comprendere ed illustrare gli altri misteri della fede cristiana. Anche la Liturgia quaresimale, invitandoci ogni anno a riflettere sul racconto della Trasfigurazione, sembra donarci la chiave che permette di entrare senza paura nella realtà più profonda di questo “tempo di grazia”. Essa, se ben compresa, costituisce una finestra aperta verso la comprensione del mistero di Gesù di Nazaret. Ecco allora alcuni spunti di riflessione che possono aiutarci a mettere solide basi per vivere in maniera “missionaria” la Quaresima? 1. Innanzitutto la voce del Padre che invita ad ascoltare il Figlio Gesù. Sappiamo che nella Bibbia il verbo “ascoltare” è molto denso di significato. Più che un semplice “porgere l’orecchio” alla voce altrui, ascoltare significa sintonizzarsi con colui che parla per entrare in contatto con lui e ubbidirgli. Il Padre, indicando Gesù come colui che deve essere ascoltato, ci dice che d’ora in avanti il Figlio sostituirà “la legge e i profeti”. Egli è la nuova legge di vita per l’umanità. - della coscienza rettamente formata, 2. L’obbedienza della fede: viene illustrata in maniera suggestiva dal racconto della prova di Abramo, narratoci nella prima lettura. 3. Trasfigurazione della realtà: come missionari non possiamo limitarci al lavorío interiore che l’impegno nella maturazione della nostra fede richiede. Questo costituisce senza dubbio la base ed è il presupposto di ogni altro impegno. Un passo ulteriore però si impone a noi e alle nostre comunità cristiane: saper sottoporre la realtà che ci circonda al vaglio della Trasfigurazione, cioè della croce di Cristo.
Gen 22, 1-2. 9a. 10-13. 15-18 Rom 8, 31b-34 Mc 9, 2-10
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