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III Domenica di Quaresima - B Stampa E-mail
Scritto da ismico (pt)   

“Io sono il Signore, tuo Dio” (Es 20, 2)

Vivere la Quaresima in dimensione missionaria non significa semplicemente dare una dimensione sociale alla nostra carità oppure aprire gli orizzonti della nostra preghiera al mondo intero. Dato che la missione parte sempre e solo dal cuore di Dio, è di fondamentale importanza curare la nostra relazione con Lui e in Lui prendere dimora, prima di muovere i passi verso un’azione apostolica o caritativa. Due sono pertanto gli elementi costitutivi di un’autentica quaresima missionaria:

- Il cammino di fede nel Signore Dio, curando la dimensione contemplativa della nostra vita;
- Permettere che la volontà di Dio faccia breccia in ogni aspetto della nostra vita e ci conduca poi verso un atteggiamento di dono e di solidarietà nei confronti dei fratelli.

Preghiera e attuazione della volontà di Dio sono in ultima analisi le coordinate del nostro itinerario di conversione in questo tempo di grazia che ci prepara alla Pasqua.

La preghiera che piace a Dio

Culto e preghiera possono facilmente essere influenzati dai mali del secolo. Lo erano al tempio di Gesù quando la gente propendeva a dare più importanza al tempio che al culto che in esso veniva celebrato. Gli interessi umani prevalevano facilmente su quelli di Dio e lo spazio sacro veniva occupato dal mercanteggiamento o dall’interesse verso un facile profitto a spese della gente sprovveduta.
Il gesto di Gesù nel tempio può essere eloquente anche per noi oggi: «Gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e disse: – Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». Più che nel tempio, è attorno ad esso che c'è mercato; e quanti ne approfittano per i propri business!
Come restituire alla preghiera e al culto la loro autenticità e genuinità? La capacità di sostituire al tempio e a tutto ciò che con esso è connesso, la persona stessa di Cristo Gesù. Egli è il vero “luogo” dell’incontro con Dio.

Propongo di ascoltare due brevi testimonianze. La prima è del Card. Anastasio Ballestrero, già Arcivescovo di Torino, che spiega quali caratteristiche dobbiamo dare alla preghiera perché ritorni ad essere “offerta gradita al Padre” e vero incontro con Lui. Leggiamo in un suo scritto: «Col crescere dell'intimità con Dio, [il cristiano] gode di stare insieme e ci si comprende anche senza parole. Il nostro rapporto è sempre più spontaneo. Gesù ci trascina a poco a poco nell’intimità del Padre dove la preghiera diventa semplice sguardo, ascolto, donazione.[...] L’interesse si sposta dal nostro “io”, dai nostri bisogni, alla Persona del Signore Gesù e alle sue sollecitudini per il Regno del Padre. L'amicizia, a poco a poco, fa convertire i gusti, le scelte». Ci viene qui ricordato quale deve essere il “cuore” della preghiera cristiana: l’amore, non le parole o i nostri interessi.

La seconda testimonianza è di un altro Cardinale, il Beato Ildebrando Schuster, già Vescovo di Milano, che riflette invece sullo scarso impatto del culto cristiano sul mondo attuale e sull’esigenza di presentare testimonianza credibili: «La gente, quando passa davanti alle chiese e ci vede, non si ferma, come se non avessimo nulla da insegnare, ossia come se non portassimo novità di vita, che vale la pena di abbracciare... Così pure, quando passa davanti ai nostri oratori, non si ferma, perché ha trovato posti più divertenti. Ma quando vede passare “un santo” si ferma per ammirarlo e invidiarlo, come un richiamo ad un paradiso perduto». Viene spontanea la domanda: il nostro culto e le nostre Liturgie hanno forza di attrarre e contagiare il mondo che ci circonda? Chi sono i santi che riescono oggi a contagiare il mondo?

Sì, Padre, non la mia ma la tua volontà sia fatta!

La prima lettura di questa domenica ci ripropone i dieci comandamenti e diventa un complemento al brano evangelico. I comandamenti di Dio infatti sono il banco di verifica della verità della nostra preghiera, creando quell’armonia tra culto e vita che ci permette di entrare e vivere nell’ambito della volontà di Dio. Ogniqualvolta ci manteniamo  in questo stato d’animo, pronti a fare sempre la volontà di Dio, allora noi siamo veramente in preghiera, anzi “siamo preghiera”.

Cosa significa fare la volontà di Dio e quale sostegno ci possono dare i dieci comandamenti a questo riguardo?

-         La volontà di Dio deve essere considerata come dono e grazia. Un dono da accogliere sempre e con animo grato, quale manifestazione del disegno di salvezza di Dio verso di noi.
-         I comandamenti ci manifestano la volontà di Dio e devono essere intesi non come divieti arbitrari od ostacoli alla nostra libertà. Essi rivelano la cura paterna di Dio nei nostri riguardi, di un Padre che ci ama, ci difende e ci sostiene nelle nostre difficoltà.
-         Gesù ci ha poi rivelato che tutti i comandamenti non sono altro che espressione di amore di Dio verso di noi e invito ad amare Lui e il prossimo, come Lui ci ama.

Come concretizzare la volontà di Dio nella propria vita?

-         Sviluppando un discernimento sapienziale che permetta di conoscere ciò che Dio vuole. Se accolgo Dio come amore nella mia vita, non mi chiederò più che cosa “devo” fare, ma che cosa “posso” fare per far piacere a Dio.
-         Vivendo in pienezza l’attimo presente che Dio mi concede, senza divagare sul passato o fantasticare sul futuro.
-         Comprendendo che non è il “tanto” che conta nel mio agire, ma il “come”. Nemmeno Gesù, in terra, ha cambiato il mondo…

Papa Paolo VI, con parole ardenti, ci invita a camminare su questa strada maestra della volontà di Dio: «Far coincidere la nostra volontà capricciosa, indocile, spesso errante, talvolta perfino ribelle; far coincidere questa piccola ma pur sublime volontà con il volere di Dio… è il segreto della grande vita. È l’innestare se stessi sopra i pensieri del Signore ed entrare nei piani della sua onniveggenza e misericordia ed anche della sua magnanimità».

Es 20, 1-17
1 Cor 1, 22-25
Gv 2, 13-25

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